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Foto trovata su newyorker.comA sinistra la batosta non l’hanno presa benissimo. Dopo quelli che consigliano di usare l’esercito per imporre il socialismo, ecco i soliti propagandisti con la palla del secolo: l’economia va male perché i cattivi repubblicani stanno sabotando la ripresa. Altro che alla frutta, a questa gente va portato il conto. Prima di accompagnarli gentilmente fuori dai cosiddetti…

Anche oggi in ritardo causa Civilization V (lo sapevo che due anni di Nintendo non erano riusciti ad uccidere il gamer che è in me), ecco l’articolo di oggi, offerto gentilmente da William A. Jacobson, Associate Clinical Professor presso la Cornell Law School di Ithaca, New York (solo il meglio per i fedeli frequentatori dell’antro). Il professor Jacobson, che i più conosceranno come gestore del blog “Legal Insurrection”, ha deciso di esercitarsi nell’arte sottile della demolizione dialettica dell’avversario politico, giochino ben difficile che i polemisti italiani si guardano bene dal praticare a mezzo stampa.

Per una stranissima coincidenza (yeah, right), da qualche giorno nella parte squinternata della blogosfera stanno circolando articoli che insinuano un sospetto atroce; l’economia va male perché i repubblicani ed i loro amici nelle banche e nelle grandi corporations vogliono far fuori Obama. Sabotaggio! Lo sdegno deve ancora montare, ma da molte parti c’è già chi chiede ad Obambi di smetterla di fare il moderato (hahahaha) e di andare giù duro contro chi rifiuta di accettare l’inevitabile progresso del proletariato (mi sembra di aver già sentito frasi del genere, chissà dove…). Duro non nel senso di ‘un discorso severo’. No, duro nel senso di ‘esercito in piazza, squadre della morte e fucilazioni di massa’. Non sto inventando niente; non metto i link per non dare spago a gentaglia del genere, ma una semplice visita a qualche forum di sinistra vi sarà sufficiente per capire che quella gente sta davvero perdendo la trebisonda.

Visto che il sarcastimetro, fantastico strumento che misura il contenuto di ‘snark’ e battute taglienti, è già vicino a scoppiare, vista l’overdose di vetriolo contenuta nell’articolo di Jacobson e nei suoi link, mi fermo qui. Prima di lasciarvi alla lettura del pezzo tradotto, nota a margine politico-strategica. Il fronte democratico rischia lo sfaldamento totale ben prima del gennaio 2012, quando inizieranno le primarie. I media mainstream non sono più così compatti nel sostegno ad Obama, si moltiplicano le voci critiche nei suoi confronti, mentre le due anime del partito, i moderati clintoniani ed i radicali della cricca Pelosi-Reid-Obama (spalleggiati da Soros, Goldman Sachs e sindacatume vario), stanno alzando i toni dello scontro, prendendosela sia con i repubblicani sia con gli avversari interni.

La politica in America non è mai stata uno sport per educande, ma un livello di conflittualità cronica (ovvero anche lontano dalle campagne elettorali) così elevato non l’avevo mai visto in un quarto di secolo. Sembra poi che a sinistra si faccia di tutto per far infuriare gli avversari (la lettera di Warren Buffett sul “New York Times” sembra una muleta sventolata davanti al toro) ed arrivare allo scontro aperto. Se i Tea Parties rimarranno disciplinati e non violenti, alla fine qualcuno perderà la pazienza e si inventerà le Brigate Rosse in salsa americana, magari prendendo qualche gruppetto di esaltati razzisti e spingendolo a far danni sul serio.

Uno sviluppo del genere me l’aspetto da qualche mese e sono sempre più convinto che, prima o poi, qualcuno a sinistra inizierà ad ammazzare gente innocente, incolpando poi la destra. Spero di sbagliarmi, ma temo di essere nel giusto. Troppi soldi in ballo, troppe cadreghe traballanti, troppa gente che rischia la pensione. Con la posta in gioco così alta, prima o poi il morto ci scappa di sicuro. E una volta superata quella soglia, Dio solo sa cosa potrà succedere.

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La strategia Cloward-Piven conservatrice, commentata
William A. Jacobson
Originale (in inglese): Legal Insurrection
Traduzione in italiano: Luca A: Bocci

Avete sentito tutto quel parlare di come essere conservatore dal punto di vista fiscale sarebbe solo una strategia Cloward-Piven alla rovescia?  Invece di far esplodere il sistema a forza di debito, diritti acquisiti, altri modi per definire il welfare e dipendenza dagli aiuti governativi, i conservatori starebbero cercando di far implodere il sistema (sarebbe ‘underwhelm’, anche qui il gioco di parole è difficile da rendere in italiano ndApo).

Con il solito gusto per il tragicomico, Steve Benen riassume il tutto nel suo post “Nessuno si azzardi a chiamarlo sabotaggio” (le mie note in corsivo):

Considerate un esercizio mentale. Immaginate di disapprovare fortemente gli Stati Uniti e di voler deliberatamente minarne l’economia. Che tipo di posizioni terreste per fare il maggior numero di danni? [Fammi vedere … ci sono quasi … ecco, trovato … quelle del Tea Party!] ….

Matt Yglesias ha pubblicato un post l’altro giorno che è passato inosservato, ma che trovo abbastanza importante.

… Il che vorrebbe dire che la Casa Bianca dovrebbe prepararsi non solo a tattiche politiche brutali da parte dell’opposizione (niente di nuovo) ma ad un vero e proprio scenario dell’apocalisse, ovvero ad un volontario sabotaggio dell’economia.  [Non guardate qui, oppure qui, o qui, o qui, o ancora qui, fidatevi delle sue parole e basta.]

L’esperto di budget Stan Collender ha previsto che i repubblicani vedono le “difficoltà economiche come la strada per raggiungere la gloria elettorale”. [Cioè, scusa? Chi? Lo stesso Stan Collender che fece la Peggiore. Previsione. Della. Storia., quando disse che Barack Obama, dopo un paio d’anni in carica, sarebbe stato chiamato “l’ammazza-deficit”?]

Paul Krugman ha fatto notare ieri nel suo editoriale che i repubblicani “vorrebbero che l’economia continuasse ad andare male fino a quando un democratico siede alla Casa Bianca”.  [Central Falls! Central Falls! Attica! Attica! -città americane che hanno già dichiarato bancarotta ndApo-]

A quanto posso osservare, nessuna di queste analisi – tutte fatte da osservatori importanti – ha generato reazioni contrarie. L’idea che i responsabili del GOP potessero volontariamente danneggiare l’economia non ha, ad esempio, generato proteste generalizzate o richiesta di scuse da parte di Matt o degli altri. [Per l’amor di Dio, il fatto che non ci sia stata una “protesta generalizzata” non vuol dire che hai ragione; il fatto è che si possono scacciare un numero limitato di mosche ogni giorno. Ci scommetto che pensi che questa nota stia parlando di te, vero? Vero??]

E questo fatto mi fa una grande impressione. Stiamo parlando di un partito politico importante, che l’anno prossimo controllerà buona parte del Congresso, che si impegna a indebolire la forza del paese – volontariamente, in pubblico, senza scusarsi o vergognarsene – per nessun’altra ragione che guadagnare un vantaggio durante la campagna elettorale del 2012.  [Ehi, davvero vuoi che inizi a ricordare cosa facevate voi? … ‘La guerra è persa’, ‘Il surge è fallito’, ‘Bush ha mentito per farci andare in guerra’, ‘Bush ha rubato le elezioni’, ‘Bush sapeva dell’11 settembre prima che avvenisse’ eccetera eccetera]

Forse ora sarebbe il momento di fermarsi e chiedersi in maniera brutale se gli americani siano d’accordo con questo comportamento. [La rivolta dei kulaki è iniziata – il primo post di Jacobson sul nascente movimento del Tea Party ndApo –]

Il GOP di Boehner e McConnell sembra disposto a scommettere che se possono frenare il paese, gli elettori, alla fine, daranno la colpa al presidente. Previsione peraltro piuttosto sicura.  [Voi dite “frenare il paese”, noi “piantatela di dissanguarci”.]

Se le cose dovessero stare così, però, sarebbe il caso di iniziare un dibattito molto pubblico anche se poco piacevole. Se un partito politico importante e potente sta decidendo consciamente di sabotare il paese, il mondo politico dovrebbe prendere il tempo di considerare se questo comportamento sia accettabile, se rispetti i minimi standard patriottici e se sia uno sviluppo salutare del nostro sistema di governo. [“Il dissenso è patriotico!” è roba passata di moda, fa tanto 2006.]

Mi è venuta un’idea. Ha funzionato benissimo l’altra volta. Ricordatevi,  dovete usare i vostri picchiatori più violenti (Jacobsen riporta una lettera di Lenin, nella quale il simpatico leader bolscevico ordinava di prendere 100 kulaki riottosi, sequestrare tutto, massacrare la famiglia ed impiccarli in luogo pubblico. Nonostante questo, le rivolte dei contadini contro la collettivizzazione in agricoltura non finirono mai, cosa che salvò l’Unione Sovietica da più di una carestia ndApo).

Ne avrete bisogno (al link troverete una vera e propria dichiarazione di guerra di una delle tante mamme impegnate nei Tea Parties, un capolavoro della polemica politica che fa capire come, per tanti cittadini normali, la misura sia colma da un pezzo e siano decisi sul serio a demolire pezzo dopo pezzo il welfare state e tutto ciò che ha propagandato la sinistra da Gramsci in avanti. Con gente così determinata, non funzionerebbe nemmeno l’olio di ricino, figuriamoci due giornalisti sfigati ndApo).

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