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Immagine trovata su puregarlic.blogspot.comWarren Buffett, grande finanziatore democratico, scrive sul “New York Times” per ringraziare lo Zio Sam ed i suoi “aiutanti” con una letterina stile Babbo Natale. Proprio vero che ormai chi ha i soldi pensa di poter fare quello che vuole. Anche un pernacchio in stile Alberto Sordi a chi ha appena derubato.

In ritardo clamoroso sulla tabella di marcia regolare, dopo un incontro ravvicinato del peggior tipo con il demo di Civilization V (chi ci ha giocato sa bene cosa voglia dire la sindrome del ‘un altro turno e basta’), ecco che vi propongo una lettura domenicale di quelle importanti, anche se certo non rilassante o rassicurante. Come sempre, la newsletter di Gary North è una fonte inesauribile di informazioni e utilissima per cercare di capire cosa stia davvero succedendo nel mondo dell’economia.

Visto che l’articolo del grande Gary North è molto lungo come suo solito ed è da leggere con molta attenzione, la smetto di cianciare e vi lascio andare con molto piacere. Anche perché, se iniziassi a commentare la catena di eventi descritta da North, probabilmente scriverei per ore e finirei col guadagnarmi qualche bella querela. Visto che ai miei pochi soldi ci sono parecchio attaccato (pure troppo, secondo amici e parenti), preferisco evitare e tornare a godermi il fine settimana. Il Milan ha vinto, l’Inter ha perso, ho trovato un gioco che riesce a farmi divertire ed ho ancora un tot di puntate di serie televisive da vedere sul DVR. All is well with the world. Alla faccia del quantitative easing, dei furbetti del partitino e dell’iperinflazione. Tanto non è che potremo fare chissà che per evitare il patatrac. Chi vuol esser lieto sia, anche se del diman c’è la certezza. Che sempre allegri bisogna stare…

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Lo “smart money” e gli elettori onesti
Gary North
Originale (in inglese): Gary North’s Reality Check (n° 1015 – 19/11/2010)
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci
“Non puoi fregare un uomo onesto.” — Mordecai Jones

Mordecai Jones è un personaggio di “Carta che vince, carta che perde”, un film del 1967 con George C. Scott.  Jones è un piccolo truffatore che opera nel Sud rurale, fregando soldi alla gente – non molti soldi, pochi spiccioli. Il suo sistema si potrebbe definire “sbarcare il lunario con truffe da poco”.

Non è ricco. Talvolta si rifugia in un vagone merci abbandonato. Non ha niente con sé, ma gli piace la sua vita. Frega il prossimo convincendolo che è proprio lui a fare l’affare. Al suo giovane e naif associato dice “puoi vendere qualunque cosa se il cliente pensa che sia rubata”. A quel punto gli vendeva robaccia a prezzi da merce rubata.

Jones è un cinico totale: pensa di poter fregare chiuque perché crede che tutti siano dei truffatori, proprio come lui. Per questo sfrutta le loro debolezze.

“Campo con la cupidigia. E l’ignoranza a 14 carati. Non sbagli mai”.
(Uno dei trucchi più usati dai gioiellieri meno scrupolosi è quello di vendere monili fatti con oro a 14 carati, invece che puro, a 24 carati. Il prezzo conveniente, quindi, è un trucco, visto che il gioiello vale molto meno di quello che crede il cliente ndApo)

SCHEMI DI PONZI

Bernie Madoff era un Mordecai Jones metropolitano. Convinceva gente ricca – principalmente ebrei – che poteva garantirgli ritorni superiori a quanto il mercato poteva offrire. Sarebbero diventati ricchi senza sforzo. Gli vendeva qualcosa in cambio di niente. Ottenevano niente in cambio di qualcosa. Stava facendo uno schema di Ponzi e, come tutte queste truffe, più che andava avanti, più alta era la posta in gioco.

Il Medicare è uno schema di Ponzi.  Chiunque dia un’occhiata ai conti veri lo sa, specialmente chi lo dirige. Le pensioni pubbliche sono uno schema di Ponzi. Il governo lo sapeva già nel 1935. La prova vivente di questo fatto è l’esistenza di persone come Ida Fuller.

Il Social Security System ha postato la storia di Ida Fuller sul suo sito internet. La Fuller ha pagato meno di 25 dollari in contributi, andando in pensione nel 1940. Fino alla sua morte, nel 1975, ha incassato 23.000 $.

http://bit.ly/IdaFuller

Lessi la sua storia nel 1976. Ritagliai l’articolo e lo misi nel mio archivio. A partire dal 1976, ho iniziato a chiamare le pensioni pubbliche uno schema di Ponzi. Allora erano in pochi a definirlo come tale. Oggi è un luogo comune, ma non è solo uno stereotipo. Ida Fuller è la testimonial del più lungo schema di Ponzi nella storia dell’uomo.

Oggi, decine di milioni di americani o sono del tutto dipendenti dalla pensione pubblica e dal Medicare o lo saranno molto presto. Gran parte degli elettori sa cosa sia davvero il sistema – un bailout per anziani sconsiderati – ma votano contro ad ogni deputato o senatore che osa dire che il sistema è fallimentare e che dovrebbe essere abbandonato. Gli elettori dicono “voglio i miei soldi. Ogni politico che dice altrimenti è un politico morto”.

Non puoi fregare un uomo onesto.

Il default arriverà, in un modo o nell’altro. Il governo cambierà le regole per il pensionamento. Chi non avrà risparmiato, o i quali figli non avranno risparmiato, sarà abbandonato al volontariato privato.

Forse gli elettori non lo sanno? Sanno solo che avverrà agli altri. Non a loro. Se sono abbastanza anziani, hanno ragione. Altrimenti toccherà anche a loro.

DISASTRO IN SALSA GRECA
(se avete una traduzione migliore di “greecing the skids” fatemi sapere ndApo)

C’è ancora qualcuno che pensi che il governo greco non andrà in bancarotta? Se c’è, non ho letto la sua analisi. Sulla Rete ci sono articoli sul salvataggio, tutti con lo stesso messaggio: la Grecia non riuscirà ad evitare il default, visto che i dipendenti pubblici non accetteranno di pagare il conto delle misure di austerità. La Grecia, quindi, non riuscirà ad abbassare abbastanza il deficit da rimettere i conti a posto.

Eppure la Grecia continua ad ottenere soldi in prestito pagando meno del 10% di interesse. I soldi “furbi”, ovvero dei grossi investitori, continuano ad affluire nelle casse del governo greco, dove vengono spesi per far star buoni i dipendenti pubblici e tutti gli elettori che ricevono assegni dal governo.

Le grandi banche che hanno a che fare con i più ricchi investitori del pianeta continuano a dar soldi al governo greco. Sanno tutti che la Grecia è vicina alla bancarotta, ma non gliene frega niente.

Perché si comportano così? Perché sanno che i contribuenti tedeschi salveranno il governo greco, che pagherà gli interessi alle grandi banche, le quali li gireranno ai loro clienti. Tutti sanno che i soldi “furbi” possono accedere ai soldi “non-tanto-furbi” per mantenere il sistema in piedi. Perché gli elettori tedeschi accettano questo patto idiota? Per la stessa ragione che spinge gli americani a sostenere la Social Security e il Medicare. Perché credono nello stato messianico, che credono capace di trasformare pietre in pagnotte di pane.

Aspetta un attimo. Non fu il Messia a trasformare pietre in pagnotte. Era il Diavolo che gli consigliò di fare questo miracolo (Et accedens tentator dixit ei: Si Filius Dei es, dic ut lapides isti panes fiant. Qui respondens dixit: Scriptum est: Non in solo pane vivit homo, sed in omni verbo, quod procedit de ore Dei. – Sacra Vulgata, Matteo 4, 3-4).

Lo stato messianico è quindi uno stato demoniaco, ma agli elettori non importa. Vogliono la loro garanzia a vita: sono disposti a pagare per il pane gratis di chi è in pensione oggi perché credono che, così facendo, stiano acquisendo un diritto legale al proprio pane futuro. Peccato che questo pane dovrà essere fatto a partire dalle pietre.

Gli elettori vogliono reti di sicurezza garantite dal governo. I soldi “furbi” sanno come manipolare il sistema delle reti di sicurezza. I soldi “non-tanto-furbi” finiscono col pagare il conto, ogni singola volta.

Non puoi fregare un uomo onesto.

I SOLDI PIU’ FURBI DI TUTTI

Warren Buffett è l’investitore più bravo della storia del mercato azionario. Il 16 novembre, il “New York Times” ha pubblicato un articolo di Buffett, titolato “Non male per un lavoro governativo”. Era una lettera allo Zio Sam.

Parlando del crollo del settembre 2008, ha elencato alcuni perdenti – gente con soldi molto “furbi”.

Fannie Mae e Freddie Mac, i pilastri che hanno supportato il nostro sistema dei mutui, sono stati costretti all’amministrazione controllata. Alcune delle nostre più grandi banche commerciali stavano traballando. Una delle banche d’investimento giganti di Wall Street era andata in bancarotta, con le altre tre che rischiavano di far presto la stessa fine. La più famosa compagnia assicurativa del mondo, la A.I.G., era ad un passo dalla tomba.

A quel punto Hank “Goldman Sachs” Paulson annunciò la nazionalizzazione del mercato dei mutui – decidendo per conto suo. Il Congresso rimase muto. Poi, ad ottobre, il Congresso raccolse 487 miliardi di dollari chiesti in prestito per salvare le grandi banche. Gli elettori protestarono vivamente ma a nessuno fregò niente. Questo è il Congresso. Ecco come Buffett descrive tutto questo processo.

C’era una sola forza disponibile per evitare il peggio, ed eri tu, caro Zio Sam. Sì, è vero, spesso sei impacciato, perfino incapace. Ma quando le aziende e la gente in tutto il mondo corrono a cercare liquidità, sei l’unico che possa accettare di stare dall’altra parte della transazione. E quando i nostri cittadini perdono fiducia in istituzioni che un tempo riverivano ogni minuto che passa, solo tu puoi riportare la calma.

Quando pensiamo allo Zio Sam, pensiamo al vecchio gentile nel vestito ridicolo col cilindro. Non a caso, era proprio questa l’illustrazione che accompagnava l’articolo di Buffett. Ma lo Zio Sam oggi è un uomo vestito in tenuta da battaglia con un mitra in mano. Va dai soldi “furbi” e dice “prestami soldi, posso restituirteli facilmente”. Poi va dalla Federal Reserve, che crea i soldi e gli dice “compra le obbligazioni di Fannie Mae. Posso pagare”. Quello che vuol dire è che VOI potete pagare. Diligentemente, la Federal Reserve ha comprato 1.200 miliardi di dollari in buoni immobiliari, scambiando buoni del tesoro liquidi per i fondi tossici che le banche con i soldi “furbi” avevano nei propri caveaux.

Beh, Zio Sam, ce l’hai fatta. La gente penserà che avevi secondi fini; è una cosa che succede sempre. Ma, come c’è la nebbia della guerra, c’è anche la nebbia del panico – e, alla fine della fiera, le tue azioni nel settembre 2008 sono state proprio efficaci.

Non so esattamente come hai fatto, ma avevo un posto abbastanza buono per osservare gli eventi e vorrei fare i complimenti ad alcuni dei tuoi soldati. Nei giorni più cupi, Ben Bernanke, Hank Paulson, Tim Geithner e Sheila Bair compresero quanto grave era la situazione ed agirono con coraggio e determinazione. E infine, anche se non ho mai votato per George W. Bush, non posso che riconoscergli buona parte del merito per aver governato bene la situazione, anche quando il Congresso si perdeva in dichiarazioni ad effetto e liti inutili.

Il Congresso si perdeva in dichiarazioni ad effetto e liti inutili perché gli elettori avevano solo due risposte quando gli si parlava del salvataggio delle banche – come diceva un deputato democratico del North Carolina “no e maledizione, no”. Ma il Congresso ingoiò quello che John Boehner descrisse in maniera colorita come un “panino di fango”. Lo fa sempre.

Zio Sam, sei stato criticato per alcune delle decisioni prese prima che ci hanno messo in questa situazione – principalmente per non aver combattuto il marciume che si stava accumulando nel mercato immobiliare. Ma allora anche ben pochi dei tuoi critici vedevano la situazione in maniera chiara. A dire il vero, quasi tutto il paese era come posseduto dall’idea che i prezzi delle case non sarebbero mai potuti scendere di molto.

Ma tutti quegli illusi dove andavano a prendere i soldi per comprare quelle case troppo care? Dai soldi “furbi”. Dove è che li avevano presi loro? Dal sistema delle banche a riserva frazionaria. Solo gli economisti della scuola austriaca avevano suonato l’allarme. Tutti una manica di pazzi, i soldi “furbi” lo sapevano bene.

Quindi, caro Zio Sam, grazie a te ed ai tuoi aiutanti (ma che è Babbo Natale? ndApo). Spesso sprechi soldi, talvolta fai il prepotente. Di tanto in tanto fai proprio impazzire. Ma in questa straordinaria emergenza, hai fatto proprio bene – ed il mondo è molto diverso da come sarebbe potuto essere se tu non ti fossi comportato così bene.

— Il tuo nipote riconoscente, Warren

Ecco i soldi “furbi”. Sanno da che parte è imburrato il pane – e chi è ad imburrarlo.

Non puoi fregare un uomo onesto.

Un critico sul sito “The Street” ha offerto questa spiegazione cinica.

Quando è scoppiata la crisi ed oggi, il portfolio della Berkshire (la ditta di Buffett ndApo) include un gran numero di ditte che si occupano di finanza. Quando l’intero settore sembrava sul punto di crollare, gli investimenti nella Wells Fargo (WFC), nella US Bancorp (USB) e nella American Express(AXP) sembravano seriamente a rischio.

Inoltre, è difficile dimenticare che Buffett ha scommesso pesantemente sulla Goldman Sachs (GS). Come altre istituzioni finanziarie, la Goldman sembrava sul punto di crollare, proprio quando Buffett stava investendoci. Grazie all’intervento del governo ed il crollo delle ditte avversarie, la Goldman Sachs non solo è sopravvissuta, ma è diventata la Regina di Wall Street.

La prima regola di Buffett come investitore è “non perdere mai soldi”; se l’industria finanziaria fosse crollata, la compagnia di Buffett avrebbe perso una montagna di soldi. Invece, grazie all’intervento governativo, Buffett si è messo in tasca miliardi.

http://bit.ly/BuffettBailout

David Stockman, direttore dell’ufficio del budget durante il primo mandato di Reagan, mette in dubbio lo scenario da “fine del mondo”.

I fondi monetari dovevano ricollocare qualcosa come 2.000 miliardi di dollari. A questo punto Stockman si è messo la “tesina” da contabile ed ha guardato i numeri. I dati non provano affatto lo scenario di Buffett.

400 di questi miliardi erano di ditte dell’economia reale, gran parte dei quali erano garantiti da linee di credito alternative dalle banche. “Inoltre, non c’è una sola prova che una sola banca avrebbe mai minacciato di non rispettare le garanzie contrattuali e quindi di non finanziare tali linee di credito”.

Poi c’erano altri 1.600 miliardi di dollari. Circa 1.000 erano mutui commerciali garantiti da beni reali: prestiti per l’acquisto di auto, prestiti studenteschi, debiti sulle carte di credito, ovvero debiti a breve termine, gran parte dei quali sarebbero stati ripagati in tempo. Questo mercato di debiti garantiti è ora scomparso. Ma si continuano a fare un mucchio di prestiti. Allora, cos’è che era in ballo nel 2008?

Visto che il mercato degli ABS (Asset Backed Securities – strumenti finanziari garantiti da beni reali, come mutui immobiliari, auto eccetera ndApo) si è ora ridotto ad una frazione di quanto era, si può dire con certezza che niente è finito nel buco nero economico nell’autunno del 2008 o da allora. Non è stato negato mai un solo prestito per le auto o una richiesta di autorizzare una sola carta di credito è mai stata negata perché il mercato per i prestiti commerciali o le ABS è sparito. Invece, questi prestiti sono ampiamente finanziati e si trovano ancora nei bilanci dei principali attori del sistema bancario – i quali, affogati come sono da riserve in eccesso, non se ne preoccupano affatto. Quelli che sono scomparsi sono i profitti derivati dagli arbitrati che le banche stavano raccogliendo dagli stupidi manager dei fondi monetari che, alla fine, hanno capito che i ‘tassi migliori’ che ottenevano dagli strumenti legati al mercato CP-ABS non erano dovuti al fatto che si trattasse di una migliore trappola per topi, ma solo della loro cieca avidità.

In breve, a rischiare di crollare non era l’economia, ma i profitti delle grandi banche. Stockman fa qualche nome. Gli azionisti avrebbero finito col pagare il conto, invece dei contribuenti.

L’economia reale non è mai stata in crisi. Il panico era tutto nel Dipartimento del Tesoro, dove l’imbelle Hank Paulson era sommerso di chiamate dai suoi amici, dai ‘furbetti’ come Immelt e le sue controparti su e giù per Wall Street, ma specialmente concentrati nel quartier generale di Goldman Sachs (GS).

Il risultato? Eccolo:

Grazie alla claque di Geithner/ Paulson/ Bernanke, la quanto mai necessaria pulizia nel settore finanziario non è mai avvenuta. Invece, siamo sprofondati ancora più a fondo in un regime statalista, nel quale è lo Zio Sam che ferma, stimola, garantisce e si impiccia di ogni aspetto della nostra fallimentare macchina capitalista. Lo Zio Sam non ci ha salvato nel settembre 2008. Attraverso le azioni affrettate di alcuni uomini disperati aggrappati alle leve del potere, si è solo preso il potere di mandarci in rovina. Ringraziare lo Zio Sam è ridicolo sempre, ma ringraziare chi ci ha portato il TARP, i salvataggi delle banche e le follie della ZIRP e del QE è veramente idiota (Zero Interest Rate Policy e Quantitative Easing – entrambi concetti che avrebbero bisogno di interi articoli per essere spiegati, per quanto sia possibile, visto che si tratta di robe da pazzi ndApo).

http://bit.ly/StockmanResponds

CONCLUSIONI

In questi mesi, tutte le volte che penso a Mordecai Jones, mi piace sostituirvi l’immagine mentale di Hank Paulson.  Nel film, Jones aveva un aiutante, un tipo naif che, alla fine, ha salvato Jones quando è stato preso. Gli è costato parecchio: è finito in galera. Al posto di questo giovane illuso, mi piace sostituire un’immagine mentale di Ben Bernanke.

I soldi “furbi” alla fine sono sempre salvati dai soldi meno furbi. I soldi “non-tanto-furbi” esistono solo perché la gente continua a credere nelle garanzie governative. Quella rete non esiste. Esiste solo per i soldi “furbi”. I soldi non-tanto-furbi continuano a lasciare che il Congresso venda ancora debito per salvare i tanti furbetti.

Ma cosa succede quando, alla fine, nessuno compra più il debito, quando diventa chiaro ai soldi “furbi” che i debiti dello Zio Sam superano la capacità dei soldi non-tanto-furbi di continuare a pagare – quando i soldi non-tanto-furbi si mettono tutti in fila per incassare gli assegni delle reti di sicurezza?

A quel punto, Mordecai Jones si trasferirà in una nuova città, dove ricomincerà tutto da capo: una “città emergente”.

Non può imbrogliare un uomo onesto.

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