Robba legale

Prima di tutto, un paio di caveat per mettermi l’anima in pace.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
Casomai vi fosse venuto qualche dubbio o foste stati tratti in inganno dalla meravigliosa grafica iper-professionale spero di aver risolto qualsiasi dubbio. Sì, voi ci scherzate e mi prendete per un bambinello mattacchione, ma ai tempi di IL, mensile universitario fatto dal sottoscritto e da altri pazzi scriteriati, fu proprio il fatto di aver fatto una grafica troppo “professionale” a farci passare dei guai – figuratevi, lo facevo io con Publisher, usando quanti più font possibili, fondini assurdi e foto scannerizzate con un arnese a mano (comprato da me e dal buon Orlando per non dover andare tutte le volte dall’unico amico “ricco” che aveva uno scanner flat-bed) che farebbe inorridire anche il grafico più scalcinato: sai che professionalità sublime.

Questione traduzioni: qui la cosa si fa più macchinosa. La raison d’etre (lo so che si scrive con l’accento circonflesso, ma non ho voglia di cercarlo sulla mappa caratteri) di questo modesto blog è il rendere disponibili a tutti i cittadini italiani che non abbiano acquisito una padronanza decente della lingua inglese una serie di articoli, post, newsletter, documenti et cetera di stampo liberale-libertario-liberista (no, l’orribile acronimo “lib al cubo” non lo userò mai, neanche sotto tortura).
Chiaramente i diritti degli articoli tradotti dal vostro umilissimo Apolide sono proprietà intellettuale dei rispettivi autori o delle testate giornalistiche che hanno acquisito diritti di riproduzione in qualsiasi forma, siano essi in esclusiva o no. Visto che i vari servizi che le grandi testate USA usano per gestire la questione del reprint non citano mai le traduzioni, non so bene quale sia la loro politica a riguardo. La mia comprensione delle complicatissime leggi sul diritto d’autore a livello internazionale è quantomai fumosa (colpa mia, avrei dovuto essere meno infingardo e dare anche l’esame di diritto internazionale privato) ma ritengo che la traduzione, effettuata senza alcun fine di lucro e con finalità del tutto educative, debba rientrare entro i confini del fair usage. Senza considerare che il sottoscritto sta regalando a tutti un servizio professionale dal valore economico niente affatto trascurabile (bisogna che prima o poi mi decida a mettere sulla home un bel counter che tenga il conto del valore di mercato delle traduzioni che ogni giorno vi porgo su un piatto d’argento).
In ogni caso, qualora le testate interessate avessero qualcosa da ridire sulla suddetta pratica, che il sottoscritto fa in maniera del tutto palese e in assoluta buona fede (altrimenti perché indicherei sempre l’URL dell’articolo, con tanto di autore, link originali e tutto il resto?), sarò ben lieto di rimuovere il post ed astenermi dall’impiego di ogni materiale proveniente dal sito in questione. Non ne sarò certo contento, ma non sono solito scherzare sulla proprietà intellettuale, visto che, in un futuro spero non troppo lontano, spero possa contribuire alla mia lotta quotidiana per il raggiungimento della tranquillità economica.

Questione diritti delle traduzioni: qui la cosa è invece semplicissima.
Se siete una testata registrata, sia essa a fini di lucro o no, il materiale che trovate su questo blog è off limits. Niente se e niente ma. Prima di pubblicare un articolo nella sua interezza, dovreste contattare il proprietario dei diritti d’autore, pagare la tariffa che richiede per i reprint e poi mettervi d’accordo con il sottoscritto per il pagamento della mia tariffa professionale.
Qualsiasi comportamento contrario a quanto riportato sopra può e sarà considerato una violazione dei diritti d’autore e perseguito con ogni mezzo, incluse e non escluse le vie legali.
Se invece fate i furbi ed usate solo qualche frase qui e lì per scrivere i vostri pezzi, sappiate che vi considererò più indegni di un Travaglio qualsiasi e che, se mai venissi a sapere di tale misfatto, mi riservo il diritto di incontrarvi in una strada buia ed esprimervi con i fatti la mia altissima considerazione per la vostra professionalità (FYI, giocavo a football americano come guardia destra della linea offensiva e, anche se la forma dei tempi d’oro è ormai lontana, sono ancora capace di usarvi un trattamento alla Ivan Drago – ci siamo capiti).
Se invece siete dei fratelli blogger o condividete con me la missione di trasmettere al popolo italiano informazioni non prezzolate (o deviate, edulcorate, raffazzonate, inflazionate, pre-masticate), siete liberissimi di usare il materiale che trovate sull’antro dell’Apolide (sì, antro minuscolo, Apolide maiuscolo, visto che trattasi di nom de plume proprio, ovvero mio – ci tengo).
Basta che mi usiate la cortesia di riportare la fonte e magari mandarmi un bel trackback al blog, così guardo le statistiche, mi esalto e torno a tradurre come un matto a maggior gloria della Causa del liberalismo italiano (ma sì, vai con la retorica, che non fa mai male!).

Per ora basta così, ma se mi dovessi essere dimenticato qualcosa, perché, visto che vi siete sorbiti questa lenzuolata vagamente sensata, non mi lasciate un commento rendendomi edotto di questa mia imperdonabile mancanza?
Ve ne sarei immensamente grato.

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