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Foto trovata su gatewaypundit.rightnetwork.comIl mondo si perde dietro alla bufala WikiLeaks e ride dietro alla patetica amministrazione Obama. Nel frattempo c’è chi non perde di vista la palla e mette a segno l’ennesimo colpo contro il sanguinario regime iraniano. Verrebbe da dire מזל טוב, ma potrebbe anche servire un تهانينا!

Dopo il super-lavoro di ieri sera, una bella notizia tranquillizzante per i frequentatori dell’antro. Due scienziati iraniani sono saltati per aria nel centro di Teheran, colpiti da altrettante bombe installate sulle loro auto da non meglio identificati attentatori in moto. Perché dovrebbe mai essere una notizia tranquillizzante, mi chiedete? Perché dimostra che qualcuno, da qualche parte sul globo terracqueo, non ha ancora dimenticato le regole elementari della geopolitica ed è determinato a difendere i propri interessi in maniera decisa e molto efficace. Visto che il resto del pianeta sembra impegnato in una corsa allo scoop, al gossip diplomatico di infimo livello o a rincorrere gli investitori istituzionali per piazzargli i nuovi titoli tossici (il debito pubblico europeo), fa piacere notare che c’è ancora gente in grado di distinguere le puttanate dalle cose mortalmente serie.

Già ieri avete potuto leggere come, da queste parti, non si è rimasti particolarmente impressionati dai documenti-petardo rilasciati da quel bel tomo di Assange. Oggi potete notare che, contrariamente ai tanti colleghi più fortunati ancora impegnati (chissà per quale motivo) a scartabellare tra montagne di cartacce, nell’antro si torna a parlare di cose serie, ovvero del conflitto sotterraneo che vede da una parte gli ayatollah assassini iraniani e dall’altra una strana coalizione tra israeliani, arabi conservatori del Golfo e stati arabi “moderati” di nome ma non di fatto. Insieme al “grande gioco 2” in Asia Centrale e alla pericolosa partita a scacchi coreana, sono le uniche storie serie che un qualsiasi giornalista di esteri dovrebbe seguire, se fossimo ancora in un mondo capace di non farsi distrarre da specchietti gossippari.

L’articolo pubblicato da Jim Hoft su Gateway Pundit riprende i lanci ufficiali delle altrettanto stolide ed inaffidabili agenzie ufficiali iraniane, aggiungendo il pezzo alquanto vigliacchetto pubblicato dal “Los Angeles Times”, che evita accuratamente di fare anche una minima analisi. Va bene le regole dell’Associated Press Handbook, i fatti separati dalle opinioni, d’accordo, ma riportare in maniera così acritica le evidenti mistificazioni iraniane mi sembra perlomeno discutibile. Era così difficile contattare una delle tante fonti informate dei fatti nella megalopoli asiatica e sentire per lo meno cosa si dice nei circoli dell’opposizione? A parte queste critiche metodologiche, la notizia è di quelle importanti, perché segna l’ennesima mossa di chi, nella regione e non solo, vuol impedire all’Iran di avere la tanto agognata bomba.

Nella blogosfera destra americana ho sentito molti dare ad Assange del terrorista; ci sono anche deputati che chiedono alla Clinton di inserire WikiLeaks nell’elenco delle organizzazioni terroristiche, cosa che permetterebbe all’amministrazione Obama di applicare il Patriot Act e disintegrare lo scomodo rompiscatole che gli ha fatto fare una figura barbina a livello planetario. Spero che Hillary (la quale, secondo me, potrebbe non essere del tutto infelice di questo casino epocale) abbia abbastanza buon senso per evitare una risposta del genere, che sarebbe l’ultimo chiodo sulla bara della politica estera obamiota. Assange ed i suoi non sono terroristi, ma solo bambini in una cristalleria che, pur di attirare l’attenzione e farsi belli, se ne fregano se rompono qualche bicchiere. Il terrorismo, informatico o reale, è tutt’altra cosa, come hanno avuto occasione di verificare gli ayatollah.

La storia non è stata pubblicizzata a dovere qui da noi, ma il cammino della Repubblica Islamica verso l’arma nucleare ha recentemente subito una grave battuta d’arresto. Nello scorso settembre, un malware particolarmente insidioso è stato rilasciato nella Rete, colpendo migliaia e migliaia di installazioni industriali a giro per il mondo. Forse non casualmente, il 60% di tali impianti si trovava proprio in Iran. Da qui a sospettare l’attacco informatico il passo è stato breve e tutte le smentite ufficiali degli ayatollah non sono riusciti a negare la verità: Stuxnet ha colpito in maniera molto seria le infrastrutture informatiche del segretissimo programma nucleare, costringendolo praticamente ad uno stop totale. L’Iran ha accusato come al solito gli Stati Uniti, ma sono in molti a sussurrare che siano stati gli specialisti della cyberwar di Tsahal, che non sono nuovi ad usare metodi del genere per agevolare il successo delle proprie operazioni convenzionali.

Secondo il solitamente molto ben informato sito israeliano Debka, il bersaglio degli attentati odierni era il principale esperto di crittografia e guerra informatica iraniano, a capo del team incaricato di combattere l’infezione di Stuxnet e ripristinare al più presto le infrastrutture militar-industriali colpite dall’attacco, compito ben più difficile di quanto si voglia ammettere. A questo punto, distinguere la propaganda dalla realtà è particolarmente complicato, ma qualcosa mi dice che qualcuno al Matkal (המטה הכללי של צה”ל) abbia trovato la soluzione al nodo gordiano iraniano. Visto che un singolo colpo decisivo e risolutivo, in puro stile israeliano, sarebbe praticamente impossibile, meglio seguire una strategia diversa, obliqua, tangenziale, destinata a rallentare in ogni modo possibile gli sforzi nucleari, facendo salire all’inverosimile i costi e quindi rischiando di far andare in bancarotta la fragile economia iraniana.

Funzionerà questa strategia innovativa? Possibile ma non probabile. Al massimo riuscirà a ritardare di qualche mese, un anno al massimo, quello che ormai tutti danno per certo, ovvero la composizione finale del complicato puzzle che consente ad uno stato di produrre un’arma nucleare. La crisi economica potrebbe paradossalmente dare una mano al piano israeliano, visto che gli aumenti dei generi alimentari stanno già facendo salire la tensione in mezzo mondo, mentre ulteriori aumenti del prezzo del greggio, visto il caos valutario e la stretta creditizia, saranno al massimo transitori. Entrambe pessime notizie per Ahmadinejad ed i suoi padroni barbuti. Da qui a dire che tutto andrà a finir bene ce ne corre, ovviamente, ma per una volta si può chiudere un commento senza le solite profezie di sventura.

Come dicevo nel titolo, la geopolitica, come la natura, ha orrore del vuoto. Quando un soggetto si dimostra troppo incapace e stupido per agire in difesa dei suoi interessi, gli altri soggetti della struttura si attivano e, seguendo ognuno i propri fini egoistici, riescono a coprire tale vuoto. Gli Stati Uniti obamioti sono troppo concentrati sulla socialistizzazione dell’economia e sulla spartizione della immensa torta di soldi presi in prestito per agire e difendere le posizioni? Poco importa, vorrà dire che le piazzaforti lasciate sguarnite saranno occupate da altri combattenti, più pronti, capaci e flessibili. Gran parte dei casini in mezzo mondo sono figli di questa innaturale debolezza della potenza egemone. Sarà solo una fase, certo, ed a partire dal 2013 gli Stati Uniti torneranno in campo, più arrabbiati e vogliosi di riconquistare il terreno perso che mai. Il sistema, dopo qualche scossone, forse si ricomporrà, tornando ad un diverso livello di equilibrio. Fino ad allora, purtroppo, potrà succedere di tutto. 707 giorni, tre ore e spiccioli sono maledettamente tanti, ma prima o poi finiranno. إن شاء الله

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Esplosioni a Teheran: scienziati nucleari il bersaglio, uno morto
Jim Hoft
Originale (in inglese): Gateway Pundit
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci
Uno scienziato di un’università è morto ed un altro ferito in due diverse autobombe esplose a Teheran lunedì mattina.

Mehr News (un sito iraniano multilingue ndT) scrive che i “terroristi” erano a bordo di motociclette (come i Basij – ironico ndApo).

Secondo la polizia, i terroristi in entrambi gli attacchi erano a bordo di motociclette ed hanno attaccato bombe magnetiche alle carrozzerie delle auto dei fisici. I due accademici stavano recandosi alla Shahid Beheshti University nella parte nord di Teheran quando sono stati attaccati.

Il Los Angeles Times invece scrive:

Secondo le fonti d’informazione ufficiali iraniane, due separate esplosioni avvenute lunedì mattina nella capitale Teheran hanno ucciso uno scienziato nucleare e ferito gravemente un altro.

Entrambe le mogli degli studiosi ed un autista sono stati feriti negli attacchi, secondo le agenzie governative. Lo scienziato ucciso, Majid Shahriari, era un membro del team di ingegneria nucleare alla Shahid Behesti University di Teheran, secondo la governativa Islamic Republic News Agency (IRNA).

Secondo i responsabili iraniani, nessuno ha ancora rivendicato gli attacchi e non sono stati effettuati ancora arresti. Questi attentati hanno spinto il normalmente glaciale capo dell’agenzia atomica iraniana Ali Akbar Salehi a lanciare un avvertimento severo. Shahriari era un suo ex studente.

Secondo la IRNA, Salehi ha detto “non giocate col fuoco. C’è un limite alla pazienza della nazione iraniana e se dovessimo finirla, il nemico soffrirà per le conseguenze delle sue azioni. Naturalmente, per ora, continuiamo a pazientare”.

Lo studioso ferito, Fereydoun Abbas, insegnava anch’egli alla Shahid Beheshti, una delle istituzioni universitarie più prestigiose del paese asiatico.

Il capo dell’organizzazione iraniana per l’energia atomica Ali Akbar Salehi ha consigliato ai nemici dell’Iran di smetterla di giocare col fuoco.

Secondo il regime iraniano, elementi Sionisti sarebbero responsabili di questi attacchi.

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