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Foto trovata su minnesota.publicradio.orgLo scontro frontale appena vinto in Wisconsin non ha che mandato in overdrive la macchina dell’odio sinistra, che sembra ringalluzzita. Qualcuno inizia a domandarsi se non stia succedendo l’opposto tra i patrioti del Tea Party. Domanda legittima e quantomai preoccupante, purtroppo.

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Nonostante una permanenza in ufficio da record (dalle 24 alle quasi 2 di mattina), torniamo ad ommento dell’argomento preferito dall’Apolide, il futuro di quella cosa meravigliosa chiamata Tea Party.

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Beh, sì, il commento ci sarebbe anche stato se l’autore non si fosse addormentato (di nuovo) con il netbook da combattimento aperto. Note to self, mai commentare da sotto il piumone, il nap attack è inevitabile o quasi. L’articolo di Michael Barone è interessantissimo, propone un punto di vista forse innovativo per chi è abituato ai ritratti a tinte pastello tracciati dall’Apolide (delle panzane spacciate come verità dai “colleghi” meglio tacere, altrimenti mi infervoro).

Cose da dire il sottoscritto ne avrebbe pure parecchie, ma preferisce riservarsele per un appuntamento piuttosto importante che lo terrà sveglio domani notte, stavolta per un fine più che meritevole. Visto che da queste parti la scaramanzia regna sovrana, preferirò informare i gentilissimi frequentatori dell’antro a cose fatte, mettendoli al corrente di quello che sta avvenendo nel sancta sanctorum di questo piccolo rifugio per liberali, libertari e conservatori dispersi nella Rete.

Sento già le proteste dei carissimi pasdaran da lontano, ma preferisco mantenermi cauto. Nei miei trentatanti anni passati in questo strambo posto chiamato mondo, ho avuto parecchie occasioni nelle quali le mie aspettative sono andate atrocemente deluse. Molto meglio volare basso, impegnarsi duro, rimanere calmo e vedere cosa succede. Se son rose, fioriranno. Ai più curiosi dirò che, sì, c’entra questa meravigliosa cosa chiamata Tea Party e che ancora sì, questo giochino del dico-non-dico durerà ancora poco. Se state male a non sapere di cosa stia parlando, pensate a come deve sentirsi un gran chiacchierone come il sottoscritto a mantenere la bocca chiusa. Una sofferenza che non vi dico.

Buona lettura dell’articolo e buon commento. Noto infatti che da qualche tempo a questa parte, il commento non si limita ad un batti e ribatti con il sottoscritto, ma che state iniziando a familiarizzare tra di voi. La cosa, inutile dirlo, mi riempie di gioia ed orgoglio anche se, a dire il vero, non è che c’entri poi molto. Come non mi stancherò mai di ripetere, l’antro non è dell’Apolide ma di tutti coloro che ci passano e decidono di fermarsi a fare due chiacchiere. Più siamo, più ci conosciamo, più scambiamo opinioni, più ci chiariamo le idee su cosa stia succedendo attorno a noi. Cosa che, detto in confidenza, serve forse molto più all’Apolide che a molti di voi.

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Forse il Tea Party è rovinato? No, deve continuare a parlare chiaro
Michael Barone
Originale (in inglese): The Washington Examiner
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Forse che il vento non è più alle spalle del movimento per il governo limitato? Non è che forse il movimento dei Tea Parties sta soffrendo i postumi della sbronza elettorale di novembre?

Queste domande possono anche trovare delle prove a favore. A Washington democratici come l’ex segretario nazionale Howard Dean sembrano di non vedere l’ora di arrivare alla serrata del governo, mentre il senatore Charles Schumer pensa di poter allontanare lo Speaker della Camera John Boehner e “gli estremisti del Tea Party”.

In alcune capitali degli stati, alcuni neo eletti governatori repubblicani stanno accorgendosi che i loro piani per tagliare le spese e limitare i poteri dei sindacati dei dipendenti pubblici sono accolti in maniera ostile.

In Ohio, il governatore John Kasich ha solo il 30 per cento di approvazione, secondo un sondaggio della Quinnipiac. Il governatore della Pennsylvania Tom Corbett, eletto con ampio margine solo a novembre, viaggia anche lui in territorio negativo.

Nello stato che ha riempito più di qualunque altro i titoli dei giornali quest’anno, il Wisconsin, il governatore Scott Walker sta anche lui affrontando venti contrari. Certo, è riuscito a far passare dal congresso a maggioranza repubblicana limiti sul potere di contrattazione dei sindacati dei dipendenti statali – e le quote sindacali non saranno più trattenute dagli stipendi dei dipendenti pubblici a partire dal prossimo mese.

Ma la tattica dei senatori democratici di lasciare lo stato e le proteste spesso violente al campidoglio dello stato hanno mobilitato i sindacati dei dipendenti pubblici e i loro simpatizzanti.

Un sondaggio della Polling Co., condotto per la rivista Independent Women’s Voice ha mostrato come il 53 per cento degli elettori abbiano sentimenti sfavorevoli nei confronti di Walker, mentre il 46 per cento sarebbe a favore. Un margine simile di persone sembrava dalla parte dei sindacati dei dipendenti pubblici nello scontro con il governatore.

Bisognerebbe far notare che tale sondaggio parte da un campione ristretto e che una percentuale di elettori più alti è presa da famiglie con membri iscritti al sindacato (38 per cento) rispetto agli exit poll del 2008 e del 2010 in Wisconsin (26 per cento). Per non parlare poi di come, su temi tanto aleatori, le parole usate nel formulare la domanda possano generare risposte molto diverse tra di loro.

Il prossimo martedì gli elettori potranno eleggere un membro della Corte Suprema dello stato. Il repubblicano uscente David Prosser è stato sfidato dalla democratica JoAnne Kloppenburg, che ha lasciato capire in maniera poco equivoca che difenderà una decisione dubbiosa di una corte inferiore che giudicava “illegale” l’azione del congresso statale di limitare i poteri dei sindacati dei dipendenti pubblici. Una sconfitta di Prosser darebbe ai democratici un vantaggio di 4-3 nella Corte Suprema.

Le elezioni negli anni non elettorali di solito hanno affluenze bassissime ed i sindacati dei dipendenti pubblici si stanno dando un gran daffare per far votare i propri elettori. Non è chiaro se i Tea Parties locali o gli altri il cui entusiasmo ha trasformato il Wisconsin da uno stato andato ad Obama 56 a 42 in uno stato che ha visto la vittoria di Walker 52 a 42, siano in grado di montare uno sforzo altrettanto energetico.

Inoltre entrambi i partiti hanno minacciato almeno qualche senatore statale dell’altra parte con lo strumento del “recall”. Le petizioni per accedervi stanno circolando furiosamente ed hanno bisogno di un numero limitato di firme per essere considerate valide.

Il sondaggio IWV fa capire che gli elettori sarebbero contrari a cacciare i senatori statali democratici 60 a 38 ma sarebbero contrari a cacciare i repubblicani 52 a 43.

Molti repubblicani, evidentemente compreso Walker, avevano dato per scontato che l’elezione di novembre scorso avesse chiarito queste questioni una volta per tutte. Il sondaggio IWV suggerisce che gli elettori non sono a conoscenza dei fatti precisi e sono stati influenzati da chi ha definito la questione come riguardante i “diritti” alla contrattazione collettiva (ma chissà chi sarà mai stato a fare ‘sto bel capolavoro ndApo).

Gli intervistati si sono avvicinati alla posizione di Walker quando sono stati informati che i dipendenti pubblici sono pagati il 45 per cento in più rispetto ai membri dei sindacati del privato e che le quote per il sindacato venivano dedotte automaticamente ed andavano a supportare candidati che gli stessi lavoratori avrebbero potuto non approvare.

In New Jersey, uno stato certo più democratico del Wisconsin, il governatore Chris Christie ha vinto l’appoggio della maggioranza nel suo scontro con i sindacati dei dipendenti pubblici proponendo la sua posizione più volte, con dati e proiezioni e con una forza viscerale che ha reso le sue apparizioni nei dibattiti pubblici vere e proprie hit su YouTube (vedi che alla fine anche uno che la sa lunga come Barone si avvicina alle posizioni dell’Apolide? Ve l’ho detto tanto tempo fa: tenete d’occhio Christie, vi stupirà ndApo).

Christie ed il governatore della Virginia Bob McDonnell, entrambi eletti nel 2009, sono riusciti a conquistare l’accettazione del pubblico di tagli alla spesa severi rendendo chiara l’alternativa ed i numeri alla base di tali decisioni.

I repubblicani nel Wisconsin ed in altri stati, come i leader del GOP a Washington dovranno fare esattamente lo stesso. Una volta informati in maniera non parziale, gli elettori si oppongono agli aumenti delle tasse e alla riduzione della spesa. Ma rispondono bene al messaggio che giustifica la fine del “paese del Bengodi” vista la situazione economica molto complicata.

Hanno visto chiaramente che l’enorme aumento della spesa pubblica federale non ha generato nuovi posti di lavoro e capiscono che gli aumenti delle tasse potrebbero soffocare una ripresa economica molto gracile. Visti i numeri, capiscono che i sindacati dei dipendenti pubblici fanno gonfiare la spesa pubblica, riducono la responsabilità dei singoli ed operano come un meccanismo per il trasferimento coatto e non autorizzato dei soldi dalle tasche dei contribuenti a quelle di un solo partito politico.

La stampa non proporrà di sicuro tale opinione. I repubblicani ed i partecipanti ai Tea Parties dovranno farlo da soli.

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