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Immagine trovata su usactuary.comLa paura fa miracoli. In Virginia, incalzato da qualche Tea Partier, il deputato Tom Perriello dice che “se non ci legate le mani, continueremo a rubare”. Come diceva Thomas Jefferson, “quando i governi temono i popoli, c’è libertà”. Ecco cosa manca in Italia, qualcuno che faccia paura ai potenti.

L’articolo di oggi parla veramente da solo e non necessiterebbe nemmeno di un commento ma, visto che ci sono abituato, mi sembra opportuno scrivere qualche riga a proposito. In Italia ed in Europa è in atto un tentativo di mistificazione collettiva per distorcere la realtà di quello che sta succedendo negli Stati Uniti d’America. Quasi niente di quello che leggete sui giornali mainstream o vedete nei telegiornali a proposito degli USA è anche solo vagamente imparentato con la verità. La verità terrorizza le elites stataliste europee, che, proprio quando la vittoria definitiva sul liberalismo sembrava vicina, devono nuovamente vedersela con il nemico di sempre, il rozzo ed ignorante contadino yankee che ha già demolito i due passati tentativi di arrivare al dominio incontrastato delle burocrazie sul popolo (il fascismo ed il comunismo).

Gli statalisti americani avevano puntato tutto sul presidente nero, pensando che la colpa collettiva per il razzismo del passato avrebbe nascosto il fatto che Barack Hussein Obama, che un tempo si chiamava Barry Soetoro ma che trovava il suo nome poco “rivoluzionario”, è nato e cresciuto marxista e che si è sempre impegnato per la vittoria del socialismo contro il sistema liberal-capitalista dell’Occidente. Il trucco ha funzionato per qualche tempo, ma la maschera è caduta. Purtroppo, non prima che Obama ed i suoi facessero danni incalcolabili a quello che resta tuttora il paese più ricco e potente del pianeta.

I Tea Parties sono stati la risposta spontanea, forse sconclusionata ma profondamente sentita, di un popolo che ricorda ancora cosa renda gli Stati Uniti d’America il paese più ricco e potente del pianeta. Non la burocrazia, non i professori universitari, non le cricche di Wall Street ma la libertà e la possibilità di “inseguire la felicità”, ovvero la ricchezza ed il successo materiale. I democratici sono nel panico; vedono i numeri dei sondaggi sprofondare, le casse statali prosciugate dall’avidità dei loro supposti amici ed alleati (i sindacati, le banche, gli avvocati, i lobbyisti) e stanno perdendo la testa. Niente è ancora deciso, però. Da qui al 2 novembre può ancora succedere (e succederà) di tutto.

Noi, nel nostro piccolo angolo, nella nostra penisola dei caciocavalli devastata ed umiliata da una pletorica classe di incapaci e nullafacenti che pretendono di fare la bella vita alle spalle del contribuente cosa facciamo in concreto? Che ruolo giochiamo nell’eterna lotta tra libertà e totalitarismo? Ancora una volta scegliamo di fare spallucce, di lasciare che siano altri a portare alta la torcia della libertà, a combattere al posto nostro? Non ci credo. Esistono ancora milioni di persone che non solo si lamentano per lo stato pietoso nel quale versa l’antica patria del capitalismo, ma sarebbero anche ansiose di lottare in prima persona. Tutto sta nel trovarsi, conoscersi, organizzarsi e darsi da fare. Ieri come oggi, non basteranno i coraggiosi sforzi del popolo americano per salvare la civiltà occidentale. C’è bisogno dell’impegno di ognuno di noi.

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Deputato della Virginia ammette: ‘se non ci legate le mani, continueremo a rubare”
Barbara Hollingsworth
Originale (in inglese): Washington Examiner
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Ecco come ci si può accorgere che è in arrivo una grossa correzione di mezzo mandato:

Il 16 marzo scorso, confrontato pubblicamente da membri del Tea Party dell’area di Jefferson, il deputato Tom Perriello, Dem.-Virginia., fece una confessione sconvolgente:

“Se c’è una sola cosa che ho imparato qui (a Washington), che peraltro non avevo bisogno di venire qui per impararla, è l’unico modo di riuscire a far sì che il Congresso pareggi il bilancio è di non lasciargli alcuna scelta, e l’unico modo di tenerli lontani dalla marmellata è di non dargli alcuna scelta, ecco perché – sia che si tratti di leggi che costringono a pareggiare il bilancio o leggi che obbligano a finanziare con fondi esistenti le spese o qualsiasi altro mezzo simile – sono l’unica soluzione. Se non ci legate le mani, continueremo a rubare”.

I candidati uscenti che chiedono di essere rieletti, di solito, si atteggiano, gonfiano i risultati ottenuti e indorano continuamente la pillola. Ma il tentativo del democratico, laureato a Yale, di placare la rabbia dei Tea Partiers dicendogli che “se non ci legate le mani, continueremo a rubare” è scioccante, quando non brutalmente onesto.

Perriello, senza volerlo, ha dato agli elettori del Quinto Distretto la migliore ragione possibile per mandara a casa lui ed il resto dei suoi colleghi democratici, che hanno il controllo del Congresso dal 2006, il prossimo 2 novembre.

Il neoeletto Perriello sta cercando disperatamente di distanziarsi dalla gestione dell’economia dell’amministrazione Obama, tanto da chiedere, in un intervista concessa alla radio di Charlottesville WINA AM il 30 agosto, le dimissioni del segretario del tesoro Tim Geithner.

Quattro giorni prima, un Perriello chiaramente nel panico aveva detto ai Tea Parties che sarebbe stato “più che felice di rendere pubbliche le sue opinioni” sulla richiesta di dimissioni di Geithner. Anzi, visto che ci siamo ha chiesto anche al consigliere economico della Casa Bianca Lawrence Summers di dimettersi.

Alla fine, il popolo sta reagendo e Perriello – che era arrivato al Congresso sul carro del trionfo di Obama nel 2008 – ora è uno dei democratici più a rischio del paese. Un sondaggio della SurveyUSA lo vede 26 punti dietro al candidato repubblicano, il senatore statale Rob Hurt. Perriello deve solo prendersela con i voti che ha espresso al Congresso – e la sua bocca.

Perriello aveva votato contro il bailout delle banche (il TARP di G.W. Bush), ma da allora è stato un soldatino fedele del Presidente della Camera Nancy Pelosi. Ha votato per lo stimolo di Obama, per il cap and trade (i certificati verdi sulle emissioni di anidride carbonica ndT) e per l’Obamacare, seguendo le richieste della leadership democratica alla Camera il 90 per cento delle volte. Tutta questa fedeltà alla linea di partito viene usata contro di lui in maniera devastante.

I membri dei Tea Parties locali, che non mascherano il loro disprezzo nei suoi confronti, lo chiamano già “One Term Tom” (Tom, che è stato eletto una volta sola – ndT) ma hanno le proprie ragioni. Perriello, nei suoi incontri con gli elettori (i famosi townhall meetings ndT) aveva vietato di portare qualsiasi cartello, fino a quando il Rutherford Institute (associazione di punta nella difesa delle libertà civili ndApo) non ha minacciato di fargli causa per aver violato i diritti degli elettori ad esprimere le proprie opinioni. Alla fine, ha provato a prendersi il merito per aver cambiato idea. Un votante di Charlottesville, chiaramente disgustato, dice che sarebbe come se “un piromane cercasse di prendersi il merito di aver spento l’incendio che aveva appiccato”.

Non è che l’ennesimo segno di un eletto – ed un partito – ormai allo sbando.

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