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Immagine trovata su sfcmac.wordpress.comIl paese va a pezzi, le imprese si tengono 2.000 miliardi di dollari nelle casse terrorizzate dal dirigismo scalcinato dei democratici, disoccupati ovunque e chiamate al rigore fiscale. Eppure alla Casa Bianca, moltissimi si “dimenticano” di pagare le tasse. Do as I say, not as I do, chiaro.

Se mai c’è stato un articolo che non ha bisogno di commenti, si tratta del post pubblicato sul blog del “Los Angeles Times” da Andrew Malcolm. Migliaia e migliaia di dipendenti dell’amministrazione federale si “dimenticano” di pagare le tasse spesso e volentieri. Bazzecole, nevvero? Notare bene che si tratta di una delle testate che più si sono adoperate per l’elezione di Obama alla Casa Bianca e che, in passato, si è distinta per la sua indignazione selettiva, la scelta faziosissima delle notizie e l’ortodossia sinistra. Sarebbe come se, in Italia, a fare le bucce ai dipendenti della Regione Toscana fosse “La Repubblica”. Impensabile, vero? Eppure in America sta succedendo anche questo.

Qualcuno, visti i numeri delle vendite in picchiata ed il successo enorme dei media alternativi di destra, ha avuto una pensata geniale: ma se, invece dei soliti figli di, raccomandati e gente uscita dalle scuole di giornalismo ultra-sinistre, prendessimo qualcuno che parla la lingua di quella metà della popolazione che la pensa in maniera diversa e lo facessimo scrivere per noi, magari quella metà di popolazione che ci fa schifo ma spende bei soldi verrebbe a leggere le notizie da noi. Un’illuminazione sulla via di Damasco che, alle nostre latitudini, ancora sfugge ai contabili e agli azionisti dei media tradizionali, interessati solo e sempre al saccheggio delle casse pubbliche.

Sul fatto in sé, niente da dire. A forza di considerarsi l’avanguardia del proletariato, i sinistri finiscono sempre col diventare una sorta di aristocrazia cialtrona, immorale e truffaldina che si sente in diritto di fare qualsiasi schifezza, convinta che il “soccorso rosso” gli salverà sempre il didietro. Il caso della giovane terrorista figlia di un magistrato che si permette di dichiarare alla stampa che il povero Bonanni (certo non un cuor di leone) subirà le conseguenze dell’ira proletaria parla già abbondantemente da solo. Ultima nota: anche se in molti se ne sono dimenticati, questo sarebbe il mestiere di un giornalista. Cercare le notizie, anche scomode, renderle pubbliche e lasciare che a decidere sia il lettore. Repetita iuvant? Speriamo, ma non ne sono poi tanto convinto.

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41 aiutanti della Casa Bianca di Obama devono all’IRS 831.000 dollari in tasse arretrate – e non sono soli
Andrew Malcolm
Originale (in inglese): Los Angeles Times
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Col passare degli anni, ovunque nella nazione si è diffuso un sospetto generalizzato su Washington e la sua popolazione di residenti temporanei opportunisti che, appena entrati nel “giro”, iniziano a vedersi come persone speciali, al di sopra dei normali americani che non passano la vita in quella ex palude riempita di monumenti.

Beh, finalmente, ecco arrivare la fine di tutte queste chiacchiere senza fondamento. Grazie al lavoro diligente di escavazione condotto dal “Washington Post”, questi sospetti possono essere finalmente messi a tacere.

Sono esatti. Precisi. Al millimetro. Meglio di una bomba intelligente. Centro pieno. Precisi come sono sempre sembrati a tutti gli americani che non si sentono “speciali” e rispondono ogni anno agli obblighi imposti dal governo.

Ora sappiamo che i dipendenti federali in tutto il paese devono più di un miliardo di dollari in arretrati della tasse all’Internal Revenue Service (la feroce e temutissima Agenzia delle Entrate federali statunitense ndApo).

Della serie, mille volte un milione di dollari. I politici fanno un gran parlare e si fanno gran problemi sulla questione del taglio delle tasse alla classe media. Migliaia di impiegati federali, il taglio delle tasse se lo sono già fatto da tempo – non ufficialmente. Tra le fila di questi furbastri, che non solo aggirano la legge ma forse se ne vantano, si trovano più di tre dozzine di persone che lavorano per il presidente in quel bell’Ufficio Ovale appena ridecorato (coi soldi dei contribuenti, ovvio ndApo).

Il giornalista del “Washington Post”, T.W. Farnum ha fatto qualche ricerca, scoperndo che solo 638 impiegati a Capitol Hill (sede del Congresso USA ndT) devono all’IRS qualcosa come 9,3 milioni di dollari in arretrati delle tasse. Della serie, non pagate. L’IRS viene fregato dallo stesso corpo legislativo che ne controlla il bilancio. Washington funziona così.

Ora, bisogna ammettere che gli arretrati delle tasse sono stati un problema per l’amministrazione Obama-Biden. Ricordate come Tom Daschle fosse stata la prima scelta per guidare l’Health and Human Services Department. Poi si scoprì che l’ex senatore democratico, sconfitto nel 2004 nel South Dakota, doveva qualche spicciolo all’IRS: 120.000 dollari per alcune cosette “regalate” dai suoi nuovi benefattori (il grosso studio legale di Atlanta Alston + Firm, potente ed influente a Washington ndApo) che si era “dimenticato” di dichiarare al fisco. Sapete come va. Centomila più, centomila meno. Alla fine ha preferito farsi da parte.

Poi abbiamo saputo che un tizio, un certo Timothy Geithner, doveva qualcosa come 42.000 dollari in tasse e penali all’IRS, una delle agenzie che, come segretario del Tesoro, ricadono sotto la sua responsabilità. Si tratta della personcina più che capace che dovrebbe sapere come gestire al meglio i soldi degli altri. Alla fine, fu tutto scusato con la vecchia cultura bipartisan di Washington, conosciuta anche come cultura del “pararsi il didietro” (in inglese si chiama “CYA culture” ovvero, “cover your a**”, dichiararsi mai responsabile, trovare qualcuno cui scaricare in fretta il barile e far finta di niente. Ovvero, come l’Italia ha funzionato negli ultimi secoli ndApo) e considerato una di quelle “dimenticanze” che avvengono per caso ma che non succedono mai perché si dovrebbero pagare troppe tasse.

E sotto la guida esperta di Geithner, l’economia americana è andata, beh, alla grandissima! Basta che ci diate un’occhiata, no?

Le leggi sulla privacy impediscono che siano resi pubblici i nomi dei singoli che hanno violato il codice fiscale. Ma sappiamo che alla fine del 2009, 41 impiegati della stessa Casa Bianca di Obama devono al governo che dovrebbero aiutare a funzionare un totale di 831.055 dollari in arretrati delle tasse. Ovvero un bel mucchio di dessert speciali alla cioccolata alla Mensa della Casa Bianca.

Alla Camera, 421 persone devono un totale di 6.524.892 dollari. Al Senato, 217 devono 2.774.836. Nel dipartimento che controlla l’IRS, il Tesoro, 1.204 devono 7.670.814 dollari. Al dipartimento del Lavoro, dove il marito del segretario Hilda Solis ha avuto più di un problemino con le tasse prima della sua conferma da parte del Senato, 463 devono 7.481.463 dollari. 81 lavoratori del board dei governatori della Federal Reserve devono al governo 1.076.733 dollari.

Al dipartimento della Giustizia, che è così impegnato a far rispettare le altre leggi e citare in giudizio l’Arizona, 1.971 dipendenti devono la bellezza di 14.350.152 dollari in tasse che si sono “dimenticati” di pagare.

Poi, arriviamo al dipartimento della Sicurezza Interna (Homeland Security ndT), guidato da Janet Napolitano, l’ex governatore dell’Arizona che preferiva chiamare gli attentati terroristici “disastri causato dall’uomo”. La Homeland Security ci mantiene tutti al sicuro, assicurandosi che un turista olandese sia presente su ogni volo in arrivo dall’estero per impedire ai terroristi di farsi esplodere le mutande.

All’interno di quello stesso dipartimento, si trovano 4.856 persone che devono all’agenzia delle entrate la bella sommetta di 37.012.174 dollari.

E poi hanno il coraggio di controllare le nostre tasche, per vedere se abbiamo comprato delle monete d’oro?

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