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Disegno trovato su doomonger.tumblr.comL’economia non è una delle materie più user-friendly del mondo, almeno da quando gli economisti hanno iniziato ad infarcire i loro libri di formule per sembrare degli “scienziati veri”. Secondo l’Apolide, chi usa troppi paroloni è uno sfaticato. Comunicare in maniera chiara è difficile ma c’è chi ci riesce. Dopo il salto Daniel Hannan, la great Blue hope della politica europea. Enjoy.

L’Apolide e la scienza economica hanno avuto sempre un rapporto vagamente conflittuale. Nonostante se ne sia interessato fin dalla più tenera età, i voli pindarici dei tanti soloni che riempivano i libri di testo all’università gli causavano più di una reazione psico-somatica. Per questo che, invece di diventare un’economista come si era riproposto, scelse di occuparsi di politica internazionale. Dal punto di vista lavorativo, non fu una scelta affatto felice ma probabilmente, vista la sua idiosincrasia per le panzane keynesiane, avrebbe fatto comunque poca strada anche in quel settore. Quando finalmente è stato esposto agli insegnamenti della scuola austriaca, si è aperto un nuovo mondo davanti ai suoi occhi. Il percorso, però, non è stato affatto semplice. Provò a partire dalle basi, affrontando (beata innocenza) la “Teoria della moneta e del credito” di von Mises, seguendo il consiglio del professor Are, grande esperto di storia economica, ma non andò affatto bene. Leggere una sola pagina era estremamente faticoso, non parliamo poi di capirla sul serio. Alla fine, distratto da mille altre cose, il librone rimase lì, finendo poi in terza fila in qualche scaffale nascosto (la casa dell’Apolide soffre da sempre la mancanza di adeguati spazi per riporre i libri). Daniel Hannan, parlamentare europeo conservatore per l’Inghilterra del Sud-Est, condivide le preoccupazioni dell’Apolide (great minds think alike ^_^) ma fa un passo in più, consigliando un libro scritto da Peter ed Andrew Schiff che riesce nell’impossibile: spiegare la teoria economica del libero mercato in termini comprensibili anche ad un bambino di otto anni. L’Apolide, che farà di tutto per procurarsi il libro in questione, applaude convintamente all’opera di divulgazione degli Schiff, che fino ad ora aveva stimato solo come acuti analisti di mercato. Si augura che tale esempio venga seguito con entusiasmo dagli esperti italiani di questa scuola economica. Invece di perdersi in discussioni futili con gli statalisti, pensiamo a rendere comprensibile il messaggio dei maestri (von Mises, von Hayek, Rothbard et al) anche all’italiota medio, che ha in testa una gran confusione fatta di robaccia socialista, panzane cattocomuniste e puttanate varie. Sarebbe cosa buona, giusta, opportuna e quantomai necessaria.

L’Apolide

Impara l’economia di mercato in due sole ore
Daniel Hannan, MEP
Originale (in inglese): The Daily Telegraph
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Se vuoi capire davvero cosa sta succedendo all’economia mondiale, leggi il nuovo libro di Peter Schiff (scritto a quattro mani con suo fratello Andrew): “How an Economy Grows and Why it Crashes”. Non hai bisogno di essere un laureato in economia per capirlo; anche un bambino di otto anni potrebbe seguire i suoi ragionamenti.

Dico sul serio: quando Peter ed Andrew erano bambini, il loro padre, Irwin Schiff, economista anti-keynesiano e nemico giurato delle tasse, gli raccontava delle storielle per insegnargli alcuni principi economici.

Mettiamo che ci siano tre uomini su un isola e che ognuno di loro riesca a pescare un pesce al giorno. Ci vuole tutta una giornata per riuscire a prendere un pesce con le mani e, per sopravvivere, hai bisogno di mangiare un pesce ogni giorno. Supponi che un uomo decida di digiunare per 24 ore ed impiegare il tempo per fabbricarsi una rete che gli consenta di catturare due pesci al giorno. Cosa dovrebbe fare con i pesci in più? Dovrebbe prestarli agli altri uomini, così che possano mangiare mentre si stanno costruendo le reti? (Le reti potrebbero non venire bene e quindi potrebbe rischiare di perdere l’investimento: ma potrebbe compensare questo rischio chiedendo che gli restituiscano due pesci per ogni pesce che gli ha prestato). Dovrebbe forse costruire due altre reti e poi affittarle agli altri? O forse dovrebbe semplicemente mangiarsi il pesce in più ogni giorno?

I fratelli Schiff iniziano con questo semplice scenario e continuano a svilupparlo, introducendo poco alla volta i concetti della specializzazione del lavoro, del vantaggio comparativo, il commercio tra le isole, la moneta di carta, il governo, le tasse ed il debito statale. Con un linguaggio semplice e seguendo un filo logico preciso, espandono l’isola dall’economia chiusa fatta da tre soli uomini al giorno di oggi: una bolla nei prezzi delle capanne che spinge l’imprevidente senato dell’isola a stampare sempre più titoli di credito che danno diritto ad un pesce.

Perché dovremmo dar retta a Peter Schiff? Beh, ecco una ragione piuttosto convincente: ha previsto con precisione e tempismo l’attuale crisi economica. Non voglio dire che ha detto che c’era un temporale in arrivo: un uomo che ogni giorno grida al crollo dell’economia avrà per forza ragione una volta ogni dieci anni o giù di lì. No, voglio dire che ha predetto il crollo dei mutui sub-prime, che ha avuto ragione quando ha predetto il momento di tale crollo e che ha spiegato correttamente le ragioni per le quali sarebbe successo. Per farla breve, si è guadagnato il diritto ad essere ascoltato.

Vorrei tanto aver potuto leggere questo libro dieci anni fa. La prima volta che fui eletto, sentii di dover acquisire almeno una conoscenza di base dell’economia, quindi mi procurai una serie di libri da leggere, iniziando da quel compagno di tante serate degli studenti di economia, il Begg-Fischer-Dornbusch (ai miei tempi era solo Fischer-Dornbusch, ma può darsi che ora ci sia un nuovo autore ndApo). Mentre mi inoltravo tra i vari testi, iniziai a sentirmi smarrito. Gran parte della dottrina dominante andava contro al senso comune. Per esempio, perché gli economisti vedevano la domanda dei consumatori come una causa della crescita economica piuttosto che come una conseguenza? Perché mai sarebbe dovuto essere auspicabile un aumento della spesa anche se non veniva prodotto niente che avesse un valore reale? Perché quasi tutti gli esperti applaudivano alla separazione tra la moneta e qualsiasi cosa dotata di un valore intrinseco come l’oro? Ma questo fatto non consentiva forse ai governi di trasferire la ricchezza dai risparmiatori privati a loro stessi?

Dopo qualche tempo, mi resi conto che c’erano degli economisti che si facevano queste ovvie domande. Erano conosciuti come la Scuola Austriaca e non erano affatto popolari tra i professori o chi orbitava attorno ai governi. Il problema è che, se alcuni di loro scrivevano in maniera comprensibile, molti altri producevano libri dannatamente complicati.

Effettivamente la teoria economica è diventata in gran parte incomprensibile per i non iniziati. Non è sempre stato così: Adam Smith, che potremmo definire come il primo economista della storia, si vedeva come un filosofo morale e scriveva in una prosa chiara ed elegante. Con l’avanzare del diciannovesimo secolo, passò l’idea che, per essere presa sul serio, l’economia doveva essere trattata come una disciplina scientifica, completa di equazioni e formule. Come disse Robert Heilbronner, “la matematica portò il rigore all’economia ma purtroppo anche la mortis (gioco di parole con il termine latino rigor mortis ndT)”.

Mentre l’economia si allontanava dalla comprensione dell’uomo della strada, prese commiato anche dal senso comune. Ogni genere di idea, per quanto completamente implausibile, era sostenuta da grafici notevoli e discorsi convoluti pieni di paroloni. I non iniziati ebbero timore a fare domande scomode alle figure sacerdotali che difendevano l’ortodossia della disciplina.

Non credi che i governi possano uscire dalle recessioni spendendo e spandendo? Ha! Stai rivelando la tua ignoranza! Dubiti forse della saggezza nel manipolare deliberatamente i tassi di interesse per favorire la creazione di debiti e punire chi risparmia? Torna a studiare! Ti rende nervoso il sapere che i governi possono togliere ogni valore al denaro perché lo hanno scollegato da ogni valore intrinseco? Retrogrado! Tornatene nel Medio Evo!

Come regola generale, se gli esperti non possono spiegare un qualsiasi concetto in maniera semplice, dovremmo iniziare a preoccuparci. I fratelli Schiff spiegano il loro modello in maniera molto semplice, ed è questo che lo rende così convincente. Se senti di voler capire qualcosa di più dell’economia del libero mercato, ma non hai il tempo di affrontare l’opera completa di von Mises e Rothbard, questo libro è perfetto per iniziare. E se trovi la tesi degli Schiff convincente, può essere utile il lavoro del Cobden Centre, che si sta impegnando da anni per applicare le teorie della scuola austriaca alla politica inglese.