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Immagine trovata su dearkitty.blogsome.comInterrompiamo le trasmissioni regolari per una notizia appena giunta in redazione: la bolla del debito pubblico americano, tra uno scricchiolio e l’altro, potrebbe esplodere in ogni momento. Si pregano i gentili telespettatori di prepararsi in ogni caso al peggio. I mean it.

Come diceva Gil Scott-Heron qualche eone fa, la rivoluzione non sarà trasmessa in televisione. Ecco perché, probabilmente, questa notizia sarà convenientemente ignorata da gran parte dei media mainstream. Come si dice in inglese, non si accorda con la “narrativa”, ovvero va contro alla montagna di panzane rifilate al popolo bue dai pennivendoli che bivaccano nelle redazioni “in” di mezzo mondo.

In breve, nella folle diga eretta a protezione degli immensi debiti pubblici che gli enormi stati sociali dell’Occidente hanno creato si stanno aprendo sempre più falle. Come nella storia olandese, il bambino di turno (Oh-bummer, Tremendino, Cicciobello, Napoleoncino) corrono ad infilarvi un dito e cacciarvi sopra una bella palata di cemento. A forza di correre a destra e sinistra, le falle si moltiplicano e, invece di qualche sinistra goccia, gli zampilli si fanno sempre più evidenti. Prima o poi diventeranno troppo evidenti per essere nascosti e la psicologia della folla farà il resto. Il momento non è ancora arrivato, ma si sta avvicinando a passi da gigante.

Cosa è successo? L’asta dei T-Bonds a 3 anni è andata male. La cifra da collocare, 32 miliardi di dollari, è insignificante in confronto alla montagna di debito pubblico creato dal nulla da Obambi e dai suoi amicicci della Fed, ma il segnale è comunque preoccupante. Tanto preoccupante da essere ignorato da gran parte della stampa, per evidenti ragioni. Non disturbate il manovratore, specialmente quando è impegnato ad inventarsi modi estrosi per estorcervi i soldi necessari a mantenere in piedi quella baracca che ha imparato a sfruttare in ogni modo possibile e immaginabile.

Come andrà a finire? Lo sappiamo più o meno tutti, anche se non vogliamo ammetterlo. Prima o poi la diga verrà giù e allora potrà succedere davvero di tutto. Ormai l’unica cosa da decidere è quale diga verrà giù prima delle altre, dettaglio niente affatto trascurabile per chi è in grado di creare dal nulla fortune immense giocando sui differenziali tra le valute o sui prodotti derivati. Mentre tutti guardavano la “povera” Europa, la situazione americana si aggravava giorno dopo giorno. I governi europei hanno provato a rispondere, chi meglio (Cicciobello e Frau Merkel), chi meno bene (Schifotero), chi al limite della sufficienza (Tremendino e Napoleoncino), ma la volontà di andare nella direzione giusta, tagliando spese, burocrati e privilegi sembra ormai chiara. The One non ne vuole nemmeno sentire parlare e continua ad accumulare spese e debiti, fregandosene di tutto e tutti.

Previsioni non ne faccio più o meno dal 1996, quando convinsi i miei a smobilitare quasi tutte le posizioni sul Nasdaq, che avevano dato grosse soddisfazioni, perché secondo le mie analisi il boom era insostenibile, irragionevole e sarebbe finito male. Alla fine si è dimostrato che avevo ragione, ma sbagliai di qualcosa come cinque anni, “perdendo” una cifra considerevole di guadagni potenziali, cosa che, assieme ad una serie di scommesse sbagliate su start-up tecnologiche negli anni 2000, mi convinse a lasciar perdere il mercato e lasciarlo a chi ha tempo e stomaco per seguire le sue infinite convoluzioni. Stavolta ho lo stesso “gut feeling”, da parecchio tempo sono certo che la botta ci sarà, ma non ho idea di cosa farà scoppiare la immensa bolla sopra la quale siamo tutti più o meno seduti. Stavolta non azzardo un bel niente. Le cose andranno come andranno. Consigli? Quelli di sempre. Smobilitate tutto, comprate beni reali, immobili se avete fiducia nel vostro stato-governo, metalli preziosi o diamanti se temete di essere costretti a scappare quando le cose si metteranno davvero male. A questo punto non resta che prepararsi e restare a vedere come andrà a finire. Sperando che il caos non arrivi agli estremi visti negli anni ’20 in Germania. La cosa non sarebbe per niente carina, nemmeno da osservare da lontano.

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I buoni del tesoro USA cadono dopo un’asta debole di titoli a 3 anni
The Associated Press
Originale (in inglese): Yahoo! Finance
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

I buoni del tesoro continuano un trend negativo che dura da una settimana, dopo che l’asta del governo di 32 miliardi di dollari di nuovo debito è andata quasi deserta. Il tasso sui buoni a 10 anni è cresciuto ai massimi degli ultimi 10 mesi (la mancanza di prospettiva storica degli analisti finanziari mi ha sempre suscitato pensieri non particolarmente gentili ndApo).

Il governo aveva messo all’asta buoni a tre anni con un tasso dell’1,34 per cento. Questo è il costo più elevato che il governo ha dovuto garantire su questi certificati dallo scorso maggio.

I compratori stranieri sono stati notati per la loro assenza. I partecipanti indiretti, che agiscono come rozzi intermediari per i fondi di investimento e le banche straniere, si sono aggiudicati solo il 27 per cento dei titoli, il tasso più basso dal maggio del 2007 (oh-oh, se anche i banchieri tirano i remi in barca, la situazione è peggiore di quanto immaginiamo ndApo).

Thomas Simons, market economist alla Jefferies & Co, ha fatto notare delle statistiche che mostrano come siano sempre meno gli acquirenti stranieri che partecipano alle aste dei Treasury Bonds a breve termine.

Secondo lui, “altri mercati stanno andando meglio, sia l’azionario che le commodities. Anche il debito dei paesi emergenti sembra andar piuttosto bene, sempre che tu non abbia comprato buoni del tesoro egiziani”.

Negli ultimi giorni i traders hanno iniziato a vendere buoni del tesoro, facendone aumentare il rendimento, dopo alcune notizie economiche positive (dove? come? quando? ndApo). La vendita della settimana scorsa era stata causata da un buon rapporto sulla produzione industriale ed il calo del tasso di disoccupazione al 9 per cento (ahahahahah, aiuto, il core, sarebbero queste le notizie positive? Non riesco a smettere di ridere ndApo). Fino allo scorso novembre, i buoni del tesoro a tre anni offrivano un rendimento nominale dello 0,50 per cento (84 punti base persi in tre mesi e nessuno si disturba ad esaminare la situazione? Mah, la cosa puzza parecchio ndApo).

I buoni del tesoro a 10 anni sono calati di 75 centesimi ogni 100 dollari investiti. Questo calo del prezzo ha aumentato il rendimento nominale al 3,74 per cento, in crescita di 10 punti base dal 3,64 di lunedì. Questo è il rendimento più alto del T-Bond a 10 anni dallo scorso aprile.

Le banche ed altri mediatori usano comunemente questo tasso d’interesse per fissare i tassi applicati sui mutui immobiliari ed altri tipi di prestiti (doppio, triplo e quadruplo oh-oh – se avevate in mente di comprarvi casa negli Stati Uniti, aspettate ancora qualche mese, quando le banche avranno talmente tante case in portafoglio da non sapere cosa farsene ndApo).

I T-Bonds a 30 anni hanno perso un dollaro. Il rendimento è salito di 7 punti base, dal 4,70 per cento di lunedì al 4,77 odierno.

L’asta di martedì è la prima delle tre che si terranno questa settimana, nelle quali il governo pensa di collocare un totale di 72 miliardi di dollari necessari a finanziare il deficit del budget federale. La prossima avverrà mercoledì e saranno piazzati 24 miliardi di dollari di T-Bonds a 10 anni.

Nel mercato dei buoni del tesoro a breve, il T-bill a tre mesi ha pagato un tasso dello 0,14. Il suo sconto era dello 0,15 per cento.

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