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Foto trovata su barenakedislam.wordpress.comLa francamente preoccupante tolleranza dell’establishment politico-culturale britannico nei confronti dei peggiori propagatori d’odio del pianeta sembra finalmente giunta alla fine. Vedremo se Cicciobello Cameron avrà lo stomaco di portare questa decisione fino in fondo. Sarebbe anche l’ora.

Una delle poche preoccupazioni che il sottoscritto aveva prima di prendere l’aereo che l’ha portato in questa simpatica gabbia di matti era la presenza di una certo non salubre concentrazione di fanatici islamisti cui era permesso praticamente di fare quello che volevano. La cosa, ovviamente, aveva causato qualche piccola preoccupazione. Saranno retrogradi, reazionari, sanguinari e tutto quel che volete, ma i nuovi “barboni” sanno bene come usare Internet. Aggiungi la discreta affidabilità dei traduttori automatici e la possibilità di trovarsi un bersaglio disegnato sulla schiena non è più così ridicola o remota. A parte queste piccole paranoie insensate (figuriamoci se quella gente sta a preoccuparsi di un giornalistucolo come il sottoscritto), l’idea di trasferirmi da una landa prostrata da sessant’anni di dominio sinistro ad una che, nonostante un sindaco conservatore, sta ancora lottando contro il dominio del politically correct e le altre follie sinistrorse non era delle più rassicuranti. Alla fine sono partito comunque, ma qualche dubbio continuavo ad averlo.

La realtà, come accade di solito, è molto più complicata di qualsiasi scenario uno riesca a tracciare mentalmente. Forse perché sono capitato in una parte della città non particolarmente sfortunata, mi preoccupano più le mini-bande di giovinastri che scorrazzano per le strade nel fine settimana. Ancora non ho visto un burqa, anche se l’hijab lo portano parecchie donne, quasi tutte immigrate dall’Africa o dall’Asia. Sikh ne ho trovati diversi, integralisti islamici decisamente meno, cosa che mi ha fatto tirare un respiro di sollievo.

Quando ho letto del discorso di Cicciobello Cameron sul fallimento del multiculturalismo, stavo quasi per correre da un buon off license e comprare una bottiglia di champagne per festeggiare. Poi mi sono ricordato che anche la Merkel aveva fatto un discorso molto simile e che le cose in Cruccolandia non è che fossero cambiate dall’oggi al domani. Insomma, come dicono da queste parti, talk is cheap. Aspettiamo atti formali che vadano in quella direzione prima di iniziare a stappare il “bubbly” (vini più o meno gassati dai posti più assurdi del mondo se ne trovano parecchi, champagne o spumanti decenti molto meno).

L’articolo che trovate qui sotto è apparso sull’Observer, il blog che Nick Cohen tiene sul molto sinistro quotidiano inglese “The Guardian”. Il fatto sarebbe di per sé storico, ma col tempo mi sto rendendo conto che da queste parti anche i giornali più sinistrorsi mantengono un minimo di dignità e una parvenza di deontologia professionale. Insomma, il “Guardian” o lo “Independent” sono indubbiamente sinistri e talvolta irritanti, ma non arriveranno mai agli abissi di faziosità ed indecenza di certi fogliacci italioti. Questo non mi convincerà a comprarli ma un giretto ogni tanto sul loro sito web me lo farò sicuramente.

L’appeasement è una tendenza ormai radicata nelle elites britanniche, figlia dello shock culturale portato dalla Grande Guerra e dagli inusitati sacrifici sostenuti durante la Seconda Guerra Mondiale pur di sconfiggere i totalitarismi nazional-socialisti. Tragedie del genere influiscono per forza sul carattere nazionale, plasmandolo in maniera forse irreversibile. Eppure in giro si sente ancora l’eco della mentalità imperiale, l’orgoglio di essere ancora uno dei grandi del mondo, la frustrazione profonda del rendersi conto di non essere più in grado di pilotare i destini di intere nazioni dalle comode stanze di Whitehall. Questo paese, insomma, sembra in grado di raddrizzare la schiena e trovare, chissà dove, le riserve morali e psicologiche per affrontare una nuova battaglia di libertà. Mi risparmio paragoni con la penisola dei caciocavalli per non rovinarmi questo pomeriggio di festa. Buona lettura a tutti ed incrociamo le dita all together. Il ritorno del Regno Unito nel novero dei difensori della libertà sarebbe una notizia epocale. Speriamo di non aver preso l’ennesimo abbaglio clamoroso.

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Finalmente gli appeasers verso l’Islam radicale la pianteranno
Nick Cohen
Originale (in inglese): The Guardian
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Certo non l’ultimo dei piaceri concessi dalle rivoluzioni in Nord Africa è l’espressione stupita sui volti dell’establishment della politica estera. Per diplomatici e ministri, il mondo è diventato un’infinita fonte di sorprese sconvolgenti, con ogni lancio d’agenzia che demolisce un angolo del loro castello di certezze. “Ma dai, la Tunisia? Pensa te!” “Egitto? L’Egitto?? Ma che c***o?”. Whitehall ha talmente perso la bussola da costringere Alistair Burt, ministro per il Medio Oriente, ad ammettere che il Foreign Office non capisce più niente di quello che sta succedendo al mondo. In un lamento torturato, dice che “il vento sta cambiando con grande forza e noi non siamo più in grado di stare qui a Londra e capire da che parte tirerà domani”.

Siamo testimoni di un fallimento diplomatico altrettanto grave di quello che portò le cancellerie occidentali a non essere in grado di prevedere il collasso imminente del comunismo sovietico. Le rivolte nel mondo arabo stanno succedendo in luoghi e con modalità che gli esperti non sarebbero mai stati in grado di prevedere. Con un minimo di fortuna, vedremo anche le fine di uno dei più disdicevoli episodi nella storia della diplomazia britannica da quando Chamberlain ed Halifax si fecero in quattro pur di tener buoni i fascismi europei nel corso degli anni ’30.

Come l’America e la Francia, la Gran Bretagna ha provato ad affascinare i dittatori arabi, non solo al Cairo o a Riyadh. WikiLeaks ha rivelato che, con la scusa del “realismo” e della “difesa della stabilità”, il Foreign Office ha anche preso per il braccio il lunatico Muammar Gheddafi, spiegando ai cortigiani del vecchio despota come avrebbero potuto ottenere il rilascio dell’attentatore di Lockerbie ben prima che i tribunali lo prosciogliessero da ogni responsabilità per il peggior omicidio della storia recente del paese.

Quello che rende il Foreign Office ben peggiore di tante altre ciniche cancellerie occidentali è il fatto che non si è accontentato di corteggiare gli attuali dittatori secolari. Andando ben oltre, si è messo a tubare con i teocrati della Fratellanza Musulmana, quelli che si aspetta diventeranno i dittatori religiosi di domani. In nessun momento gli è passato per l’anticamera del cervello di difendere gli interessi di chi, in Egitto, Tunisia, Siria o altrove, non volesse più vivere sotto una dittatura, qualunque fosse la sua forma o colore.

L’appeasement è una tattica difficile da controllare. I diplomatici si convincono che stanno “trattando” con movimenti rivoltanti perché serve all’interesse nazionale. Il problema è che più a lungo trattano, più diventano disposti a prendere le parti dei propri partner, trovando scuse per giustificare la loro ideologia contraria alla vita. Una serie di documenti fatti arrivare allo “Observer” da un coraggioso dipendente del Foreign Office chiamato Derek Pasquill dimostrano che la Gran Bretagna non si è preoccupata per un solo secondo di cosa avrebbe significato per le minoranze cristiana o baha’i una dittatura guidata dalla Fratellanza Musulmana; non parliamo poi dei democratici egiziani, dei liberali, dei sindacalisti, delle donne o degli stessi omosessuali.

Il sofismo tipico di Whitehall è dimostrato da un briefing tenuto da Mockbul Ali, veterano della destra religiosa assunto dal Foreign Office come consulente. Ali disse ai ministri che Yusuf al-Qaradawi, uno dei teologi preferiti dalla Fratellanza, era una figura mainstream con la quale la Gran Bretagna avrebbe fatto bene a trattare. Ali “dimenticò” di ricordare che il religioso aveva sollecitato i suoi seguaci a picchiare le proprie mogli, mutilare i genitali delle figlie ed assassinare omosessuali, ebrei ed ‘apostati’ musulmani (chi abbandona l’Islam ndT).

I curriculum dei diplomatici del Foreign Office ci danno la misura del livello del disastro avvenuto a Whitehall. Frances Guy, a capo del gruppo “Engaging with the Islamic World”, che ha guidato lo sforzo per sostenere l’Islam più radicale, girando fondi della cooperazione internazionale e coinvolgendo la Fratellanza nella politica estera britannica, ora è l’ambasciatrice in Libano, da dove scrive sinistri post sul suo blog, dichiarando che “ammira” i leader di Hezbollah. Derek Pasquill ha perso il lavoro, la casa ed ha visto fallire il suo matrimonio solo per aver denunciato queste pratiche. Ecco il prezzo paga chi difende i valori liberali nella Gran Bretagna “liberale”.

C’è una vecchia e non certo peregrina argomentazione di sinistra (talk for yourself, leftie ndApo) che sostiene che l’establisment britannico abbia mantenuto una mentaità coloniale. Vuole tenersi buona la destra islamista (destra? Definizione altissimamente discutibile ndApo) casomai conquistasse il controllo dei pozzi petroliferi e, in fondo, non crede che gli arabi o i musulmani meritino la democrazia, visto che Johnny l’Arabo non è in grado di gestire nemmeno le libertà più elementari. Echi di questo pregiudizio antico si ritrovano nei tentativi della BBC di dipingere i Fratelli Musulmani come moderati, come se fossero l’equivalente mediorientale della Comunione Anglicana o nel fatto che l’Home Office e la Metropolitan Police, come lo stesso Foreign Office, siano disposti a trattare la Fratellanza Musulmana o Jamaat-i-Islami come le uniche voci legittime della Gran Bretagna musulmana. (Se non vedete perché tale posizione sia assurda, immaginate come vi sentireste se i responsabili governativi trattassero il BNP come la voce legittima della Gran Bretagna bianca e la BBC non facesse altro che glorificare la moderazione di Nick Griffin.)

Come ormai chiunque dotato di occhi e cervello è in grado di capire, chi dice di essere il nemico giurato dell’establishment britannico non è affatto meglio della classe dominante. Prendiamo il caso più famoso: i londinesi ‘progressisti’ sembrano disposti a votare ancora per Ken Livingstone l’anno prossimo, anche se ha appoggiato Qaradawi ed ha preso i soldi della televisione di propaganda del regime iraniano Press TV anche dopo che gli uomini della polizia segreta dei mullah avevano ucciso e violentato dimostranti a favore della democrazia a Teheran.

Londra è uno dei centri più importanti al mondo per il giornalismo e l’attivismo politico arabo. Il fallimento della destra come della sinistra, dell’establisment e dell’opposizione, nel proporre argomentazioni di principio contro la reazione dei religiosi avrà ramificazioni globali. Idee messe a punto in Gran Bretagna – come il fatto che sia da bigotti opporsi al bigottismo; ‘islamofobico’ opporsi a religiosi che non vorrebbero altro che opprimere altri musulmani – partono dalla stampa per poi atterrare in territori dove possono causare danni molto reali alle persone.

David Cameron sembra pronto a difendere principi elementari. Il suo discorso in Germania, dove ha rifiutato con il necessario disprezzo sia l’argomentazione della destra che uno scontro di civiltà rende la democrazia incompatibile col mondo islamico sia il doppio standard dei multi-culturalisti, che pensano di potersi opporsi a dottrine fasciste quando a proporle sono demagoghi bianchi ma non quando a farlo sono reazionari scuri di pelle, era praticamente perfetto.

Non sono sicuro che il primo ministro si renda conto di stare attaccando più una sensibilità generale che una piattaforma politica. Visto che la Gran Bretagna non è mai stata invasa dai nazisti e non ha mai sofferto le conseguenze di nessun altra forma di tirannia popolare nel 20° secolo, trattiamo i regimi totalitari con una leggerezza imperdonabile. Burocrati dilettanti, giornalisti ed intellettuali giocano con gli estremisti e le loro idee con la nonchalance di uomini e donne che sono convinti di non dover soffrire alcuna conseguenza per le loro azioni, visto che gli estremisti non arriveranno mai al potere da noi. Il regalo più grande che gli inglesi possono fare al mondo in questo momento di crisi è imitare le folle in Nord Africa e dire di averne abbastanza di queste follie. Il momento di separarsi da un passato francamente vergognoso è finalmente arrivato.