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Immagine trovata su onlinehealthinsurancebenefits.com (ATTENZIONE - contiene cavallo di Troia ndApo)Il “New York Times” mette in guardia contro una ‘agenda nascosta” del GOP e dei Tea Parties che vorrebbe ridurre il ruolo degli stati e combattere il potere dei sindacati dei pubblici dipendenti. Beh, veramente non è nascosta proprio per niente. La festa è finita, gente. O la capite con le buone…

D’accordo, il titolo non è dei più felici, visto che non è carino augurarsi la morte di nessuno. Il fatto che i dipendenti pubblici e, soprattutto, quella manica di sanguisughe ideologizzate che pretendono di rappresentarne gli interessi, siano i principali colpevoli dell’inusitato debito pubblico che sta trascinando a fondo gran parte dell’Occidente non si può però trascurare. Le carinerie ed i salamelecchi non cambiano il fatto che ognuno di noi contribuenti viene tassato in maniera spropositata per consentire a lorsignori scatti d’anzianità automatici, pensioni luculliane o anche il piccolo dettaglio di lavorare MOLTO meno di un loro corrispettivo nel settore privato. Inutile prendersi in giro, tutti abbiamo l’amico dipendente pubblico che è una degnissima persona e che si fa un mazzo così per provare a tirare avanti la baracca, nonostante i tagli ed i regolamenti astrusi, non bisogna fare di tutt’erba un fascio e blablabla e quaquaqua. Insomma, signori, in Italia ci sono talmente tanti dipendenti pubblici da non sapere nemmeno QUANTI siano (trovatemi una statistica sicura ed affidabile: io non ci sono riuscito). Gli enti “inutili” sono talmente numerosi da occupare stabilmente buona parte del centro della capitale, “ladrona” non in quanto tale ma perché, appunto, occupata militarmente da un esercito di sanguisughe. Ci sono persone, come una mia cara amica, che prendono discreti stipendi ma che, quando gli viene chiesto che lavoro facciano, devono impegnarsi in contorsionismi verbali da gara olimpica per mettere insieme alla benemeglio uno straccio di spiegazione. Nonostante voglia un gran bene alla persona in questione, non posso altro che augurarmi che sia metaforicamente presa a calci nel sedere e rimandata nel mondo reale, dove la sua intelligenza e capacità troverà sicuramente impieghi enormemente più produttivi.

La questione, in fondo, è tutta qui. Da una parte ci sta chi produce, lavora, si danna l’anima, paga le tasse fino all’ultimo centesimo o le evade non perché brutto e cattivo ma perché non ha altra scelta, a parte quella di emigrare o portare i libri in tribunale/restituire la partita IVA. Dall’altra gli amici degli amici, le cricche, le congreghe di salassatori delle pubbliche casse, i maestri dell’emendamento, i signori del finanziamento europeo (che poi viene anch’esso dalle nostre cavolo di tasche), i furbetti del partitino che si fanno le case al mare coi rimborsi elettorali, i professionisti incapaci che sono pieni di lavoro solo perché hanno finanziato la campagna elettorale del politichetto giusto e tutto il resto della variopinta, miseranda umanità stracciona e lacera anche se rivestita da abiti lussuosi o gioielli vistosi e pacchiani. I secondi pretendono di campare alle spalle dei primi. Il giochino ha funzionato fino a quando i secondi erano molti meno dei primi o avevano un minimo di ritegno, come durante la cosiddetta prima repubblica, limitando i propri appetiti ed accontentandosi di una tranquilla vita da travet. Ora i secondi sono un esercito e non si accontentano più. Vogliono tutti la Ferrari, il 18 metri a Portofino, la villa alle Bermuda come il Cavaliere. A forza di tassare, i primi non arrivano alla fine del mese e si stanno leggerissimamente stufando di questo andazzo del menga. Come andrà a finire la storia non lo so e non lo voglio nemmeno sapere. Ogni volta che ci penso, mi viene voglia di scendere le Alpi a mò di lanzichenecco, magari a capo di un esercito fatto dalle legioni di italiani costretti ad emigrare per esercitare il loro mestiere ed iniziare a distribuire un poco di vera giustizia del popolo a lorsignori. Poi mi rendo conto che non saremo noi emigrati a risolvere il problema. Noi abbiamo già gettato la spugna, abbiamo da pensare alle nostre sanguisughe, ai nostri furbetti, ai nostri amicicci. Prendere questa manica di delinquenti ed appenderla all’albero più vicino è compito di chi continua a lottare in Italia. Non è bello, non è carino, non è urbano, ma senza una rivoluzione vera non si farà che rimandare l’inevitabile crollo. A voi la scelta.

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Beh, sì… Un agenda nascosta niente affatto nascosta
Roger Kimball
Originale (in inglese): Pajamas Media
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Chi sa quali abissi di malvagità si nascondono nei cuori degli uomini? (frase con la quale iniziava un famoso programma radio degli anni ’30 di Orson Welles ndApo) Il “New York Times” pensa di saperlo. Sotto il minaccioso titolo “Le loro vere intenzioni”, un recente editoriale ha colpito duro, proprio come l’Ombra (il protagonista del programma radio di cui sopra ndApo) sulle macchinazioni malvage di repubblicani, tea partiers ed altri neanderthal senza né arte né parte (le metafore dei sinistri sono sempre cortesi e gentili, non vi pare? ndApo). Molti stati in tutto il paese si ritrovano, come il governo federale, sommersi da una montagna di debiti. Ecco che arrivano i cattivoni: “alcuni politici cercano di sfruttare questa crisi finanziaria per fini ideologici (già, perché la sinistra non usa MAI le cose per portare avanti le proprie idee balzane ed anti-liberali, vero? Puh-leaze! ndApo)”.

Ehi, aspettate un minuto: ma non era stato proprio il “Times” a contorcersi dalla goduria quando, un paio di anni fa, Rahm Emanuel aveva detto che una crisi “non va mai sprecata”? Certo, erano proprio loro: allora il “Times” era tutto speranza, pace e bene e “le scelte elettorali hanno conseguenze”.

Sembra passato un secolo, vero? La parte veramente divertente di questo editoriale sulla “agenda nascosta” deve però venire. Ascoltate qui:

Molti repubblicani vorrebbero sfruttare le difficoltà economiche per ridurre in maniera radicale il ruolo degli stati e dei sindacati dei dipendenti pubblici, nello stesso modo nel quale i tagli alle tasse federali hanno costretto a dibattere come ridurre il deficit.

No, dai, davvero? Come è possibile che qualcuno voglia davvero “ridurre in maniera radicale il ruolo degli stati e dei sindacati dei dipendenti pubblici”?

Hmm, beh, sì. A me sembra un’ottima idea. Visto che ci siamo:

—“alcuni vogliono tagliare pesantemente gli aiuti federali agli stati…” Sì, anche questa mi piace!

— “altri vogliono assicurarsi che Washington non possa mai più salvare uno stato vicino alla bancarotta”. Amen, fratello!

Ho tralasciato di ricordare una clausola: “non importa quanti disoccupati possa causare”. No no no! Non sparare su quel cagnolino nell’angolo! E, soprattutto, non chiedere se la responsabilità fiscale “causi” la disoccupazione. Una volta che inizi a fare questi discorsi, finisci per mettere in dubbio l’intera narrativa del “lascia fare al governo che sono tanto bravi”. Potresti anche guardare agli anni ’60 e chiederti se tutti quei programmi della Great Society non fossero delle puttanate clamorose.

Il “Times” definisce “perniciosa” l’idea, portata avanti da “Newt Gingrich, Jeb Bush ed altri membri del Congresso”,  di permettere agli “stati di dichiarare bancarotta al solo scopo di stracciare i contratti sindacali e cancellare gli obblighi pensionistici acquisiti”.

Però, gran bella idea! Bisogna vedere se davvero si possano annullare questi contratti, anche in caso di bancarotta degli stati. Il mio gruppo di esperti mi dice che non è ancora possibile dare una risposta certa, almeno nella maggiorparte degli stati.

La frase più divertente dell’intero articolo arriva ora: “è vero che molti sindacati dei dipendenti pubblici se la sono passata bene in un periodo molto difficile per gran parte degli americani”. Noo, davvero? Il problema, secondo il “Times” non sono i sindacati, ma “i contratti generosi offerti loro volontariamente dai legislatori, visto il loro potere di lobbying”. Il “Times” non approfondisce la questione, come ovvio, visto che il problema dei problemi è la relazione simbiotica tra i sindacati dei dipendenti pubblici e l’ala di estrema sinistra del Partito Democratico, ora al potere. I sindacati fanno eleggere i politici che poi restituiscono il favore ai sindacati con insostenibili promesse di stipendi faraonici; per ringraziarli, i sindacati mandano di nuovo al Congresso quei legislatori anche se saccheggiano sempre di più le casse pubbliche per ringraziare i sindacati per nuovi favori, per poi… beh, insomma, il meccanismo è chiaro, no?

Il problema è che voi lo avete capito, ma il “Times” non ci riesce. Dopo questo piccolo esercizio di prestidigitazione retorica, l’editorialista sale in cattedra e sentenzia tronfio “i ‘proiettili magici’ come questi non potranno mai sostituire il duro compito di governare in maniera responsabile”. “Governare in maniera responsabile”, dite? Vediamo, come stanno facendo i vostri amici in California, Illinois, New York o, per quanto conta, a Washington? Quel tipo di ‘governo responsabile’, ovvero quello che qualsiasi persona ragionevole descriverebbe come ‘i pazzi hanno preso il controllo del manicomio’?

Stamattina stavo quasi per comprare il “New York Times”. Mi sto recando a Washington per il CPAC (lacrime amare del sottoscritto, che avrebbe voluto tantotanto andarci ma che proprio non può ndApo) e pensavo di prendere il giornale per leggere la nauseabonda storia di prima pagina sulla ridicola decisione del Century Club di resindere il suo accordo reciproco con il Garrick Club di Londra (scriverò su questa fiorescenza velenosa di bigottismo politically correct un altro giorno). Ho portato il giornale alla cassa: DUE dollari! Penso che l’ultima volta che avevo comprato il giornale costava qualcosa come 85¢ (penso che un quarto era il prezzo giusto: il cruciverba lo valeva tutto). Ho rimesso a posto il giornale e mi sono letto la storia online, chiedendomi quanto ci sarebbe voluto prima che il “Times” stramazzasse, ucciso dall’edema fiscale che lo affligge da anni. Voglio dire, insomma, “agenda nascosta” un paio di ciufoli. Non è nascosta manco per niente. L’obiettivo di quella idea che il “Times” definisce “perniciosa” è di riportare un minimo di ragionevolezza nelle finanze in America. Visto che ci siamo, i sindacati del settore pubblico dovrebbero essere de-certificati e resi ancora una volta illegali, come sono sempre stati fino agli anni ’60, quando è andato al potere il partito della spesa.  Non c’è proprio niente di nascosto in questa agenda, che può essere definita anche un obiettivo, un ambizione, una conclusione da desiderarsi devotamente (“Amleto”, Atto III, scena 1 – e pensare che un tempo lo sapevo tutto a memoria ndApo). Posso solo sperare che questa mancanza di sotterfugi diventi ancora più evidente, tanto da far capire a chi paga sempre i conti e le tasse che razza di associazione a delinquere abbia regnato nei loro stati e nei loro parlamenti locali, per non parlare della mostruosità abbarbicata a Washington.