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Foto trovata su blogs.myspace.comDopo il felice tour mediatico di Dubya per promuovere la sua autobiografia, la ancora amatissima Barbara lancia da Larry King un sottile attacco a Sarah Palin. Jeb, il fratello “intelligente”, invece la copre di lodi. 10 e lode al media strategist del clan. E se dopo Bush 41 e Bush 43, arrivasse Bush 45? Mah…

Quando qualcuno mi domanda perché seguo così da vicino la politica a stelle e strisce, la mia risposta, quasi invariabilmente, è questa: perché ogni persona interessata alla politica dovrebbe farlo, visto che c’è tantissimo da imparare. La tattica mediatica messa in campo dallo sconosciuto media strategist del clan Bush è un caso evidente. Notare la grandissima eleganza della manovra avvolgente, l’apparente casualità della dichiarazione della anziana matrona del clan, l’altrettanto innocente (yeah, right) risposta del fratello minore durante (guarda caso) una serie di interviste a potenziali candidati alle primarie repubblicane del 2012. Roba da veri maestri che ricordano anche a chi, come il sottoscritto, si occupa di comunicazione politica ed aziendale da molti anni, che il tempo passato ad informarsi sugli eventi politici USA andrebbe scaricato dalle tasse come “aggiornamento professionale”.

A parte l’ammirazione nei confronti del suddetto media strategist (se qualcuno me ne scovasse il nome, gli scriverei subito una lettera per offrirmi come suo assistente personale), la vicenda è interessante, proprio perché giunge come un fulmine a ciel sereno anche per chi segue da vicino le manovre di pre-posizionamento che regolarmente precedono il colpo di pistola della stagione delle voci incontrollate, del gossip politico e del vorticoso intrecciarsi di incontri riservati delle rispettive reti di donatori e potenziali collaboratori sul territorio. Per farla breve, pochi pensavano che Jeb Bush avesse gli attributi per gettarsi nella già parecchio affollata corsa verso la convention repubblicana che si terrà a Tampa, in Florida (ma dai) dal 27 al 30 agosto del 2012. Dopo la fine del secondo mandato come governatore della Florida e la poco gloriosa coda della presidenza del fratello, quasi tutti pensavano che Jeb si fosse rassegnato ad uscire dal mondo della politica. Il cognome Bush era tornato ad essere tossico, come nel 1993.

Ora che il disastro ambulante chiamato Obambi sta rivalutando giorno dopo giorno l’immagine di Dubya, il clan Bush sembra aver rialzato la testa ed iniziato a muovere le sue pedine per sondare il terreno prima di impegnarsi sul serio e riattivare la potente coalizione che aveva consentito alla famiglia di vincere ben tre elezioni presidenziali (record assoluto nella storia americana). Le ragioni per scegliere Jeb non mancherebbero: la Florida è un importante swing state e lui è sempre stato molto popolare con la comunità cubana, che gli aveva garantito percentuali bulgare (80 e passa per cento) nelle sue tre corse a governatore. Il fatto che continui ad essere ben visto nella forte comunità ebraica e che stia lavorando sottotraccia per rafforzare i legami con la comunità haitiana ed afro-americana certo non giocherebbero a suo sfavore anche a livello nazionale.

Visti i neanche troppo velati tentativi di gerrymandering per via giudiziaria, dopo il successo degli infausti emendamenti 5 e 6 alla Costituzione della Florida, la presenza di un candidato locale potrebbe essere determinante anche nella battaglia per il controllo del Congresso e, magari, per abolire i suddetti emendamenti, che tolgono dalle mani della legislatura statale la definizione dei confini dei collegi elettorali per consegnarla ai giudici federali, spesso democratici.

D’altro canto, però, la figura di Jeb, tenuta appropriatamente lontana dalle telecamere per anni, non è priva di ombre e legami pesanti: se l’impegno nello sfortunato Project for the New American Century di Kristol e Kagan può allontanare solo i più trinariciuti sinistri, il suo passaggio alla altrettanto sfortunata banca d’affari Lehman Brothers come consulente per il settore private equity e nel board della Tenet Healthcare, colpita nel 2006 da una mega-multa da quasi un miliardo di dollari per frode al Medicare (Bush vi è però entrato nel 2007), potrebbe essere ben più dannoso. Invece, il fatto che la figlia Noelle fosse stata arrestata e condannata alla disintossicazione per abuso di psicofarmaci probabilmente non sarebbe un grosso problema, visto che dal 2003 ad oggi è rimasta sempre fuori dai guai. Il fatto di aver passato anni ed anni sotto la lente della stampa mainstream garantirebbe da possibili brutte sorprese, sempre possibili nel crudele mondo delle presidenziali americane.

Allora, tutti pronti per un Bush 45 (se eletto, Jeb Bush diverrebbe il 45° Presidente degli Stati Uniti ndApo)? Not so fast. Quello di ieri, con tutta probabilità, è stato solo un ballon d’essai, una notizia gettata a bella posta per testare le reazioni da parte dei media e del grande pubblico dei political junkies. Visto che la blogosfera è molto più importante di qualche anno fa, il solo fatto di aver fatto apparire sul radar di tanti il nome del “fratello sveglio” di Dubya vale il disturbo di una polemica gratuita che fino a ieri appariva del tutto insensata. Da qui a costruire una campagna elettorale ce ne corre, ma questo potrebbe essere il primo passo che indica un certo interesse da parte del clan Bush a rimettersi in gioco, vista l’estrema debolezza dei democratici e la frammentazione nel campo repubblicano.

La grande incognita resta l’accoglienza da parte dei Tea Parties. La tempesta telematica che ha colpito la pur amatissima Barbara Bush non è che la punta dell’iceberg, ovvero della montagna di diffidenza e rancore che molti tea partiers provano nei confronti di Dubya, visto più o meno come un traditore per aver avallato l’odiatissimo TARP. In un mondo diverso, dove il business-as-usual domina, Jeb sarebbe un eccellente candidato, vista la immensa dote di contatti e favori costruita dal padre e dal fratello nei tanti anni passati alla Casa Bianca. Oggi, però, il mondo è cambiato e parecchi lo vedrebbero con sospetto, visto anche il suo record come governatore, decisamente centrista.

Jeb Bush è noto per essere un “big tent republican”, sempre pronto ad allargamenti al centro; la sua associazione con l’über-RINO Arnold Schwarzenegger e l’aver appoggiato il super-traditore Charlie Crist come governatore (anche se nel 2010 ha saggiamente dato l’endorsement a Marco Rubio, stupendo molti analisti) saranno carte che giocheranno a suo sfavore, almeno con i Tea Parties. Stesso dicasi per le lunghe frequentazioni con quella parte della Right Nation che, dopo gli anni di gloria dell’era Bush 43, sta lottando strenuamente per rimanere rilevante. Il fatto che l’intervista fosse stata organizzata da Newsmax, prima sito e poi settimanale storico della prima parte dell’ondata conservatrice, non è casuale. Gli stessi bloggers, giornalisti, consulenti e consiglieri che avevano cavalcato la mania “neo-con” ed erano saliti sugli scudi negli anni di Bush, oggi si vedono minacciati dall’armata barbarica dei nuovi arrivati, capaci di rispondere meglio al radicale cambiamento che sta colpendo il Grand Ole Party.

In fondo questo non potrebbe essere che un episodio della lotta sotterranea tra la “vecchia” Right Nation e la “nuova” Tea Party Galaxy: Heritage Foundation contro Americans for Prosperity, NewsmaxTV contro PJTV, O’ Reilly contro Beck, Breitbart contro Townhall, gli esempi potrebbero essere tantissimi ma mi fermo qui per ricacciare indietro la malefica lacrimuccia che sta minacciando di scendermi sul viso. Sembra passato un secolo, ma quando iniziai a seguire le primarie americane, i “vecchi” siti della Right Nation erano la mia bibbia, come i tanti editorialisti più o meno bravi che vedevo spesso da O’ Reilly sulla Fox News. Oggi Townhall sembra “stuffy”, la National Review ha pericolosi sbandamenti, il Weekly Standard fatica a tenere il passo. La galassia dei bloggers, come quella dei Tea Parties, stanno sconvolgendo anche la vita dei political junkies alla amatriciana, per non parlare del vecchio GOP.

Potrebbe essere tutto quello che ho appena detto o potrebbe invece essere solo una delle tante mosse esplorative che poi vengono lasciate morire nel nulla per mancanza di risposte, sondaggi negativi o poca determinazione. Nel 2008, quando si vociferava che Jeb Bush stesse per candidarsi a prendere il posto di Mel Martinez come junior Senator della Florida, non ricordo particolari acrobazie comunicative tanto coordinate e ben eseguite. Come segnale di solito è significativo ma potrebbe anche non voler dire un bel cavolo di niente. E avete ancora il coraggio di chiedermi perché mi occupo di politica americana? Ma volete mettere questi puzzle con le patetiche congiurette di palazzo della pantomima romana, dove tutti sono nemici acerrimi per poi diventare amiconi in cambio di appalti, incarichi o lucrose consulenze? Dove gli eletti cambiano casacca senza dignità solo per arraffare più soldi, nello squallido “mercato delle vacche”? No, grazie, meglio cercare di capire se i Bush stanno facendo sul serio. Preferisco vivere.

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Jeb Bush dice che Sarah Palin è “fantastica”
Paul Bedard
Originale (in inglese): U.S. News & World Report
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

L’ex governatore della Florida Jeb Bush, presente nella lista dei candidati meno papabili (i cosiddetti “dark horses” ndApo) di molti repubblicani, ansiosi di vederlo sfidare il presidente Obama nel 2012, ha rifiutato la bacchettata inflitta da sua madre Barbara a Sarah Palin, dicendo che le doti politiche della favorita dei Tea Parties sono “fantastiche”. In una ovvia ma diplomatica risposta al desiderio espresso dalla ex first lady Barbara Bush di vedere la Palin rintanarsi in Alaska e non partecipare alle primarie per la candidatura a presidente, Bush non ha risparmiato lodi nei confronti dell’ex governatore dell’Alaska, in testa a molti sondaggi di popolarità tra i possibili candidati alle presidenziali del 2012. [Qui alcune foto di Sarah Palin.]

In un’intervista rilasciata a NewsmaxTV, il sito di notizie conservatore che ha presentato i potenziali candidati alla presidenza nel 2012 dai suoi uffici in Florida, “lei possiede una capacità incredibile di entrare in contatto con la gente. Penso che abbia un istinto politico veramente fantastico”. Sarah Palin, in effetti, è stata l’ultima possibile candidata alla Casa Bianca a concedere un’intervista, mentre i consiglieri politici del GOP affermano che il fatto che Jeb Bush si sia fermato per l’intervista è un’altra indicazione che sta seriamente considerando di scendere in campo.

Oltre a trattare un ampio spettro di temi politici, è stato il trattamento riservato ai commenti di Barbara Bush a proposito della Palin durante un’intervista rilasciata al conduttore della CNN Larry King che ha fornito ai giornalisti di Newsmax il loro titolo d’apertura. Barbara Bush aveva detto “beh, una volta sono stata seduta accanto a lei, ho pensato che fosse davvero bella e penso che sia molto contenta in Alaska. Inoltre, spero che ci rimanga a lungo”. [Qui una carrellata delle 10 ragioni per le quali Sarah Palin sarebbe un buon presidente degli Stati Uniti.]

La Palin ed i suoi fans hanno attaccato la Bush per questo commento, costringendo Jeb Bush ad un percorso ad ostacoli pur di continuare a lodare la Palin dicendo “non mi convincerai a mettermi nei guai facendomi dire che non sono d’accordo con la mia adorata madre ottantacinquenne, la quale, di tanto in tanto, dice cose che ci procurano grande gioia, mentre altre volte ci lasciano abbastanza costernati”. [Qui una carrellata delle 10 ragioni per le quali Sarah Palin sarebbe un cattivo presidente degli Stati Uniti.]

Ha aggiunto che alla Palin andrebbe riconosciuto il merito di prendere ogni critica lanciata contro di lei e riuscire a trasformarlo in qualcosa che ne rinforza comunque l’immagine. Il video dell’intervista lo potete trovare qui.

Bush ha dichiarato che non è interessato a correre per la presidenza, ma persone molto vicine a lui affermano che non ha del tutto escluso la possibilità di correre, anche se prima voglia assicurarsi che la sua famiglia sia a posto dal punto di vista finanziario prima di imbarcarsi in una nuova competizione politica. Spesso definito il “Bush intelligente” le cui speranze di diventare presidente sembravano essere morte a causa dell’impopolarità del fratello maggiore, l’ex presidente (ma dai, non si era capito ndApo), il fatto che il pubblico sia molto deluso da Obama ha fatto sì che qualcuno nel suo partito iniziasse a spingerlo a presentare la sua candidatura

Nell’ultimo sondaggio, del sondaggista di “Washington Whispers” (la rubrica che l’autore tiene sullo “US News & World Report” ndApo), John Zogby, Bush sarebbe oggi alla pari con Obama al 38 per cento.

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