Tag

, , , ,

Foto trovata su pajamasmedia.com

Alla fine la super-cricca della spesa pubblica ha trovato il modo di attaccare i Tea Parties. Invece di lanciare accuse ridicole, hanno iniziato il “divide et impera”. Libertari contro conservatori, laici contro religiosi, tutto per non farli parlare di debito e spesa pubblica. Eyes on the ball, fellas…

Una delle leggi non scritte ma inevitabilmente efficaci della politica recita che, qualunque forma prendano le spinte che minacciano il sistema di potere dominante, l’establishment troverà sempre il modo di ricondurle agli schemi soliti dello scontro politico, riducendone drammaticamente il potenziale e la loro efficacia nel riformare o rivoluzionare detto sistema di potere.

Proprio quando anche l’Apolide iniziava a credere che il Tea Party fosse riuscito a superare queste Colonne d’Ercole della politica moderna e che, quindi, il cambiamento radicale, la sognata “Seconda Rivoluzione Americana” fosse davvero dietro l’angolo, la macchina di potere della Beltway, il partito trasversale della spesa pubblica ha trovato il modo di minare alla base le certezze incrollabili dei Tea Partiers.

La tattica è antica come il mondo, il “divide et impera” che ha portato tanta fortuna agli imperi del passato. Nella sua versione moderna, si traduce nel mettere libertari contro i conservatori, laici contro religiosi e così via. Tutto pur di demolire la “grande tenda” del Tea Party, che fa tremare le vene al club dei “good ole boys” che bivaccano da decenni nella Beltway.

La sinistra, invece, sta provando un trucco ancora più subdolo: trattare il Tea Party come se fosse un partito “vero”. Lo scopo della manovra è evidente: se Obama chiede al Tea Party cosa farebbe per ridurre il debito pubblico, scendendo nei dettagli delle scelte politiche, lo trascina al centro del dibattito pubblico, usandolo sia come spauracchio per mobilitare la propria base (il problema principale per i democratici), sia per screditare allo stesso tempo la dirigenza repubblicana ed i candidati stessi, che chiaramente risulterebbero dei semplici “burattini” del Tea Party.

Con il solito coretto greco dei media tradizionali, non è detto che la manovra fallisca. Il Tea Party non sarà una struttura politica “classica”, ma, a forza di inanellare successi, sicuramente molti leader locali si saranno fatti delle idee, aspirando al successo personale, ad una carriera in politica. Le lusinghe e l’ambizione sono stati la rovina di più di un movimento di popolo, quindi il pericolo non va affatto sottovalutato.

Lezioni da trarre ed usare nella nostra realtà italiana ce ne sono diverse, ma stavolta mi concentrerò su una sola, forse nemmeno la più importante. Quando Clinton ed Obama chiedono risposte precise, la risposta automatica sarebbe quella di approfondire il lato programmatico del movimento, mettendo nero su bianco le politiche da realizzare una volta arrivati al Congresso. Secondo me, sarebbe un gravissimo errore.

Fino a quando il messaggio del Tea Party parla di valori, di rispetto della Costituzione, di rimanere estranei alla lotta politica del giorno dopo giorno, della battaglia legislativa spicciola per decidere, volta per volta, se le scelte dei politici “veri” corrispondano o meno alla propria visione del mondo, lo status quo non sa come affrontare il movimento e si trova costretto ad operare su un terreno a lui sconosciuto, quello degli ideali.

Scendere nei dettagli apre il campo al gioco classico di Washington, la lotta tra gruppi di potere, lobbies contrapposte, fatta di contributi ai PAC, spot televisivi, articoli di giornalisti compiacenti, opinioni di professori importanti e così via. Questo è il terreno ottimale per i politici tradizionali, particolarmente ostile per i movimenti grassroots come il Tea Party.

Esprimere un “programma” è importante per un partito “vero”, “classico” ma deleterio per un movimento d’opinione, popolare, che dovrebbe parlare solo e sempre di valori, di ideali. Essere poco specifici non è un difetto, ma un vantaggio strategico. Le domande inevitabili dei politici tradizionali si possono rivoltare facilmente, dando l’occasione di ricordare a tutti che lo scopo di un movimento non è quello di dettare le soluzioni pratiche, ma solo di agire da “stimolo esterno” e “cane da guardia” nei confronti dei politici, unici responsabili della traduzione di tali ideali in azione legislativa.

Siamo solo al 2 ottobre e già la battaglia politica si sta infiammando. Tutto è ancora possibile e niente è scontato. Sicuramente non sarà un cammino noioso. Aspettatevi di tutto, specialmente il peggio.

—————

La nuova sfida del Tea Party: restare sul messaggio
Lisa Fritsch
Originale (in inglese): American Thinker
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Il Tea Party ha ovviamente toccato un nervo scoperto nel panorama della politica. Prima di tutto, Karl Rove è andato su tutte le furie quando la O’Donnell ha battuto l’establishment repubblicano nel Delaware. Rove se l’è presa con la candidata favorita del Tea Party O’Donnell per un fallimento che non era nemmeno successo. Rove ha detto “stavamo puntando da otto a nove seggi al Senato. Ora, secondo me, non ne potremo conquistare più di sette od otto”. Poi, Bill Clinton ha accusato il Tea Party di voler indebolire il governo per lasciare senza regole le grandi imprese – forse Clinton pensa che le grandi imprese, senza il governo che mette regole e cerca di tassarle fino alla morte, potrebbero “impazzire”, facendo profitti, inventando nuove idee ed assumendo milioni di persone. Qualche giorno dopo, il presidente Obama ha chiesto l’aiuto del Tea Party per tagliare il debito pubblico e creare nuovi posti di lavoro.

Il Tea Party farebbe meglio ad evitare queste distrazioni messe in atto dai soliti politici furbi. Ci sono metodi molto semplici per rispondere a questi critici, particolarmente a Clinton ed Obama, senza abboccare all’esca e cambiare argomento proprio alla vigilia delle elezioni di novembre.

Per rispondere al signor Clinton, gli attivisti del Tea Party vogliono di sicuro un governo forte. I Tea Partiers vogliono un governo forte abbastanza da garantire la sicurezza dei nostri confini, da rinforzare le nostre forze armate e da governare secondo la Costituzione. Dove il nostro governo si è atrofizzato ed è andato fuori strada, il Tea Party vorrebbe vederlo usare ancora i muscoli della difesa e della responsabilità fiscale. Quando si parla delle grandi industrie, penso che gran parte degli attivisti del Tea Party siano disposti a correre il rischio di lasciarli liberi di fare quello che vogliono.

Il Tea Party non ha niente contro al settore privato, come Clinton vorrebbe farci credere. Ma Clinton chi considera parte del settore privato? Non è solo Wall Street, le grandi aziende automobilistiche ed i loro amici miliardari come Warren Buffett e George Soros.

Il settore privato è la rosticceria in fondo alla strada che, in questi tempi difficili, riesce a sopravvivere solo facendo pagare a parte il condimento per l’insalata. Sono le mamme che restano a casa e lavorano per la Mary Kay o gestiscono un business online nel tempo libero. Il settore privato è pieno di americani disoccupati che tentano di trovare un’impresa disponibile ad assumerli. Il settore privato è pieno di americani con grandi idee che sperano di far crescere la propria piccola impresa in una grande impresa. A parte questo, il governo sta già facendo un ottimo lavoro per conto suo nel combattere contro il settore privato.

Nello sforzo di distrarre l’attenzione dalle sue responsabilità, il presidente Obama stava per fiatare sul collo del Tea Party. “La sfida per il movimento del Tea Party, secondo me, è quella di identificare specificamente quello che vorreste fare. Non è abbastanza dire ‘tenete la spesa sotto controllo’. Penso sia importante per voi dire, ‘sapete cosa, sono disposto a tagliare i benefit dei veterani’ o ‘sono disponibile a tagliare i benefici del Medicare e della Social Security’ o ‘sono disponibile ad alzare queste tasse'”.

La signora presente nel municipio la settimana scorsa ha detto quello che tutti pensiamo quando si è chiesta se stessimo ritornando ai giorni dei fagioli e wurstel. “Che sia questa la nostra nuova realtà?” Ha chiesto al presidente di rispondere a questa domanda prima di tutto e, chiaramente, lui non l’ha fatto. Obama ha chiacchierato per ore su come mandare due bambini al college o su come il governo avrebbe reso più facile a lei ed altri di prendere soldi in prestito per raggiungere questo obiettivo. In questa risposta ci sono due problemi: prendere soldi in prestito e nazionalizzare la concessione dei mutui studenteschi non è che l’ennesimo programma troppo ambizioso che spende soldi togliendoli dai nostri portafogli sempre più vuoti. In seconda battuta, la signora non si era alzata in piedi ed ha chiesto al presidente Obama di dargli qualcosa. Voleva sapere come sarebbe stata in grado di riacquisire il controllo sul suo destino – il portafoglio, in questo caso.

Il Tea Party sarebbe saggio a non rispondere alle sfide lanciate da Clinton ed Obama. Il Tea Party è un movimento filosofico progettato per farci tornare alle nostre radici originali, il governo limitato.

Quello che è così efficace del Tea Party e così frustrante per la rete dei soliti noti democratici e repubblicani è che il Tea Party è un movimento veramente popolare. Senza un leader da chiamare per nome o una piattaforma da criticare con la solita retorica, il Tea Party lascia democratici e repubblicani senza armi, incapaci di fare le solite triangolazioni della politica politicante. Appena il Tea Party rispondesse a queste domande per cambiare la sua piattaforma fondamentale, cadrebbe in una trappola politica, dove l’azione politica viene sostituito dal solito gioco delle accuse meschine.

Ovviamente il Tea Party è vicino a raggiungere scopi che né democratici né repubblicani pensavano possibili: raccogliere fondi e conquistare seggi al Congresso. Gli attivisti ed i supporter del Tea Party stanno facendo solo quello che devono fare: richiamare gli americani alla sicurezza della nostra Costituzione ed attirare l’attenzione del pubblico sui metodi del governo e le sue spese pazze. Il 2 novembre, votando quei valori fondamentali farà capire a Clinton e Obama tutto quello che hanno bisogno di sapere.

Lisa Fritsch è una scrittrice e commentatrice per la televisione nazionale e la radio che appare regolarmente sul Fox News Channel e programmi radio in tutta la nazione.

—————