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Foto trovata su msnbc.msn.comI “topini” del pifferaio magico si stanno svegliando. Anche tra i “ggiovani”, le percentuali di approvazione per The One stanno crollando. Che si siano resi conto che non avranno un posto pubblico ad attenderli una volta usciti dalle università che li stanno sommergendo sotto una montagna di debiti?

Risoluzione d’inizio autunno dell’Apolide: basta lenzuolate, da ora in avanti solo commenti sintetici e, si spera, puntuali. Vedremo se anche questa solenne risoluzione farà la fine delle tante altre con le quali è solito riempirsi la bocca, salvo far finta di dimenticarsene dopo poche settimane.

Già qualche tempo fa, avevamo letto in giro, durante le peregrinazioni quotidiane sulla Rete, come le fasce sociali più penalizzate dalla Obama Depression fossero le minoranze etniche ed i giovani. Beh, a giudicare da un paio di sondaggi citati dalla meravigliosa Mary Katharine Ham in trasferta dal Weekly Standard al Washington Examiner, i “ggiovani” che sventolavano i cartelli, infervorati di “Hope” e “Change” hanno deciso che questo andazzo non gli piace per niente.

L’Obamamania è finita da un pezzo e, come ogni party universitario che si rispetti, ha lasciato in eredità un gran mal di testa. Se i discorsi roboanti bastassero per governare, Marlon Brando sarebbe stato eletto presidente a vita. La realtà, purtroppo, è un’altra cosa. Due anni fa, non si faceva altro che parlare della “Obama generation”, del dominio permanente dei democratici, qualcuno aveva anche presentato (di nascosto) un progetto di legge per rimuovere il Ventiduesimo Emendamento alla Costituzione Americana, quello che limita a due il numero di mandati che ogni cittadino nato negli Stati Uniti può servire alla Casa Bianca. Oggi l’aspro sole della realtà illumina un paese ed un mondo dove l’unica speranza è quella di trovare o mantenere un posto di lavoro ed il cambiamento è generalmente temuto come la peste. Sic transit gloria mundi.

Da noi, manco a dirlo, gli unici “ggiovani” che contano sono quelli raccontati dal demenziale telegiornale di MTV (che sta a VideoMusic come Marco Carta sta a Lucio Battisti) o dall’altrettanto spaventoso rotocalco di idiozie che viene prima di Studio Sport su Italia1 (mai piaciuto sparare sulla Croce Rossa). O compagni o deficienti, o popolo viola o zompettanti dediti alla ketamina, o apparatchik da Komsomol (maiuscolo, sì, in quanto acronimo della Коммунистический Союз Молодёжи) o mignotte/puttani carichi di trucco, tagli e capelli assurdi dalla sessualità (e la morale) di un coniglio. Non si scappa, purtroppo. I tanti giovani che leggono Ayn Rand, citano Rothbard o Von Hayek, discutono su Evola e se la prendono col mondo, sapendo bene che le cose possono e devono andare in maniera diversa, non hanno cittadinanza in questa società criminale.

Come diceva Giovanni Lindo Ferretti tanti tanti anni fa, la scelta è sempre la stessa: “produci, consuma, crepa / sbattiti, fatti, crepa / cotonati i capelli / riempiti di borchie /rompiti le palle / rasati i capelli / crepa”. Triste rendersi conto che dal 1985 ad oggi sia cambiato poco o niente.

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Obama perde il tocco magico anche coi giovani
Mary Katharine Ham
Originale (in inglese): Washington Examiner
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Martedì scorso, il presidente Obama ha tenuto un incontro pubblico nella roccaforte democratica di Madison, nel Wisconsin, tentando di rinfocolare l’entusiasmo del suo blocco elettorale che nel 2008 si è rivelato più fedele. Ma se il presidente cerca di ricreare il rapporto con gli elettori giovani, gli ultimi sondaggi mostrano come anche loro siano sempre più scettici di fronte alle sue politiche.

Un sondaggio condotto a settembre dall’associazione Rock the Vote ha scoperto che il vantaggio dei democratici nell’affiliazione dei giovani si sia ridotto della metà dal 2008 – dal 18 al 9 per cento. I democratici hanno il 35 per cento, i repubblicani il 26 mentre il 29 per cento si definisce indipendente. (Nel 2008, i numeri di Rock the Vote erano 41 D, 23 R, 25 I).

Nonostante Obama ed i democratici rimangano ancora più popolari dei repubblicani, del Tea Party e delle figure pubbliche conservatrici, le reazioni dei giovani elettori a diversi argomenti lanciati da due sondaggi dimostrano come l’assunzione che l’entusiasmo per Obama si fosse tradotto in una devozione eterna alla sinistra fosse clamorosamente falsa.

Per esempio, una maggioranza degli elettori da 18 a 29 anni sta dalla parte della maggioranza del popolo americano (e contro al presidente) nel dibattito sulla legge sull’immigrazione dell’Arizona e sulla querelle della moschea a Ground Zero. Secondo il sondaggio di Rock the Vote, i giovani appoggiano la legge sull’immigrazione approvata in Arizona 53 a 44.

Sulla questione della moschea a Ground Zero, i giovani danno un’altra risposta inattesa, opponendosi alla sua costruzione 52 a 41:

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In un cambiamento più ampio dal 2008, carico di conseguenze negative per i democratici, il deficit federale è entrato nell’elenco dei temi più importanti per i giovani. Nel sondaggio di Rock the Vote è terzo – a poca distanza dalla preoccupazione per il lavoro e l’aumento delle rette universitarie – con 66 per cento dei giovani che si dicono “molto preoccupati” per l’aumento del deficit. Nel 2008, il deficit era il dodicesimo tra i quindici temi proposti all’attenzione dei giovani elettori dal sondaggio.

Un sondaggio dell’Harvard Institute of Politics lo scorso marzo ha mostrato come, quando si parla di deficit pubblico, i giovani sarebbero anche disposti a rinunciare ad una ripresa economica più rapida pur di mantenerlo sotto controllo:

Quando gli viene offerta la scelta, la maggioranza dei giovani adulti (51%) dicono di credere che il “presidente ed il Congresso dovrebbero preoccuparsi di più di tenere il deficit sotto controllo, anche se farlo significasse una ripresa economica più lenta”; il 45% dei giovani da 18 a 29 anni ha invece detto che “il presidente ed il Congresso dovrebbero preoccuparsi di più di stimolare l’economia, anche se questo si traducesse in deficit più grandi ora e nel futuro”.

Il sondaggista di sinistra John Anzalone, che ha realizzato il sondaggio di Rock the Vote insieme al Tarrance Group, più di destra, ha incluso questa preoccupazione (documento in PDF) sul deficit nei consigli che ha dato ai democratici su come stimolare la partecipazione al voto dei giovani:

Anche se chi ha meno di 30 anni appoggia fortemente l’aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili e nell’assistenza finanziaria per l’università, non stanno chiedendo ai politici di gettare soldi dalla finestra per risolvere i problemi. Anche per questo gruppo demografico il problema del debito pubblico è una preoccupazione seria (66% molto preoccupati / 93% preoccupati), visto che non vogliono essere quelli che in futuro saranno chiamati a pagare tasse più alte per ripagarlo. Visto questi risultati, i candidati democratici dovranno esprimersi in termini non equivoci e dimostrare il loro impegno nel tagliare le spese improduttive e ridurre il deficit, mentre allo stesso tempo definire investimenti nelle energie rinnovabili e l’assistenza finanziaria per l’università come importanti sia per la crescita economica nel breve e nel lungo periodo.

Nei dati usciti dal sondaggio ci sono una quantità di caveat rivolti anche ai repubblicani, visto che la maggioranza dei giovani si dice a favore della cancellazione dei tagli alle tasse dell’era Bush per gli americani più ricchi e, soprattutto, che sono molto più disposti del resto della popolazione a concedere il beneficio del dubbio sia ad Obama sia al Congresso a guida democratica.

Ma questi sondaggi dovrebbero essere visti come un incoraggiamento ai candidati repubblicani a cercare di intercettare il voto di un gruppo demografico che molti consideravano una causa persa, visto l’entusiasmo dimostrato due anni fa nel portare Obama alla presidenza. Quest’anno, i giovani elettori repubblicani sono molto più entusiasti dei democratici. Un buon numero di giovani elettori (36 per cento) affermano che non gli importa chi controlli il Congresso ed il 59 per cento dice di essere più cinico nei confronti della politica di quanto fossero due anni fa, suggerendo che l’incapacità di Obama di cambiare il modo in cui Washington funziona ha avuto un impatto pesante sulla base democratica.

Kristen Soltis, Director of Policy Research dell’istituto di sondaggi di destra The Winston Group dice che i repubblicani dovrebbero essere felici di questi segnali che dimostrano come “tutto non sia ancora perso” e come sia possibile convincere questi elettori.

Secondo la Soltis, “le cose potrebbero essere andate in maniera molto diversa ed i repubblicani dovrebbero ringraziare la loro buona stella di avere la possibilità di non perdere per sempre un’intera generazione di elettori”.

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