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Foto trovata su frontpagemag.comCambiano i paesi ma i metodi restano gli stessi. Bloggers o attivisti danno fastidio a qualcuno? Una bella querela e sono sistemati. In Egitto, viste le leggi illiberali, rischiano anche la galera. Viste le frequentazioni del nostro Divo Silvio, dobbiamo forse iniziare a preoccuparci?

Sicuramente questa non sarà ricordata come un’estate particolarmente bene augurante per la libertà di espressione nel mondo. Non è che ci vogliano chissà quali capacità deduttive per trovare notizie infauste per chi continua a pensare che senza una vera libertà di stampa, tradizionale o digitale, nessuna forma di governo rappresentativo possa resistere alla tentazione di scivolare nel totalitarismo. Due giorni fa l’FBI obamiana chiede di accedere ai record privati dei cittadini senza autorizzazione dei tribunali, oggi tocca riportare l’accusa di Amnesty International, che protesta contro le accuse di diffamazione portate da un giudice contro due attivisti per i diritti umani ed un blogger, colpevole solo di aver dato la possibilità di parlare liberamente ai suoi lettori e di aver pubblicato una recensione negativa al libro del giudice. Ricorda forse qualcosa che sta succedendo in questi giorni nel nostro paese? Chissà come mai, i giudici di tutto il mondo, invece di accettare il dialogo con chi sia critico nei loro confronti, si comportano come i nobili dell’Ancien Regime e trascinano chiunque in tribunale, contando sull’aiuto dei loro colleghi-confratelli per “punire” l’esecrabile miscredente che ha osato mettere in dubbio la loro infinita saggezza ed olimpica imparzialità. Da noi ci si limita alle richieste esorbitanti di denaro, in Egitto, viste le leggi sicuramente non liberali, si richiede addirittura la galera. Il nostro Divo Silvio si è recentemente sperticato in lodi al regime del raìs Mohammad Hosni Mubarak ma non vorremmo che, a forza di frequentare dittatori come Lukashenko, Putin, Mubarak et al, gli venisse in mente di rendersi la vita più semplice e dare un bel giro di vite al “dissenso” televisivo, stampato ed online. L’Apolide è naturalmente predisposto ad aspettarsi il peggio da chiunque, specialmente dai politici italioti, ma stavolta vorrebbe tanto sbagliarsi. L’esilio volontario per ragioni economiche è una cosa già abbastanza spiacevole, ma essere costretto ad abbandonare il paese natale per evitare di finire dietro le sbarre è una cosa infinitamente peggiore. Incrociamo le dita, va, che più di tanto, in fondo, non è che possiamo fare…

Un pessimista e pensieroso Apolide

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Amnesty International chiede all’Egitto di far cadere le accuse contro tre attivisti
Redazionale
Originale (in inglese): Al Masry Al Youm
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

L’associazione di difesa dei diritti umani Amnesty International ha chiesto alle autorità egiziane di far cadere tutte le accuse contro due famosi attivisti per i diritti umani e un blogger molto conosciuto, il cui processo si dovrebbe chiudere al Cairo sabato prossimo.

Gamal Eid, Ahmed Seif El-Islam Hamad ed il blogger Amr Gharbeia sono accusati di “diffamazione”, “uso di minacce” e “uso improprio di strumenti di comunicazione di massa”.

Le accuse sono collegate all’esposto presentato da un giudice nel 2007 che accusava i due attivisti di aver tentato di estorcergli del denaro. Amr Gharbeia è accusato di aver diffamato lo stesso giudice sul suo blog. Se condannati, i tre attivisti rischiano un periodo di detenzione ed una multa pesante.

Secondo Malcolm Smart, il direttore delle attività del gruppo per il Medio Oriente ed il Nord Africa, basato a Londra, “un verdetto di colpevolezza non sarebbe che l’ennesimo chiodo sulla bara della libertà d’espressione in Egutto, dove accuse discutibili di diffamazione criminale sono spesso usate per perseguitare chiunque si dimostri critico verso le autorità o i dipendenti e funzionari governativi”.

“Temiamo che questo non sia che l’ultimo di una lunga serie di tentativi di intimidire le organizzazioni indipendenti per la difesa dei diritti umani e che sia parte di un più ampio disegno volto a stroncare ogni dissenso”.

Gamal Eid è il direttore dell’Arabic Network for Human Rights Information (ANHRI) mentre Ahmed Seif El-Islam Hamad è il fondatore dell’Hisham Mubarak Law Center (HMLC).

Entrambi sono stati accusati nel febbraio 2007 di aver tentato di estorcere del denaro al giudice Abdel Fatah Murad.

Alcuni giorni prima che il giudice sporgesse querela, l’ANHRI ed il HMLC avevano resa nota una dichiarazione che accusava Abdel Fatah Murad di aver copiato da un rapporto dell’ANHRI sulle limitazioni all’attività online nel mondo arabo ed aver riprodotto ampi stralci in un suo libro.

La dichiarazione dell’ANHRI è venuta dopo una recensione del libro scritta da Amr Gharbeia il 7 febbraio 2007 sul suo blog, nel quale si occupava delle posizioni contrarie alla libertà di espressione che il giudice Murad aveva dettagliato nel suo libro “The Scientific and Legal Principles of Blogs”.

La pubblicazione della recensione aveva provocato un’inchiesta da parte del pubblico ministero competente, durante la quale Amr Gharbeia è stato interrogato per rispondere di possibili “diffamazioni” effettuate dai visitatori del suo blog tramite i loro commenti.

Secondo Smart, “il diritto alla libertà di espressione comprende il diritto di criticare in maniera libera i dipendenti pubblici, i rappresentanti del governo, personalità pubbliche e le autorità. Le autorità egiziane farebbero meglio a rispondere al merito delle critiche, piuttosto di ricorrere ad accuse di diffamazione per penalizzare e tentare di ridurre al silenzio i critici”.