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Ecco perché le cose mi fanno perdere la pazienza. In una notte fredda come una lama è sempre la solita vecchia storia: l’Apolide è assalito da un attacco di malinconia a tradimento. Visto che in questo mondo digitale, il privato deve essere pubblico, tanto vale adeguarsi e partire con questo bello stomp.

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La “fortuna di vivere adesso” della meravigliosa canzone di Ivano Fossati, che apprezzo solo quando sono lontano dalla madrepatria, sembra davvero un’espressione tanto retorica quanto beffarda. Se per l’Apolide la giornata che inizia oggi dovrebbe, viste le consunte convenzioni sociali, essere se non proprio gioiosa almeno speciale, nel resto del mondo questa Domenica sarà un giorno come tanti altri. Il che può voler dire millemila cose diverse, a seconda di dove si ha la ventura di soggiornare.

Per qualcuno questa giornata passerà all’insegna della ricerca di un amore perduto o all’inseguimento di una qualsiasi ossessione di quelle che fanno perdere la testa ed abbandonare ogni parvenza di razionalità. Nella calma delle proprie abitazioni o nel caos dei centri commerciali, qualcuno proverà a pensare al modo giusto per strappare al destino qualche istante di apparente felicità, salvo poi passare immediatamente alla prossima ossessione. Roba da paesi satolli, decadenti, tronfi nella propria opulenza e nell’ignorante e miope caccia alla gratificazione istantanea. Visto che il sottoscritto ha avuto un’educazione piuttosto calvinista, questa espressione provoca una specie di reazione allergica. La Domenica dell’Apolide, quindi non sarà all’insegna della caccia alle falene (anche se, a dire il vero, una piccola falena molto accattivante l’avrebbe pure adocchiata – tanto, conoscendolo, non ne farà assolutamente di niente). Ed un possibile scenario svanisce nell’oblio.

Da qualche altra parte del globo terracqueo, altre persone piangeranno lacrime amare pensando agli amori veri o presunti loro strappati dalle infinite convulsioni nelle quali il nostro mondo sembra divertirsi a contorcersi negli ultimi mesi. Con la foto del caro stretta al petto, balleranno il “gueca solo”, come le madri di Plaza de Mayo, il cui dolore va rispettato, anche se avevano messo al mondo sporchi comunisti che, a parti invertite, avrebbero fatto forse di peggio di quello che hanno subito. Se qualcuno si farà prendere dallo sconforto e dalla disperazione, altri troveranno nella sofferenza la forza per rialzare la testa e continuare la lotta contro le mille calamità che affliggono buona parte del pianeta. A loro va tutta la compassione dell’Apolide ed anche un pizzico d’invidia, visto che non sa se, nella stessa situazione, troverebbe la forza di continuare a sfidare la sorte. Visto che, ringraziando Iddio, i pochissimi cari dell’Apolide stanno moderatamente bene, anche questo scenario possibile viene inghiottito dal Lete.

Ci sarà invece chi, dopo lungo peregrinare per le strade del mondo, avrà finalmente trovato un angolo di quiete dove riposare anima, corpo e mente, placando d’imperio i tanti demoni che lo spingevano a muoversi senza posa in cerca di chissà quale pentola d’oro alla fine di chissà quale arcobaleno. Questi esseri possibilmente fortunati potranno permettersi il lusso di rimanere perfettamente immobili, guardare la luce che passa attraverso i rami di un albero e reprimere l’istinto di controllare l’ora, ignorare il malefico cellulare che squilla, godendosi un attimo di eternità strappato alla quotidianità. L’Apolide, sfortunatamente, ha ancora svariate legioni di demoni urlanti che lo perseguitano, facendolo sentire spesso inadeguato, inadatto, poco coraggioso, poco professionale. Anche questo scenario idilliaco, quindi, è destinato a fare la triste fine dei suoi compagni di cui sopra.

Ci saranno invece altri coraggiosi che, spinti dall’Ideale e dalla ricerca di Nostra Signora Libertà, spenderanno la propria esistenza cercando di migliorare l’esistenza propria e dei propri cittadini. Tali esseri fortunati ed illuminati non potranno che passare la Domenica attaccati al telefono ad organizzare, pianificare, programmare, discutere, incontrarsi di persona o nel cyberspazio con altri Patrioti, pensando alla prossima battaglia cruciale, alla prossima manifestazione, al prossimo scontro con le forze dedite all’asservimento dei propri simili ai fini personali o di qualche padrone mille volte maledetto. Ad essi, naturalmente, va tutto l’affetto e la stima del vostro padrone di casa che vorrebbe tanto essere in grado di imitarli ma che, prostrato da non sa bene cosa, è stato costretto a farsi temporaneamente da parte dalla grande guerra contro le armate del totalitarismo. Con la morte nel cuore, quindi, anche questo scenario deve per forza finire nel grande cestino delle illusioni essiccate dal sole della realtà.

Ci sarà invece chi, alle cinque di mattina, dopo una lunga e frustrante giornata di lavoro, pesterà senza sapere bene perché i tasti del suo netbook da combattimento, lottando furiosamente per non essere sopraffatto dalla ennesima, inevitabile, depressione da genetliaco, che rischia di stroncare sul nascere qualsiasi sua velleità di rivolta ad una situazione che potrebbe facilmente degenerare in una routine annichilente tale da esaurire nel breve volgere di qualche mese ogni spirito combattivo rimasto all’appello. Tale essere sarà costretto, nonostante non ne abbia la benché minima voglia, a mettere in scena coi suoi compagni di casa una triste pantomima, una festa nella quale, invece di festeggiare chissà cosa, sarà costretto a faticare, smazzarsi e spendere diversi soldi solo per salvare la faccia, mentre quello che vorrebbe tanto fare è chiudersi nel suo mini-antro e lasciarsi scorrere addosso questa sommamente inopportuna giornata. Tale essere, inutile nascondersi dietro ad un dito, è proprio il vostro umile padrone di casa, che, nonostante quest’anno abbia combinato diverse cose buone, non ultima questo piccolo refugium liberalorum, continua a sentire di non avere proprio un bel niente da festeggiare.

Ora vi lascio, che devo riposare, magari pensando a quale vino comprare e pagare da solo alla mia patetica festa. Non mi scuserò per avervi rovinato la giornata, il titolo era già tutto un programma. Ve l’ho detto da un pezzo: I mean what I say and say what I mean. Sto piuttosto da schifo e di fingere anche con voi non avevo proprio voglia. Divertitevi, se vi riesce, anche per il sottoscritto e la sua parte (ogni tanto) più seria, che passeranno il trentatantesimo compleanno cercando di non far bloccare il falsissimo sorrisetto in una paresi semi-permanente. Tanti auguri a me… già, certo, come no. Lasciamo perdere e speriamo che anche questo ostacolo imprevisto passi. E’ un mondo difficile…