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Immagine trovata su bobmccarty.comQuando il sottoscritto se la prende con Obambi, tutti a dire che sono fissato. Quando a criticarlo sono i sinistri, perché non si decide a gettare nel precipizio gli Stati Uniti, tutti zitti e buoni. In ogni caso, Odumbo è in caduta libera. Il che vuol dire solo una cosa: grossi guai in arrivo.

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Come anche il più distratto frequentatore dell’antro avrà facilmente potuto notare, da queste parti lo sport preferito è il tiro al buffone, specialmente quando abbronzato, incompetente, tronfio, altezzoso e del tutto privo di qualsiasi capacità normalmente ascrivibile ad esseri umani normodotati. Insomma, se non aveste notato la mega-bacheca con tutti i bumper sticker più ghignosi sull’argomento, che presto sposterò all’ingresso dell’antro (pulizie di primavera in arrivo anche da queste parti) o vi fosse sfuggito il mega-bersaglio da tiro con l’arco con il faccione del personaggio in questione (ci piace tenerci allenati col sorriso sulle labbra da queste parti), l’Obama bashing è il passatempo nazionale del padrone di casa dell’antro. Questa innocente evasione, visto che gli effetti di tale esercizio sono puramente simbolici, ha comunque causato più di un problema al sottoscritto. Niente di serio, intendiamoci (figuriamoci se quella banda di predoni, con il più ricco paese del mondo da depredare, ha tempo da perdere con gente come me), ma comunque fastidioso. Amici di lunga data e qualche frequentatore occasionale ha avuto a che ridire, continuando a rimanere aggrappato alle panzane siderali che la stampa mainstream aveva ammannito per il consumo del popolo bue all’epoca delle infauste presidenziali 2008.

Dato che in fondo sono un bambino educato, ho cercato di venire incontro a tali consigli, limitando (ogni tanto) la mia vis pestatoria nei confronti del fantoccio che occupa (non si sa quanto abusivamente) la casupola al 1600 di Pennsylvania Avenue. Quando però mi vengono segnalati articoli, possibilmente non dai soliti siti che di solito frequento, che “osano” criticare pesantemente l’ex The One (o, come ci piace chiamarlo qui, The gONEr), la tentazione di prendere due piccioni con una fava è irresistibile. Dando spazio a voci non puramente liberali, libertarie, liberiste, libertine o conservatrici, si aumenta il “pluralismo” delle opinioni qui offerte, senza dimenticare che, in fondo, ascoltare i vaneggiamenti “dell’altra parte” serve solo a rafforzare le convinzioni dei pasdaran più affezionati (almeno spero). Insomma, crimine perfetto. In teoria. Come potrete verificare qui sotto, anche la sola traduzione di uno di questi pezzi può risultare un’impresa degna di Ercole.

L’articolo che ho affrontato qui sotto ha un titolo che aveva attirato immediatamente l’occhio addestrato dell’Apolide, obbligandolo ad inserirlo nella “coda” di traduzione. Un giornale non apertamente di destra che definisce Obamba “il presidente più debole della storia”? Piatto ricco, mi ci ficco, come diceva il Mascetti. Grossolano errore di valutazione. Quando un sinistro sinistrato dice che Oh-bummer è “debole”, vuol dire che non è abbastanza compagno, ovvero che non ha ancora distrutto del tutto gli Stati Uniti, l’Occidente, la democrazia, il libero mercato, le libertà personali e tutte le altre insignificanti cose che stanno tra la situazione attuale ed il socialismo reale stalinista, che qualche sinistro evidentemente considera lo stato perfetto di cose sotto il sole in saecula saeculorum. Mi aspettavo qualche intemperanza, ma la montagna di menzogne, calunnie, idiozie, castronerie sesquipedali ammassate dalla deficiente in questione, la signorina Anna Pukas del “Daily Express”, ha superato ampiamente le mie peggiori aspettative. La mia reazione non è stata né composta né elegante, cosa che mi causa sempre qualche problema esistenziale, ma ho deciso di non auto-censurarmi. Da queste parti, what you see is what you get, sempre e comunque.

Cosa c’entra tutto questo con la “downward spiral” del titolo, citazione reznoriana talmente banale da non meritare neanche un punto apolide? Un bel cavolo di niente. Visto che l’ora è tardillima e che domani/oggi, tanto per cambiare, lavoro, non proverò nemmeno ad affrontare il tema della spettacolare ed enormemente divertente (forse anche troppo) implosione dell’ex grande leader della nuova sinistra mondiale. Il sospetto che alberga da qualche parte nel retrobottega dell’ebolliente cerebello del vostro Apolide è che sia tutto troppo bello per essere vero e che il demente in questione, o meglio i suoi controllori, stiano rendendolo più debole proprio per minare la compattezza dell’opposizione, che, infatti, al Congresso sta già iniziando a vacillare pericolosamente, specie sulla spesa pubblica. La pianto qui, prima di dilungarmi ulteriormente e vi lascio alla lettura del pezzo in questione, che prima ha ingannato il sottoscritto e poi l’ha fatto andare fuori dai gangheri. Buona lettura e, mi raccomando, rimuovete dalle vostre vicinanze oggetti troppo fragili. Le bestialità scritte dalla rimbambita di cui sopra potrebbero facilmente farvi perdere il controllo. Lettore avvertito…

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Barack Obama il presidente più debole della storia?
Anna Pukas
Originale (in inglese): Daily Express
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Per niente efficace, invisibile, incapace di onorare gli impegni ed ora colpevole di aver lasciato rifiatare Gheddafi. Come ha fatto Obama a passare da “Yes we can” a “Hmm, forse non dovremmo…”?

Riportiamo l’orologio indietro a quegli straordinari giorni del novembre 2008 (per chi, scusi? ndApo) quando il figlio di un pastore keniota (yeah, right, dimentichiamoci che la famiglia della madre era straricca, mi raccomando… ndApo) è stato eletto alla Casa Bianca. Era l’alba di una nuova era (AAARRGGHH!!! Ora sto meglio… ndApo) ancora più luminosa dell’arrivo dei Kennedy e della loro nuova Camelot (esatto, finta una tanto quanto l’altra, come si è scoperto molto, troppo tempo dopo ndApo). JFK era certo un presidente di una minoranza etnica e religiosa (irlandese e cattolico) ma era ancora molto ricco e molto bianco (ri-AAARRGGHH!!! ndApo). Barack Obama invece era il vero presidente della svolta. Il mondo sarebbe cambiato perché ovviamente l’America era cambiata (no, stavolta urlerò usando la mia voce interiore … … fatto ndApo).

Lo slogan della campagna elettorale di Obama era incredibilmente semplice e risplendente di fiducia nei propri mezzi (presunzione? Ballismo allo stato puro? Parliamone… ndApo): “Yes we can”. La sua presidenza, invece, si sta rivelando all’insegna del “no, non lo faremo”. Ancora peggio, sembra essere dominata dal “forse possiamo… fare cosa, precisamente?”. Il mondo sembra un posto pericoloso quando i leader sono visti come esseri privi di certezze, visto che l’unica cosa sulla quale il presidente Obama sembra deciso è la sua costante indecisione. Cosa dovrebbero fare gli Stati Uniti in Libia? Cosa dovrebbero fare in Medio Oriente in generale? E sul mostruoso debito del paese? Perché non parliamo dell’Afghanistan o dell’Iran? (La risposta del sottoscritto è semplicissima e vale in tutti questi casi: un bel cavolo di niente. Sì, anche per il debito, basta non ripagarlo e far capire a tutti che le promesse degli stati non valgono nemmeno la carta sulle quali sono scritte. Gli effetti sarebbero devastanti nel breve periodo, ma monumentali più avanti. Per questo che nessuno lo farà mai, IMHO ndApo).

Che cosa st facendo il presidente Obama a proposito di qualunque argomento? La risposta più allarmante – tiriamo ad indovinare tutti – è anche, francamente, la più precisa. Quello che il presidente non sta facendo è invece evidente: non è chiaro, deciso e pro-attivo, tutte cose che costituiscono gran parte del suo lavoro. Ecco cosa ha detto della sollevazione popolare in Libia: “Gheddafi deve andarsene”. Almeno, questo è quello che ha detto il 3 marzo.

Da allora altri paesi – primi tra tutti il Regno Unito e la Francia – hanno chiesto un qualche tipo di intervento. Anche la Lega Araba, un’organizzazione notoriamente conservatrice (AAAARRRGGH!!! Ma se sono tutti compagni mascherati! Semmai andrebbe chiamata “retriva, antisemita, genuflessa nei confronti dei dittatori, filo-barbona e sempre dalla parte sbagliata della storia”… lasciamo perdere che è meglio ndApo), ha appoggiato l’imposizione di sanzioni. Dalla Casa Bianca è invece arrivato il bla-bla di dichiarazioni mosce piene di espressioni senza senso e frasi vaghe (scusate, ma qualcuno ricorda cosa diceva Odumbo in campagna elettorale? Tutti a dire che erano discorsi meravigliosi, che parlava tanto bene, ma qualcuno ricorda che cavolo dicesse?? No, così, dubbio personale ndApo). Pochissimi e vaghi segnali non solo di azioni decise o leadership ma anche di opinioni precise sono l’unico segnale di vita da Obama.

Qual è la posizione dell’amministrazione sulle proteste nello stato isola del Golfo Persico del Bahrain, nel quale le autorità stanno compiendo massacri selvaggi con l’aiuto di truppe fatte arrivare dall’Arabia Saudita? Come la vede la Casa Bianca di fronte al pericolo dell’espansione delle proteste alla stessa Arabia Saudita? Chi lo sa? Certo non il popolo americano o i leader di paesi che si considerano ancora alleati dell’America.

Il presidente non ha reso pubblico come la vede, cosa che ci porta a concludere che o non sa cosa pensare o abbia scelto, per ragioni che sa solo lui, di non dire niente a proposito. Il risultato è che forse si è persa per sempre una vera opportunità di liberarci di un despota imprevedibile. Chi può sapere quando o se una tale opportunità si ripresenterà di nuovo?

Ogni giorno negli ultimi due mesi i nostri schermi televisivi, le trasmissioni radio e le pagine dei nostri giornali sono state riempite dalle foto, dai suoni e dalle parole degli eventi più tumultuosi che ciascuno di noi ricordi venire dal mondo arabo (già, esattamente quando il solitamente attentissimo Apolide inizia a lavorare sul serio e non ha più tempo per seguire tutto in diretta. E poi dicono che la legge di Murphy non esiste… ndApo). Il risultato di questi eventi, una volta che le cose si siano calmate, potrebbe letteralmente cambiare il mondo. Eppure Obama sembra contento di fare lo spettatore. Ha appena partecipato al dibattito. Un comportamento da struzzo non è inusuale per il 49enne presidente che ha passato impetuosamente la barriera razziale americana (ri-ri-AAAARRRGGHH!!! ndApo) diventando il primo afro-americano ad occupare la Casa Bianca.

Due giorni dopo essere entrato alla Casa Bianca nel gennaio 2009, aveva promesso solennemente di chiudere il campo a Guantanamo Bay, diventato notorio per trattenere detenuti per anni senza processo (come ogni altro campo di detenzione in tempo di guerra… ndApo). Obama aveva promesso di liberarsi della prigione entro 12 mesi e di abolire la pratica di processare militarmente i sospettati di terrorismo. Era una promessa importante (per al Qaeda… ndApo). La reputazione dell’America era stata gravemente macchiata da rivelazioni sulle condizioni a Guantanamo, da rapporti sul “waterboarding” e sulle “extraordinary rendition” (trasportare prigionieri in un paese terzo per farli torturare) (non commento altrimenti sarei costretto a cercare la giornalista e prenderla personalmente a scudisciate ndApo) e dal trattamento mostruoso dei prigionieri della prigione di Abu Ghraib in Iraq (ancora con queste panzane! Ma non hanno un minimo di decenza?! La storia è morta, stramorta, sepolta e dimenticata ma questa gentaglia la ritira fuori ogni cinque minuti quando gli fa più comodo! Roba da chiodi ndApo).

Chiudere Guantanamo sarebbe stato un gesto di redenzione (da cosa? Dall’aver eletto il “mostro” George Walker Bush, responsabile della “fioritura democratica” in Medio Oriente?! Ma te guarda ‘st’ infami… ndApo). Due anni dopo, non solo la prigione è ancora aperta ma il suo futuro è quantomai certo (sia ringraziato il Cielo ndApo). Dieci giorni fa, il presidente ha firmato un ordine esecutivo che ripristinava le commissioni militari nell’isola prigione (à la guerre comme à la guerre. Lo capirete mai? ndApo). Le organizzazioni per i diritti umani (dei criminali assassini ndApo) sono inorridite. “Con una firma, il presidente Obama ha estinto qualunque speranza che la sua amministrazione potesse far tornare gli Stati Uniti allo stato di diritto” ha dichiarato Amnesty International (infilando l’ennesimo chiodo sulla bara della propria credibilità ndApo) mentre Anthony Romero, direttore esecutivo dell’American Civil Liberties Union (buoni quelli, te li raccomando proprio ndApo), ha definito l’azione del presidente “illegale, incosciente e anti-americana”.

Il portavoce della Casa Bianca ha insistito che il presidente è ancora deciso a chiudere Guantanamo, che attualmente ha 172 prigionieri in custodia (tutto ‘sto casino per due barboni infami? Ma stra-vergognatevi! Il vostro idolo Roosevelt rinchiuse in campi simili centinaia di migliaia di cittadini giapponesi, italiani e tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale e nessuno alzò un sopracciglio. Un minimo di coerenza no, vero? ndApo). Era colpa del Congresso, hanno dichiarato, che aveva rifiutato di approvare il trasferimento dei prigionieri negli Stati Uniti per essere processati, non lasciando altra opzione oltre a tenere aperta la prigione a Cuba (sì, certo, sempre colpa dei cattivi Repubblicani, vero? Disgustorama ndApo). Si è anche ottenuto molto poco nella ricerca di una pace sicura in Medio Oriente. Sotto Obama, la politica estera americana si è basata su una cautela estrema. All’inizio questa visione distaccata è stata vista come un cambiamento positivo, dopo le brutali aggressioni di George W. Bush e dei suoi tirapiedi Dick Cheney e Donald Rumsfeld (devo cercare un gatto a nove code… le scudisciate sono troppo poco per questa delinquente da strapazzo ndApo).

Certo è vero che il presidente è costantemente frenato da un Congresso ostile, dominato dai Repubblicani (la maggioranza democratica al Senato, evidentemente, non esiste. Sul serio, ma a questa deficiente la pagano pure per scrivere ‘ste puttanate monumentali? ndApo). Eppure la apparente (figuriamoci se non gli concedeva il beneficio del dubbio… ndApo) riluttanza ad impegnarsi in eventi tumultuosi sta iniziando a sembrare qualcosa di più di un distacco razionale. Un ridimensionamento del ruolo dell’America di impiccione globale numero 1 (qualcuno mi fermi, vi prego, altrimenti mi metto nei guai ndApo) potrebbe anche essere una cosa positiva, ma sotto Obama gli Stati Uniti sembrano diretti verso l’isolazionismo (damned if you do, damned if you don’t, per farla breve ndApo). Non è che anche negli affari interni se la stia cavando meglio. Dal punto di vista economico gli Stati Uniti sono messi malissimo, ma il debito nazionale non si riduce (forse perché il suo amiciccio continua a spendere come un forsennato?? No, sul serio, a questa tizia serve davvero una visita da uno specialista… ndApo).

Vedi sopra per la salute ecologica del paese (NOOO, ma con cosa viene fuori ‘sta sciamannata?!? ndApo): la storia d’amore degli americani con le auto ed il petrolio rimane vivissima, nonostante qualsiasi apparente impegno in senso contrario (immagino che la signora viaggi sempre a piedi, per non aumentare la sua carbon footprint, vero? Non ci credo neanche se lo vedo… ndApo). L’energia con la quale Obama era entrato alla Casa Bianca sembra essersi esaurita nello sforzo di far approvare la riforma sanitaria, che gran parte degli americani non volevano (o ancora non si rendevano conto di volere) (eh, già, poveri imbecilli, come fanno a non capire che i loro soldi, in realtà, sono nostri e che quindi possiamo in ogni momento portarglieli via con le scuse più ridicole. Ma dico io, dove andremo mai a finire! Non ci sono più gli schiavi di una volta, signora Contessa ndApo).

Tutto questo significa che sembra sempre più evidente come Obama ed il partito democratico abbiano in mente una sola cosa per il resto della presidenza: essere rieletti (hahahahaha… oddio, il core… ndApo). Questo vuol dire non fare niente che potrebbe far arrabbiare qualunque gruppo di potere o di nicchia, che in effetti vuol dire non fare granché (già, infatti le barricate per parare il didietro ai suoi padroni dei sindacati ce le siamo immaginate, vile scribacchina da quattro soldi?! ndApo). Quindi non troppe misure dure ma necessarie per affrontare il deficit (approvate solo dai repubblicani contro tutto e tutti ndApo); nessuna chiarezza sulla direzione dell’impegno americano in Afghanistan, anche se la guerra non sembra che andare di male in peggio (già, per i talebani che muoiono come le mosche. Sicuri che nel Regno Unito il reato di alto tradimento l’abbiano cancellato come da noi? Una bella fucilazione alla schiena sembra sempre più appropriata in casi del genere… ndApo).

Il governo Obama non è in grado nemmeno di chiarire se gli americani siano esposti o meno al fallout nucleare dal Giappone dopo il devastante terremoto e lo tsunami (no, veramente, ritirate fuori la ghigliottina. Certa gente davanti ad una tastiera fa troppi danni per esser lasciata continuare ndApo). Il ministro della sanità Regina Benjamin ha consigliato ai residenti di San Francisco di procurarsi quanti più antidoti alle radiazioni possibili, scatenando la corsa a comprare pillole di ioduro di potassio (licenziare in tronco l’idiota pare brutto, vero? ndApo), mentre il presidente ha detto che, secondo gli esperti, ogni radiazione pericolosa si sarebbe dissipata ben prima di raggiungere la costa occidentale degli Stati Uniti.

“Yes we can” era un nobile e potente mantra che ha assicurato a Barack Obama la leadership del mondo libero. Chi può, fa. Sarebbe l’ora che iniziasse a combinare qualcosa.