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Foto trovata su protezionecivile.itGrandi disastri, grandi spese, grandissime mangiatoie per i furbetti di ogni latitudine e gli sciacalli che li attorniano da sempre. Che sia per questo che tutti i media del mondo non riescono proprio a spegnere le telecamere quando c’è un qualsiasi disastro ‘commercialmente’ sfruttabile? Saperlo…

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Nonostante le cortesi richieste arrivate dai pasdaran dell’antro (alcune anche fisicamente, non per via telematica), anche stavolta affronterò la questione di attualità contingente in maniera tangenziale (aggettivo scelto non a caso…), traducendo e commentando, brevemente vista l’ora inurbana, un ottimo articolo del Dottor Ilya Somin, pubblicato sul colto e molto stimolante sito americano “The Volokh Conspiracy”. Argomento dell’articolo, la correlazione tra ignoranza sugli argomenti dell’elettorato dei paesi democratici e gli errori di valutazione compiuti dai governi nella preparazione ai disastri naturali, tema certamente poco ‘discorsivo’ ma affrontato in maniera niente affatto accademica o barbosa (da quelle parti chi parla troppo complicato lo prendono a calci – da noi… lasciamo perdere, altrimenti mi infervoro).

Le argomentazioni di Somin sono agghiaccianti nella loro fredda razionalità e, sinceramente, hanno convinto il sottoscritto fin da subito. Nonostante sia molto più semplice fare di tutt’erba un fascio e condannare seduta stante i politici che prendono decisioni idiote o trasformano programmi di prevenzione da cose utili e serissime in farse ad usum clientes (in senso latino), forse sarebbe il caso di fare un passo indietro e cercare le motivazioni razionali dietro a tali comportamenti. La teoria di Somin è molto lineare: i politici fanno quel che gli pare perché gli elettori sono troppo pigri e disinteressati per informarsi e seguire con l’attenzione che meriterebbero troppe tematiche che potrebbero e dovrebbero interessarli.

La teoria, che sarei tentato di definire come una legge scientifica, vista l’amplissima panoplia di casi che chiunque di noi potrebbe portarvi a supporto, non vale chiaramente solo per il ristretto campo delle policies sulla prevenzione dei disastri naturali, campo nel quale la penisola dei caciocavalli dà spesso e volentieri il peggio di se. Lo stesso si potrebbe dire delle politiche economiche, monetarie, fiscali, commerciali e chi più ne ha più ne metta. L’elettore medio grida contro il libero mercato perché non è abbastanza interessato ai propri soldi da informarsi da fonti non interessate e cercare di formarsi un’opinione indipendente sull’argomento. Ecco perché le monumentali puttanate keynesiane continuano ancora a godere di tanto credito tra gli elettori mediamente ignoranti. Stesso si può dire per l’altrettanto annosa questione della politica energetica nazionale, campo dominato da commenti tanto isterici quanto prezzolate e poche, pochissime voci indipendenti e chiare, tra le quali quella dell’amico Carlo Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni, che vi consiglio caldamente di seguire.

Non mi addentro nei dettagli del ragionamento per evitare di fare un riassuntino dell’articolo di Somin, ma alcune domande, per dirla alla Lubrano, sorgono spontanee. Davvero la sfrenata passione dei media mainstream, gli stessi che non riescono a dare una semplicissima notizia senza passarla attraverso la lente deformante dell’ideologia, per i disastri naturali è solo motivata da ragioni di audience, e quindi commerciali? Non è che la grancassa si mette a suonare a più non posso ogni qual volta vi sia un disastro commercialmente sfruttabile da qualche amico degli amici per terrorizzare il pubblico e fornirgli una ragione in più per sopportare e supportare le politiche di esproprio della loro stessa ricchezza cui sono quotidianamente sottoposti dall’agosto del 1914 (giorno nel quale le sostanze di ogni cittadino occidentale furono sottoposte con l’inganno alla rapace voracità degli apparati burocratico-politici)? Non è che i politici, quando si tratta di questioni così serie, forse non siano solo degli idioti colossali ma che talvolta siano pure dei grandissimi farabutti, pronti a scambiare centinaia se non migliaia di vite umane pur di poter dirottare soldi dalle tasche dei contribuenti a quelle degli amici degli amici che finanziano il loro scandaloso stile di vita, totalmente inadatto ad un rappresentante del popolo?

Visto che ho già scritto fin troppo e che sono troppo stanco per elaborare risposte vagamente razionali, lascio ancora una volta le domande aperte al contributo dei tanti frequentatori dell’antro, specialmente di quelli che passano, magari ogni giorno, senza mai lasciare traccia della loro esistenza virtuale da queste parti (sì, sto proprio parlando con voi, non fate finta di niente). Continuo a ripetere in stile Cronkite che questo blog non è solo mio, ma anche e soprattutto vostro. Se dal punto di vista comunicativo questa è una banalità assoluta, forse molti di voi non ne hanno ancora compreso appieno il significato. Provo ad essere più esplicito. La Rete è bella perché è interattiva: se passate di qui, leggete e continuate a farvi i fatti vostri non state sfruttando il mezzo al massimo delle sue potenzialità. Da queste parti passa tantissima bella gente, tra cui parecchi che, di fronte ad una discussione piuttosto animata, non riuscirebbero a resistere alla tentazione di intervenire, innescando un circolo virtuoso di conoscenza. Insomma, datevi una mossa, gente. Mica posso continuare a fare tutto da solo (^_^). Buona lettura e buonissima giornata a tutti dal vostro Apolide.

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La democrazia, i disastri naturali e l’ignoranza politica
Ilya Somin
Originale (in inglese): The Volokh Conspiracy
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

L’enorme distruzione e la tragica perdita di vite umane dovuta al recente terremoto in Giappone sicuramente riattizzerà i dibattiti su quanto siano capaci di gestire i disastri naturali i governi democratici. La buona notizia è che le democrazie gestiscono i disastri naturali molto meglio delle nazioni non democratihe. D’altro canto, la qualità della politica sui disastri delle nazioni democratiche è tuttora negativamente influenzata dalla dilagante ignoranza politica del pubblico.

I. Perché le democrazie gestiscono i disastri meglio delle dittature.

Studi recenti dimostrano che i governi democratici gestiscono i disastri naturali molto meglio delle dittature, anche compensando per le differenze tra la ricchezza delle nazioni interessate. La ragione non è molto difficile da immaginare. Se un disastro naturale uccide migliaia di persone, anche gli elettori più ignoranti se ne accorgeranno e daranno la colpa ai leader politici al potere, che potranno punire alle prossime elezioni. Proprio per questo, i leader democratici hanno degli incentivi a cercare di ridurre il numero di morti e la distruzione materiale più che possono, tenendo però conto di altri vincoli politici. I dittatori non hanno niente di paragonabile agli incentivi elettorali delle controparti democratiche.

II. Come l’ignoranza politica rende più gravi i disastri.

Sfortunatamente, l’ignoranza degli elettori continua ad avere un impatto negativo sulle politiche messe in atto dagli stati democratici di fronte ai disastri naturali. Sembra razionale a molti elettori di prestare poca o nessuna attenzione ai dettagli delle politiche messe in atto dai governi. Gli elettori razionalmente ignoranti (ovvero chi sceglie autonomamente di non interessarsi alla politica, pensando di trarre maggiori benefici da attività alternative ndApo) spesso fanno errori molto gravi come risultato di tale ignoranza (hmm… Ohblabla? Sì, lo so, sono un bambino cattivo ndApo). Le politiche sui disastri naturali non sono un’eccezione a questa regola.

Gli economisti Andrew Healy e Neil Malhotra forniscono prove di un comportamento singolare: gli elettori premiano i politici molto di più per le spese fatte durante le emergenze successive ai disastri naturali più che quelle fatte per prevenire i disastri, anche se queste ultime sono chiaramente molto più efficaci ed economiche. Come mai questo comportamento? Probabilmente perché le spese per riparare i danni di un disastro sono molto più visibili agli elettori poco informati di quelle per la prevenzione. Quando un disastro succede, i media coprono costantemente i tentativi di aiutare la popolazione, spesso in maniera quasi ossessiva. Molta persone guardano anche solo perché tale copertura è divertente (lo so che suona bruttillimo in italiano, ma “entertaining” come lo tradurreste voi? ndApo). Invece, la copertura dei media delle politiche per la prevenzione dei disastri è bassissima, probabilmente perché molti telespettatori la troverebbero noiosa e l’ignoranza razionale assicura che ben pochi seguiranno la questione solo per diventare elettori più informati. Come risultato, Healy e Malhotra sostengono che i politici hanno un incentivo a destinare i fondi pubblici in maniera inefficiente, quindi sprecando risorse ed aumentando il numero di morti derivati dai disastri naturali (però, non avevo mai considerato la questione da questo punto di vista. Ricordiamocene la prossima volta che un disastro naturale colpirà la penisola dei caciocavalli. Questione di tempo, purtroppo – con la statistica si scherza ben poco. ndApo).

L’ignoranza politica probabilmente contribuisce anche alla dilagante corruzione ed ai favoritismi verso i gruppi di potere nella distribuzione degli aiuti d’emergenza. Se gli elettori fossero aggiornati e tenessero sott’occhio le spese per l’emergenza, punirebbero questa corruzione alle urne, dando quindi agli eletti un incentivo a punirla severamente. Ma non sono aggiornati e non puniranno i corrotti. Come in molte altre crisi, i disastri naturali forniscono ai gruppi di potere l’opportunità di dirottare risorse pubbliche verso loro stessi, tutto in nome dell’emergenza ‘umanitaria’.

Un altro problema causato dall’ignoranza politica è che gli elettori tendono a dare la colpa ai politici anche per quei disastri sui quali non possono fare granché, come le siccità o gli attacchi degli squali. Quando l’elettorato si concentra su tali temi assurdi, perde l’opportunità di giudicare gli eletti per le loro prestazioni in aree nelle quali invece avrebbero potuto fare la differenza – inclusi quei disastri naturali che i politici potrebbero davvero mitigare.

III. Il caso speciale dei rarissimi disastri su larga scala.

Poi, infine, c’è il caso speciale di quei grandi ma molto poco frequenti disastri. I politici hanno forti incentivi a mitigare le conseguenze di disastri che avvengono regolarmente. C’è una buona possibilità che un disastro del genere avvenga prima o poi durante il mandato di un eletto in carica, il che significa che lui/lei cercherà di prepararvisi, così da ridurre la possibilità che un alto numero di morti possa provocare una reazione negativa alle urne.  Terremoti “normali” colpiscono il Giappone piuttosto regolarmente, il che è una delle ragioni per le quali i giapponesi sono molto preparati per affrontarli, come ho potuto osservare di persona quando Imi trovavo a Tokyo durante un terremoto di magnitudo 7,1 che ha causato pochissimi danni.

Invece, i disastri particolarmente gravi, come l’ultimo terremoto giapponese di magnitudo 9.0 o l’uragano Katrina, avvengono solo una volta ogni diverse decine di anni. La probabilità che un disastro del genere colpisca il paese durante il mandato dei leader politici in carica è quindi molto basso. Ecco perché gli eletti potranno facilmente scegliere di ridurre i preparativi per eventi del genere ed invece spendere i soldi pubblici (ma allora non avete sentito bene mamma Maggie… non esistono soldi pubblici! Sono sempre soldi dei contribuenti, estorti o prestati con l’inganno. Santa pazienza… ndApo) in programmi più visibili che avranno un impatto maggiore sulle loro probabilità di essere rieletti. Se gli elettori fossero bene informati, punirebbero politiche tanto miopi alle urne. Invece, gran parte degli elettori sa poco o niente sulle politiche di prevenzione dei disastri e quindi non si accorgono quando i politici non dedicano risorse sufficienti a prepararsi per catastrofi gigantesche ma piuttosto rare. Forse gli elettori noteranno tali mancanze quando il raro disastro avverrà sul serio. Allora, però, gli eletti che hanno preso le decisioni di spesa anni prima, saranno sicuramente andati in pensione (il dottor Somin dovrebbe farsi un giro in Italia… ndApo).

Questo fattore probabilmente aiuta a spiegare perché sia i governi statali e federali non sono stati in grado di costruire delle barriere abbastanza robuste da proteggere la città di New Orleans da uragani della magnitudine di Katrina, anche se la Louisiana riceve moltissimi fondi infrastrutturali federali. Probabilmente questa è anche una delle ragioni per le quali non stiamo dedicando sufficienti risorse alla difesa dagli asteroidi. La possibilità che un asteroide colpisca la Terra durante il mandato di un presidente o di un Congresso è estremamente bassa, dando quindi pochissimi incentivi a destinarvi risorse per evitare tali eventi. Ma se un grosso asteroide colpisse davvero la Terra, potrebbe distruggere la nostra civiltà come la conosciamo, come successe 65 milioni di anni fa, quando un impatto del genere spazzò via dal pianeta la forma di vita allora dominante, i dinosauri (la questione è ancora aperta, ma il paragone è comunque valido ndApo).

Se la miopia politica indotta dall’ignoranza abbia contribuito alla carneficina in Giappone resta ancora da vedere. Forse non si sarebbe potuto fare molto per ridurre le conseguenze del disastro, oltre alle precauzioni prese dal popolo giapponese. Oppure è anche possibile che precauzioni ulteriori non sarebbero state cost-effective, anche se avrebbero potuto essere utili.

Tutto considerato, i governi democratici tendono ad affrontare i disastri naturali molto meglio delle dittature. Ma l’ignoranza politica degli elettori è tuttora un importante freno alla loro efficacia in questo settore.

AGGIORNAMENTO: Molti commenti suggeriscono che le valutazioni errate degli elettori sulle politiche che riguardano i disastri naturali sono il risultato di tendenze irrazionali, più che di semplice ignoranza. Questo è probabilmente vero in un certo grado, ma sarebbe il caso di notare che l’ignoranza politica razionale assicura che gli elettori abbiano pochi incentivi a valutare razionalmente anche le informazioni di cui sono in possesso. E certo elettori con poca o nessuna conoscenza in materia tendono più spesso ad essere irrazionali nel valutarla (ahem… energia nucleare anyone ndApo), in parte perché la loro stessa ignoranza rende meno probabile il fatto che si accorgano di eventuali errori nelle policies. L’ignoranza e l’irrazionalità politica non sono problemi distinti e separati. Sono collegati in maniera intima ed inseparabile.