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Foto trovata su edinphoto.co.ukAttenzione alle metafore, potrebbero avere l’effetto contrario di quello desiderato. I sinistri urlano alla Waterloo dei repubblicani quando si parla del Wisconsin. Beh, da queste parti, ad esempio, Waterloo la ricordano in maniera leggermente diversa. E se Walker fosse Wellington, invece di Bonaparte?

Ancora una volta devo deludere qualche pasdaran dell’antro, che si sarebbe aspettato un bel pezzo lacrimoso ed emozionato sulla catastrofe che ha colpito il Giappone, paese al quale sono peraltro da sempre molto vicino, culturalmente, idealmente e forse anche caratterialmente. Spiacente di deludervi. Le calamità naturali, secondo il modestissimo parere del sottoscritto, non sono materia da giornalisti. La tentazione di cedere a sensazionalismi spiccioli è troppo forte. Il massimo che si può fare è cercare di dare una mano a chi sta veramente soffrendo. Il “diritto” del pubblico ad essere informato, in questa più che in molte altre occasioni, mi sembra solo un facile modo per giustificare istinti voyeuristici da incidente in autostrada. Molto, molto meglio pensare ad altro, fare un paio di preghiere sentite per il benessere di chi è stato colpito sul serio e, se proprio volete, dare una mano alle (pochissime) organizzazioni che fanno cose molto pratiche ed efficaci senza buttare tutto in politica o passarsi per benefattori dell’umanità. Visto che da queste parti nascondersi dietro un dito non è accettato o accettabile, specifico che ogni riferimento a quel lurido comunista di Gino Strada e alla gentaglia che gli dà spago è chiaramente voluto.

Dopo un pensiero fugace e la massima compassione possibile per il popolo nipponico, così duramente colpito, sostenuto dalla certezza che sarà perfettamente in grado di risolvere le cose meglio di come mille Bertolaso o centomila miliardi di Ginistrada mai potrebbero, torniamo a parlare di cose serie, ovvero la battaglia campale per il futuro della nostra civiltà. L’approvazione della legge che vieta la contrattazione collettiva nel pubblico impiego è stata festeggiata con grande entusiasmo nell’antro. Assente ingiustificato, il sottoscritto, scombussolato dalla mancanza di sonno dovuta al turno mattutino quando non scombussolato in generale. Prima o poi questa benedetta transizione finirà per sfociare in una nuova normalità, questione di tempo, I suppose. L’articolo che trovate tradotto qui sotto è dell’ottimo Peter Ingemi, meglio conosciuto come DaTechGuy, blogger-conduttore radiofonico che i più fedeli frequentatori dell’antro sicuramente ricorderanno, visto che da queste parti, diversi mesi fa, passò sul serio.

Vista la cortina fumogena sparsa a piene mani da media e sinistrume avariato, l’analisi di Peter sembra quantomai necessaria in questo momento, anche solo per mettere le cose nella prospettiva giusta. A meno che non siate un certo dirigente Telecom, la parola Waterloo viene inevitabilmente associata al concetto di sconfitta catastrofica. Visto che la prospettiva talvolta è tutto nella vita, bisognerebbe sempre ricordare che sconfitta e vittoria sono concetti inevitabilmente relativi. Ai sinistrati vari, sempre dalla parte sbagliata della storia, Waterloo sembra una sconfitta. Ai liberali, invece, piace di più la prospettiva anglosassone: Waterloo è stata la fine della follia giacobina, la tomba della maledetta infezione robespierriana, l’inizio dell’era di pace più lunga e prospera della storia dell’umanità fino a quel momento, l’alba del glorioso XIX secolo, quello cui dobbiamo gran parte delle conquiste economiche, sociali e tecnologiche della nostra civiltà. Da questo punto di vista non posso che augurarmi che il Wisconsin sia solo l’inizio della Waterloo della sinistra mondiale, il primo passo della fine totale e definitiva dell’orrido sindacalismo sinistro, dello stato sociale e di tutte le altre mefitiche idiozie che stanno rischiando di trascinare tutto l’Occidente nell’abisso senza ritorno del totalitarismo ugualitarista mondiale. Perché il loro fine è sempre quello. Una volta avevano il sol dell’avvenire, ora la “decrescita sostenibile”, una volta la falce e martello, ora il vuoto simbolismo “verde”. Sempre i soliti maledetti criminali sono, con i soliti fini ed i soliti metodi.

Mi fermo prima di degenerare nell’invettiva pura e semplice. Il pezzo di Peter Ingemi è veramente ben fatto e merita tutta l’attenzione del caso. Se poi a qualcuno venisse voglia di imitare gli amici del Wisconsin e mobilitarsi per la fine della contrattazione collettiva tout court, in ogni ambito e categoria, meriterebbe tutta la stima e l’incoraggiamento del mondo. Sapremo di averla scampata bella quando tutti gli scandalosi stracci macchiati del sangue degli innocenti finiranno sul serio nel “portacenere della storia”. A Dio piacendo succederà presto, ma se ci diamo una mossa per anticipare il giorno della vera liberazione non sarebbe per niente male.

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Sì, E.D. Kain, il Wisconsin è la Waterloo dei repubblicani…
DaTechGuy (Peter Ingemi)
Originale (in inglese): DaTechGuy
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

… solo che loro sono Wellington.

Sbaglio o solo 48 ore fa i sinistri, incoraggiati dai sondaggi e dalle notizie, erano convinti che Scott Walker ed i repubblicani stessero per mollare?

Ora, nemmeno un giorno dopo che la realtà li ha spettacolarmente smentiti, la sinistra ha deciso di usare una nuova strategia di comunicazione per prendere il posto di quella che non ha funzionato. A quanto pare, questo voto sarebbe un caso di suicidio politico per i repubblicani. E. D. Kain è convinto che sarà la loro maledizione:

Ora i conservatori hanno deciso che i lavoratori del pubblico e gli insegnanti saranno la collina sulla quale morire. Hanno seguito le voci più radicali nel partito e nel movimento ed eletto Scott Walker, Rick Scott e vari altri candidati del Tea Party. Pesantemente finanziati da donatori dalle tasche profonde come i fratelli Koch ed altri interessi industriali, il partito repubblicano ha messo in piedi un attacco coordinato in tutto il paese per attaccare i sindacati, le pensioni pubbliche ed i servizi sociali per i poveri.

Roba da ridere. A quanto pare, E.D. non ha ancora capito che l’interesse che i sindacati del pubblico combattono è quello… del “pubblico”, ovvero del contribuente americano.

Richard Trukma, come riporta Jennifer Epstein, sta cercando di fare la limonata, visto che si trova solo limoni a disposizione:

Mentre sta attaccando Walker e gli eletti repubblicani per la loro “totale corruzione della democrazia” per aver passato una legge contro i sindacati, il leader del più grande sindacato del paese ha ringraziato il governatore per aver caricato gli attivisti dei sindacati. Trumka, giovedì mattina, parlando al National Press Club di Washington (ma va che strano ndApo), ha dichiarato che “probabilmente avremmo dovuto invitarlo qui oggi per consegnargli il premio per l’Attivista dell’Anno. Wisconsin è solo l’inizio — è come premere il pulsante d’avvio dell’attivismo sindacalista”.

Certo, come no, ha talmente eccitato gli attivisti che i sindacati hanno dovuto far arrivare centinaia di bus da fuori lo stato senza riuscire in alcun modo a raggiungere i numeri dei tea parties quando vengono indetti eventi a livello nazionale ovunque nel paese.

Bando alle ciance, veniamo al punto. I sindacati hanno alzato la posta perché sanno che cosa c’è in gioco, non si tratta della capacità di negoziare i contratti ma della possibilità di pressione politica che i soldi degli iscritti forniscono ai leader e ai democratici che glieli hanno regalati. Ecco cosa stavano difendendo i sindacati. Ecco perché erano disposti a tutto pur di evitare questo voto.

Pensate a cosa hanno perso i democratici/sindacati in questa battaglia:

1. Soldi: Le tre settimane di proteste devono essere costate parecchio sia ai sindacati che ai democratici. I soldi che dicono di aver raccolto non sono una cifra insignificante, ma si sono “dimenticati” di dire quanto gli stava costando la campagna nazionale. Non sarei sorpreso se questi fondi non fossero sufficienti a coprire quello che hanno già speso. In effetti avranno bisogno di molti più soldi per combattere in tutti gli altri stati che, vista la sconfitta dei sindacati in Wisconsin, saranno incoraggiati a combatterli sul serio.

2. Tempo: Sfortunatamente per i democratici, questi eventi sono successi nei primi mesi del mandato del governatore Walker. Questo vuol dire che il suo piano avrà abbastanza tempo per stimolare l’economia dello stato, ovvero gli elettori saranno in grado di vedere risultati concreti prima di ri-eleggerlo. I sindacati stanno facendo un gran baccano minacciando il “recall”, dimenticando che simili iniziative le stanno portando avanti i Tea Parties nei confronti dei deputati democratici che sono fuggiti dallo stato per bloccare il voto. Questi tentativi non cancelleranno la legge senza essere riusciti a intimidire i deputati repubblicani.

3. Le quote degli iscritti: Ancora peggio per i sindacati è il fatto che lo stato non è più obbligato a raccogliere le quote d’iscrizione per conto loro. L’obbligo legale è sparito. Legal Insurrection lo spiega benissimo:

Il vero voto lo prenderanno le decine di migliaia di membri dei sindacati pubblici del Wisconsin, che per la prima volta da tempo immemorabile avranno la possibilità di scegliere se iscriversi o meno al sindacato e pagare la quota, che è stata stimata da 700 a 1000 dollari all’anno.

I dipendenti pubblici dovranno fare una scelta: incassare un aumento di stipendio o pagare il sindacato.

Penso che sappiamo tutti come voteranno e se i dipendenti, una volta che gli sia data la possibilità di farlo, compreranno o meno quello che i sindacati stanno vendendo.

Penso che anche i sindacati sapessero l’esito di questo voto. Ecco perché hanno deciso di morire su questa collina. Sanno che dove l’iscrizione al sindacato non è obbligatoria, le iscrizioni precipitano. Capiscono che questo voto sarà usato prima di ogni elezione e segnalerà chiaramente a tutti quanto debole e limitato è il loro vero peso anche nelle categorie che finora pretendevano di rappresentare in blocco.

4. L’opinione pubblica:
Ecco l’altra carta che i sindacati ed i media hanno provato ad usare. Farò una generalizzazione azzardata, stimando che gli eletti in Wisconsin non siano più coraggiosi degli altri nel resto del paese. Se avessero davvero creduto che avrebbero sofferto la reazione furibonda del pubblico che i sindacati ed i media continuano a dare per scontata, non pensate che avrebbero fatto marcia indietro? Penso che abbiano tenuto duro non perché siano più coraggiosi di altri politici, credo che sapessero contare ed abbiano visto le proteste per quello che sono davvero, agendo di conseguenza. Come ho già detto, se fossero stati convinti che ci sarebbero state folle oceaniche (specialmente in un anno elettorale con Obama in grado di trascinare il resto dei candidati democratici) avrebbero agito in maniera molto, molto diversa.

5. L’impatto visivo: Questa è la botta veramente grossa. Il lato visivo delle proteste favoriva ogni volta i Tea Partiers ed il governatore, fin dal primo giorno. Alla gente non piace vedere la capitale del proprio stato occupata, le porte chiuse con le manette o persone minacciate di morte, per non parlare dei propri rappresentanti che scappano a gambe levate. Ci dovrebbe essere una grossa manifestazione con Michael Moore questo fine settimana. Si, signore, Michael Moore e Jessie Jackson saranno quelli che faranno fare il salto di categoria alla protesta. Come ho scritto ieri sul mio articolo per il “Washington Examiner”:

Sono stati girati tantissimi video durante le proteste in Wisconsin, molti di più ne sono stati girati alle manifestazioni e agli incontri dei Tea Parties. La domanda che tutti ci poniamo è semplice: quali immagini attireranno il supporto della maggioranza degli americani? Lo scopriremo nel 2012.

L’unica cosa che hanno in comune i contestatori democratici e del Tea Party è che saranno entrambi protagonisti degli spot del GOP nel 2012. Sono sicuro che le minacce di morte lanciate contro i deputati del Wisconsin e contro Scott Walker (alcune addirittura firmate su Twitter) funzioneranno particolarmente bene il giorno delle elezioni.

6. La “big picture”: EAnche se i sindacati vorrebbero continuare a tenere l’attenzione del paese su queste battaglie di retroguardia, sfortunatamente al mondo stanno succedendo tante altre cose, come l’aumento della benzina, la guerra civile in Libia, per non parlare delle battaglie sul budget nazionale, che toglieranno ogni furore a tutti tranne che ai più trinariciuti.

E.D. Kain sta provando a fare come Albert Sidney Johnston, che, visto che non aveva abbastanza forze per fermare l’avanzata delle forze nordiste, usò la propaganda per far credere al nemico che era molto più forte di quanto fosse in realtà.

Il mio consiglio ai repubblicani resta lo stesso di sempre. Ride right through them, they’re demoralized as hell! (Immortali parole di Philip E. Sheridan, generale dell’esercito dell’Unione durante la guerra civile americana, eroe della battaglia di Chickamauga e più tardi protagonista del “Burning”, la devastazione della valle dello Shenandoah, il colpo di grazia alla Confederazione che portò alla resa di Appomattox. ndApo)

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