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Immagine trovata su davidszondy.comNormalmente adoro qualsiasi cosa legata alla tecnologia. Sì, quando funziona in maniera non dico ottimale ma almeno tollerabile. Quando, invece, si entra nella cosiddetta “spirale della sfiga informatica”, non se ne esce più. Il che ha conseguenze, diciamo, spiacevoli per chi vive attraverso un cavo…

I pasdaran dell’antro (non vi chiamo basiji semplicemente perché da queste parti di fede da difendere ce ne sono proprio pochine) si saranno domandati il perché della lunghissima pausa subita dalla programmazione di questo simpatico refugium peccatorum per liberal-qualsiasi cosa stanchi della solita minestra della comunicazione ufficiale. Il sottoscritto vorrebbe tanto dire che non ha aggiornato il blog con le solite sagacissime (si spera) svalvolate su argomenti vari condite dagli interessantissimi (si spera 2, la vendetta) articoli tradotti in italiano perché impegnato in attività divertentissime (evidentemente questa è la serata dei superlativi messi ad organo genitale di canide) tipo bunga bunga al quadrato con legioni di council girls, chavettes e qualche splendida immigrata polacca tanto per non farsi mancare niente (ehi, non lamentatevi, sto cercando di adeguarmi alla weltanschaaung italiana) ma purtroppo le cose stanno in maniera tristemente diversa.

Per farla breve, il mini-antro reale dell’Apolide è stato perseguitato da seri problemi di connessione, alcuni dovuti alla totale idiozia dell’ISP inglese (evidentemente non abbiamo il monopolio degli imbecilli), altri al classico scherzo da preti della tecnologia, che ha il pessimo vizio di lasciarti a piedi quando avevi iniziato a darla per scontata. Visto che la versione breve si sta dilungando fin troppo, versione super-ridotta: la vuoi? Lo vuoi? Ecco, sposati! Questa citazione è talmente facile da meritarsi solo 50 punti apolidi… lo so che il concorsone “scopri l’astrusa citazione dell’Apolide” lo schifate tutti – razza d’ingrati – ma fate malissimo, visto che la mia location attuale mi offre possibilità di reperire premi molto reali e molto allettanti, che non rivelerò solo perché, in fondo, il mio Ciccio Bastardo è molto meno nascosto di quanto pensassi. Insomma, se non rispondete nei commenti, vi mangerete sicuramente le mani quando annuncerò gli sbelluccerosissimi premi. Fate vobis, comunque io vi ho avvertito, non venite poi a lamentarvi.

Di cosa parlavo? Ah, giusto, i problemi di connessione. I più arguti tra voi si staranno domandando “ma se non riesce a collegarsi ad internet, come ha fatto a postare questo ammasso di parole vagamente collegate da relazioni sintattiche e causali?” al che potrei anche rispondere “perché ‘n te faj li c***i tui?” (questa è molto più difficile – da 100 punti apolidi. Nota: il fratello dell’Apolide non può partecipare. Sarebbe troppo facile). Visto che sono un pischello niente affatto bastard inside, svelerò l’arcano: sono riuscito a collegare il simpatico androidphonino al netbook da battaglia ed usarlo come modem HSDPA, “impresa” che ha richiesto diverso tempo, smadonnamenti vari e ripetute preghiere d’intercessione a tutti i santi del lunario. Insomma, alla fine, nonostante la connessione “vera”, quella da 20 Mbps (che in realtà ne fa pochi più di 11 se va bene), funzioni ogni tanto per quanto basta a farmi scollegare tutto, riporre il cavo USB per poi scomparire di nuovo (il ghost nella mia machine, a quanto pare, è Beetlejuice, mortacci sui), sono riuscito a tornare (più o meno) online. Vista la velocità niente affatto super della cosiddetta super-connessione mobile (solite palle da marketing, ‘sto HSDPA è una vera e propria lumaca), qualsiasi cosa oltre la navigazione risulta del tutto improponibile, cosa che ha reso l’umore dell’Apolide particolarmente irritabile e quindi del tutto inadatto a parlare di cose serie.

Peccato, perché di cose interessanti ce ne sarebbero state parecchie. Se riusciste a vedere le bozze dell’antro, ci sono almeno due articoloni belli belli che non aspettano altro di essere tradotti, commentati e postati, ma purtroppo sono invecchiati in coda e non mi ispirano più tanto. Vi state ancora chiedendo perché mai stia riempiendo la pagina con roba che vi interesserà più o meno quanto le ultime evoluzioni legali di Lindsey Lohan (che nonostante tutto continua ad occupare un posto speciale nel cuoricino dell’Apolide: che ci volete fare, ognuno ha le proprie fisse). La spiegazione è semplice. L’idea di lasciare la pagina vuota per un altro giorno mi stava facendo andare fuori di melone, ma non avevo tempo-voglia-disposizione mentale per affrontare una traduzione-commento veri, i quali, FYI, richiedono attenzione, concentrazione ed almeno un paio di ore buone di lavoro (visto che la captatio benevolentiae non funziona, proviamo coi sensi di colpa passive aggressive, hai visto mai che si riesca a migliorare questi benedetti contatti giornalieri). Ecco perché ho pensato di spegnere il cervello e parlare solo delle disavventure niente affatto divertenti che hanno (in parte) causato questo silenzio prolungato.

Ora che il collegamento è più o meno ripristinato (la banda larga mobile non è banda larga, checché ne dicano i soliti profeti del nuovo) si spera di riuscire a riprendere un servizio dignitoso e, magari, riuscire a dare pure qualche buona notizia ai quattro fedelissimi dell’antro. In giro ce ne sarebbe una veramente clamorosa, ma visto che non ho ancora ricevuto conferma ufficiale, mi taccio subito sperando di non essermela auto-gufata anche con questa mezza ammissione. Peccato, perché non sto nella pelle dalla voglia di dirvela. Aspettatevi in ogni caso qualcosa di grosso. Molto grosso. Ed ora che ho fatto salire il livello d’attenzione a livelli parossistici (I wish…) posso anche smetterla di sproloquiare sul nulla ed andare a dormire, visto che tra cinque ore e spiccioli dovrò catapultarmi giù dal letto (alla fine l’ho trovata la catapulta) e barcollare al lavoro (turno di mattina, questa settimana). Ora che ho toccato il culmine dell’autoreferenzialità e dell’abuso di lettore, posso anche dormire soddisfatto. E speriamo che domani si riesca ad avere una connessione decente. Ecco perché talvolta odio la tecnologia: funziona abbastanza a lungo da spingerti a costruirti la vita attorno ad essa per poi piantarti quando non riesci più a farne a meno. Se non avessi deciso di combattere le mie tendenze complottiste, direi che qualcuno ce l’ha col sottoscritto. Ops… l’ho appena fatto. Meglio piantarla qui, prima di rendersi veramente ridicolo. Scusate ancora e buon proseguimento di giornata.