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Foto trovata su theurbn.comIl mondo va in fiamme e tutti gli occhi sono puntati sulla Cirenaica. Giusto, forse, ma nessuno pensa alla povera Lara Logan, brutalizzata in maniera indicibile da qualche bravaccio mandato da chissà chi in piena Midan Tahrir. Sempre la solita storia. Hai un problema? Dagli al giornalista! Facile, no?

La storia, sia quella con la maiuscola che quella con la minuscola, la fanno i grandi avvenimenti, i movimenti imponenti di masse, i grandi numeri, gli scontri epocali. Non perché gli altri avvenimenti siano meno importanti, no di certo. Solo perché questi eventi sono più “scenografici”, attirano l’attenzione anche dell’ascoltatore più svagato e distratto. Lamentarsi e protestare contro questa immutabile legge della comunicazione sarebbe come prendersela con la forza di gravità quando ti fa male la schiena. Le cose stanno come stanno, purtroppo e non ci si può fare un bel niente. Hai voglia di dirti “illuminato”, “progressista”, “divulgativo”, se sei un giornalista degno di questo nome sai che le immagini di un vulcano in piena attività eruttiva o degli effetti di un uragano sono sempre più interessanti di qualsiasi storia, fosse anche una scoperta scientifica in grado di cambiare il corso dell’umana esistenza per sempre. O ti adegui in fretta o cambi mestiere. Tutto qui.

Capire che questi sono fatti della vita coi quali ogni operatore della comunicazione deve fare i conti quotidianamente non vuol dire che, talvolta, non ti venga voglia di gridare contro tutto e tutti quando li vedi in azione. Un esempio quantomai eloquente lo abbiamo sotto gli occhi proprio in questi giorni ed ha causato non pochi sommovimenti intestinali al sottoscritto e perfino alla sua parte (ogni tanto) più seria, che di solito di queste cose preferisce sbattersene altissimamente, preoccupata com’è da questioni pratiche tipo “come trovare il tempo di costruirsi uno straccio di vita privata visto che cambio turno ogni settimana e non riesco a dormire alle ore giuste”.

La storia, probabilmente, l’avete sentita di sfuggita, cacciata com’è stata dalle prime pagine dagli oggettivamente mostruosi eventi che si stanno svolgendo dall’altra parte del Mediterraneo (per voi italiani d’Italia, s’intende – cavolo, mi dimentico sempre che sto un paio di migliaia di chilometri più a Nord…). Una giornalista che lavora per il (talvolta insopportabilmente sinistro) network americano CBS, ovvero per la sua trasmissione giornalistica di punta, la tanto famosa quanto prestigiosa “60 minutes”, è stata “sexually assaulted” da un numero non meglio identificato di individui non meglio identificati mentre si trovava nel mezzo a Midan Tahrir per documentare in diretta le reazioni dei manifestanti all’annuncio delle dimissioni del presidente egiziano Hosni Mubarak. I termini della questione trasmessi dalla gran parte dei media mondiali sono più o meno questi. Nessuno si è preoccupato di capire chi erano quegli individui, chi li aveva mandati lì e soprattutto perché se la sono presa con la collega della CBS.

Dopo che la notizia è stata scalzata dalle prime pagine, alcuni giornali hanno continuato ad occuparsene, uscendo con qualche dettaglio abbastanza orripilante. Dopo qualche giorno, la stessa Logan avrebbe rilasciato qualche dichiarazione, cosa che, sinceramente, trovo sia encomiabile sia leggermente preoccupante. I reportages dei pochi giornali che hanno continuato a seguire la storia li riporto qui solo come link, visto che trovo già questi racconti abbastanza raccapriccianti e non molto “family friendly”, cosa alla quale tengo abbastanza. Qui trovate l’articolo del giornale online sudafricano IOL, di seguito il post su Huliq, buon blog (credo) statunitense. So che la “mission” di questo blog sarebbe quella di tradurre il traducibile in italiano, così da agevolarne la lettura anche ai non anglofoni, ma permettetemi un minimo di pudore, visto che l’argomento mi disturba parecchio. Il fatto che preoccupa, sinceramente, è il silenzio imbarazzato ed imbarazzante dei grandi media, inclusa e compresa la stessa CBS News, che oltretutto deve ancora farsi perdonare qualche peccatuccio giornalistico (ahem… Rathergate?). Quei simpaticoni di iOwnTheWorld hanno qualche idea a proposito…

Immagine trovata su iOwnTheWorld.comCome diceva il divo Giulio, a pensar male si commetterà peccato, ma spesso si coglie nel giusto. In questo caso, ho la vaga impressione che il principio debba essere applicato alla lettera. La puzza di bruciato si sente fin da queste latitudini, quindi l’arrosto deve essere di quelli particolarmente indigesti.

Lasciamo da parte le derive complottarde e torniamo a bomba sulla questione (molto opportunamente) dimenticata da grandissima parte della stampa mondiale: una giornalista è stata assalita da una folla di persone non si sa da chi mandate ed ha subito violenze fisiche di natura anche sessuale. Questa è la versione ufficiale, già di per sé piuttosto atroce. Il problema sorge quando si distoglie un attimo lo sguardo dalle veline e si cerca di fare il proprio mestiere, informandosi da altre fonti, magari più vicine ai fatti. Qui non casca solo l’asino, ma tutta la fattoria, per così dire. A sentire quel che si dice su una miriade di siti arabofoni, la collega della CBS News non ha subito un generico quanto gravissimo attacco sessuale, ma una vera e propria violenza multipla, di gruppo, dai nemmeno troppo vaghi toni punitivo-religiosi. Il pensiero corre subito a molte, troppe cose poco simpatiche, come le violenze sistematiche nella guerra dei Balcani, compiute da entrambe le parti e delle quali, purtroppo, quasi tutti hanno preferito dimenticarsi. La mente arriva poi nelle banlieus francesi, dove ormai è diventato normale che una ragazza occidentale, ovvero non musulmana, possa essere violentata ripetutamente da gruppi di ragazzotti (mi risparmio epiteti ben peggiori per rispetto nei vostri confronti, non perché non ne abbia nella mia faretra linguistica) maghrebini convinti che “tutte le occidentali sono puttane”. Su tutti questi eventi, sempre più comuni, la stampa sinistra preferisce stendere un velo vergognoso in quanto non si accordano con la loro narrativa, tutta fatta di multiculturalismo, accoglienza, solidarietà e chi più ne ha più ne metta. I fatti comunque restano e sono di una gravità inaudita, specialmente se accadono in paesi che si gloriano senza fine della loro civiltà giuridica e della loro meravigliosa cultura inclusiva e cosmopolita.

Gli amici della United Kingdom Objectivist Association, al cui gruppo mi sono subito iscritto una volta sbarcato su questi lidi (mi sembrava il minimo) hanno segnalato un post sul blog di Pamela Geller “Atlas Shrugs” che racconta una storia decisamente diversa dalla versione ufficiale. Ho pensato per qualche minuto se fosse il caso di tradurre questo post in italiano e pubblicarlo sull’antro ma, sinceramente, non me la sentivo di affrontare argomenti di una tale crudezza. Avviso agli anglofoni frequentatori dell’antro: la lettura di questo post non è per gli stomaci deboli o per le persone con una vivida immaginazione. Al sottoscritto ha già rovinato una nottata e causato un attacco d’insonnia che domani/oggi gli causerà sicuramente qualche problemino in ufficio; a persone ancora più sensibili potrebbe anche causare conati di vomito o sconvolgimenti intestinali più seri.

Anche se la fonte sembra affidabile, diffido chiunque dal prendere quello che si trova in giro su siti arabi o gruppi Facebook per oro colato. Siamo entrati in un nuovo mondo, dove le battaglie si combattono anche sulla rete e la propaganda di stato non si muove solo sulle onde radio o televisive ma anche con metodi da terzo millennio. Il racconto ed i dettagli sono così crudi e rivoltanti da far sospettare una messinscena o una esagerazione fatta ad arte per gettare il massimo discredito sul movimento liberale egiziano, vaso di coccio tra i vasi di ferro dell’esercito e della Fratellanza Musulmana. Il fatto è che, per chiunque conosca un minimo la società egiziana o araba in generale, non suona particolarmente stonato. Il tema della violenza sulle donne in Medio Oriente è uno dei tanti tabù che la stampa mondiale si auto-impone pur di portare avanti la propria agenda mondialista di stampo sinistro. Le cose non cambiano solo perché non le si racconta, però. In Egitto come altrove, le violenze sulle occidentali non sono comuni solo perché chiunque sa che un atto del genere verrebbe punito con violenza inaudita dal regime, ansioso di continuare ad attingere ai soldi dei turisti occidentali. Una volta crollata la paura per le rappresaglie della polizia, gli elementi peggiori possono finalmente trattarle come “meritano”, visto che sono universalmente considerate come delle prostitute che non chiedono soldi in cambio.

Il fato che sarebbe capitato alla collega della CBS News, quindi, non può sorprendere proprio nessuno. Il racconto, però, aggiunge dettagli francamente atroci, che non possono essere taciuti. Prima di tutto, la violenza sarebbe avvenuta in pubblico, sulla piazza, in mezzo a migliaia di persone che non avrebbero mosso un dito per difenderla o proteggerla. La cosa può sembrare inaudita solo a chi non si è mai trovato in mezzo ad una folla in preda al caos. Secondo, sarebbe durata per ore ed avrebbe coinvolto decine e decine di persone. Anche qui, la cosa può sembrare assurda solo a chi non ha avuto occasione di verificare con mano cosa pensino davvero moltissimi uomini musulmani delle occidentali. Le loro parole ed i loro pensieri, che rivelano solo a chi considerano amico o almeno non pericoloso, sono qualcosa di quasi impensabile. Gli abissi della perversione che si toccano in una società sessuofoba come quella islamica sono davvero incredibili per un occidentale. Ultimo elemento, forse più grave di tutti gli altri, le connotazioni politico-religiose. Le urla che si levavano (sempre secondo i non molto affidabili racconti dei siti arabofoni) erano le solite: “ebrea, ebrea”, “puttana americana” e via sproloquiando. Il fatto che Lara Logan sia sudafricana e non abbia una goccia di sangue ebreo nelle vene non frega niente a nessuno. Sei una giornalista? Allora sei ebrea ed americana, quindi bersaglio privilegiato per ogni tipo di violenza, anche le più abiette. Non l’ha anche detto quel bel tomo di al-Tantawy, simil-Khomeini subito rientrato in patria dopo la deposizione di Mubarak? Uccidere gli ebrei o gli americani (potrei giurare che abbia usato la parola “crociato”, anche se non ho modo di verificare, visto che non parlo arabo) non solo è legittimo, ma è un dovere di ogni buon musulmano. Roba da far rimpiangere la infame polizia segreta di Mubarak, che gentaglia del genere sapeva come trattarla.

A questo punto rimangono parecchie domande aperte, tutte di non facile soluzione. Se tali rapporti sono veri ed esistono addirittura video girati con gli onnipresenti telefonini, perché nessuno ne ha dato notizia in maniera ufficiale? Conoscendo l’idiozia e la mentalità di certi barbari cialtroni, sicuramente si saranno vantati con gli amichetti idioti di questa loro bravata, sentendosi “veri maschi” per aver abusato di una povera ragazza totalmente indifesa in mezzo ad una folla di invasati. Volete che qualcuno non abbia condiviso uno di questi video su qualche network P2P? Figuriamoci. Insomma, se qualcuno volesse davvero scoprire la verità, ci metterebbe ben poco per ottenere prove inequivocabili. Perché nessuno l’ha ancora fatto? Perché fior di organizzazioni giornalistiche non dedicano tempo e risorse a risolvere questa faccenda una volta per tutte? La storia ci sarebbe in entrambi i casi: infatti, se fossero solo voci calunniose, si potrebbe capire chi è stato a spargerle, aggiungendo un importante tassello al complicato puzzle egiziano. Niente, nessuno si muove, tutto tace. La cosa, oggettivamente, non può non far sollevare più di qualche sospetto.

Poi c’è un’altra domanda, forse più limitata all’ambito giornalistico, una delle tante faccende di bottega che sembrano interessarci tanto. Per quale dannato motivo la CBS ha pensato fosse una buona idea mandare una ragazza in mezzo ad una folla in giubilo per la caduta (supposta) del regime? Hanno mai sentito parlare di cosa successe alle ausiliarie della RSI il 25 aprile 1945? Non i raccontini da educande messi in giro dalla propaganda comunistarda, no, quello che successe davvero a tante, tantissime di loro? Possibile che non si rendessero conto che con le prigioni vuote e il clima di impunità dilagante, il fatto che fosse una giornalista di una importante rete televisiva non la proteggesse più di una mano di Fatima o un qualsiasi amuleto? Insomma, in un clima del genere mandare un qualsiasi giornalista è come chiedere a qualcuno di stanare un nido di mitragliatrici con un coltellino svizzero. Visto che i giornalisti, in genere, sono una razza dall’altissima autostima, nessun inviato degno di questo nome si rifiuterà di andare. Penserà sempre di essere tanto bravo e scafato da cavarsela comunque. Sono domande che un editor serio non deve permettersi di fare, a meno di non volere che succeda qualcosa per ottenere immagini forti ed ascolti alle stelle. La cosa, forse, non interesserà gran parte dei frequentatori dell’antro, ma per chi ha scelto questo dannato ma bellissimo mestiere è mortalmente seria.

Qualche giorno fa ne ho parlato con Nicolas, un mio collega spagnolo ex corrispondente di “El Pais” da Phoenix. Avendo una moglie giornalista, la questione l’aveva colpito in maniera molto personale. Secondo lui è assurdo che la CBS non abbia pensato di fornire un minimo di copertura alla troupe mandata in Midan Tahrir, soprattutto considerato il fatto che la signorina Logan è oggettivamente molto avvenente. Datemi pure del maschilista, dite pure che è tutta invidia, ma continuo a pensare che mandare una bellissima ragazza in zona di guerra sia una roba da fucilazione immediata. Le cose stanno come stanno, inutile prendersi in giro. Una bella ragazza fa salire gli ascolti, quindi la si mette anche nel caffelatte. Il problema è che, nonostante gli sproloqui delle femministe, uomini e donne non sono affatto uguali. Se al posto della signorina Logan ci fosse stato un uomo, altrettanto telegenico ed avvenente, lo avrebbero riempito di botte, forse ci avrebbe anche lasciato le penne, ma non avrebbe certo subito lo stesso atroce trattamento. No, robe del genere quei mostri malefici le riservano solo alle donne, che considerano peggio di pezze da piedi. I più cinici potranno dire che, in fondo, alla collega è andata bene, visto che è ancora viva. Mi permetto di dissentire. Se davvero è successo quello che si sente in giro, la povera Lara Logan non sarà mai più la stessa e, come giornalista, è finita, almeno in Medio Oriente. Come potrebbe tornare in Egitto e superare le inaudite offese ricevute? Non è assolutamente possibile, ci vorrebbe un automa, un essere umano non è fatto così.

Secondo Nicolas, visto che soldi a disposizione le televisioni americane ne hanno a palate (beati loro), avrebbero dovuto fornirle un apparato di sicurezza adeguato per proteggerla. Sul momento gli ho dato ragione, poi ci ho ripensato e ho dovuto cambiare idea. Se davvero non sono stati due o tre delinquenti ad assaltarla, ma un gruppo molto numeroso di sadici criminali, neanche una tattica piena di miliziani sarebbe servita a granché. Pure un gruppetto di esperti di security, mercenari, Delta Force, spetsnaz, chi vi pare, non avrebbe potuto far niente, a meno di non iniziare a sparare all’impazzata, lasciandoci più che probabilmente le penne. Semplicemente Lara Logan e la sua troupe non dovevano trovarsi in quel posto. La folla è una gran brutta bestia. Una folla fatta di maschilisti assatanati che considerano le occidentali delle puttane è molto, molto peggio, specialmente se sei bionda, bella ed affascinante. Anche la mia idea del giornalista-soldato, che non prende parte alle azioni ma che è armato ed addestrato a difendere la propria pellaccia sarebbe del tutto inutile in mezzo ad una folla inferocita. Ci sono posti e situazioni nelle quali, semplicemente, non bisogna cacciarsi. Fine della questione, per quanto mi riguarda.

Avremo sicuramente modo di riparlare di questa storia, visto che ho la vaga impressione che prima o poi la verità verrà fuori. Una cosa è certa: in un mondo che sta diventando sempre più interconnesso, ogni qual volta che la situazione diventa delicata, tiranni, regimi totalitari o gentaglia simile hanno sempre una soluzione ai loro problemi: prendi un giornalista che si ostina a fare il proprio mestiere e fallo fuori. Maoismo puro, colpiscine uno per educarne cento. Da quando Lara Logan ha subito quel che ha subito, quasi tutte le organizzazioni di news internazionali hanno tolto le tende dal Cairo. Il che è esattamente quello che voleva l’esercito e la Fratellanza Musulmana.  Al sottoscritto la signorina Logan sembra una martire della professione come e quanto la compianta Anna Politkovskaja (never forget, never). A lei non va solo la mia massima simpatia umana, ma anche tutta la compassione (in senso latino) del mondo. Guardate la foto che ho postato sotto al titolo. Guardate i suoi occhi. Riuscite ad immaginare cosa stava pensando in quel momento, vero? Lo sapete che lei si era resa conto che le cose sarebbero finite molto male. Potete pensare a cosa le sia passato nella mente in quel momento? Se siete donne, forse si. Il sottoscritto, in quanto uomo, non può proprio arrivarci e la cosa lo fa stare ancora più male. Sicuramente la signorina Logan non leggerà mai queste mie parole, ma se potessi farle giungere un messaggio, probabilmente non saprei cosa dire. A questo punto mi taccio e lascio parlare solo voi, i veri protagonisti di questo piccolo antro della libertà. Prima, però, posto questa immagine di Anna Politkovskaja per ricordare i tanti, troppi colleghi e colleghe che, per il solo aver voluto continuare ad esercitare il nostro sporco mestiere, hanno pagato con la loro vita. Ricordiamoceli tutte le volte che sediamo di fronte alla tastiera. Loro sono morti per consentire a noi di fare bene la nostra professione, che non c’entra niente con la proprietà, i padrini politici o le camarille di redazione. Il nostro cavolo di mestiere è quello di informare i lettori in maniera quanto più onesta e completa possibile. Abbiamo un enorme debito verso i colleghi caduti. Facciamo in modo di tornare ad essere fieri di essere definiti giornalisti. Ogni giorno, in ogni cosa che facciamo, ricordiamoci sempre di Anna, Lara e dei tanti altri colleghi che non sono più con noi. Meritiamoci il loro sacrificio e torniamo a fare quel che sappiamo fare, al massimo delle nostre capacità. Altrimenti sarà stato tutto orribilmente inutile e né io né voi vogliamo o possiamo andare avanti con un fardello del genere sulle spalle. Coraggio, Lara. Ce la farai, ce la faremo, basta crederci e lavorare duro. Tutto qui.

Foto trovata su paolomoschini.it