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Foto trovata su article.wn.comInvece di restare alla finestra, i Fratelli Musulmani oggi parteciperanno alla proteste per chiedere la cacciata di Mubarak. Siamo alla svolta. Se oggi i numeri cresceranno e non ci sarà un bagno di sangue, il regime avrà i giorni contati. Per questo sarebbe il caso di procedere con molta, molta cautela.

Davanti agli occhi di tutto il mondo va in scena l’agonia di un regime odioso, che ha tenuto sotto il tallone un intero paese per decenni. Pochi sembrano rendersi conto che un evento di questa portata avviene una volta ogni cinquant’anni e che potrebbe cambiare il volto del Medio Oriente. Il vostro umile corrispondente non fa che mangiarsi le mani, pensando che, se le cose fossero andate in maniera leggermente diversa, avrebbe potuto testimoniare la “Facebook revolution” (copyright Apolide, grazie) di persona, visto che in quei giorni avrebbe dovuto trovarsi proprio da quelle parti per affari. E pensare che, per qualche minuto, avevo avuto la tentazione di chiamare e rimandare il primo giorno di lavoro in Londontown al 1 febbraio. Poi, la voglia di non lasciarsi sfuggire un’occasione di quelle importanti ha avuto la meglio ed ho invece cancellato la prenotazione dell’aereo. Forse è andata meglio così: nonostante buoni contatti con gente molto attiva nel movimento di protesta, Dio solo sa se avrei trovato delle testate italiane disposte a pubblicare gli articoli o le interviste raccolte sul posto. Conoscendo i miei polli, si sarebbe potuto trasformare tutto in una enorme delusione. In ogni caso, inutile piangere sul latte versato. Hic manebimus optime, per dirla con il Vate. La prossima volta, magari, sarò più libero di seguire quell’istinto animale che, ancora una volta, ci aveva visto giusto.

Cosa succede in Egitto ve lo stanno provando a raccontare in tanti, tra strafalcioni e semplificazioni più o meno grossolane. Il sottoscritto, molto modestamente, non può che riferire come molti dei suoi vecchi amici siano convinti che questa sia davvero la volta buona e non abbiano alcuna intenzione di lasciarsi intimorire. Anche loro, come gli amici dei Tea Parties americani, italiani, australiani, canadesi, inglesi, argentini, olandesi, spagnoli e di tanti altri paesi, non vogliono che riprendersi in mano il loro destino e, a conti fatti, il loro amato paese. I metodi sono diversi, i principi alla base di tutto possono essere più o meno condivisibili, ma lo spirito è lo stesso. Lasciatemi libero di fare quel che mi pare, anche di sbagliare e pagare in proprio, ma lasciatemi libero. Verrebbe da dire che questa sia la nuova weltanschaaung dominante, ma forse è prematuro, visto che in Egitto sono in tantissimi a dire che il governo deve andarsene perché i prezzi aumentano, cosa che farebbe rabbrividire d’orrore un qualsiasi teapartygiano.

Visto che ieri/oggi il vostro umile padrone di casa è stato impegnato tra scartoffie burocratiche, contratti di locazione e il trasloco delle poche cose che si è portato dietro (in life, one should always travel light, come diceva il saggio) nel nuovo, moderatamente splendido antro fisico dell’Apolide, non ho avuto molto tempo per procurarmi notizie di prima mano dalla cara vecchia Al Qahira. Mi limiterò quindi a tradurre un pezzo di Ahmed Zaki Osman, pubblicato sul sempre più consigliabile “Al Masry Al Youm”, che suona quella che forse potrebbe essere la campana a morto per il raìs Mohammad Hosni Mubarak: la mobilitazione dei Fratelli Musulmani per le proteste del venerdì. A questo punto, con le voci sempre più insistenti di fughe massicce di capitali dei furbetti del partitino locali verso l’estero, la frittata sembra fatta ma c’è ancora una grossa incognita: cosa faranno le forze di sicurezza? Visto che la polizia, segreta e non, è odiatissima dalla popolazione e che, in caso di caduta del regime, parecchi macellai piccoli e grandi sarebbero probabilmente passati per le armi o linciati dalla folla, dubito che tali personaggi assisteranno calmi e tranquilli al crollo di quel sistema che li ha resi temuti, ricchi ed importanti. Qualcosa succederà di sicuro, probabilmente già oggi e temo che non sarà uno spettacolo edificante.

Anche se sarò impegnato a finire il trasloco e poi a lavorare, immerso fino al collo nel flusso delle notizie sportive da tutto il mondo, il pensiero correrà di tanto in tanto ai giovani che sfideranno ancora i mitra della polizia (proiettili di gomma my arse, gente che c’era in Midan Tahrir mi ha confermato che nei giorni scorsi hanno sparato sul serio). Affido le mie preghiere alla voce di Mohammed Mounir, voce d’Egitto, che ho avuto l’onore ed il piacere di conoscere tanti anni fa in uno studio di registrazione. From your mouth to God’s ear, come dicono oltreoceano. هيا، مصر!

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I Fratelli Musulmani si preparano alle proteste di venerdì
Ahmed Zaki Osman
Originale (in inglese): Al Masry Al Youm
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

I Fratelli Musulmani si preparano a prendere parte alle proteste programmate per venerdì. In quella che appare la loro prima apparizione in massa dalle manifestazioni del “Giorno della rabbia”, giovedì centinaia di attivisti affiliati con il movimento di opposizione della Fratellanza Musulmana, bandito ma in realtà tollerato, hanno inscenato una protesta a Giza, chiedendo anche loro la rimozione del presidente Hosni Mubarak.

Più di duemila manifestanti hanno iniziato a gridare “il popolo vuole rovesciare il regime” e “Mubarak, vattene!”.

Secondo un testimone oculare, i manifestanti hanno chiesto al popolo egiziano di unirsi a loro, proponendo ai residenti di mostrare dei drappi neri dai balconi in segno di supporto.

L’attivista della FM, Mousatfa Rady ha dichiarato ad “Al-Masry Al-Youm” che il suo gruppo “è riuscito a portare molte persone a questa protesta, ma la Fratellanza si prepara per le manifestazioni del venerdì”.

Gli attivisti online e vari gruppi di opposizione hanno chiamato ad un altro giorno di proteste in tutto il paese immediatamente dopo le preghiere del venerdì.

Una pagina Facebook dedicata a queste proteste avrebbe attirato più di 77.000 sostenitori in sole 24 ore.

La Fratellanza Musulmana, il più grande ed organizzato gruppo di opposizione in Egitto, non aveva appoggiato ufficialmente le proteste di martedì 25 gennaio, anche se aveva permesso ai suoi affiliati di parteciparvi in forma privata.

Giovedì, il portavoce della FM, Mohamed Morsi, ha dichiarato che il gruppo avrebbe preso parte in massa alle manifestazioni del venerdì per “aiutare a raggiungere quegli scopi che il popolo richiede a gran voce”.

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