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Foto trovata su almasryalyoum.comTanto tuonò che piovve, o almeno così sembra. Alla faccia del leggendario fatalismo egiziano, molti, moltissimi si mobilitano contro il regime di Mubarak. Certo, molti chiedono pane e lavoro, ma tanti altri vogliono solo la libertà dalla corruzione e dal nepotismo imperante. In bocca al lupo, gente.

Stavolta lo dico e lo faccio. Nessun commento, solo notizie da una fonte di solito molto molto bene informata su quello che succede nella scatola di sabbia col fiume in mezzo. Il mio cuore e la mia anima è in Midan Tahrir, insieme a chi protesta per la libertà, ma anche a chi non ne può più della povertà, dell’arbitrio fatto sistema e della corruzione. Dato che, bene o male, mi sono sempre sentito in parte egiziano, dopo essere stato adottato dal grande cuore del paese nordafricano, non posso essere oggettivo. Cerco di non pensare troppo, di non razionalizzare, per paura di dover ammettere che non andrà a finire come vorrei tanto. Ormai non faccio altro che pregare, magari mentre monto un filmato o faccio il voice-over su una partita del campionato di calcio australiano. Quando amici di amici fraterni rischiano la vita per un futuro migliore, non si può essere razionali, bisogna svestire i comodi panni dell’analista geopolitico e parlare col cuore in mano.

So che non è sensato, non è ragionevole e forse è pure pericoloso, ma in questo momento sono lì con loro, soli davanti ai mitra della polizia, che ne starà combinando di cotte e di crude. Che Iddio doni a loro la forza di resistere, di non rispondere con la violenza alla violenza e di liberarsi dell’odioso regime che sta soffocando da decenni l’Egitto. Come scrivo nel titolo, a Dio piacendo andrà a finire tutto bene. Amici arabofoni, se la frase fa ridere, prendetevela con Google Translator. Il sottoscritto saprà sì e no cento parole in arabo e quasi niente di grammatica, quindi non aveva alternative. Il cuore, comunque, è dalla parte giusta, quella di chi lotta per la libertà. Ora, sempre, comunque, dovunque. Tempo per razionalizzare ce ne sarà fin troppo. Questo è il momento di testimoniare da che parte si sta. Il sottoscritto non ha dubbi. Tra un comodo dittatore che fa il “nostro” gioco ed una folla che chiede libertà, pane e lavoro, l’Apolide starà sempre dalla parte della folla, anche se gli fa una paura fottuta.

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Almeno 1.000 contestatori arrestati nelle proteste in Egitto
Rapporto speciale
Originale (in inglese): DEBKAfile
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Centinaia di attivisti dell’opposizione sono stati arrestati dalle forze di sicurezza egiziane al Cairo, Alessandria e a Suez, nel tentativo di sedare le tumultuose dimostrazioni anti-governative che hanno travolto le città egiziane a partire da martedì, prima di sfuggire al controllo degli organizzatori. Le fonti ufficiali confermano solo 500 arresti, ma l’ufficio del Medio Oriente di DEBKAfile stima che il numero sia più vicino a 1.000, inclusi molti giornalisti (ti pareva, sempre con noi se la prendono… ndApo).

Stamattina, dopo che ieri quattro persone erano morte nelle proteste contro Mubarak, il ministero degli interni ha vietato le riunioni pubbliche, le proteste in strada e le marce, avvertendo che chiunque avesse sfidato il divieto sarebbe stato arrestato e processato per direttissima. Nonostante queste minacce, al calare della sera, i dimostranti hanno di nuovo riempito le strade del Cairo e di Suez. I corrispondenti stranieri hanno riportato che centinaia di persone si sono riunite di fronte all’Associazione dei Giornalisti Egiziani al Cairo e si sono scontrati con le forze di polizia. A Suez, i manifestanti si sono riuniti all’obitorio, chiedendo che fosse loro consegnato il corpo del manifestante ucciso martedì.

La polizia ha provato a disperdere la folla con cannoni ad acqua ed un fitto lancio di lacrimogeni.

Mohamed El Baradai, ex direttore dell’agenzia dell’ONU sull’energia atomica che sta considerando la partecipazione alle prossime elezioni presidenziali, ha chiesto al popolo egiziano di partecipare in massa alle proteste di strada contro il presidente Mohammad Hosni Mubarak.

Secondo un precedente rapporto di DEBKAfile, mercoledì un numero di siti internet egiziani ed arabi stavano riportando che il figlio di Mubarak, da lui scelto come successore alla presidenza si sarebbe allontanato dal paese in segreto, recandosi con la famiglia in una base aerea militare ad ovest del Cairo, quando le proteste anti-governative erano al culmine.

Su Twitter si è anche letto un rapporto non confermato indipendentemente che segnalava l’arrivo della first lady egiziana, Suzanne Mubarak all’aeroporto di Heathrow (pensa te… a due passi da casa dell’Apolide ndApo). Nessuna fonte ufficiale è stata citata, solo alcuni lavoratori all’aeroporto londinese.

Se fosse confermata, la defezione di Gemal Mubarak indicherebbe una profonda frattura nel regime dell’82enne presidente, in netto contrasto con l’immagine prevalente in Occidente e nella stessa Israele di un apparato solido in grado di resistere senza grossi problemi al movimento di protesta che sta sconvolgendo il paese. Il segretario di stato statunitense, Hillary Clinton, martedì aveva affermato che, secondo lei, il governo egiziano era solido e stabile. Eppure mercoledì la lira egiziana è caduta pesantemente nei confronti del dollaro americano, con la borsa del Cairo che ha perso più del quattro per cento in una sola seduta.

A partire da mercoledì mattina, l’uso di Twitter è stato bloccato in tutto l’Egitto. Questo non ha fermato i leader dell’opposizione dall’incitare i manifestanti a continuare (brutta bestia Internet, vero? ndApo). Incoraggiati dal successo delle proteste del giorno presidente, che avevano visto decine o centinaia di migliaia di persone riempire le strade chiedendo apertamente le dimissioni del presidente. Secondo alcuni, a rinfocolare il fuoco della rivolta sarebbe stata la notizia delle diserzione di Gemal Mubarak.

Con la tensione al Cairo vicina al livello di guardia, gran parte degli osservatori hanno confermato a DEBKAfile che, secondo loro, negli ultimi due anni il regime di Mubarak aveva iniziato a perdere colpi. Gravi problemi interni e le crescenti difficoltà economiche di ampi strati della popolazione erano stati ignorati o affrontati in maniera inefficace. Anche dopo aver passato 30 anni al potere, il presidente ha iniziato a creare problemi su problemi sulla strada della scelta di un successore ed un ordinato passaggio dei poteri. Ha tenuto il figlio Gemal in sospeso, senza esprimere un parere definitivo, negandogli la possibilità di prepararsi adeguatamente al compito.

Nelle elezioni parlamentari del dicembre 2010, i partiti di opposizione sono stati eliminati dalle schede tramite l’azione della polizia segreta, guidata dal ministro dell’intelligence, il generale Omar Suleiman.

Le organizzazioni di opposizione erano quindi più che pronte ad uno scontro frontale con il governo quando la scintilla da Tunisi ha sembrato incendiare la famosa strada araba.

Martedì notte, DEBKAfile scriveva:

Martedì 25 gennaio, più di 100.000 persone si sono riunite al centro del Cairo e di altre città egiziane per inscenare delle manifestazioni tumultuose che non si vedevano nel paese nordafricano da più di un quarto di secolo. Dando voce al disagio di molti, i manifestanti hanno chiesto le dimissioni del presidente Mohammad Hosni Mubarak, al potere da più di 30 anni. Fonti ufficiali hanno riportato che tre persone sono morte negli scontri tra i dimostranti che lanciavano pietre ed i poliziotti che usavano gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e bastoni – due manifestanti ed un poliziotto. Le fonti di DEBKAfile confermano che il numero sarebbe più elevato e che, sebbene non siano stati forniti dati ufficiali sui feriti, questi sarebbero almeno 150.

Al calare della notte di martedì, le autorità hanno annunciato che i sostenitori di Mubarak avrebbero inscenato una contro-manifestazione il giorno seguente. Lo scontro tra i due campi avrebbe potuto portare all’aumento dei disordini. Il movimento anti-governativo ha concentrato le sue risorse nella ampia Piazza della Liberazione, al centro del Cairo. Le stime delle autorità indicano la presenza di circa 10.000 persone. Le fonti di DEBKAfile parlano di un numero almeno tre volte superiore. Almeno altre 10.000 persone si sono riunite ad Alessandria, mentre altre migliaia hanno inscenato proteste nelle città del Delta del Nilo e lungo il canale di Suez (come al solito l’alto ed il medio Egitto, quando si parla di libertà tacciono. Certe cose non cambiano mai… ndApo).

Il governo e le forze di sicurezza non erano preparate ad affrontare proteste così massicce, così determinate e composte da persone tanto arrabbiate. Avevano contato sull’effetto del monito lanciato lunedì sera, ovvero che ogni manifestante sarebbe stato arrestato. Invece di applicare alla lettera tale direttiva, all’inizio la polizia egiziana è rimasta immobile, guardando i manifestanti mentre protestavano rumorosamente. Quando alcune centinaia di persone hanno rotto la falange della polizia e si sono messi a correre verso il palazzo del parlamento, gli ufficiali hanno ordinato l’uso di proiettili di gomma, granate stordenti e gas lacrimogeni.

Ne è derivata una colossale rissa, come Cairo non vedeva dal 1977, quando proteste di massa costrinsero Anwar Sadat a cancellare gli annunciati aumenti del prezzo del pane (in realtà si trattava, come quasi sempre in questo tipo di paesi, della cancellazione di sussidi governativi stile “panem et circenses” che tengono i prezzi artificialmente bassi, ma la sostanza non cambia di molto. Anche allora c’entrava il pane ndApo).

Le fonti al Cairo di DEBKAfile comunicano che gli organizzatori intendono far continuare sine die le proteste, in modo da coalizzare attorno al movimento tutti gli elementi non religiosi dell’opposizione egiziana. Fino ad ora i partiti islamisti, guidati dalla Fratellanza Musulmana hanno ordinato ai propri seguaci di non unirsi alle proteste. Se tale ordine dovesse cambiare, il regime di Mubarak sarebbe in guai serissimi.

Più a nord, altri scontri violenti guidati da sunniti e cristiani che protestavano la designazione del nuovo primo ministro libanese Najib Miqati, considerato un burattino di Hezbollah e dell’Iran. Esplosioni anti-governative hanno continuato a sconvolgere le strade della Tunisia e della Giordania. Per la prima volta da molti decenni, la strada araba è disposta a combattere apertamente i regimi al potere e le forze di sicurezza che gli vengono scatenate contro dagli stessi governanti.

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