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Immagine trovata su the-american-catholic.comLe chiacchiere stanno a zero. Da qualche tempo anche le pietre si sono rese conto che se non si ferma una volta per tutte la corsa senza freni della spesa pubblica, faremo tutti una brutta fine. Resta da capire come fare. Charles Krauthammer ha un’idea: iniziamo col cancellare l’Obamacare. Why not?

Ormai non so più nemmeno se dire che questo articolo/commento è in ritardo o just in time. Mi spiego meglio. Oggi, secondo la sacra rota, autorità ultima di ogni giornalista giornalista, ero di mattina. Il che significa tirarsi giù dal letto alle sei, correre per prendere l’autobus e presentarsi in ufficio possibilmente prima delle sette. Quando l’Apolide finalmente potrà sistemarsi nel suo mini-antro londinese (anche se, in effetti, sarebbe a Isleworth, Middlesex, quindi non proprio Londra-Londra), la sveglia dovrà essere puntata ancora prima, visto che il tragitto in bus dovrebbe durare circa venti minuti. Qual è il vantaggio di tale orario? Verso le quattro, quattro e mezzo, si può prendere la via dell’uscita senza sentirsi un escremento che naviga nel mare dell’approssimazione. Il che significa più tempo per sbrigare le faccenduole legate alla sopravvivenza fisica e, quindi, più tempo davanti alla tastiera del netbook da combattimento, invece che sulla tastiera Avid del carissimo “pod” di registrazione (che, resti tra di noi, mi piace tanto tanto).

Dopo questa intro francamente inutile, passiamo all’argomento del giorno, ovvero la battaglia campale per il ‘repeal’ della famigerata Obamacare, la mostruosa riforma della sanità fatta passare a martellate dalla ex-maggioranza democratica l’anno scorso. Anche se, di solito, le discussioni oziose non mi appassionano più di tanto, questa la seguo volentieri, visto che, in fin dei conti, si parla della grande crociata liberal-conservatrice, ovvero la demolizione pezzo a pezzo del welfare state, strumento infernale che ha prostrato e forse evirato quasi irreversibilmente la civiltà occidentale. La retorica sta già salendo di livello, visto che gli appuntamenti elettorali sono lontani ed i colleghi political junkies devono pur parlare di qualcosa, ma, in realtà, si tratta di uno scontro quasi totalmente ideologico e mediatico. Anche se nella Beltway si sono viste cose ben più strane, la possibilità che qualche blue dog democrat (sempre che ne esistano ancora) sfidi l’ira funesta di sindacati, assicurazioni mediche e finanzieri vari appoggiando la quasi inevitabile proposta di legge per un repeal tout court dell’Obamacare, prima che abbia tempo di fare i primi danni, sembra abbastanza remota. Se poi questo miracolo dovesse verificarsi, Obambi, dopo le tonnellate di puttanate sparse a piene mani l’anno scorso, non potrà che mettere il veto, piantando l’ennesimo chiodo sulla sua già abbastanza salda bara politica.

Allora perché ho perso queste due ore circa a tradurre e commentare l’ottimo editoriale che Charles Krauthammer, sempre più idolo personale dell’Apolide, ha pubblicato due giorni fa sul “Washington Post”? Beh, diciamo che non c’era molto di meglio in giro e che, sinceramente, non ho proprio voglia di farmi il sangue amaro. Domani avrò il primo giorno di riposo (yay for me) da quando mi sono trasferito oltre la Manica, quindi sono di discreto umore. Mi dovrò svegliare lo stesso abbastanza presto per l’ennesimo cambio di stanza nell’alberghetto che mi ospita (you don’t want to know, trust me), ma potrò tranquillamente oziare, sonnecchiare, riposarmi in vista della prossima settimana e di quelli che, insha’Allah, dovrebbero essere le ultime formalità prima del tanto sospirato ritorno alla normalità.

Non per fare lo snob a tutti i costi, ma in vita mia ho passato diverso tempo in alberghi, in diversi paesi. Non sempre si trattava di hotel di lusso, come succedeva in Medio Oriente (adoravo il Le Meridien Cairo, con il suo ristorante-giardino in riva al Nilo dove ho mangiato la migliore pizza del mondo -giuro- ed lo “Champollion”, un manuale vivente su come un non-europeo si aspetta che sia un ristorante francese extra-lusso), ma di solito mi piaceva l’ambiente, l’idea di non essere un turista ma un ‘viaggiatore’. Stavolta, invece, vorrei tanto sistemarmi in una casa vera, con tanto di cucina, frigo, microonde eccetera eccetera. Sarà che, stavolta, non sono qui per “affari” ma per lavorare (differenza niente affatto trascurabile), sarà che la zona non è proprio il massimo della vita (il miscuglio di chavs, Sikh, pakistani, polacchi, slavi, cinesi, inglesi non proprio educati in una public school è abbastanza singolare, diciamo), ma ho voglia di regolarità, di far sparire le valige e non tirarle fuori per mesi o anni.

Questa, forse, non sarà proprio “casa mia”, non ci sono cresciuto, mi mancano i punti di riferimento della popolazione autoctona. Di sicuro non è un posto alieno. Talvolta mi dico che sono molto più inglese di tanti inglesi. Probabilmente è una puttanata, ma mi rassicura. La pianto qui, visto che sto svalvolando senza ritegno e vi lascio alla lettura dell’ottimo editoriale di Krauthammer. Se, per caso, ne leggeste uno simile su un giornale italiano, fate un fischio. Di questi tempi, ogni buona notizia è bene accetta, anche a chi si rifiuta di seguire le convulsioni della politica italiota. Fino ad allora, a Dio piacendo, hic manebimus optime.

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Inizia tutto con la cancellazione dell’Obamacare
Charles Krauthammer
Originale (in inglese): The Washington Post
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Immaginate che qualcuno – che ne so, il presidente degli Stati Uniti – proponga la seguente linea di ragionamento. Stiamo affogando nel debito. Più di 14.000 miliardi di dollari. Ho una grandissima idea per ridurre il deficit. Ci consentirà di risparmiare 230 miliardi in 10 anni. Basta aumentare la spesa di 540 miliardi mentre aumentiamo le tasse di 770 miliardi.

Gli riderebbero dietro mentre lo accompagnano alla porta. Eppure, questo è esattamente quello che i democratici propagandano come la principale virtù dell’Obamacare. Durante il recente dibattito sui tentativi repubblicani per cancellarla, una delle argomentazioni più usate dai democratici è quella che ho descritto sopra: siccome l’Obamacare riduce il deficit, cancellarlo lo aumenterebbe, esattamente di 230 miliardi. Vedi, lo dice anche il Congressional Budget Office!

Molto vero e pure convincente. Fino a quando non ti rendi conto di come si arrivi a quel numero. Il direttore del CBO Douglas Elmendorf spiega nella sua “analisi preliminare dell’H.R. 2” (la proposta del GOP per cancellare la riforma sanitaria) che “il CBO anticipa che mettere in atto la H.R. 2 avrebbe come risultato, nel periodo 2012-2021, una riduzione del gettito fiscale di 770 miliardi di dollari ed una riduzione della spesa di circa 540 miliardi”.

Come ha fatto notare il caposervizio degli interni Yuval Levin, è proprio un gran modo di ridurre il deficit: si aumenta enormemente la spesa, per poi coprire il buco con un’ancora più gigantesco aumento delle tasse.

Naturalmente gli stessi numeri che hanno dato come risultato questa “riduzione del deficit” di 230 miliardi sono del tutto falsi. Il CBO è obbligato per legge ad accettare ogni assunto, promessa (ad esempio di futuri tagli alle tasse) e trucchetto cronologico che il Congresso gli mette davanti. Tutto quello che il CBO fa è fare i calcoli e sputare fuori il risultato.

In effetti, l’intero progetto di riforma sanitaria era stato piegato e mutilato in modo da far uscire un numero positivo da parte del CBO. Il trucco più sfacciato è il fatto che i diritti acquisiti che crea – assicurazioni sanitarie finanziate in parte dal governo per 32 milioni di cittadini – non iniziano che a partire dal 2014. Questo è un trucco fatto apposta per far sì che ogni proiezione per questo decennio non contenesse che sei anni di spese, mentre avrebbe contenuto dieci anni di incasso. Sottraendo a dieci anni di tasse sei anni di benefici, il risultato è positivo: il deficit si riduce. Pensa te.

Se credete che questa sia una mossa azzardata, pensate a questo: l’Obamacare non crea un solo privilegio (assicurazione sanitaria per tutti); ce n’è anche un altro – l’assicurazione per le cure dei lungo degenti. Con una popolazione che invecchia e le spese per i lungo degenti che diventano sempre più costose, questa norma promette di essere quella più assurdamente costosa della storia del welfare state.

Eppure, nei calcoli del CBO, questo nuovo privilegio riduce il deficit nei prossimi dieci anni. Addirittura di 70 miliardi. Com’è possibile? Stesso trucco: si inizia a versare i contributi ora, mentre i primi pagamenti inizieranno tra dieci anni. Et voila, ecco un bel surplus temporaneo. Come affermato dall’ex direttore del CBO Douglas Holtz-Eakin e dagli studiosi Joseph Antos e James Capretta, “solo in un posto come Washington si può usare la creazione di uno sconsiderato programma di entitlements per ‘facilitare’ la creazione di un altro programma di entitlements”.  Farei notare che solo a Washington un trucchetto infido del genere si può chiamare “CLASS Act” (l’acronimo starebbe per Community Living Assistance Services and Supports Act – il gioco di parole è multiplo ed effettivamente elegante. Tutto si può dire di questi delinquenti, ma certo hanno un senso dell’umorismo delizioso – si sarebbero trovati benissimo a Versailles, circa 1792… ndApo).

Il fatto che una legge di riforma così mostruosa, in termini di dimensioni e conseguenze sulla vita dei cittadini, che rivoluziona un sesto dell’intera economia degli Stati Uniti si possa basare su cialtronate del genere è francamente stupefacente, anche per i già bassi standard di Washington. Cosa dovrebbero fare i repubblicani a proposito?

Accettare la sfida. Spiegare perché i numeri sono falsi, non importa se sarà noioso. Ancora meglio, convocate il direttore del CBO, la cui integrità è sopra di ogni dubbio (sospirone d’invidia… ndApo) e lasciate che a spiegare i trucchetti sia proprio lui.

Certo, l’Obamacare non può essere giudicata solo per il suo effetto sulle finanze pubbliche. Ma il fatto che si sbandierino in giro numeri così chiaramente falsi fa sorgere più di un dubbio sull’onestà e la veridicità di certe rassicuranti certezze spacciate dall’amministrazione Obama. Ad esempio, la tanto strombazzata promessa che chiunque si trovi bene con la propria assicurazione medica potrà tenersela è solo in parte vera. Te la potrai tenere solo se il tuo datore di lavoro continuerà ad offrirla. In realtà, milioni di lavoratori si troveranno alla deriva, visto che i loro datori di lavoro saranno spinti in ogni modo a scaricarli nel calderone della sanità di stato.

Questo non esenta i repubblicani dal produrre una seria alternativa per una riforma sanitaria. Sono e dovrebbero essere giudicati su come la loro alternativa affronterà le necessità di chi non ha un’assicurazione medica e le ansietà di chi ce l’ha. Ma emendare un progetto di legge da 2.000 pagine follemente complicato, contraddittorio, incoerente ed arbitrario, che a sua volta produrrà decine di migliaia di pagine di regolamenti è una proposta che non vale nemmeno la pena di considerare. Tutto deve iniziare con la cancellazione dell’Obamacare. Non si scappa.

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