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Foto trovata su freerepublic.comL’ondata dei Tea Parties ha portato alla Camera un’infornata di nuovi ed entusiasti deputati conservatori, con un mandato chiaro: tagliare la spesa pubblica e ridare i soldi alla gente. In teoria tutto facile, in pratica la questione è molto più complicata. Come finirà? Sarah sez it better…

Aprire l’ennesimo post con il cappello in mano ed i capelli pieni di cenere non è affatto dignitoso ma purtroppo inevitabile. Le pause nel servizio si moltiplicano e la lista di scuse da fare ai fedelissimi che, nonostante la scarsa professionalità del sottoscritto, continuano a presentarsi alle porte dell’antro si allunga a dismisura. A parte che sono mortificato e che mi sento peggio di uno strato profondo di materia organica in una palude estiva non so proprio cosa dire. Il fatto è che, tra il lavoro, le scartoffie, le conseguenze del senso dell’orientamento totalmente obnubilato dalla stanchezza dell’Apolide, capace di perdersi anche con il GPS in mano (!), la sera torno in camera ed appena tocco il letto vado in catalessi, provo disperatamente a restare sveglio ma alla fine soccombo inesorabilmente. Che vi devo dire? Passerà a breve, ne sono sicuro (non sono così decrepito, cribbio!) ma per ora le cose vanno così. Il fatto che oggi, anche se in ritardo, sia stato in grado di recuperare il pezzo che avevo selezionato ieri dovrebbe essere un segnale che le cose, anche se più lentamente del previsto, stanno per tornare alla normalità. Che ne dite? Incrociamo le dita all together? Muito obrigado.

Il pezzo che traduco oggi parla di un argomento quantomai d’attualità: le proposte che i partiti tendenzialmente liberali propongono di questi tempi per ridurre il mostro ammazza-paesi chiamato spesa pubblica. Sì, certo, perché se tutti puntano il dito contro il debito pubblico, non ci si può dimenticare che tale voragine è stata costruita secchiello dopo secchiello da chi si è riempito le tasche coi soldi dei contribuenti, campando alla grande alle spalle di chi, troppo stupido o poco ammanicato, non aveva altra scelta a parte pagare tutto fino all’ultimo centesimo. Jon Ward, sul Daily Caller, parla dello “Spending Reduction Act”, il Santo Graal di tutti i liberali di nome e di fatto, una legge che says what it means and means what it says, ovvero taglia con la ghigliottina burocrazie, regalie, sprechi e contributi del menga. Verrebbe da domandarsi se questo non sia che un atto dovuto, quasi formale, per evitare di incorrere nell’ira funesta della galassia dei Tea Parties. La domanda sarebbe lecita… anzi, lo è, punto e basta. I venti e passa milioni di attivisti, più o meno attivi, che costituiscono l’universo dei TP americani hanno più volte dimostrato di concedere fiducia ma sempre in cambio di un impegno serio e sincero per far procedere certi ideali. Chiunque credesse di aver ricevuto un mandato in bianco andrebbe incontro a pessime sorprese alle prossime primarie del partito.

Ce la faranno i cugini americani a spuntarla? Al momento la pallina è ancora lì, roteante e traballante sulla ruota della roulette della politica. Dio solo sa se finirà sul rosso o sul nero. Magari potrebbe anche finire sullo zero, che in questo caso sarebbe il patatrac da tempo annunciato dagli osservatori più realisti, dai pessimisti cronici e dall’Apolide, ormai Cassandra ad honorem nonostante l’incompatibilità sessuale. Come si dice da queste parti, “all bets are off”, che sarebbe una maniera più elegante per dire “non ci scommetterei neanche un centesimo”. Questo sentimento mi sembra il più adeguato per affrontare questa situazione da thriller hitchcockiano. Il che non è come dire “chi se ne frega” o sedere sulla riva del fiume. Assomiglia più all’atteggiamento della vedetta che, sapendo di un pericolo in arrivo, non lascia il suo rifugio ma aguzza ancora di più la vista, pronta a segnalare a tutti l’attacco.

Per questo ruolo non basta un giornalista online ora più che mai in tutt’altre faccende affaccendato. Delegare non è possibile, né desiderabile. Ognuno di noi dovrebbe, nel suo piccolo o grande, diventare una vedetta, pronta a scrutare l’orizzonte e segnalare a tutti gli altri le minacce per la propria libertà. In fondo, dei massimi sistemi interessa poco a tutti. Ogni singolo cittadino è preoccupato per la sua libertà e il suo benessere. Non fatevi prendere in giro da chi vi dice che è un comportamento da egoisti. Mente sapendo di mentire. L’egoismo non c’entra. Qui si tratta di difendere il proprio diritto più sacro; quello di essere padrone del proprio destino, di sbagliare, fare cretinate sesquipedali e pagare di tasca propria, senza chiedere aiuto a nessuno.

Diranno che questo è il mito a stelle e strisce dell’uomo di frontiera, dell’uomo che non deve chiedere mai. Forse. Ricordate però che l’America nasce da una costola dell’Europa e che, un secolo o due fa, tutti gli europei ragionavano in questo modo. Il successo della nostra civiltà non è stato certo dovuto alle politiche dei governi ma è venuto nonostante le politiche dei governi. Fino a quando non ritorneremo a quei valori orgogliosamente borghesi di decenza, onestà, onore, rispettabilità, responsabilità ed auto-sufficienza non potremo altro che incrociare le dita e sperare che la valanga non ci travolga in pieno. Come diceva papà Ronnie, lo stato non è la soluzione, lo stato è sempre il problema. Se qualcuno, prima o poi, riuscirà a tradurre questa regola aurea in azione politica resta ancora da vedere. A noi non resta che fare la nostra parte ed essere fedeli a quei principi che dovrebbero guidare l’azione di ogni persona perbene. Il resto, purtroppo, non dipende da noi. Preoccuparsene sarebbe solo stupido.

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I conservatori del GOP alla Camera svelano 2500 miliardi di tagli profondi alla spesa pubblica
Jon Ward
Originale (in inglese): The Daily Caller
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Un certo numero dei principali conservatori del GOP alla Camera, giovedì, annuncerà una proposta di legge che taglierebbe 2500 miliardi di dollari di spesa pubblica in 10 anni, di gran lunga la proposta di tagli alle spese del governo federale più ambiziosa e complessa proposta dalla nuova maggioranza.

Il deputato Jim Jordan (Rep. – Ohio), presidente del Republican Study Committee, presenterà la proposta di legge giovedì mattina, in un discorso che si terrà alla Heritage Foundation.

La proposta di legge di Jordan, che sarà presentata insieme a quella per il Senato, controfirmata dal Senatore Jim DeMint (Rep – South Carolina), imporrebbe profondi ed ampi tagli ad ogni dipartimento del governo federale. Include sia tagli su tutto il budget che colpiscono la spesa non militare discrezionale, riportandola ai livelli del 2006, sia misure più incisive, come la eliminazione o la riduzione drastica di più di 50 programmi federali.

Lo “Spending Reduction Act” di Jordan eliminerebbe cose come la U.S. Agency for International Development ed il suo budget da 1,39 miliardi all’anno, i 445 milioni all’anno per sostenere la Corporation for Public Broadcasting (la televisione pubblica USA ndT), il miliardo e mezzo all’anno speso per evitare il fallimento di Amtrak (le ferrovie dello stato USA ndT9, i due miliardi e mezzo all’anno in finanziamenti per l’alta velocità ferroviaria, i 150 milioni all’anno per la Washington Metropolitan Area Transit Authority, per non parlare del dimezzamento dei 7,5 miliardi di dollari che il governo federale spende ogni anno per i viaggi dei propri dipendenti.

Tali eliminazioni di programmi e tagli costituiscono solo 330 dei 2500 miliardi di tagli. Il grosso verrebbe dal far ritornare la spesa discrezionale non legata alla difesa – attualmente 670 miliardi su un budget per il 2011 di 3.800 – al livello del 2006 – 496,7 miliardi di dollari – fino al 2021.

Tornare ai livelli del 2006 ridurrebbe la spesa di 2.300 miliardi in dieci anni. Si tratta di un taglio ben più drastico di quello proposto dalla leadership repubblicana alla Camera lo scorso autunno con il Pledge to America, che si proponeva di far tornare le spese non legate alla difesa e non obbligatorie per questo anno fiscale ai livelli del 2008, quando erano a 522,3 miliardi di dollari. La proposta di Jordan include la raccomandazione contenuta nel Pledge per l’anno fiscale in corso, che si chiude a settembre.

La proposta ridurrebbe i dipendenti del governo federale del 15 per cento, congelando gli aumenti di stipendio automatici dei dipendenti pubblici per cinque anni.

Il RSC può vantarsi di avere un elenco di membri di tutto rispetto: 165 dei 242 repubblicani alla Camera. Il capogruppo alla Camera Eric Cantor (Rep. – Virginia) è tra di loro, come il segretario della Conferenza del GOP alla Camera Jeb Hensarling (Rep – Texas) e il capo vice-capogruppo Peter Roskam (Rep. – Illinois).

Quando abbiamo chiesto di commentare questa proposta di legge, i loro portavoce hanno preferito non rispondere alle nostre domande.

Mercoledì non era ancora chiaro se la proposta di legge sarebbe stata sostenuta con forza dalla dirigenza del GOP, ma tale prospettiva, almeno per il momento, sembra improbabile. Tagli di queste dimensioni finirebbero sotto il tiro incrociato dei democratici e dei gruppi di interesse sinistri; lo stesso Speaker John Boehner ha cercato di evitare di prendere posizioni specifiche sui tagli alla spesa, cercando evidentemente di non dare il fianco agli attacchi dall’opposizione democratica.

Inoltre il presidente Obama avrà la possibilità, nel discorso sullo Stato dell’Unione della settimana prossima di rivolgersi ad un pubblico molto ampio e parlare della situazione fiscale del paese e potrebbe definire tali tagli troppo pesanti in termini di servizi per molti americani.

Anche se Boehner decidesse di appoggiare convintamente tali tagli e la Camera trovasse i numeri per far passare questa legge, dovrebbe affrontare una battaglia titanica al Senato, ancora controllato dai democratici. Per non parlare del fatto che Obama – che più volte ha detto che tagli troppo draconiani potrebbero impedire la ripresa economica nel breve termine (il fatto che una figura così importante sia così incredibilmente ottusa è un evento da segnare negli annali della storia, IMHO – ndApo) – molto probabilmente si rifiuterebbe di firmare una riduzione così drastica della spesa pubblica.

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