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Immagine trovata su garfield.nfshost.comCosa succede quando la mancanza di sonno si combina con la tensione di settimane? Più o meno quello che Garfield chiama “nap attack”. Vorresti tanto stare sveglio ma non ce la fai. Consigli su come sconfiggere l’insidioso avversario? Sarebbero davvero molto graditi…

I frequentatori più arguti dell’antro avranno sicuramente capito dal teaser che anche questo è uno dei post fuffosi che l’Apolide sfodera quando è a corto di idee o non ha assolutamente voglia di dedicare le obbligatorie due ore alla confezione di un post fatto come si deve (pensavate davvero che i post crescessero sotto i cavoli? Beata ignoranza… ^_^). In effetti non siete lontani dalla realtà, tranne che per un insignificante dettaglio. La voglia, come sempre, ce l’avrei, il problema è che ho un sonno micidiale. Spiegazioni razionali non ne ho, ma probabilmente il fatto di aver accumulato una quantità non indifferente di tensione in queste ultime settimane ha un certo peso. Uno si illude di essere nato con la valigia, di essere sempre pronto a tutto, a partire senza pensarci due volte ma quando si tratta di passare dal dire al fare, le cose sono sempre più complicate.

Oggettivamente il cambiamento non è stato dei più semplici e quindi qualche conseguenza era del tutto prevedibile. Fino a qualche giorno fa, l’Apolide viveva più o meno serenamente in un piccolo mondo tutto suo, fatto di progetti fumosi e complicati, chiacchierate interminabili con gli amici, draft proposals per architetture societarie basate su poco o niente, litigate contro il muro di gomma del “bukhra” (chi è stato in Medio Oriente sa di cosa sto parlando), incontri più o meno politici e la placida routine del giornalista online, che posta quando gli pare cosa gli pare. Da giovedì scorso le cose sono decisamente cambiate. In meglio per moltissimi aspetti, in peggio quando si tratta di costringere l’ondivago ciclo del sonno dell’Apolide a ritmi più umani. Niente di strano o preoccupante, capitava anche a Bancoforte. Bastava una dormita di dieci ore sul divano col laptop acceso per rimettere più o meno a posto le cose. Sicuramente anche stavolta andrà tutto a posto da solo.

Visto che riempire un intero post di fatti che interesseranno più o meno lo zero virgola chissà quanto dei frequentatori dell’antro mi pare decisamente poco carino, provo a svicolare come mio solito proponendo pensieri a vanvera sui quattro pezzi candidati alla traduzione che sono arrivati alla selezione finale, interrotta da un nap attack a tradimento. La lettura delle dichiarazioni dell’uomo di legno, il francamente impresentabile Gordon Brown, che chiede a The One un’iniziativa globale per i ggiovani disoccupati aveva stimolato il mio lato sadico, facendo circolare una serie di cattiverie da antologia del sarcasmo nella mia testa. Poi mi sono detto che Brown si fa già abbastanza male da solo e ho preferito risparmiare il vitriolo per soggetti meno autolesionistici. Anche se trattasi di pericoloso professorino in vena di “fundamental transformations”, Gordon si sta scavando la fossa da solo e starà sicuramente sclerando nel rendersi conto di come, anche nel post-premierato, l’odiato Tony Blair se la stia cavando molto meglio di lui. Sarà per la prossima volta, Gordon, non te la prendere.

Allora, girellando per i soliti siti a stelle e strisce, mi imbatto su una AP che mi fa drizzare le orecchie. Il primo ministro ungherese, sottoposto al solito fuoco di fila sinistro che attende chi vada contro agli interessi dei veri poteri forti banco-tecnocratici, ha alzato la voce, dicendo all’Unione Europea di “non immischiarsi nella politica interna ungherese“. Riproporre il “fatti i c***i tuoi” di Cetto Laqualunque non è servito a molto, visto che ormai la macchina infernale politico-mediatica del PSE si era scatenata. Da “mister kapò” Martin Schulz all’ex terrorista Daniel Cohn-Bendit, tutti i socialistardi europei si sono lanciati nell’ennesimo linciaggio in luogo pubblico. Schulz ha intimato a Viktor Orban, da gennaio presidente di turno dell’Unione, di ritirare la legge sulla stampa e di “presentarne una migliore”. Fossi stato Orban avrei preso letteralmente a sganassoni quella faccia da nazista di Schulz. Come stracavolo si permette quel buono a nulla di dire al leader eletto di uno stato sovrano di cancellare una legge votata da un parlamento legittimamente eletto? Roba da scudisciate in faccia, IMHO. Stesso dicasi per le singolari accuse di Cohn-Bendit, che ha accusato Orban di essere sulla strada per diventare il Chavez dell’Europa Centrale. Due pensieri estemporanei: 1- ma ai socialistardi come lui, Chavez non piaceva? 2- perché ‘n te fai li cacchi tui?!

Visto che il rischio filippica era troppo elevato, ho pensato di andare oltre, cercando qualcosa di più leggero. Mi sono imbattuto in questa notiziola pubblicata dal “New York Daily News”: in pratica, la Johnson & Johnson, per ragioni non meglio specificate, ha fatto sparire dagli scaffali una famosa marca di tamponi per l’igiene intima femminile. La reazione delle clienti affezionate è stata, per così dire, misurata: alcune di loro hanno pagato fino a dieci volte tanto le ultime scatole disponibili su eBay. A parte il fatto che comprare prodotti per l’igiene intima online mi sembra una cosa francamente singolare (sarò vecchio), la spiegazione fornita dalla direttrice del periodico femminista “Bust” (hahahaha… scusate) mi ha fatto piegare in due dalle risate. Sapete perché sono così isteriche nella ricerca dei preziosi tamponi? Perché sono gli unici che non hanno bisogno di un applicatore di plastica e le donne ambientalmente consapevoli hanno “sentimenti molto forti nei confronti dei loro tamponi”. Un rapido calcolo mentale mi proporrebbe almeno dieci battute atroci e di cattivo gusto sull’argomento, ma ve le risparmio volentieri (il trivio non mi è mai piaciuto, come vi sarete accorti da tempo). Il fatto che le sinistrate siano talmente alla frutta da attaccarsi a puttanate iperboliche come queste non può altro che farmi sorridere, come il netto sospetto che si sia trattato solo di un’abile operazione di marketing pensata dal solito genialoide della Johnson & Johnson. Chapeau a lui, un bel pernacchio sonante alla Edoardo de Filippo per le sinistrate radical-chic.

Anche se parlare di queste simpatiche cosucce mi ha svegliato, preferisco abbozzarla qui. Domani non è affatto lontano ed ho già passato l’ora ideale della ritirata. E poi non venite a dire che vi trascuro, che non penso a voi, che ormai ho tempo solo per il lavoro serio. Oddio, la cosa non sarebbe poi tanto lontana dalla verità, ma facciamo finta di niente. Inutile rovinare le nostre piccole illusioni. Ad maiora, gente (che non c’entra un cacchio ma che piace ai gio-va-ni)!

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