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Immagine trovata su sheikyermami.comLa “destra” è diversa in ogni paese che vai. La sinistra, invece, sembra fatta con lo stampino. Ovunque le solite menzogne, le solite illusioni pagate coi soldi di tutti. A questo punto, sorge il dubbio che siano tutti stati colpiti da una malattia epidemica. O che siano tutti al soldo di qualche regia occulta…

Articolo quotidiano in ritardo clamoroso causa ritorno del campionato di calcio e generale mancanza di voglia dovuta allo scombussolamento festivo. Fortunatamente, passata l’Epifania, si torna alla normalità sul serio. Cosa che, specialmente in un periodo complicato come questo, non può che essere benvenuta. Commento quindi ridotto all’essenziale, per non saltare anche l’appuntamento con i navigatori pre- o post-prandiali. Oggi si parla di sinistri e dei loro pericolosi e costosissimi vaneggiamenti.

L’articolo che trovate tradotto qui sotto è di un collaboratore québèçois dell’ottimo magazine online libertario francese “Contrepoints” e parla di come la Stefania Camusso locale da una parte faccia le solite lamentazioni contro il “neoliberismo” mentre allo stesso tempo fa di tutto per nazionalizzare e sindacalizzare settori sempre più ampi dell’economia provinciale. La cosa, naturalmente, non dovrebbe sorprendere i frequentatori dell’antro, ormai abituati ad aspettarsi nient’altro che menzogne e truffe dai sinistrati e dai loro squallidi sodali. Eppure un minimo di sorpresa la si dovrebbe ancora provare, nonostante le infinite volte che la sinistra ha dato il peggio di sé.

Questi sinistrati sono davvero uguali in tutto il mondo. Prendete Andy Stern, ex capo del sinistro sindacato dei dipendenti pubblici SEIU, colpevole di infiniti brogli ed imbrogli elettorali sempre a favore dei democratici. Un suo qualsiasi discorso lo avreste potuto mettere in bocca ad Epifani o Cofferati o a qualsiasi altro sindacalista sinistro e sarebbe andato bene lo stesso. Provate a fare la stessa cosa con i leader della “destra” mondiale e vi accorgerete come la situazione sia ben diversa. Anche affiancare gente come Rajoy, Cameron, Sarkozy, Berlusconi o uno qualsiasi tra DeMint, Ryan, McCain o Romney sembra innaturale, tali e tante sono le differenze tra di loro.

Non ho né tempo né voglia di impegnarmi in un discorso complicato e quasi sicuramente non risolutivo sulla natura di questa singolare simiglianza ma è sicuro che tale fatto non sia per niente casuale. Questi sinistri sono fatti con lo stampino e remano sempre tutti dalla stessa parte, spingendo le rispettive società verso la totale disintegrazione della moralità, l’asservimento della cultura allo stato e la progressiva riduzione delle libertà individuali. Il complottismo non mi è mai piaciuto granché, ma se questa non è una cospirazione planetaria non saprei proprio come altro definirla.

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La sinistra sconnessa dalla realtà
David Descoteaux
Originale (in francese): Contrepoints
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

La presidente della CSN, Claudette Carbonneau, ha voluto iniziare l’anno col piede giusto, attaccando “la destra” che, secondo lei, “diventa più litigiosa giorno dopo giorno”.

Questa destra, incarnata dal sito Réseau Liberté Québec (RLQ), chiede, tra le altre richieste, meno funzionari pubblici, più denaro nelle tasche dei contribuenti e snellire il carico delle urgenze con l’aiuto di imprenditori québécois – il cosiddetto “settore privato”.

Molti québécois condividono queste idee. E la cosa fa andare nel panico i sindacati dei dipendenti pubblici. Bisogna capirli, in fondo. Lo stato è il loro datore di lavoro. Se decidesse di stringere la cinghia, questo vorrebbe dire meno posti di lavoro e meno privilegi per i lavoratori sindacalizzati.

Quale privatizzazione?

Le argomentazioni dei sindacati centrali sono sempre le stesse: viviamo in un mondo “neoliberale”, di destra, dove lo stato taglia e privatizza senza sosta i programmi sociali.

Ma in che mondo vivono? Quali privatizzazioni? Semmai è vero il contrario. In Québec si nazionalizzano e sindacalizzano i programmi sociali ogni qual volta che si può. Ultimo esempio: l’assistenza. La CSN e la CSQ hanno recentemente sindacalizzato 15.000 assistenti in ambito familiare (cosa che ha subito dato l’occasione per qualche sciopero).

Contrariamente a quello che strombazza la propaganda sindacale, lo stato non si riduce affatto. Aumenta sempre di dimensioni, come il numero di dipendenti pubblici. Secondo Statistique Canada, nel 2000, nel solo stato del Québec c’erano 94 dipendenti pubblici ogni 1.000 abitanti. Oggi sono 112. Il peso dello stato nell’economia era del 27% quando Jean Charest è stato eletto primo ministro, nel 2003. Oggi il peso è del 31%.

Non è un caso se, a partire da oggi, pagherete un 1% addizionale sulla addizionale IVA provinciale (la TVQ ndT).

La supposta “privatizzazione dei servizi pubblici” è solo una menzogna. Uno spaventapasseri ridicolo che non spaventa peraltro nessuno che si prenda il disturbo di verificare come stiano le cose davvero.

Programmi sociali in pericolo

Questo è vero, i nostri programmi sociali sono in pericolo. Ma non è colpa della destra. Per massima ironia, sono i sindacati stessi, a forza di fare la cresta ed essere intransigenti, a minacciare la stessa esistenza dei programmi sociali in Québec.

Torniamo agli asili a 7 dollari. Il costo di questo programma è passato dai 290 milioni del 1997 a più di due miliardi oggi. Sette volte di più. Ecco perché il numero di posti disponibili per i bambini è a malapena raddoppiati. Il programma è in rosso – il governo vi ha destinato più di 200 milioni solo l’anno scorso per coprirne il debito. Al conto si dovranno poi aggiungere tra 300 e 400 milioni di dollari per soddisfare le richieste salariali dei nuovi 15.000 membri dei sindacati centrali. Alla fine, si metterà a rischio la stessa esistenza del programma. Non per colpa della “destra”. La colpa, in gran parte, è dei sindacati e dei burocrati, che fanno esplodere i costi.

Si potrebbe anche parlare degli ospedali, dove i sindacati e le corporazioni sono ostacoli seri ad un’erogazione più efficace dei servizi. Delle nostre scuole, dove i sindacati ed i genialoidi del ministero dell’educazione non fanno altro che appiattire in basso sia la qualità dei professori che quella degli studenti (comportamento comune all over the world, purtroppo ndApo).

Illusioni solidaristiche

I cittadini che volessero difendere i programmi sociali di qualità nel Québec dovrebbero rendersi conto di una cosa: chi si maschera come difensore dei vostri interessi – i sindacati centrali, come quello della signora Carbonneau – sono gli stessi che vogliono depredare quegli stessi programmi per guadagnarci, fino a quando non si avrà altra scelta che privatizzarli… una volta che saranno finiti i soldi.

Secondo la signora Carbonneau, “le libertà che RLQ richiede sono delle ‘tranquille illusioni’ per l’immensa maggioranza della popolazione, che non avrà mai e poi mai i mezzi per sfruttarle”. Errore. Quello che i Québécois non possono più permettersi sono le “illusioni solidaristiche” della CSN, della FTQ e degli altri sindacati. Oltre ai fantasmi rovinosi di una sinistra ormai del tutto disconnessa dalla realtà.

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