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Foto trovata su latinamericanstudies.orgMolti non se ne accorgono nemmeno, ma un grande stato nord-americano è vicino al tracollo definitivo. No, non sono gli Stati Uniti, ma il Messico. Ormai i narcos fanno il comodo proprio, uccidono, torturano, ricattano, senza che il governo, in gran parte corrotto, riesca a fare niente per fermarli.

In questo inizio di 2011 sembra di sentire nell’aria l’addensarsi di nubi, la calma prima della grande tempesta. Difficile spiegare queste sensazioni, ma l’istinto che, bene o male, alberga in ogni giornalista non si può ignorare. Non avremo tutti il fiuto di Montanelli, la cui capacità di essere al posto giusto al momento giusto era leggendaria, ma un minimo di naso lo abbiamo tutti. C’è chi lo usa per capire la direzione del vento e sistemare le proprie vele di conseguenza, navigando tronfio e trionfante sul mare del successo. C’è invece chi lo usa per cercare di capire cosa succederà di qui a qualche mese, anche solo per saziare la inesauribile fame di conoscenza che affligge buona parte degli operatori dell’informazione. La sensazione dell’Apolide, da un bel pezzo, è che in arrivo ci siano guai grossi, non solo in Italia ma in gran parte del mondo. Potrebbe trattarsi benissimo di un caso di wishful thinking (se scoppiano casini epocali, ci sarà più da lavorare per chi capisce qualcosa di esteri) e questa non è un’opzione da scartare immediatamente. Il giornalista raramente riesce ad elevarsi sopra agli interessi immediati propri o della sua categoria. Ma in questo caso la puzza di bruciato è troppo forte e troppo prolungata. La diagnosi è chiara: grossi guai in arrivo.

D’altro canto, come fare a non preoccuparsi? L’intera economia mondiale è basata su un castello di carte che affondano su una montagna di debiti che nessuno sarà mai in grado di ripagare. Basterebbe uno scossone più grosso del previsto, quel “cigno nero” temuto dagli economisti austriaci, per precipitare la situazione nel caos più generale, cosa che aprirebbe le porte a chissà quali degenerazioni da incubo. A questo punto, il giornalista mediamente edotto in questioni geopolitiche inizia a guardarsi attorno furiosamente, cercando di capire da dove potrà venire lo scossone fatale per il castello di carte social-keynesiano. I candidati, purtroppo, non mancano: si va dal Giappone all’Egitto, dalla Spagna alla stessa Cina. Poi ti capita sotto gli occhi un articolo come tanti e si accende una lampadina. I guai peggiori arrivano dalle direzioni più inaspettate, vero? Allora a far saltare la polveriera sarà uno dei candidati meno in vista. Il Messico sembra corrispondere a tutti i requisiti e, purtroppo, sembra cotto a puntino.

Da noi se ne parla molto poco, ma da svariati anni il paese nord-americano tutto siesta e sombreros è devastato da una guerra di droga seconda solo all’infinito massacro colombiano. Decine di migliaia di persone muoiono ogni anno in innumerevoli attentati, regolamenti di conti e massacri deliberati ordinati dal drappello di super-boss criminali, tanto bene armati ed organizzati da far impallidire le mafie nostrane. Il Messico sembra diventata una enorme Scampia, con le gang dei narcos che si fanno la guerra, corrompono politici, giudici, poliziotti, ammazzano chi si ribella, controllano l’economia e si comprano intere città dove sono libere di fare quel che gli pare. L’articolo di Alberto de la Cruz, pubblicato dall’influente sito conservatore Pajamas Media, si fa la domanda che nessuno vorrebbe esprimere a voce alta: quanto potrà ancora reggere il Messico prima di degenerare nell’anarchia più totale?

La prospettiva certamente non è delle migliori. Anche se siamo abituati a considerare lo stato dei sombreros come una specie di barzelletta, si tratta sempre di un’enorme nazione con quasi il doppio della popolazione italiana ed una serie di legami commerciali con gli Stati Uniti in grado di causare sconvolgimenti non indifferenti. Se il Messico va a gambe all’aria, l’intera industria automobilistica americana si fermerà, inclusa la Fiat di Marchionne, che sta costruendo la 500 proprio a Puebla, in Messico. Per non parlare di molti altri settori, ormai dipendenti dalla componentistica a basso prezzo importata dal vicino meridionale. Alla fine, le previsioni di sventura degli oppositori del NAFTA (North American Free Trade Agreement, che più o meno potrebbe essere equiparato ai primi accordi europei sul commercio) si stanno realizzando: integrare il continente nord-americano ha fatto sì che la corruzione e l’inefficienza dei governanti messicani rischino di mettere in pericolo la stessa economia americana. Noi abbiamo i PIGS, loro il Messico e la California (heh ndApo). Insomma, c’è molto poco da ridere.

Magari sono solo farneticazioni di un pessimista cronico come l’Apolide, opzione che non escluderei per principio. Ma se, come temo, in arrivo ci sono tempi ancora più complicati e pericolosi, consiglio a tutti i frequentatori dell’antro di prepararvi in ogni caso al peggio. Visto che non siamo in un paese libero e liberale, risparmierò i consigli da “survivalist” o le ricette degli amici americani (fucili, un sacco di munizioni e casse di MRE). Guardatevi in giro, proteggete i vostri beni, se ne avete la possibilità comprate qualcosa di “reale”, non svalutabile a comando dai burattinai delle banche centrali. Se avete ancora fiducia in questa penisola dei caciocavalli, terreni o immobili vanno benissimo. Altrimenti prendete qualcosa di facilmente trasportabile, possibilmente non in Italia (ricordate che il primo passo di ogni governo alla canna del gas è quello di sequestrare i metalli preziosi…). Può darsi che siano solo vaneggiamenti, ma possiamo davvero permetterci il lusso di fidarci degli stessi più che loschi figuri che ci hanno portato sull’orlo del baratro? Buona lettura.

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Osservatorio stati falliti: quanto reggerà ancora il Messico?
Alberto de la Cruz
Originale (in inglese): Pajamas Media
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Ormai è da anni che la guerra della droga tra i cartelli  dei narcos, armati di tutto punto, ed il governo messicano viene documentata dalla stampa internazionale. Ora che quella guerra sta colpendo anche le città americane vicine al confine messicano, le agenzie di stampa USA stanno concentrando l’attenzione sull’escalation della violenza. Se certo non sono mancati articoli e reportages sugli scontri armati, pochi giornalisti stanno parlando della dilagante corruzione all’interno del governo messicano, fatto che ha facilitato grandemente la crescita del traffico di stupefacenti – quando non vi abbia partecipato addirittura in prima persona.

Oggi, con i cartelli dei narcos sempre più spavaldi e l’illegalità che dilaga in tutto il paese, il governo messicano sta lottando per mantenere il controllo della situazione. Una dopo l’altra, le città messicane sono conquistate da boss della droga e gangsters criminali, con sindaci, capi della polizia ed agenti che vengono o messi nel libro paga dei narcos o ammazzati.

Durante la sua campagna per le presidenziali del 2006, il presidente messicano Felipe Calderon promise solennemente di fare la guerra ai cartelli della droga e ridurre drasticamente l’ondata di crimini collegati alla droga che assediavano il paese. Quello che il presidente Calderon, evidentemente, non aveva considerato quando fece questa promessa è il fatto che il governo stesso è sempre più corrotto, con il sistema giudiziario e di polizia che hanno permesso questa inaudita crescita del potere e dell’influenza politica esercitata dai signori della droga messicani.

Solo quattro anni fa, sembrava che Felipe Calderon non avesse idea di quanto insidiosa e pervasiva fosse diventata la corruzione. In un cablogramma diplomatico dall’ambasciata USA di Madrid si legge che, nel 2007, una conversazione tra il presidente messicano e l’ex primo ministro spagnolo Jose Maria Aznar, in visita nel paese nord-americano, rivela come Calderon avesse ammesso che il governo messicano aveva completamente sottovalutato sia il livello di corruzione sia l’influenza esercitata dai narcos:

Aznar aveva appena finito un giro in Messico e crede che il presidente Calderon stia facendo uno “sforzo credibile”. Aznar ha detto che Calderon ha ammesso di aver completamente sbagliato a giudicare la profondità e l’estensione della corruzione in Messico e che l’influenza dei narcotici nel paese è pervasiva e va oltre ogni capacità di comprensione umana.

Lo “sforzo credibile” citato da Aznar è discutibile, se si considera che, tre anni dopo, la guerra della droga in Messico è solo peggiorata e la corruzione che ha infestato il governo messicano è cresciuta, continuando ad offrire aiuto e rifugio alle bande criminali che operano, virtualmente senza opposizione, all’interno del paese. Si stima che il 90% della cocaina che entra negli Stati Uniti lo faccia passando dal Messico e che, nonostante quasi 40.000 messicani siano stati uccisi in episodi criminali legati al traffico di droga negli ultimi quattro anni, solo il 2% di questi crimini sia punito. Questo fatto concede ai signori della droga un immenso vantaggio non solo nei confronti del presidente messicano, ma anche sulla popolazione stessa, che non ha alcun modo di combattere questa violenza dilagante.

Quale speranza di condurre una vita normale e sicura può avere un messicano onesto quando viene a sapere che, per ogni 100 suoi concittadini che vengono pestati a sangue, violentati o uccisi, solo due di loro vedranno i propri aguzzini finire dietro le sbarre?

Anche quando il governo messicano riesce a catturare uno dei capos, il nome che usano quando parlano dei signori della droga, troppo spesso questi capi-bastone vengono rilasciati a causa di mancanza di prove sufficienti, errori legali o azioni illegali compiute dagli agenti di polizia durante le investigazioni. Blog del Narco (www.blogdelnarco.com), un blog messicano molto popolare gestito da due blogger anonimi che riporta le notizie legate alle violenze che avvengono in tutto il paese, qualche giorno fa ha scritto di cinque casi di alto profilo dove dei capos catturati sono stati rilasciati:

Ogni volta che il governo federale cattura un capo lo mostrano come si trattasse di un trofeo, giungendo perfino a farli vedere alla televisione nazionale. Ma quando viene il momento di provare in tribunale le loro colpe, tutto quello che riesce a raccogliere il sotto-segretario del dipartimento investigazioni speciali sul crimine organizzato (SIEDO) è una lunga serie di brucianti sconfitte.

Cinque casi di trafficanti di droga di alto profilo, alcuni dei quali erano stati citati in spot televisivi del governo, sono stati annullati dalle autorità giudiziarie nell’ultimo anno per mancanza di prove, omissioni o errori nella documentazione dell’accusa o per azioni illegali intraprese dalle autorità mentre raccoglievano le prove.

Con l’aumentare della violenza e l’estensione del numero di città controllate dai signori della droga, il governo messicano non riesce a sconfiggere un nemico che sembra diventare più forte ogni giorno che passa. Questo fatto sta spingendo molti a domandarsi quanto stabile possa essere il paese: insomma, per quanto tempo il governo messicano potrà continuare a rimanere al potere se continua a perdere controllo del territorio ogni giorno?

Il fatto che una nazione con un lungo confine in comune precipiti nell’anarchia è un pensiero terrorizzante per gli americani e le implicazioni ovvie di un tale evento dovrebbero preoccupare molti occupanti della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato. A rendere le cose ancora più complicate, considerate che il Messico ha una popolazione di 112 milioni di persone e che è un importante partner commerciale degli Stati Uniti. Nonostante la corruzione e la gestione inefficiente, il paese è uno dei più grandi produttori al mondo di petrolio, con un’economia da quasi mille miliardi di dollari. Il collasso del governo federale non solo porterebbe rischi per gli stati vicini al confine meridionale del paese, ma genererebbe pericolose onde d’urto in tutta l’economia americana e mondiale. E questo non sarebbe che l’inizio dei guai, purtroppo.

La corruzione in Messico non si manifesta solo nel traffico di droga, ma è evidente anche nella società. Nonostante le ricchezze petrolifere ed un’economia da mille miliardi di dollari, in Messico il 47% della popolazione è al di sotto della linea di povertà, secondo i dati del 2008. Questo rende il traffico di droga non solo un’opzione accettabile per molti messicani, ma in alcuni casi disperati forse l’unica via per sfuggire alla povertà.

Niente illustra il cambiamento in atto nella società e la degenerazione dello stato di diritto che sembra in corso a sud del confine meglio dell’ultima moda tra i bambini messicani. Quando giocano, invece di imitare i super-eroi o le stelle dello sport, i bambini fanno finta di essere assassini dei narcos.

In un altro articolo del Blog del Narco, leggiamo che i bambini messicani hanno smesso di giocare i giochi tipici dei bambini come il calcio, abbandonando il pallone per comprare armi giocattolo e giocare agli “assassini”:

Per alcuni potrà sembrare incredibile ma i bambini non giocano più a calcio quando scendono in strada. Ora fanno finta di essere assassini. Formano delle squadre, come prima, ma ora armano le proprie piccole unità di commandos per impegnarsi in battaglie immaginarie che in futuro, forse, saranno realtà.

Anche le bambine prendono parte a questo gioco, mettendo da parte le bambole per diventare assassine. Alcune di loro sono addirittura i “capi” di questi gruppi di bambini.

La situazione con i bambini messicani è talmente fuori controllo che i genitori hanno iniziato a proibire ai bambini di avere pistole di plastica o altre armi. Anche l’agenzia governativa per la protezione dei consumatori, la PROFECO, nella stagione natalizia, ha lanciato una campagna pubblicitaria per convincere i negozianti a togliere dai propri scaffali pistole, fucili, mitra ed altre armi giocattolo.

La guerra di droga che sta avvenendo in Messico merita tutta la copertura mediatica che sta ricevendo, ma la corruzione all’interno del governo e la sua incapacità di combattere in maniera efficace i cartelli dei narcos meriterebbe almeno altrettanta attenzione. Si tratta di una combinazione mortale che minaccia di destabilizzare una nazione con 112 milioni di abitanti e gettarla nell’anarchia. Una nazione ai confini americani con una guerra di droga fuori controllo è una minaccia seria. Una nazione ai confini americani in uno stato di anarchia, dove l’unica autorità è esercitata da gang mafiose bene armate e ben finanziate è una minaccia mortale ed immediata.

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