Tag

, , , , , , , ,

Immagine trovata su escapetyranny.comPiù che la situazione si evolve, più sembra chiaro che la vera lotta sia tra chi si batte per riprendere il controllo della sua vita e chi pensa di saperla più lunga e pretende di dire a tutti come vivere. Ennesima storia dell’orrore dagli USA. Malasanità e burocrazia; not a pretty combination.

Riprendiamo il servizio in maniera (si spera) regolare dopo i moderati bagordi natalizi. Feste in tono minore, per l’Apolide e la sua parte (ogni tanto) più seria, sia per inclinazione familiare (altrimenti che calvinisti saremmo?) sia per adeguarsi alla weltanschanuung del periodo. Il conto delle calorie, vista la montagna di dolcetti casalinghi sfornati dalla madre e dai parenti, è comunque da spavento. Per evitare contraccolpi psicologici, continuerò ad avere la solita relazione ‘matura’ con la bilancia; io non la guardo, lei non mi deprime. Sì, certo, le conseguenze si vedranno di sicuro, ma basta guardarsi allo specchio senza occhiali o lenti a contatto ed il problema è risolto.

Visto che le cattive notizie non vanno mai in ferie, ecco una storia dell’orrore burocratica in arrivo da quella simpatica repubblica socialista che va sotto il nome di stato di New York. Riassunto rapido per chi non avesse voglia di leggersi il lungo articolo di Alison Cowan, pubblicato dal “New York Times” in tempo per le feste (inutile che fate gli gnorri, vi ho visto). Gli ospedali psichiatrici, visto che fino a pochi anni fa le malattie mentali erano considerate una faccenda di ordine pubblico, sono spesso gestiti dallo stato, anche in America. Dato che i dipendenti pubblici sono uguali in tutto il mondo, capita spesso e volentieri che i pazienti, talvolta ricoverati d’imperio, subiscano incidenti dovuti alla sopraffina professionalità degli scansafatiche raccomandati ed incompetenti ivi infilati dai soliti politici maneggioni. Essendo in America e non nella penisola dei caciocavalli, i familiari dei pazienti, vista la responsabilità dello stato, non fanno finta di niente, per paura che gli onnipotenti dottori si vendichino sui loro cari, ma si rivolgono al sistema legale per ottenere un giusto risarcimento. Dato che gli incompetenti di cui sopra sono raramente abbastanza vispi da inventare scuse plausibili, lo stato, spesso e volentieri, viene condannato a pagare. Ma i soldi in questione erano già stati adocchiati da furbetti, politicanti e burocrati per pagare tangenti, campagne elettorali o stipendi faraonici. Che fare? Semplice, basta presentare ai pazienti un mega-conto per le cure ricevute. Ora sei ricco, no? Paga, sporco capitalista!

Invece di domandarmi se sia il caso o no di fare il solito parallelo con la triste situazione italiota, lascio a voi tutte le considerazioni del caso. Come vanno le cose in Italia lo sapete forse meglio di me. Cose del genere, da noi, non potrebbero succedere semplicemente perché, nella maggior parte dei casi, i sudditi sono talmente impauriti dalla tracotanza della macchina infernale medico-burocratica da non provare nemmeno ad avere un risarcimento dei danni subiti da loro o dai loro cari. Perché, non illudiamoci, gran parte della popolazione italiana non è composta da cittadini liberi e consapevoli, ma da servi, sudditi, in tutto e per tutto dipendenti dallo stesso apparato mostruoso che gli prosciuga i portafogli, gli nega quei diritti fondamentali espressi con formule magniloquenti dalla cartaccia buona solo per accendere il fuoco (la santissima ed intoccabilissima costituzione – minuscola voluta). I termini della lotta futura sono quindi chiari. Da una parte il popolo (una volta) sovrano; dall’altra ladri, delinquenti, faccendieri, scansafatiche, buffoni, incompetenti, raccomandati, quaqquaraqquà, politicanti, intellettualoidi gne-gne, radical chic, aristoscarsi vari e tutti coloro che pensano di essere così bravi e buoni da potersi e doversi occupare di decidere come deva vivere quella gentaglia incolta e buzzurra che incrociano ogni tanto per strada, mentre vanno a sputtanarsi i nostri soldi.

Basta così, altrimenti finisco per partire in una delle mie solite e sommamente inutili filippiche. La lotta è chiara, i metodi per riprendersi nelle mani il nostro destino ed i nostri soldi forse meno, ma la questione non cambia. Invece di gridare contro il cielo, prendersela con il “governo ladro” o la maledetta sfortuna, bisogna alzarsi in piedi e dire chiaro e tondo ai furbetti che ci derubano giorno dopo giorno “la festa è finita”. E poi agire di conseguenza. O si lotta sul serio, oppure tanto vale chiudere il conto corrente, prendere i soldi e consegnarli direttamente ad Equitalia, dicendo “ecco, siete contenti?”. Perché lo scopo dei burocrati è sempre lo stesso: fotterci i nostri soldi e rimetterci le catene ai piedi. A questo punto, o uomo veramente libero o schiavo sul serio. Le mezze misure vanno bene solo per chi vuole fregarti. La verità è semplice, comprensibile da tutti. Per questo che è odiata da tutti i furbetti del mondo.

—————

I pazienti che fanno causa agli ospedali dello stato di New York, se vincono, potrebbero ricevere un conto astronomico
Alison Leigh Cowan
Originale (in inglese): The New York Times
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Daniel J. Langevin aveva 35 anni, era malato di mente e non aveva un soldo. Aveva vissuto in istituti psichiatrici fin da quando aveva 20 anni.

Nel febbraio 1995, quando un amico lo andò a trovare al Rochester Psychiatric Center, il signor Langevin aveva dolore alla mascella, all’occhio e alla faccia ma lo staff non gli prestava molta attenzione. La settimana dopo lo trovarono svenuto, con un’infezione quasi fatale che si era diffusa anche al cervello e ad altri organi.

Il signor Langevin fece causa allo stato di New York, che gestisce l’ospedale, con buone possibilità di vincere un cospicuo risarcimento. Allora lo stato rispose chiedendo al signor Langevin di rimborsagli 1.7 milioni di dollari per i dieci anni di cure ai quali era stato sottoposto. Un giudice diede ragione allo stato, lasciando il signor Langevin a bocca asciutta.

Se scivoli e cadi in una prigione di New York o soffri un abuso da parte delle guardie, se sei un detenuto puoi tenerti qualunque cifra ti venga riconosciuta dal tribunale come risarcimento. Ma i pazienti degli ospedali psichiatrici gestiti dallo stato – persone troppo ammalate per vivere da sole e troppo povere per pagarsi le cure – possono vedersi prosciugare i risarcimenti assegnati dai tribunali, con lo stato che chiede di rimborsare i costi della permanenza in quelle stesse strutture ospedaliere che non sono state in grado di curarli o che addirittura li hanno abusati.

Secondo Leo G. Finucane, l’avvocato che ha rappresentato il signor Langevin “è proprio una trappola infernale, vero? Devo andare in questi ospedali perché sono malato. Ma se mi fanno del male o peggiorano la mia malattia, loro non rischiano un bel niente”.

L’ufficio del Procuratore Generale Andrew M. Cuomo (neo-governatore dello stato di New York ndApo), che gestisce per conto dello stato di New York questo tipo di casi, ha rifiutato ripetute richieste di discutere la faccenda.

Non è una cosa strana che gli ospedali pubblici cerchino in ogni modo di rivalersi sui beni dei pazienti, magari nascosti al fisco. Ma lo stato di New York se la prende con i pazienti che fanno causa per aver subito danni negli ospedali in maniera più consistente e feroce che molti altri stati, secondo gli avvocati ed altre associazioni che rappresentano i malati psichiatrici.

Susan Stefan, avvocato e professore, dice che “faccio questo lavoro dal 1986 e lo stato di New York si è guadagnato la reputazione di stato peggiore del paese, quando si tratta di questi comportamenti”.

Gli avvocati dell’Oregon parlano ancora di quando lo stato costrinse un paziente a consegnargli oltre l’ottanta per cento della cifra ottenuta in un accordo extragiudiziale dalla Chiesa Cattolica per aver subito delle molestie sessuali da giovane. Ma nel 1999, l’Oregon ha modificato la legge per impedire allo stato di soddisfare i debiti accumulati per le cure mediche con i soldi che i pazienti ottengono dallo stesso stato per compensare negligenze o comportamenti non professionali.

Secondo Joseph Young, direttore esecutivo dell’associazione Disability Rights New Jersey, cinque anni fa lo stato smise di imporre ai pazienti psichiatrici con conti ospedalieri non pagati di ottenere una fideiussione bancaria. Inoltre, gli avvocati dei pazienti feriti o che hanno subito degli abusi possono far introdurre nelle sentenze o negli accordi extragiudiziali clausole che impediscano allo stato di rivalersi sui risarcimenti accordati dalla corte per coprire le spese ospedaliere.

Nel Wisconsin, lo stato cercò di ottenere un rimborso di 1.000 dollari a notte per gli anni nei quali una donna indigente era stata al Mendota Mental Health Institute, dopo che la donna morì soffocata da un panino al burro di arachidi che non avrebbe dovuto ricevere (era allergica ndT) e la famiglia aveva fatto causa per omicidio colposo. Ma, alla vigilia del giudizio, l’avvocato della famiglia riuscì a concludere un accordo che lasciò ai suoi eredi migliaia di dollari di risarcimento e la promessa che lo stato avrebbe rinunciato alla sua richiesta di rimborso. Secondo Jason Studinski, l’avvocato, “anche lo stato riconosce che quello che viene consentito dalla legge può risultare in conseguenze estreme e molto ingiuste”.

Nel corso degli anni, lo stato di New York ha invece esercitato il suo diritto di rivalersi sui risarcimenti in dozzine di casi, ricevendo quasi sempre il via libera da parte dei tribunali statali e federali.

C’è il caso della donna di 20 anni violentata al South Beach Psychiatric Center a Staten Island nel 1992. Sei anni dopo, un giudice dedusse 101.000 dollari dal suo risarcimento di 250.000 per coprire quelli che lo stato considerava debiti per i servizi ricevuti. Il giudice determinò che un ospedale può essere benissimo negligente in alcuni giorni, mentre in altri giorni è in grado di fornire servizi validi. Il paziente ha provato a ribaltare la sentenza in appello, senza ottenere soddisfazione.

Ron Lynch, un paziente del Bronx Psychiatric Center, fece causa allo stato chiedendo 7 milioni di dollari di risarcimento dopo essere stato assalito nel 2003 da un altro paziente. A questo punto lo stato ha chiesto al signor Lynch 1.585.519 dollari e 22 centesimi per il conto che aveva maturato negli anni per il suo trattamento ospedaliero.

Nel 1993, ad Evelyn Hasson, presso il Manhattan Psychiatric Center, fu somministrata una dose tossica del farmaco anti-psicotico torazina. I suoi parenti fecero causa allo stato per omicidio colposo (il termine legale sarebbe “wrongful death” ma, non essendo un avvocato, non so quale sia l’equivalente nel sistema di civil law italiano. In ogni caso, si tratta di una causa civile, non penale. La fattispecie dell’omicidio colposo è diversa, ma spero che renda più o meno il significato ndApo) e lo stato gli inviò un conto da pagare di 220.136 dollari e 90 centesimi. Le parti raggiunsero un accordo extragiudiziale che, secondo l’avvocato della famiglia, Bill Brooks del Touro Law Center, accorda alla famiglia un risarcimento netto di 100.000 dollari, ma la battaglia legale continua nelle corti federali da 11 anni, visto che secondo Brooks la contro-richiesta dello stato ha violato i diritti costituzionali della famiglia.

Le corti statali di New York consentono allo stato di cercare di rivalersi sui risarcimenti, pur con limiti ben precisi, grazie al caso di un paziente, il signor Louis O. Acevedo.

Il signor Acevedo fece causa allo stato dopo che si era rotto una gamba durante una rissa al Middletown Psychiatric Center nel 1986: poco dopo aver fatto causa, gli fu fatto sapere che, in caso di vittoria, gli sarebbe stato presentato un conto di 265.647 dollari e 66 centesimi. Ritirò subito la denuncia ma si rivolse alle corti federali per mettere in discussione il diritto dello stato ad usare questo tipo di contro-richieste. Un giudice, nel 1991, dichiarò che lo stato dovrebbe cercare di rivalersi sui risarcimenti solo per cifre equivalenti o inferiori all’ammontare ottenuto dal paziente come risarcimento dei danni subiti. Qualsiasi richiesta più elevata, secondo il giudice, avrebbe sconsigliato ai pazienti dal cercare di ottenere soddisfazione per le proprie sofferenze, visto che avrebbero potuto subire conseguenze finanziarie molto negative (le toghe rosse o del tutto idiote non sono esclusiva italiana, a quanto pare… ndApo).

Da allora, gli avvocati dei pazienti affermano che, nonostante il limite alle contro-richieste, consentire allo stato di riprendersi i soldi che sarebbe costretto a scucire per la negligenza dei propri dipendenti è un forte disincentivo a denunciare i casi di malasanità.

Nel caso Langevin, il giudice Donald J. Corbett Jr. della New York Court of Claims, come altri giuristi che hanno affrontato la questione, ha deciso a favore dello stato. La legge di igiene mentale di New York consente allo stato di rivalersi su beni o introiti imprevisti del paziente trovati in seguito all’ospedalizzazione e concede sei anni di tempo da quando il debito è nato per iniziare un’azione legale nei confronti del paziente.

Secondo G. Oliver Koppell, consigliere comunale del Bronx che è stato procuratore generale temporaneo nel 1994, “questo mi sembra un comportamento ingiusto, specialmente in casi limitati come questi. Se qualcuno scopre che ha un milione di dollari ed il conto con l’ospedale è di 50.000 dollari, la cosa non mi preoccupa più di tanto, visto che ora sono ricchi. Ma per chi non ha soldi, vederseli riprendere tutti, mi sembra essere ingiusto o punitivo” (oh – mio – Dio. Qualcuno ha bisogno di sapere di che partito è il consigliere comunale in questione? ndApo).

Maria Randone, 52 anni passati dentro e fuori gli ospedali psichiatrici di New York fin da quando aveva 14 anni, sta ancora testando la legge.

Nel 2005, la signorina Randone si trovava in una residenza assistita ad Highland, ma dopo aver rotto un piatto nel soggiorno ed aver fatto una scenata, fu portata via dalla polizia e ricoverata d’imperio in un vicino ospedale psichiatrico.

La signorina Randone, più tardi, testimoniò che si era “un pochino arrabbiata perché volevo un secondo giro”.

Lo Hudson River Psychiatric Center, dove fu ricoverata, poco dopo le lasciò fare la doccia da sola, nonostante nella cartella clinica fosse chiaramente scritto che aveva bisogno di aiuto. Gli infermieri la trovarono caduta per terra, con l’anca ed il femore rotti.

La signorina Randone fece causa nel 2007, lo stato rispose poco dopo con una contro-causa per garantire il diritto di rivalersi su ogni somma ottenuta come risarcimento per pagare il conto di 467.051 dollari e 94 centesimi per i due anni passati negli ospedali psichiatrici gestiti dallo stato.

Lo scorso gennaio, la Court of Claims di White Plains stabilì che lo stato era totalmente responsabile della caduta della signorina Randone, cosa che le consente di ottenere un risarcimento per il dolore, le sofferenze e la riduzione della sua mobilità. Il tribunale sta determinando quanto risarcimento accordarle – e quanto di questo dovrebbe essere ritornato allo stato – in un nuovo processo iniziato il mese scorso. Si aspetta la sentenza entro aprile (fantascienza, vero? ndApo).

Richard Greenblatt, l’avvocato di Poughkeepsie che rappresenta la signorina Randone, afferma che, in circostanze normali, il danno subito sarebbe risarcito con una cifra che va da 400.000 ad un milione di dollari. Secondo lui, avrebbe provato a cercare un accordo sulla base di un risarcimento da 500.000 dollari, di cui 100.000 sarebbero stati restituiti allo stato per pagare il conto, ma che l’assistente procuratore assegnato al caso non si era dimostrato affatto interessato all’accordo.

Per il signor Greenblatt, “il procuratore ha rifiutato nettamente l’accordo, dicendo che, se le avessero dato dei soldi, se li sarebbero ripresi tutti. Sembra veramente ingiusto, è quasi kafkiano”.

Il signor Finucane, l’avvocato del signor Langevin, non riesce a capire quali benefici possa portare questo approccio agli ospedali o ai pazienti. Secondo lui, gli impiegati dello stato “non hanno alcun incentivo ad essere attenti se lo stato non è mai responsabile e se nessuno più in alto non gli fa pressione per stare più attenti in modo da evitare di pagare milioni di dollari in cause per negligenza criminale. Hanno trovato questo modo ‘splendido’ di risolvere il problema. Invece di pagare per le sofferenze inflitte, basta chiedere ai pazienti di pagare per tutto quello che gli abbiamo fatto passare negli ultimi anni. Semplice, no?”

—————

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine