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Foto trovata su congedatifolgore.comQuesto, per alcuni italiani coraggiosi, non sarà che l’ennesimo Natale passato lontano dalla casa, dagli affetti e dalla Patria. Questo, per gli unici dipendenti pubblici che hanno tutta la mia stima, sarà un Natale passato a rischiare la pelle per non si sa bene quale motivo. Buon Natale, ragazzi. Così sia.

Il mieloso e mefitico buonismo imperante stimola inevitabilmente gli istinti peggiori dell’Apolide, il quale, infatti, fino a pochi minuti fa, meditava macchinazioni machiavelliche o coup de theatre situazionisti per scuotere i frequentatori dell’antro dall’apatia e dal rimbambimento generalizzato. Invece no, niente del genere. Oggi un commento brevissimo, un pensiero carico d’affetto ed una preghiera sentita a tutti gli italiani in divisa, che passeranno il Natale in qualche località sperduta senza capire fino in fondo per quale dannata ragione devono stare lì a farsi prendere a calci da gentaglia che andrebbe solo liquidata nel modo più risoluto possibile.

Mi risparmio i commenti sull’insipienza assoluta, la totale mancanza di visione, di prospettiva, di attenzione ai veri interessi nazionali alle spalle della cosiddetta politica estera italiana. Ai ragazzi in divisa importano poco o niente, anche se sono i primi a pagare con sangue e sofferenze le scelte idiote compiute in qualche palazzo romano. Alle Forze Armate si chiede di tutto e di più, spesso cose impossibili o che palesemente non sono preparati a fare. La mancanza di rispetto di chi usa soldati preparati di tutto punto per piantonare gli “obiettivi sensibili” in Italia o pattugliare una strada verso il nulla in un angolo sperduto del mondo è monumentale ma non importa molto, specialmente in un giorno come questo. Oggi i pensieri e le preghiere dell’Apolide vanno a loro, ai ragazzi, a chi si mette la divisa perché crede fermamente in quella strana ma meravigliosa cosa chiamata Italia ed anche a chi imbraccia il fucile perché è l’unico posto fisso che è riuscito a trovare. In un panorama desolato e desolante come quello attuale, ben poco si salva del cosiddetto apparato statale. Le Forze Armate sono l’eccezione che conferma la regola. Dipendenti pubblici competenti, preparati e dedicati; sembra talvolta impossibile, ma esistono davvero.

A loro ed a tutti coloro i quali, senza divisa o fucile, lottano ogni giorno per riconquistare la libertà propria o di altri, i quali, spesso, a malapena comprendono cosa voglia dire essere veramente libero, va tutto il mio rispetto e la mia ammirazione. In un mondo di gratificazione istantanea, di egoismo di casta fatto sistema, di pervasiva incompetenza e sciatteria, i combattenti per la Libertà meritano tutto il nostro appoggio ed i nostri, quantomai sentiti, ringraziamenti. I furbetti delle mille caste intoccabili possono sembrare potenti ed intoccabili ma il loro è un regno basato sulla menzogna, sulla truffa, sull’inganno. Prima o poi torneranno nelle fogne dalle quali sono sfortunatamente usciti. Il futuro non è loro. Il futuro appartiene a chi crede in esso e si impegna, giorno dopo giorno, per costruire un mondo migliore, dove parole come Onore, Libertà e Responsabilità non siano schernite e derise ad ogni piè sospinto, dove ad ogni individuo, in ogni parte del mondo, sia consentito essere padrone del proprio destino.

Buon Natale a tutti. Sicuramente queste poche parole di un oscuro giornalista non vi arriveranno, ma spero tanto che le imperscrutabili vie della Provvidenza vi facciano giungere gli auguri, i ringraziamenti e l’affetto di tutti coloro che, in maniera certo meno coraggiosa ed eroica, portano ogni giorno il proprio piccolo mattoncino per la futura casa comune, per quella società libera, liberale, onorevole, responsabile che il nostro sfortunato Paese meriterebbe. Le macchinazioni di burocrati, politicanti e furbetti hanno fatto e stanno facendo molto male alla nostra Italia ma, come tutte le cose della vita, prima o poi passeranno. Allora sarà il momento di ricostruire una convivenza migliore, più onesta, rispettosa ed onorevole. Allora si potrà tornare a chiedere alle Forze Armate quello che sono state preparate a fare; difendere con la massima violenza e determinazione gli interessi nazionali fondamentali del Paese.

Andare, solo se strettamente necessario; sbrigare la faccenda nel minor tempo possibile e tornare a casa. Le missioni infinite servono solo a chi lucra sulle commesse militari, a chi fa la cresta sui rifornimenti, ai politicanti ansiosi di scambiare il sangue dei soldati con qualche contratto per gli amici degli amici. Lasciamo quindi che le Forze Armate tornino a fare il loro mestiere. Basta con le cialtronate sulle “forze di pace”. Il mestiere del soldato, oggi come sempre, è la guerra. E la guerra, per dirla con Sun Tzu, è il modo meno efficace per portare avanti gli interessi della Nazione. Buon Natale, ragazzi. Occhi aperti ed orecchie dritte, mi raccomando. E speriamo che, in un futuro non troppo lontano, un Paese più serio, più responsabile e conscio dei propri veri interessi nazionali possa farvi tornare a casa e piantarla di usarvi come pedine di un gioco infame. Auguri anche a tutti i frequentatori dell’antro. Abbracciate i vostri cari oggi, fategli sapere quanto gli volete bene. Se poi vi avanzasse qualche etto d’amore, pregate per la sicurezza dei nostri ragazzi in uniforme. Sarebbe cosa buona e giusta.

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