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Foto trovata su firedupmissouri.comNei circoli liberal-libertari-conservatori da sempre si usa l’espressione “affamare la bestia”, riferendosi all’apparato politico-burocratico e ai suoi amici furbetti, drogati di spesa pubblica. Gary North la vede in maniera diversa: bisogna disintossicare la bestia. La ricetta non cambia: tagliare le tasse. Prima che sia tardi.

Nevica forte da tutto il giorno. Avrei una gran voglia di giocare a qualche bello strategico ma nonostante tutto preferisco onorare il “debito” con i frequentatori dell’antro e tradurre uno degli ultimi numeri della newsletter “Reality Check” di Gary North. Argomento? Tagli alla spesa pubblica, deficit, economia e politica. Tutto quello che ci vuole per prepararvi adeguatamente ad una delle inevitabili discussioni della cena della vigilia di Natale con i parenti sinistri (li abbiamo tutti). Se poi, gentilmente, voleste indicarmi una ricetta decente per un Weihnachtsstollen, ve ne sarei estremamente grato. Cuore anglosassone con stomaco tedesco. E poi la gente si chiede come abbia fatto a venir fuori così “strano”. Nota finale post-traduzione: se qualcuno sa come fare arrivare questo articolo sul tavolo di Tremendino, glielo faccia avere. Speriamo in un miracolo di Natale, che non costa niente.

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Disintossicare la bestia
Gary North
Originale (in inglese): Gary North’s Reality Check (n° 1018 – 30/11/2010)
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Avete mai sentito l’espressione “affamare la bestia”? Si riferisce al governo federale. Afferma che se il Congresso taglia le tasse, i tagli alla spesa pubblica seguiranno di conseguenza. Il problema di questa metafora è che fa venire in mente l’immagine di una persona sovrappeso che non riesce a smettere di mangiare. Non ha un Richard Simmons interno (uno dei primi e più famosi telefanatici del fitness, per i quali l’Apolide prova da sempre un gran disprezzo ndApo) che cerca in ogni modo di venire fuori. Il problema è questo: la persona obesa in questione ha un’eredità alla quale può accedere ogni qual volta i soldi scarseggiano; il sistema della Federal Reserve. Ecco perché continua ad ingrassare.

La metafora dell’obeso è sbagliata. Quella giusta mostra un consiglio comunale pieno di ubriaconi. Solo uno di loro è rimasto sobrio negli ultimi 30 anni. Continua a dire agli elettori che i suoi colleghi non possono smettere di bere da soli. Gli elettori non lo considerano. Questo succede perché i consiglieri comunali continuano a comprare bevute gratis ai cittadini che vivono nei loro distretti, i quali non disdegnano una bella festa. “Barista, un altro giro per i miei amici!”

Ma questi soldi, il consiglio comunale dove li prende? Dagli elettori. Quelli che non bevono dicono che non gli piace quando i consiglieri comunali comprano bevute per i loro vicini e le mettono sul conto della città. Ma, bevuta dopo bevuta, casa dopo casa, buona parte dei cittadini sta diventando alcoolizzata quanto i consiglieri comunali. Convincere un ubriacone da solo ad andare dagli Alcolisti Anonimi è già difficile. Diventa impossibile quando sono tutti assieme al bar, ognuno con una dozzina di elettori al traino. “Riempi i bicchieri, barista! Metti tutto sul mio conto!”

GLI ELETTORI ASTEMI SI ARRABBIANO

Non esiste alcuna possibilità che un consiglio comunale del genere si rechi in gruppo agli Alcolisti Anonimi. Perché mai dovrebbero? Le feste sono divertenti, piacciono a tutti. Ma cos’è una festa dove si serve solo limonata? Sarebbe una festa dei Battisti, con qualche Mormone invitato giusto per sembrare socievoli. Ma, dicono i Battisti fiscali, uno di questi giorni gli elettori avranno una sbronza colossale. La gran massa dei contribuenti troverà difficile rimanere produttiva. Le entrate caleranno. A quel punto il consiglio comunale scoprirà di aver esaurito il credito. Niente più feste!

Questo scenario sembra plausibile, fino a quando non si considera un elemento accessorio: le obbligazioni. Gli elettori continuano a non considerare i problemi legati ai buoni comunali. Perché dovrebbero? Quando hai a che fare con una stanza piena di ubriaconi che festeggiano da tre ore, non troverai molta gente preoccupata dal fatto dei costi legati ai prestiti necessari per far arrivare altre bottiglie di birra a tutti. Le feste incoraggiano il pensare a quello che succederà tra cinque minuti. “Ci saranno sempre soldi! Che ce ne frega! Divertiamoci!”

Il barista sa che il consiglio comunale ha sempre pagato i debiti. Cosa sarà mai qualche dollaro in più? Il proprietario del bar manda il conto alla fine del mese e viene pagato. Da quando ha il bar, è sempre stato pagato. Soldi facili. Dice quindi al barista “continua a riempire quei bicchieri. La città paga sempre i suoi debiti”. Il resto degli elettori, che sono sia astemi che produttivi, vedono quello che sta per succedere. Le obbligazioni andranno ripagate e toccherà a loro saldare il conto. Non hanno abbastanza voti per abbassare le tasse; al massimo riusciranno a mantenerle stabili. Ma il conto continua a crescere. I proprietari dei bar della città continuano a concedere sempre più credito. La base tributaria non sarà in grado di coprire questi debiti all’infinito.

Agli elettori che non partecipano alla festa è ovvio che, prima o poi, la città non sarà più in grado di ripagare le obbligazioni. I perdenti saranno quei fessi che hanno continuato a prestare soldi ad una città i cui membri del consiglio comunale erano, con una sola eccezione, degli ubriaconi. Se la passeranno altrettanto male i padroni dei bar. I Battisti fiscali si preparano per il gran giorno del “ve l’avevo detto” che si sta inesorabilmente avvicinando. “Mi spiace, gente, ma lo sapevate che i vostri clienti erano un mucchio di ubriaconi. Ora dovrete cambiare mestiere. Ed i vostri clienti soffriranno tutti di un gran mal di testa e avranno i conti correnti azzerati”. Il problema è che, quando la città andrà in default, un mucchio di servizi saranno tagliati. Non ci saranno più feste, ma mancheranno anche i soldi per tutti gli altri servizi. Il consiglio comunale avrà problemi a raccogliere le tasse. Per non parlare di quando proverà a chiedere altri soldi in prestito. Quando si inizia a dire “di Dio ci fidiamo; tutti gli altri pagano in contanti” (il riferimento, ovviamente è alla scritta sui dollari americani “In God we trust” ndApo), i contanti in giro saranno molto pochi.

IL CONGRESSO NON E’ UN CONSIGLIO COMUNALE

Ecco dove l’analogia va a farsi benedire. Sì, è vero, sono tutti ubriachi, sia gli elettori che i consiglieri. Quella parte funziona. La parte che invece non va è il paragonare tutto al consiglio comunale. Gli ubriaconi con il conto infinito sono al Congresso. Al contrario di un consiglio comunale, che corre il rischio di una rivolta degli investitori obbligazionari – i famosi vigilantes – il Congresso ha una banca centrale di “riserva”. Ecco perché è chiamata la Federal Reserve. La FED continua a comprare il debito emesso dal Tesoro degli Stati Uniti. Il Congresso, al contrario del consiglio comunale, può continuare all’infinito ad aumentare il conto al bar. “Un altro giro per i miei ospiti, barista!”

La Federal Reserve, al contrario dei “vigilantes” dei bond, non sta usando i propri soldi per pagare la festa infinita del Congresso. Li crea dal nulla per comprare le promesse di pagamento dei festaioli. Si tratta di un sistema bipartisan. I democratici invitano i propri elettori alla festa, i repubblicani fanno lo stesso. Siedono ai lati opposti del bancone ma a nessuno viene mai in mente di smetterla e tornare a casa. Questo vuol dire che la festa può continuare molto più a lungo a Washington che nelle città. La presenza della Federal Reserve fa contenti i proprietari dei bar. La gran festa continuerà all’infinito.

O forse no. Come si dice, “un ubriacone rimane sempre un ubriacone”. Bere come una spugna ha sempre i soliti effetti, sia nelle città sia a Washington. I festaioli barcollano fino a casa al mattino, per riprendere a festeggiare alla sera. Il modello di tutti è il buon Charlie Wilson, come Carl Albert, speaker della Camera dal 1971 al 1977. Era un alcolizzato ma il pubblico o non lo sapeva o non gliene importava. I colleghi lo sapevano, ma molti di loro erano nelle sue stesse condizioni (http://bit.ly/DCbooze). A Washington “se non chiedi, nessuno dice niente” (riferimento alla politica in vigore nelle Forze Armate USA sull’omosessualità ndApo). Chi vive in una serra dai vetri sporchi non chiama i lavavetri o non si mette certo a tirarci le pietre.

Quando hai a che fare con alcolisti di lungo termine, devi intervenire con forza per farli smettere. Il problema è che quasi tutti partecipano alla festa, permettendo al Congresso di far crescere a dismisura il conto al bar. La grande maggioranza degli elettori non vuole un intervento deciso. Possono lamentarsi del fatto che i giovani bevano troppa birra o del fatto che ci siano i soliti portoghesi che si infilano alla festa senza che nessuno controlli la loro identità, ma quando si toccano le vacche sacre – il Medicare, la Social Security, il Dipartimento della Difesa – tutti tornano festaioli. “Divertiamoci!”

I sempre meno elettori sobri vedono questo fenomeno e dicono tra sé e sé “prima o poi si dovrà tagliare qualcosa”. Hanno ragione. Questo solleva un numero di domande:

1.   Cosa?
2.   Quando?
3.   Con quali conseguenze?
4.   Per chi?
5.   In quale ordine?

E, naturalmente, la domanda da mille milioni:

6.   Come faccio a salvarmi dal crollo?

L’ultima volta che il governo federale non ha avuto debiti è stato nel 1836. Quello è stato l’unico anno fiscale nella storia americana nel quale gli astemi hanno avuto partita vinta. Questo ci fa pensare che il problema dell’abuso di alcool non si risolverà coi meeting degli Alcolisti Anonimi fiscali dicendo: eliminiamo l’alcool. Gli americani non sono Battisti fiscali. Al massimo siamo dei sacrestani che bevono di nascosto.

LA SOLUZIONE DI LAFFER

Per 35 anni, i conservatori sono stati testimoni di un dibattito che è infuriato ai margini del movimento conservatore. Il governo federale dovrebbe pareggiare il bilancio 1) aumentando le tasse o 2) tagliando la spesa pubblica in modo che la crescita economica possa rimpiazzare le entrate mancanti? Questo è il dibattito sulla Curva di Laffer. Arthur Laffer presentò la sua famosa “curva” a Dick Cheney e Donald Rumsfeld su un tovagliolo di carta. Era il 1974. Sosteneva che, quando le tasse sono troppo alte, la gente troverà sempre modo di ridurre la sua produzione ufficiale, facilmente tassabile. Il governo quindi non raccoglierà tutte quelle tasse che gli economisti keynesiani avevano promesso. La soluzione, per Laffer, sta nel tagliare le tasse, specialmente le aliquote fiscali più elevate. A quel punto la produzione aumenterà, insieme agli introiti del fisco. Meno è di più! Aliquote fiscali meno alte portano più introiti. Questo farà tornare il bilancio in pareggio.

Wikipedia ha un articolo equilibrato sulla Curva di Laffer. L’idea, formalmente, è corretta, ma si basa su una premessa: che le aliquote marginali siano ai lati più estremi della curva. Questa premessa è vera gran parte delle volte. Questa posizione fa un’altra premessa, che invece non si verifica mai a lungo: “il Congresso non spenderà più soldi di quanto ne incassi dall’aumento delle entrate”. Questa premessa, politicamente, è del tutto errata. (Neanche quando Laffer pensò la sua curva era vera, figuriamoci oggi). Ecco cosa non considera. Non importa quanti soldi siano incassati, il Congresso continuerà a passare nuove leggi di spesa, il che farà riapparire inevitabilmente il deficit, sempre che si sia stati capaci di eliminarlo. Per dirla in termini più sintetici: “il deficit del governo federale è inevitabile”. Questa legge è rimasta valida fin dal 1837. Gli economisti mainstream spesso usano premesse false. C’è una sola premessa sulla questione fiscale che è una legge della politica: “mettetevi a novanta gradi”. La politica determina solo chi ci si mette e per quanto tempo.

LA SOLUZIONE DI DAVID STOCKMAN

Stockman è stato il direttore del bilancio di Ronald Reagan dal 1981 al 1985. Non credeva che la soluzione di Laffer avrebbe mai funzionato. Lo disse più volte nei consigli dei ministri. Reagan aveva promesso di fare pressione sul Congresso perché approvasse una legge che riduceva le aliquote fiscali marginali. Aveva anche promesso di aumentare le spese militari. Fece entrambe le cose. Stockman continuava a dire che l’aumento delle entrate non sarebbe stato sufficiente ad annullare l’aumento delle spese. Aveva ragione. Reagan non mise mai il veto su un solo progetto di spesa che il Congresso gli sottopose. La spesa continuò a crescere.

Nel frattempo, la politica di Volcker che prevedeva una riduzione drastica nella crescita della base monetaria diede origine a due recessioni consecutive: quella dell’era Carter del 1980, che gli costò la rielezione e quella dell’era Reagan nel 1981-82, che ridusse il gettito fiscale. Nel 1983, il deficit federale superò i 200 miliardi di dollari. Avevo previsto questo numero nella mia newsletter e nel mio libro sui controlli sui prezzi del 1977, all’inizio dell’amministrazione Carter. Avevo detto che sarebbe successo nel 1984. Sbagliai di un anno. Stockman guardò alle politiche sui tagli della spesa e disse “non esiste proprio”. Aveva ragione. Non c’era modo per Reagan di ridurre le spese abbastanza in fretta da riportare il bilancio in pareggio. La domanda fu “avrebbe potuto tagliare la spesa pubblica”? Questa è stata la domanda più importante di politica interna nel mondo del dopoguerra.

La forza motrice delle politiche keynesiane applicate da entrambi i partiti fin dal 1946 è sempre stata di resistere ad ogni tentativo di ridurre le spese o anche di mantenerle stabili. I reaganiani promisero una “Reagan revolution”. Dicevano “lasciate che Reagan sia Reagan”. Ma Reagan era un sostenitore della spesa pubblica. Non aveva mai perso il gusto per il New Deal, che sostenne in politica interna per tutta la sua vita. Non è mai stato dalla parte dei repubblicani di Taft. Reagan aveva abbastanza voti per ridurre le aliquote marginali. Aveva abbastanza voti per aumentare la spesa del Dipartimento della Difesa. Ma non si preoccupò mai di verificare politicamente se fosse possibile ridurre la spesa interna.

Nel 1983, la Social Security andò in bancarotta tecnica. Questo fu il momento della verità per Reagan in politica interna. Avrebbe lasciato affondare il sistema o avrebbe accettato la raccomandazione della commissione presieduta da Greenspan ed aumentare le tasse? Non esitò un secondo. Appoggiò Greenspan. Poi, nel 1986, firmò il TEFRA, un grosso aumento delle tasse. (Il Tax Equity and Fiscal Responsibility Act, in effetti, entrò in vigore nel 1982. Nel 1986 Reagan passò il Tax Reform Act, una riforma che, nonostante fosse considerata un taglio delle tasse, in effetti aumentò la base imponibile eliminando molte deduzioni e detrazioni ndApo). Non ci fu mai una “Reagan revolution”. Ci fu solo una rivoluzione di Laffer e per di più solo dal lato delle entrate.

Stockman voleva un bilancio in pareggio. Vide che Reagan non l’avrebbe consentito mettendo il veto ai programmi per la spesa interna. Quindi, si oppose ai tagli delle tasse. Provò a fermare la “Laffer revolution”. I conservatori non hanno mai ringraziato Stockman per aver avvertito Reagan che questo sarebbe successo. Quando rassegnò le dimessioni, nessuno gli disse “se non altro ci hai provato, Dave!”. Se fossi stato Stockman, mi sarei dimesso subito. Ma mi sarei dimesso quando Reagan si rifiutò di tagliare la spesa pubblica, non quando voleva tagliare le tasse. Il mio motto è questo: “se proprio devi commettere un suicidio politico, fallo almeno provando a tagliare la spesa pubblica”.

“TUTTI IN PIEDI PER IL DEFICIT!”

Queste sono le scelte politiche disponibili in un sistema politico nazionale basato sullo slogan “un altro giro per i miei amici, barista”.

1.   Tagliare le tasse (il deficit aumenta)
2.   Lasciare le tasse come sono (il deficit aumenta)
3.   Aumentare le tasse (il deficit aumenta)

Questo vuol dire che il deficit aumenterà comunque. Ora il dibattito cambia bersaglio. Dal punto di vista dell’elettore americano, chi dovrebbe comprare i buoni del Tesoro?

1.   Investitori privati
2.   Investitori privati stranieri
3.   Banche centrali straniere
4.   La Federal Reserve

Non ho un solo dubbio nel favorire la soluzione 3. Lasciate che siano le banche centrali straniere a comprare i buoni del Tesoro – fino all’ultimo centesimo. Perché? Perché gli elettori americani accetteranno con gioia lo slogan “freghiamo la Cina!”. Qualcuno sarà fregato. Non c’è modo di evitarlo. Potranno essere gli investitori americani o le banche centrali asiatiche o i cittadini americani che saranno ridotti sul lastrico in questi modi:

1.   Default nascosto tramite iper-inflazione
2.   Default nascosto tramite alta inflazione e controlli dei prezzi
3.   Default immediato con dichiarazione di bancarotta pubblica
4.   Default nascosto tramite la negazione del welfare a chi è più ricco
5.   Default nascosto tramite il ripetersi eterno del ciclo boom-crollo

Questo inganno può continuare e continuerà di sicuro. Ma decidere chi pagherà la gran parte dei costi del default è e resta una questione politica.

CONCLUSIONE

Aumentare le tasse non servirà a niente. Il Congresso spenderà ogni centesimo in più, continuando a chiedere soldi in prestito. Tagliare la spesa non è politicamente possibile. Reagan ha avuto una possibilità. Non l’ha mai nemmeno considerata. Il deficit non farà altro che rimandare il giorno della sobrietà. Quel giorno verrà quando il Congresso avrà esaurito il credito a sua disposizione. Il padrone del bar manderà una nota al barista “niente più credito a questi tipi. O pagano in contanti o niente”. Se la FED continua a gonfiare la massa monetaria, i prezzi prima o poi aumenteranno, fino a quando il padrone del bar dirà al barista “da oggi si accettano solo monete d’argento o d’oro”. A quel punto, il Congresso dovrà per forza smetterla di bere. Decine di milioni di americani dovranno per forza disintossicarsi. Si vedranno tanti elefanti rosa in parata. Gli elefanti rosa vengono quando si fanno troppi debiti.

Quindi, il mio scopo è di aumentare i debiti, così da costringere gli ubriaconi a smetterla di bere. Voglio tenermi stretto il mio reddito, in modo da investirlo in categorie di assets che mi permetteranno di difendermi dagli ubriaconi, sia quando saranno sobri, sia quando si staranno disintossicando. Questo si traduce in meno tasse ora, accumulare capitale ora per poi comprare le proprietà a rischio degli ubriaconi quando decideranno di smettere. La soluzione sarebbe tagliare le tasse e tagliare la spesa pubblica. Ma se si può avere solo una delle due – cosa sulla quale ci metterei la mano sul fuoco – tagliate le tasse. Voglio essere ricordato per questo distico:

North marched up the Laffer curve,
And said to all his men:
“Let’s cut the rates till income falls,
And then let’s cut again.

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