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Foto trovata su sofiaecho.comNonostante tutti i tentativi per evitarlo, tocca tornare ad occuparsi del caso Wikileaks e del sospetto arresto di Assange in Inghilterra per le altrettanto sospette accuse di molestia sessuale arrivate dalla Svezia. Come fare a non inimicarsi mezzo mondo? Con un bel guest blogging di Giacomo Zucco.

Talvolta lo spirito polemico fa più danni della grandine. Con in mente questo principio fondamentale, mi sono tenuto ben lontano dalla furibonda polemica che circonda il caso Wikileaks ed il quantomai opportuno arresto dell’ineffabile Julian Assange. Eppure la tentazione di intervenire comunque e dire la mia, per quanto modestissima, opinione è e rimane fortissima. La virulenza delle polemiche e la mobilitazione degli amici libertari ha fatto squillare tutti i miei allarmi mentali, come quando si sente di inoltrarsi in un terreno minato. A questo punto, nonostante le opinioni non manchino, avevo scelto di aspettare l’evoluzione dei fatti prima di uscire allo scoperto.

Poi, leggiucchiando cosa si dice sulle varie pagine Facebook dei Tea Parties italiani, l’illuminazione. Giacomo Zucco, egregio coordinatore dei Tea Parties della Lombardia, non è riuscito a frenare il suo istinto e si è lasciato andare ad una risposta molto esauriente, ragionata ed interessante. Più di una volta ho “rimproverato” l’amico Giacomo, consigliandogli di non “sprecare” queste considerazioni per una “semplice” risposta su Facebook, ma l’animus pugnandi è più forte della ragione. Allora, come avevo più volte “minacciato”, ho fatto un bel copia-incolla e vi ripropongo le sue valutazioni sul caso in questione come il primo “guest-blogging” dell’antro dell’Apolide.

Questo “esperimento” serve a due scopi altrettanto importanti, Il primo obiettivo sarebbe risparmiare al vostro padrone di casa la fatica dell’ennesima traduzione notturna, aiuto quantomai benvenuto visto che domani mattina dovrò svegliarmi presto per la (speriamo) ultima trasferta lavorativa dell’anno. Il secondo è quello di fornire ai frequentatori dell’antro uno “sneak peek” su quello che succede nelle ormai tante pagine Facebook legate a Tea Party Italia: tanta bella gente, con idee niente affatto scontate, che discute di tutto, non solo di tasse o questioni legate all’economia. Sì, perché se il movimento è “single issue”, i volontari-attivisti non lo sono manco per niente. Insomma, si respira un’aria molto, molto diversa da quella dei partiti grandi o piccoli, dove gli ideali si sbandierano e basta mentre si passa il tempo a litigare per cadreghe, incarichi e poltrone.

Le considerazioni dell’Apolide, al momento, ve le risparmio. Scusate questa piccola vigliaccheria ma, visto il ruolo “diplomatico” che ricopro, non ho voglia di attizzare ancora di più una polemica già abbastanza vivace tra l’anima conservatrice e quella liberal-libertaria degli appartenenti, attuali o potenziali, del movimento. Come diceva Saul Alinsky, bisogna rinunciare alle gratificazioni facili della “posa” rivoluzionaria per quelle ben più concrete dei risultati rivoluzionari. In quanto gente pratica, che lavora, preferiamo evitare inutili polemiche e continuare a concentrarsi sulla costruzione di un movimento veramente popolare in grado di lottare per restituire libertà e responsabilità agli individui. First things first, come si dice oltreoceano. Il resto, per ora, conta decisamente meno.

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Il Wikipasticcio
Giacomo Zucco
Originale: Tea Party Lombardia FB page

Ho aspettato un po’ prima di dire la mia, perchè volevo documentarmi meglio su alcune cose. Ecco come la penso. Cercherò di essere davvero stringato e telegrafico, per non scrivere una Divina Commedia come mio solito (ahahahahah ndApo).

  1. 1) A livello etico sono ovviamente contrario allo spionaggio attivo e alla violazione di accordi di segretezza…ma non sono affatto contrario alla diffusione di dati considerati “segreti” che siano in qualche modo finiti in mio possesso. E’ un po’ come quando si parla di intercettazioni: i magistrati-poliziotti-funzionari che intercettano le telefonate commettono un crimine contro il diritto naturale (e quando le diffondono commettono pure un reato secondo la legge italiana), così come commettono un crimine contro il diritto naturale i membri di un’organizzazione che viòlino un contratto di segretezza da loro sottoscritto…ma i giornalisti che entrano in possesso delle intercettazioni o delle informazioni riservate non commettono nessun crimine a pubblicarle: non sono stati loro a commettere l’aggressione alla privacy, e non c’è alcun contratto che impegnasse direttamente loro alla segretezza. Eliminato il problema etico di fondo, è tutta una questione di sensibilità e di utilità, a quel punto.
  2. Anche se riconosco a chiunque il diritto di pubblicare informazioni, posso contestare, su altri piani, il merito di ciò che viene pubblicato. Se un giornalista d’inchiesta pubblica documenti segreti che possono danneggiare gli affari di una cosca mafiosa, secondo me fa bene ed è meritorio. Se Corona pubblica informazioni su qualche relazione sentimentale tra vip la cosa mi sembra del tutto neutro (positiva per Corona se ha un ritorno economico, negativa per i paparazzati se hanno problemi d’immagine… ma a me non me ne frega nulla). Se qualcuno danneggia gratuitamente un’impresa onesta divulgando segreti industriali, o danneggia una persona perbene divulgandone irrilevanti abitudini private…allora sono infastidito (senza chiaramente mettere in discussione il diritto assoluto di pubblicare quelle informazioni, ovviamente).
  3. Nel caso specifico di WikiLeaks, il contenuto delle informazioni divulgate è rappresentato da “segreti di stato”. Non considerando io gli stati nazionali come cose molto differenti dalla cosca mafiosa dell’esempio precedente, mi sembrerebbe di per sè un’operazione meritoria. Tanto più che si parla (anche) di operazioni poco chiare, di menzogne, e simili. Che i cittadini abbiano più informazioni su ciò che fanno gli stati, è una cosa buona e giusta. C’è però una strana congiuntura che mi impedisce di confermare “di fatto” questo giudizio estremamente positivo “in teoria”… ma ne parlerò nel punto 5.
  4. E’ vero che Assange ha dichiarato come imminente la divulgazione di informazioni riservate della Bank of America. E questo, unito a strane dichiarazioni dello stesso Assange riguardo al capitalismo e alle corporations, fa effettivamente un po’ effetto: sembra che l’obbiettivo predestinato di WikiLeaks non rimarranno gli stati, ma anche le imprese “private”…e questo, anche se permane tutta la legittimità della diffusione dal punto di vista etico, renderebbe il mio giudizio di merito (come quello di Franco) decisamente negativo. Ovviamente, se la tendenza diventasse questa, non mi augurerei l’arresto di Assange e/o soci…semplicemente boicotterei e criticherei WikiLeaks, così come faccio con Repubblica e il resto della cartastraccia nostrana con il pallino per le spiate nei buchi delle serrature. Tuttavia, mi sembra dirimente a questo punto l’obiezione di Stefano: la BoA, così come altre banche NON E’ REALMENTE PRIVATA…è poco più che un appendice del sistema finaziario-monetario statale. Quindi è importante e utile che le persone, per difendersi dallo stato, acquisiscano informazioni anche sulle banche pseudo-private. E qui l’azione di WikiLeaks ritorna di nuovo meritoria.
  5. Veniamo ora al mio dubbio principale. Anche se considero utile per le persone la divulgazione di informazioni sulle attività degli stati nazionali (avendo pessima considerazione di questi ultimi), ritengo che ci siano comunque delle priorità. Lo stato contro cui è più utile combattere non è necessariamente “il proprio” o “il più indifeso”…ma deve essere, secondo me “il più pericoloso”. E per combattere lo stato peggiore, ritengo che sia dannoso e controproducente danneggiare gli stati migliori, o comunque “meno peggiori”. Checchè se ne dica, io ritengo che gli Stati Uniti d’America rappresentino una realtà anni-luce distante da organizzazioni criminali pericolosissime come la Nord Korea, l’Iran, la Cina, il Pakistaìn, la Siria, eccetera. Quindi mi sembra inutile e anche dannoso danneggiare la posizione degli Stati Uniti nei confronti dei loro ben più pericolosi “nemici”. Se WikiLeaks pubblicasse principalmente segreti militari della Cina (a parte che Assange sarebbe morto 5 minuti dopo), o se pubblicasse anche solo documenti riguardanti tanti stati differenti, la cosa tornerebbe a sembrarmi meritoria. Ma non è così. E questo non mi piace.
  6. Ci sono anche dubbi più inquietanti. Ad esempio il tarlo che mi porta a ipotizzare che tale “interesse speciale” di Assange verso gli USA non sia del tutto casuale. Che WikiLeaks si possa rivelare uno strumento nelle mani di qualcuno…e magari qualcuno di ben più pericoloso degli USA…un po’ come i movimenti pacifisti degli anni ’60, che qualcuno poteva ingenuamente giudicare per il contenuto dichiarato delle loro battaglie, erano in realtà una vera e propria arma nelle mani dell’Unione Sovietica. Ma questa potrebbe essere dietrologia. Ad ogni modo, questo punto ed il punto precedente mi sembravano, fino a qualche giorno fa, ragioni sufficienti per non fare di Assange un “eroe”.
  7. L’arresto di Assange e la ridicola costruzione di queste assurde accuse per stupro (attaccandosi al caso di una sua fan gelosa della “collega” più giovane, e ricamando assurde ipotesi di reato attorno a normalissimi rapporti sessuali consensuali tra adulti), cambia le carte in tavola. L’arroganza delle cricche statali è a questo punto inaccettabile, e Assange secondo me va ora difeso a prescindere. Secondo me se la caverà senza troppi problemi: è già troppo famoso e noto perchè gli si possa fare qualcosa senza effetti boomerang. Credo che al limite cercheranno di intimidirlo un po’ e poi di comprarlo con qualche vagonata di soldi. Ad ogni modo, oggi sono WikiLeagsiano.

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