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Foto trovata su lookingattheleft.comA forza di parlarsi addosso, anche i grandi guru della comunicazione sinistra finiscono col credere alle proprie idiozie. Attaccare pesantemente un ragazzo di 28 anni che dice cose sensate ed è visibilmente emozionato non è il modo migliore di attirarsi le simpatie del pubblico. Grazie mille, signor Santoro!

Caveat immediato ai frequentatori dell’antro: nonostante fossi stato avvertito per tempo, non sono proprio riuscito a guardare la orripilante trasmissione che il santino traboccante denaro della sinistra, l’ex tribuno della plebe Michele Santoro, imbastisce ogni giovedì sera su quella che dovrebbe essere una rete dedicata al servizio pubblico. Non ce l’ho proprio fatta, anche se la curiosità di vedere come si sarebbe comportato l’amico David Mazzerelli era molta. Questo tipo di pantomime farsesche hanno un pessimo effetto sul mio autocontrollo. Per farla breve, finisco sempre per urlare contro la televisione, cosa che, ad una certa età, preferirei sinceramente evitare.

I miracoli della tecnologia mi hanno comunque consentito di assistere a quella che in inglese si chiama “circular firing squad”, preparata dal simpatico Santoro (sto facendo del mio meglio per trattenermi, si nota?) per uccellare un ragazzo di meno di trent’anni che ha avuto l’ardire di presentarsi davanti ad un ministro della Repubblica e a fior di soloni della cultura gne-gne (ne esiste forse un’altra?) e dire quello che milioni di italiani sentono come profondamente giusto, ovvero che l’unico modo per conservare e trasformare i beni artistici e monumentali del nostro paese in una risorsa preziosa per la crescita economica è quello di affidarne la gestione a privati non ammanicati e possibilmente dotati di credenziali più che adeguate.

Apriti cielo! Non sia mai! Ma cosa dice questo stupido ragazzetto?! Vuole toglierci la nostra bella mangiatoia?! Come si permette? Ed io poi come campo? Come faccio a pagarmi la villa a Capalbio, la barchetta da un paio di milioni, il pied-a-terre per l’amante e tutte quelle cose sfiziose che rendono la vita degna di essere vissuta (la collezione di orologi, i vestiti su misura, le scarpe da migliaia di euro, il loft a Manhattan eccetera eccetera)? Adesso te la faccio vedere io! Vedremo se avrai ancora il coraggio di dire queste bestialità in diretta televisiva!

Sì, bene, ottimo anzi – ed in questo momento sto parlando come portavoce nazionale di Tea Party Italia – vi prego, continuate così. Prendeteci in giro, minacciateci, chiamateci servi dei padroni, idioti, imbecilli, gente senza cultura (ve ne prego, Riccardo, Giacomo, Daniele e tanti altri non aspettano altro che di demolirvi pezzo a pezzo). Fate esattamente quello che hanno fatto i vostri colleghi in America. Vedrete poi come andranno a finire le cose.

L’articolo che trovate tradotto qui sotto giaceva da almeno un mese nel dossier virtuale dell’Apolide (eh, sì, ce l’ho anch’io – altrimenti che giornalista sarei?) e parla di come siano stati i media sinistri, impegnati a scodinzolare sulle ginocchia di Obambi, a creare le condizioni che hanno dato origine al movimento dei Tea Parties in America. Il solito esercizio di cercare paragoni tra le due situazioni, in questo caso, sarà particolarmente interessante.

In quanto alla questione della gestione dei beni culturali, lascio a David il compito di tradurre i pensieri che avrebbe espresso se si fosse trovato a partecipare ad una trasmissione onesta e pluralista, invece di dover beccarsi in pieno petto quella vergognosa bordata di insulti e sfottò indegna di un paese civile. Mi permetto solo di ricordare al signor Santoro una regola fondamentale del giornalismo: la gente adora chi viene perseguitato, specie quando dice cose che condivide.

Evidentemente ad Annozero si pensa di parlare solo a trinariciuti statalisti e cultori adoranti (ed interessati) della cornucopia dei soldi pubblici collegata direttamente ai nostri portafogli. Scelta opinabile, ma legittima. Anche “Newsweek” ha fatto una scelta simile e, alla lunga, si è rivelata fallimentare. Tanto fallimentare da costare il posto di lavoro a centinaia di colleghi e far finire una testata storica dell’informazione statunitense nelle mani di una specie di super-blog. Fossi in lei, cercherei di fare non uno ma dieci passi indietro e tornare a fare il giornalista sul serio. Anche perché, a forza di gridare, si perdono occasioni per portare avanti la propria causa. David stava attaccando le politiche del ministro Bondi; il fatto che fosse chiaramente un esponente di posizioni di destra VERA rendeva le sue accuse ancora più pesanti e convincenti. Assalendolo sguaiatamente non ha fatto che attirargli le simpatie dei telespettatori meno faziosi. Non c’è che dire, signor Santoro, gran bell’autogol. Da antologia delle papere giornalistiche in televisione.

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Come i media hanno creato il Tea Party
Moneyrunner
Originale (in inglese): The Virginian
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Natura horror vacui.

Dove si crea un vuoto, qualcos’altro ne prenderà il posto. I media dovrebbero agire come intermediario tra i cittadini ed il governo; il loro compito dovrebbe essere quello di fare domande e portare di fronte all’opinione pubblica fatti e questioni rilevanti. Quando, durante le ultime presidenziali, i media hanno fallito in maniera così pubblica e spettacolare si è creato un vuoto che è stato riempito da altri. Questi “altri” includono la talk radio, un solo canale d’informazione – la Fox News – i bloggers e la Rete, dove vive quell’“Esercito di Davidi” evocato dal libro di Glenn Reynolds. Questa combinazione di voci, agendo da media alternativi, ha creato il Tea Party.

Perché la Fox News è un successo crescente in televisione mentre gli altri servizi di informazione televisiva perdono telespettatori? Perché danno voce a tutti quelli che si trovano al centro e alla destra del panorama politico, mentre tutti gli altri media dipingono in maniera fedele ed efficace quello che succede a sinistra. La Fox News riempie un vuoto che si è creato dopo il fallimento della NBC, della CBS e della ABC nel fornire un canale rispettabile per le opinioni di chi si trovi a destra. In effetti, gran parte dei media – inclusi organi famosi come il “New York Times” e la MSNBC – hanno deciso in maniera conscia di cercare di parlare solo ai loro ascoltatori più fedeli (le minoranze etniche, i sinistri delle città, insegnanti e professori universitari), lasciando campo aperto a chiunque volesse prestare attenzione ai problemi e alle preoccupazioni dei centristi e dei conservatori. Il settimanale Newsweek, che aveva annunciato apertamente questo spostamento qualche anno fa, è stato appena venduto per la cifra simbolica di un dollaro ($1).

Il Tea Party è realmente una conseguenza di questa decisione da parte dei media di sinistra e dei loro alleati politici in entrambi i partiti. Non fraintendetemi, i media sono sempre stati di sinistra, ma almeno cercavano di moderare le loro convinzioni politiche. Ma sono stati incapaci di resistere alla tentazione di diventare le ragazze pom-pom del primo presidente figlio dell’affirmative action (la discutibile pratica introdotta dal presidente Johnson di riservare posti nelle università a studenti delle minoranze etniche, per “riequilibrare” i rapporti di potere tra le razze. Grazie a questa politica idiota, per entrare in un’università prestigiosa, un asiatico deve avere 1800 punti nel test standard d’ingresso, un bianco 1400, un nero solo 800. Alla faccia della ‘giustizia sociale’ ndApo). Per parafrasare Christine O’Donnell, come potevano, “era uno di loro!”.

Sono andati così a sinistra da lasciare un vuoto molto grande. Nel passato quel vuoto sarebbe stato riempito da qualcosa di molto diverso, ma una fortunata confluenza di eventi, tecnologie, personalità ed ideologia ha fatto sì che le cose andassero come sono andate. Quello che è nato è un fenomeno rarissimo, una sollevazione spontanea di persone che avrebbero ben altre cose, certo più importanti, da fare invece di passare il tempo a protestare in strada. Questa gente ha un lavoro, i bambini da portare a scuola, case da pulire, pasti da preparare. Organizzare manifestazioni era il lavoro dei giovani single, degli studenti e dei professori che non avevano nient’altro da fare per passare il tempo. Era il tipo di attività che attirava barbuti marxisti più che matrone delle periferie o impiegati d’ufficio.

Quindi, quando il popolo del Tea Party scese davvero in piazza, nessuno dei media credette che fosse una protesta genuina. Li accusarono di essere “Astroturf” – falsi manifestanti finanziati da forze oscure. Erano presi in giro e chiamati con nomi riferiti a pratiche sessuali devianti dai volti sprezzanti in televisione (cercate il significato di ‘teabagging’ se non mi credete ndApo). Poi è arrivata l’arma di distruzione di massa preferita dalla sinistra – chiamarli razzisti. Questa bomba ha avuto l’effetto di un’atomica nord-coreana – più o meno quello di un petardo. Ora, visto che tutti si sono resi conto di come questa accusa abbia perso parte della sua forza, la sinistra si trova parzialmente disarmata; e non ha da accusare che sé stessa per questa disgrazia. Il popolo del Tea Party ha dimostrato che può avere un impatto enorme nelle elezioni. Anche se qualcuno dei candidati favoriti dal popolo dei Tea Parties non dovesse vincere, sono già riusciti a cacciare da Washington un buon numero di RINOs, oltre ad aver terrorizzato a morte tanti deputati democratici che credevano di aver conquistato un seggio a vita al Congresso.

Tutto perché i media, come un’adolescente infatuata, si sono innamorati pazzamente di Barack Obama, decidendo di scappare con lui. Questo ha lasciato un vuoto che altri hanno riempito. Ormai è troppo tardi per tornare a casa. Per portare l’analogia avanti, sono incinte del figlio illegittimo di Obama ed ormai è troppo tardi per un aborto. Ormai se lo devono tenere; lo cureranno e lo cresceranno insieme. Nel frattempo, altri avranno occupato la loro comoda stanzetta nella casa dei genitori.

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