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Immagine trovata su wordsofthesentient.wordpress.comSinistri scricchiolii dalla grande tenda. Alcuni coordinatori dei Tea Parties chiedono al GOP di non parlare di temi sociali, ma concentrarsi sulla lotta alla spesa pubblica. Al 2012 mancano ancora 23 mesi e mezzo. Non è uno sprint, ma una maratona. Calma e gesso, prima di combinarla grossa.

Come ampiamente previsto e prevedibile, il periodo della cosiddetta sessione dell’anatra zoppa è stato scelto dalle varie anime che compongono i partiti principali statunitensi per preparare le posizioni in vista di quello scontro tra libertari e conservatori sociali che molti ritengono inevitabile. Se ieri vi ho dato notizia di quello che viene definito “l’incidente del Claremont” e della risposta forse eccessiva dei Tea Party Patriots, che ha causato più di un’alzata di sopracciglio in molti osservatori nel campo repubblicano, oggi tocca ad un’altra iniziativa che sembra fatta apposta per stuzzicare la sensibilità di quei gruppi da sempre interessati alle questioni sociali e morali.

La lettera inviata da GOProud, organizzazione di repubblicani omosessuali (sì, incredibile a dirsi, ma esistono gay non totalmente asserviti alle politiche stataliste e paternaliste della sinistra), ai probabili leader del partito repubblicano alla Camera ed al Senato, non poteva non causare reazioni in quel vasto universo di associazioni conservatrici e religiose che, fino a poco tempo fa, costituivano l’ossatura del GOP, garantendone buona parte dei successi elettorali, specialmente nell’era di George W. Bush. A causare un certo stupore è stato sicuramente il fatto che diversi coordinatori regionali dei Tea Party Patriots abbiano deciso di firmare tale appello.

Se il testo della lettera, che troverete in un link riportato nell’articolo che il sito “Politico” dedica alla vicenda, non è particolarmente controverso, visto che non fa che ripetere posizioni più volte affermate convintamente da molti dirigenti locali e nazionali dei Tea Parties, a causare numerosi mugugni è stato il momento scelto per renderla pubblica. Visto lo scambio di scortesie tra il Claremont Institute ed i Tea Party Patriots, forse sarebbe stato più opportuno aspettare qualche giorno prima di gettare un altro sasso nello stagno. Per non parlare dell’opportunità della scelta dei coordinatori regionali di Tea Party Patriots, i quali non possono essere sicuri al 100% che tutti i gruppi locali che a loro fanno riferimento condividano appieno le raccomandazioni contenute nella lettera. Insomma, una serie di piccoli errori rischia di trasformare una scelta del tutto naturale in un “caso” politico.

C’è chi dice che, in fondo, l’aver coinvolto un gran numero di neofiti della politica nel coordinamento e nella “direzione” di un movimento di massa come i Tea Parties non avrebbe potuto non causare una serie infinita di piccoli incidenti di percorso, sia all’interno sia all’esterno delle rispettive organizzazioni. Altri, invece, affermano che si tratti solo di una tempesta in un bicchier d’acqua, amplificata ad arte dai sempre maliziosi media mainstream, prontissimi a sfruttare qualsiasi inciampo da parte degli avversari politici. Personalmente mi sento di condividere entrambe le posizioni, non per spirito pilatesco ma perché sembrano alquanto ragionevoli e probabili in ugual misura.

La politica, specialmente quando la posta in gioco è altissima ed ogni parola viene pesata col bilancino da alleati ed avversari, è un’arte maledettamente difficile da esercitare. Richiede calma, pazienza, spirito analitico e capacità di pensiero strategico, tutte doti che non sempre fanno parte del bagaglio dei leader scelti spontaneamente da gruppi di attivisti entusiasti. Inutile nascondersi dietro un dito: se al posto dei bravissimi coordinatori volontari, Tea Party Patriots avesse messo personale esperto, magari stipendiato adeguatamente, scivoloni del genere sarebbero stati meno probabili. Certo è che, se si fossero comportati così, gli stessi Tea Party Patriots non avrebbero certo avuto lo straordinario successo che hanno ottenuto negli ultimi due anni. Come molte altre cose nella vita, si tratta di un trade-off: esperienza ed acume politico personale contro entusiasmo, convinzione e capacità di aggregazione. I Tea Parties hanno scelto di favorire le seconde qualità e, per ora, l’azzardo sta pagando sontuosi dividendi.

Tutto ciò non cambia il fatto che la convivenza in una tenda così grande come quella che ospita tutte le anime all’interno del GOP, organizzate in associazioni finanziate da vari gruppi d’interesse e rispondenti a logiche e priorità inevitabilmente diverse, rischierà di assomigliare sempre di più ad una “vacanza” forzata, se non ad un soggiorno in prigione. Il rischio era presente da sempre, e ve lo avevo segnalato in più di un’occasione. Sinceramente non pensavo che i nodi iniziassero a venire al pettine così presto ma, evidentemente, l’acuirsi della crisi politica ed economica sta imprimendo agli eventi un’accelerazione imprevedibile. Magari è solo un incidente di percorso che non causerà alcun danno né al movimento né al partito. Me lo auguro. Visto i tremendi due anni che ci aspettano prima del vero giorno del giudizio, il 6 novembre 2012, qualche mese di tranquillità avrebbe fatto bene a tutti. Peccato, toccherà tornare subito in trincea e sperare che la tregua natalizia arrivi in fretta.

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Si chiede al GOP di evitare le tematiche sociali
Ben Smith e Byron Tau
Originale (in inglese): Politico
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Un gruppo di conservatori omosessuali ed alcuni leaders del movimento dei Tea Parties stanno portando avanti l’idea di tenere le tematiche sociali al di fuori dell’agenda del Partito Repubblicano.

In una lettera resa pubblica lunedì, il gruppo GOProud e leaders provenienti da gruppi come i Tea Party Patriots ed i New American Patriots, chiederanno ai repubblicani alla Camera ed al Senato di concentrare i loro sforzi sulla riduzione dell’ingerenza governativa nella vita dei cittadini.

Nella copia consegnata a “Politico” prima della pubblicazione, scrivono al probabile speaker della Camera John Boehner ed al capogruppo in Senato del GOP Mitch McConnell che “per conto dei conservatori amanti del governo limitato ovunque, vi scriviamo per sollecitare voi ed i vostri colleghi a Washington a presentare un’agenda legislativa nel prossimo Congresso che rifletta i principi del movimento del Tea Party. Questa elezione non è stata un mandato per il Partito Repubblicano, né un mandato per cercare di affrontare qualsiasi tema di tipo sociale”.

I firmatari della lettera vanno dal co-fondatore e segretario di GOProud, Christopher Barron – membro di un gruppo che sta incoraggiando Dick Cheney a correre per la presidenza – fino a leaders del Tea Party non particolarmente interessati al movimento per i diritti dei gay.

A domenica sera, la lettera aveva 17 firmatari, tra i quali organizzatori del tea party, attivisti conservatori e personalità mediatiche da tutto il paese, tra le quali spiccano il conduttore radiofonico Tammy Bruce, i bloggers Bruce Carroll, Dan Blatt e Doug Welch, oltre a vari coordinatori locali dei Tea Party Patriots e di altri gruppi legati al Tea Party.

Secondo Ralph King, un firmatario della lettera che è membro del consiglio nazionale sulla leadership dei Tea Party Patriots, oltre ad essere co-coordinatore dei gruppi nell’Ohio, “quando entrarono nel porto di Boston, non stavano discutendo su chi fosse gay o su chi stesse per abortire”.

King afferma di aver firmato la lettera perché GOProud sembrava genuinamente interessata a promuovere il conservatorismo fiscale e la limitazione dell’invadenza governativa.

King si domanda “un giorno sarò forse il testimone dello sposo in un matrimonio omosessuale? Non è una cosa nella quale necessariamente creda. Mi ritengo piuttosto conservatore quando si tratta di temi sociali. Ma questo non è il messaggio che promuoviamo attraverso i Tea Party Patriots”.

Questa indifferenza è sostanzialmente la ragione che ha spinto il gruppo di conservatori omosessuali ad agire.

Secondo Barron, per il quale sia il suo gruppo sia i Tea Partiers fanno parte della coalizione del “lasciateci stare”, “per circa due anni, il Tea Party è rimasto concentratissimo nel ridurre le dimensioni del governo. Nessuno ha parlato di temi sociali – nemmeno i candidati socialmente conservatori che si erano aggiudicati l’appoggio dei Tea Parties”.

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