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Immagine trovata su bibliopolit.blogspot.comA questo punto viene da domandarsi in quale assurda situazione un sinistro potrebbe scusarsi con il mondo per danni da lui causati. Va bene che lo scaricabarile è di moda ovunque, ma ogni tanto non farebbe male ammettere di aver preso una sonora cantonata. Così, per vedere l’effetto che fa…

Dato che osservare l’ennesima sceneggiata napoletana in corso negli stessi palazzi romani che ieri ho avuto occasione di visitare mi causa una netta sensazione di malessere diffuso, preferisco evitare, visto che ieri mi sono, più o meno, riposato in vista della trasferta, stavolta decisamente più rilassata e divertente, al Tea Party di Parma. Niente di meglio di vedere un evento bene organizzato da altri e non aver altro da fare che il modicum di public relations imposto dal ruolo che indegnamente ricopri. Diciamo che, in fondo, mi meriterei almeno una giornata tranquilla e rilassante, prima di gettarmi nella preparazione del Tea Party pisano. A proposito, cercasi volontari…

Trovo invece interessantissimo il post che la misteriosa blogger molto sinistrorsa Violet Socks (cute nickname, btw) ha caricato sul suo blog “Reclusive Leftist” (se solo la imitassero certi personaggi delle nostre parti, le erigerei volentieri un monumento, cara signora) prendendosela, udite udite, con il taumaturgico, miracoloso The One. Eh sì, “Calzini Viola” (meglio in inglese, vero?) ce l’ha a morte con Obambi. Ma non solo; lo dice fin dal 2008, ovvero dalla feroce battaglia delle primarie democratiche. Ricordate come gli imbrattacarte italioti ci avevano detto che le fratture nel partito democratico si erano del tutto sanate, grazie all’effluvio benefico dell’aura del Caro Leader Abbronzato? Ecco, erano tutte delle enormi puttanate. I clintoniani di ferro masticano tuttora amaro e, come ho già più volte detto, meditano vendetta.

Violet Socks non ha, a quanto è dato sapere, incarichi istituzionali: è solo una blogger di sinistra “persa nelle foreste della Virginia” che è tuttora molto, molto incavolata con chi ha portato The One alla Casa Bianca. A quanto pare, nel 2008 aveva previsto tutto quello che sta succedendo oggi. Ho dato una rapida lettura a qualche post pubblicato durante le primarie ed, in effetti, la signora aveva visto giusto. Se avete voglia di farvi due risate, leggetevi qualcuno dei suoi post: niente è meglio di un sinistro per parlar male di un altro sinistro – ecco perché quando si mettono a litigare, scoppiano guerre mondiali (letteralmente).

Forse ancora più istruttivi dei post, però, sono i commenti. Gli obamioti non risparmiano il veleno, accusandola di tutto e di più, senza andarci troppo per il sottile. Ora, gli stessi obamioti vorrebbero darci ad intendere che Hillary sarebbe stata peggio di Obama. Eh, no, cari miei, non ci caschiamo. Che Obama era il peggio del peggio qualcuno, anche in Italia, l’aveva capito fin da subito. Dispiace non avere post dell’epoca a dimostrare queste previsioni, ma basterà parlare con i miei vecchi amici, tipo Orlando Sacchelli o pochi altri, per avere conferma di quanto dico. A me Obama non l’aveva data a bere.

Dov’è la risposta alla domanda del titolo? Come spesso accade, non ce l’ho. Non riesco a capire come facciano i sinistri a tirare dritto, spaccare tutto, rovinare ditte, famiglie, interi paesi senza mai dubitare della propria ineffabile superiorità morale ed intellettuale quando non addirittura crescere in spocchia e vacua arroganza. Non li capisco, è più forte di me. E pensare che, fino a 16 anni, probabilmente, mi si sarebbe potuto descrivere come uno di loro. All’epoca, bontà mia, la politica non mi interessava: volevo essere Gordon Gekko o, più modestamente, Alex P. Keaton – il che avrebbe dovuto farmi capire molte cose. You live, you learn, come si dice oltreoceano.

Considerazioni finali? Nessuna. Di questi tempi a malapena ho il tempo di respirare, cercando di riprendere il filo delle diecimila cose che dovrei portare avanti contemporaneamente, nonostante sia pessimo nel multitasking. Mi scuso di questo con i frequentatori dell’antro, sperando che la scala e la sbelluccerosità dei progetti che la nostra banda di patrioti ha in cantiere vi possa ricompensare della sbadatezza di questi giorni. Ah, giusto, non ho nemmeno un finale ad effetto. Accontentatevi di questo e godetevi il post di Violet Socks. Dimenticavo ancora: all’interno troverete delle parole non propriamente da educande. Mentre normalmente cerco di trovare perifrasi per evitare di usarle, stavolta ho pensato che sarebbe stato un intervento troppo pesante. Il linguaggio da trivio è opera della signora della Virginia. Se avete qualcosa in contrario, fatemelo sapere e provvederò al più presto a modificare il post. Sì, ecco, ora non ho più niente da dire. Buona lettura.

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Accettare scuse online – 1
Violet Socks
Originale (in inglese): Reclusive Leftist
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Nella Smoking Lounge non c’è posto per la schadenfreude. Tutto quello che avevo scritto e predetto nel 2008 a proposito di Barack Obama era vero, vero, vero, vero, ma questo non vuol dire che mi diverta mentre vedo realizzarsi i miei incubi. Dopo tutto, nel 2008 ero così appassionata perché cercavo disperatamente di evitare il disastro. Ora che mi tocca vivere le conseguenze di questa catastrofe, non mi diverto per niente.

Le notizie sono così brutte che a malapena tollero di leggerle, figuriamoci se mi metto a bloggare i miei commenti. Il presidente va alla televisione per fare una fellatio al fantasma di Ronald Reagan e scusarsi di essere un democratico; la Catfood Commission rivela il suo piano da cervelloni per far morire di fame i vecchi bidelli; la Casa Bianca è d’accordo nel mantenere i tagli alle tasse per l’aristocrazia ed annuncia che lavorerà insieme ai pazzi scatenati alla Camera che stanno progettando di far fermare del tutto l’economia.

Ecco quello che avete ottenuto. Esattamente quello che vi avevo detto che avreste ottenuto. In uno dei miei tanti, tanti post del 2008, scrissi qualcosa come “Obama rappresenta la metastasi del cancro repubblicano nel partito democratico”. La gente mi diede della razzista per aver detto una cosa del genere. Mi accusarono di essere una talpa dei pazzi razzisti repubblicani che stava solo lanciando fango per rovinare il nome di Obama. Divertente.

Sapete cos’altro è divertente? Nessuno si è mai scusato di queste accuse. Non che farebbe chissà quale differenza, ma non sarebbe male. Neanche una di quelle persone che mi accusavano di essere razzista e una pazza infiltrata ha mai detto “Avevi ragione a proposito di Obama. Mi dispiace di averti insultata in quel modo”.

Invece sapete cosa fanno? Dicono che nessuno avrebbe potuto prevedere come si sarebbe comportato Obama. Sembrava il meglio del meglio del meglio; come facevano a saperlo? Nessuno poteva prevederlo! Ed a proposito di un dettaglio insignificante, ovvero che un mucchio di persone, me inclusa, nel 2008 sapevano esattamente come sarebbero andate a finire le cose con Obama e lo gridavano ai quattro venti – beh, si tratta solo di una coincidenza. Secondo questa logica, io sarei ancora una razzista anti-femminista pazza scatenata pagata dai repubblicani le cui follie pubblicate nel 2008, casualmente, descrivevano accuratamente quello che sta succedendo davanti ai nostri occhi.

L’altra cosa che fanno è provare a dire che Hillary si sarebbe comportata addirittura peggio. Al che rispondo: stronzate. Hillary è una democratica moderata, ma è prima di tutto una democratica, sia dal punto di vista ideologico sia pratico, con una vita di servizio pubblico da portare come prova. Inoltre, la sua base era composta da lavoratori, e lei lo sapeva bene. Non è immaginabile che Hillary avesse assistito passivamente allo sventramento economico delle stesse persone i cui voti l’avevano portata alla Casa Bianca. Hillary è anche una femminista e, dopo l’Ordine Esecutivo di Stupak ed Obama numero “fottiti”, tutti quegli idioti che dicevano che Obama avrebbe “curato meglio gli interessi delle donne” dovrebbero farsi almeno cinque anni di penitenza sulla pubblica piazza.

Potrebbero invece iniziare con lo scusarsi con la sottoscritta.

 


P.S. A dire il vero, nel 2008 sbagliai una cosa: quando dissi, con più speranza che convinzione, che gli elettori avrebbero rifiutato Obama. Beh, insomma, valeva la pena tentarci.

 

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