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Immagine trovata su sodahead.comDurante la diretta su TV Radicale, si scommetteva sul fatto che i media avrebbero dipinto il trionfo alle mid-term come una mezza vittoria del Tea Party e del GOP. Tutti d’accordo: i MSM se ne sarebbero fregati della verità. Mai previsione fu più facile. Ormai i sinistri vivono solo di riflessi condizionati.

A chiunque di voi fosse balenato in mente il pensiero che i media americani, sicuramente, non sarebbero mai stati in grado di toccare i vertiginosi abissi di partigianeria, sciattezza e semplice faccia di bronzo dei colleghi italiani, consiglio di cambiare idea in fretta.

Prova numero uno, l’articolo che la adorabile Sarah Elizabeth Cupp (farò finta di non aver sentito le critiche che qualcuno sul mio faccialibro ha fatto alla mujer de mi vida – non è plasticosa, è bellissima, intelligente, puccettosissima e, anche se non lo sa ancora, finirà per diventare la signora Apolide) ha pubblicato sul New York Daily News. Una vera e propria galeria degli orrori da fare invidia alla pattuglia dei candidati al 1° Premio “Walter Duranty”, riconoscimento all’imbrattacarte più fazioso e sfacciato istituito ieri da questo modesto rifugio dalla propaganda sinistra. Si accettano ancora candidature spontanee da parte dei frequentatori dell’antro. La cinquina finale sarà poi sottoposta al giudizio della parte seria della blogosfera, con tanto di premiazione in stile Valerio Staffelli. Se pensate che stia scherzando ancora non mi conoscete bene (^_^).

Mi trattengo dal fare ulteriori commenti perché sono le sei di mattina, non ho ancora dormito ed ho una gran voglia di andare a fumarmi una sigaretta. Stasera sono più anarco che capitalista e mi gira così. Alla faccia del quarto muro, della separazione tra narratore ed io narrante e di tutte le teorie di comunicazione 2.0. Niente? Neanche un sorriso? Cioè, ma cosa dovrei mai fare di più, mettermi una ramazza dove sapete bene che così vi pulisco lo spazio virtuale? (Dai, che questa è davvero facile – roba da 50 punti). Non temete, da domani le comunicazioni riprenderanno il tono usuale. Ogni tanto le cose vanno così, senza sapere il perché, il percome o il perquando. Chiedete a The One. Lui ne sa sicuramente qualcosa…

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I risultati elettorali dimostrano come i media sinistri siano ancora più fuori dal mondo dei democratici: i commentatori fanno finta di non vedere la disfatta
Sarah Elizabeth Cupp
Originale (in inglese): Daily News
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Quando si tratta di spin, Lance Armstrong è niente in confronto ai commentatori sinistri.

La stessa notte nella quale i Repubblicani hanno conquistato 60 seggi (ora il conto dice qualcosa come 63, ma non è ancora definitivo ndApo) dai democratici alla Camera, sei dal Senato e potrebbero finire con più di 30 governatori, la macchina dello spin sinistro ha messo la quarta, con commentatori, attivisti e leaders democratici impegnati freneticamente a cauterizzare per via retorica una storica emorragia di medio termine.

Avevano iniziato presto a mettere le mani avanti. Prima fu il momento delle previsioni, che sembravano del tutto distaccate sia dall’esperienza sia dai dati dei sondaggi. Una sanguigna Nancy Pelosi, mentre gli elettori si avviavano alle urne, aveva detto “ci avviamo a mantenere la maggioranza alla Camera”.

Chris Van Hollen, segretario del Democratic Congressional Campaign Committee, aveva promesso che “milioni di americani stanno smentendo gli analisti di Washington“. Il segretario del Democratic National Committee, Tim Kaine aveva invece detto che i suoi candidati si stavano “comportando altrettanto bene, se non meglio dei repubblicani nel voto anticipato”.

Mark Blumenthal, dell’Huffington Post, aveva previsto che i repubblicani avrebbero guadagnato non più di 48 seggi alla Camera, mentre Markos Moulitsas del Daily Kos puntava su 49, numeri che entrambi erano ben al di sotto di quello che ogni sondaggio rispettabile suggeriva.

Poi è arrivata la seconda ondata. Appena i voti sono iniziati ad arrivare, poco alla volta, ed i commentatori hanno iniziato ad annusare l’odore della batosta, hanno iniziato ad accampare scuse e giustificazioni che andavano da quelle incredibilmente acrobatiche a quelle francamente ridicole.

Claire McCaskill, senatrice del Missouri, ha dato la colpa della sconfitta subita nell’altro seggio del suo stato, nel quale Roy Blount ha sbaragliato Robin Carnahan a (indovina?) l’ignoranza degli elettori, affermando che gran parte degli elettori nel Missouri non sapevano nemmeno che i democratici gli avevano addirittura abbassato le tasse.

Eugene RobinsonMarc Lamont Hill hanno ripetuto la familiare formula retorica sinistra; i democratici non sono riusciti a comunicare abbastanza  o in maniera efficace i loro successi sulla riforma sanitaria ed il pacchetto di stimolo dell’economia, nonostante il trascurabile fatto che buona parte dei candidati democratici avessero deciso di evitare accuratamente di parlare ai propri elettori di entrambe le leggi.

Scegliendo di ignorare del tutto i sondaggi nazionali che dicevano cose a lui poco gradite, il commentatore della MSNBCKeith Olbermann ha detto che, anche se i repubblicani dovessero finire per guadagnare parecchi seggi, comunque sarebbe colpa del fatto che i democratici hanno fatto troppo poco, non perché hanno esagerato.

Alla fine, quando gran parte delle gare sembrava decisa, segnando una volta per tutte la vittoria dei repubblicani, lo spin ha messo il turbo, con i commentatori che si scapicollavano a dire che, comunque, non tutto era male e che dietro ad ogni nuvola c’è il sole.

Patrick Gavin, del sito Politico, ha continuato a dire che sarebbe potuta andare molto peggio ai democratici – avrebbero potuto perdere vere istituzioni del Congresso come Harry ReidBarbara BoxerBarney Frank. Quindi, secondo Gavin, dovremmo dire che i democratici sono stati fortunati perché sono riusciti a far rimanere al suo posto tre degli eletti più screditati ed odiati d’America?

Però, bel risultato!

Olbermann non ha trovato il guadagno dei repubblicani alla Camera – la più grande avanzata di un partito politico negli ultimi decenni – una notizia interessante. “Hanno vinto, ma non è stata una vittoria storica”.

E per la sua collega della MSNBC Rachel Maddow, la abbastanza prevedibile vittoria di Harry Reid sulla neofita piuttosto problematica ma amata dal Tea Party Sharron Angle è stata sufficiente a scatenarla in iperboli mai viste. Ha detto che la sconfitta della Angle “è un disastro di tali proporzioni per il partito repubblicano che sembra difficile riuscire ad esagerarlo”. Ehi, aspetta… ma non è quello che hai appena fatto?!

Altri si sono trovati in difficoltà quando si è trattato di imbrogliare le carte sullo spinoso argomento del finanziamento alla politica, cercando di dare la colpa di sconfitte come quella di Russ Feingold nel Wisconsin ad un poco chiaro afflusso di soldi da parte di imprenditori verso il suo avversario Ron Johnson, per poi gongolare senza ritegno quando a perdere sono stati candidati che hanno speso moltissimo come Meg WhitmanLinda McMahonCarly Fiorina.

Alcuni di loro, invece, sono stati solo acidi. Markos Moulitsas, su Tweeter, ha scritto “Sarà divertente quando i teabaggers (fatevela spiegare da qualcun altro, gente; se ci penso troppo mi salta un embolo  ndApo) si accorgeranno che 1) Mercoledì Obama sarà ancora Presidente e 2) che possono dimenticarsi i loro sogni di impeachment”.

Il fatto è che per alcuni tra questi agenti, colorire le notizie è il loro mestiere. Nessuno si aspettava che la Pelosi o Van Hollen fossero onesti sulle ben fosche prospettive per i democratici mentre la gente era ancora in fila per votare.

Ma per il resto di loro, queste elezioni di medio termine sono la prova provata che, al giorno d’oggi, è difficile trovare persone oggettive nei media. Dopo che la sinistra ha passato gli ultimi sei mesi prendendo in giro Sharron Angle e dipingendola come una pazza estremista che non avrebbe potuto raccogliere che i voti dei pazzi come lei, non è che siano proprio credibili quando poi si scatenano in feste sfrenate, celebrando le grandiose implicazioni della (risicata) vittoria di Reid.

Una cosa è certa – lo spin del giorno dopo è stato il perfetto capitolo finale di quella che è stata una frenetica, sporca, orribile ma ogni tanto divertentissima tornata elettorale. Non vedo l’ora che arrivi il 2012.

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