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Immagine trovata su anorak.co.ukAlla faccia del presidente post-razziale: in un’intervista radiofonica, Obama dice agli ispanici di “uscire di casa e punire i vostri nemici”. Previsione apolide: dopo il disastro obamiano, rivedremo un nero alla Casa Bianca più o meno nel 2100. Sempre che The One non riesca a distruggere gli USA.

Ti pareva che The One non si mettesse a soffiare sul fuoco dell’odio razziale? Meno male che eleggere un nero alla Casa Bianca avrebbe dovuto dare inizio all’era della politica post-razziale. Il conto alla rovescia per il fatidico 2 novembre si avvicina al momento cruciale e la tensione è ormai alle stelle ovunque. Dai pochi rapporti che ricevo da oltreoceano posso capire che la mobilitazione è quasi totale: da una parte e dall’altra ci si sta dannando l’anima pur di guadagnare quei voti che si immaginano cruciali durante lo scrutinio delle schede. Vista la truffa storica in Minnesota, nessuno vuole sentire parlare di un’elezione testa a testa. Il che spiega perché i toni siano più accesi del solito e le denunce di brogli si moltiplichino.

Il Caro Leader Abbronzato, che finora è stato tenuto obtorto collo al di fuori dell’agone elettorale, decide di intervenire e preoccuparsi del nuovo Eldorado democratico, la comunità ispanica, che nelle intenzioni dei democratici dovrebbe trasformarsi nel passaporto per la maggioranza permanente che desiderano così ardentemente. Parlando ad una radio molto popolare tra gli ispanici, cosa fa The One? Dà un’altra prova della sua suadente e meravigliosa retorica? Non proprio. I toni sembrano quelli del provocatore professionale, di quello che in Europa si definirebbe “incitamento all’odio razziale”. “Punire i propri nemici”? McCain “non rappresenta i nostri valori americani”? Perché, ne esistono due specie? Quelli dei democratici e quelli di chi non la pensa come loro? Però, si impara sempre qualcosa di nuovo ad ascoltare il messia della sinistra mondiale.

Verrebbe da pensare che un intervento così sconsiderato e vagamente minatorio stia a significare che il barometro elettorale dei democratici volga alla tempesta, ma non vorrei peccare di ottimismo. Come diceva qualcuno molto più esperto dell’Apolide, “nessuno si è mai rovinato scommettendo sulla stupidità del popolo”. Vorrei poter negare questa affermazione cinica, ma temo che molti ispanici si faranno influenzare dai propri interessi di bottega, dalla prospettiva di far arrivare tutto il parentado dal Messico o da qualche altro paese centro-americano altrettanto derelitto, dimenticando che, se accettano il patto col diavolo democratico, faranno la stessa fine dei neri, ridotti ormai in condizioni tanto pietose da essere l’ultimo esempio di sotto-proletariato urbano esistente al mondo (anche i drogati di welfare inglesi sono messi decisamente meglio). Speriamo che non cadano nella trappola, altrimenti le cose non potranno che peggiorare di qui a pochi anni, con conseguenze assolutamente imprevedibili.

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Obama parla agli ispanici per convincerli a votare: uscite e punite i vostri “nemici”
Allahpundit
Originale (in inglese): Hot Air
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Mi domando come retorica di questo genere possa conciliarsi con il solito commento supponente sugli elettori repubblicani incapaci di pensare in maniera razionale perché hanno il cervello ottenebrato dai problemi economici. Sono forse i problemi economici che spiegano perché gli ispanici non sembrino intenzionati ad andare alle urne in massa come servirebbe disperatamente ai democratici (anche se, secondo questo nuovo sondaggio di Politico, il numero è in crescita)? O forse questo è il primo, ultimo ed unico caso quest’anno nel quale The One ammette un suo fallimento — nello specifico, non è riuscito a far passare l’amnistia per gli immigrati illegali — cosa che potrebbe essere parzialmente responsabile dei problemi nei quali si trovano i democratici? Vogliamo poi parlare di quei supposti “nemici” che gli ispanici dovrebbero punire andando alle urne? Sono nemici veri come quei bastardi misteriosi che donano soldi alla Camera di Commercio oppure, come Obama stesso una volta suggerì, sono solo gente che si attacca pateticamente alla xenofobia per calmare le proprie frustrazioni economiche?

La demagogia dei democratici a volte può essere complicatissima da capire.

In un’intervista radiofonica trasmessa lunedì da Univision, il signor Obama ha cercato di rassicurare gli ispanici che, dopo le elezioni di medio termine, si impegnerà a passare la riforma dell’immigrazione, nonostante la feroce opposizione del partito repubblicano.

“Se gli ispanici restano a casa il giorno delle elezioni invece di dire ‘Puniremo i nostri nemici e premieremo i nostri amici che ci stanno a fianco su temi che sono importanti per noi’, se non ci mostrano un aumento considerevole degli elettori, allora penso che sarà più difficile ed ecco perché penso che la gente farebbe bene a preoccuparsi di votare il 2 novembre”.

Riferendosi specificamente ad alcuni repubblicani come il Senatore John McCain, che si stanno battendo per garantire la sicurezza del confine ed appoggiano leggi sull’immigrazione severe come la misura contro l’immigrazione illegale dell’Arizona, il signor Obama ha detto “Quella non è gente che rappresenta i nostri valori americani fondamentali”.

Sono quasi deluso che non abbia avuto il coraggio di giocare il tutto per tutto e chiamare i repubblicani “anti-americani”, solo per mettere la ciliegina sula torta all’ultimo mese di retorica elettorale, ma c’è ancora un bel po’ di tempo da qui all’apertura dei seggi martedì prossimo. Nel frattempo, Jim Geraghty mi fa sapere che, nella stessa intervista, un tipo che una volta aveva detto che la sua elezione avrebbe segnato il momento nel quale l’aumento del livello degli oceani si sarebbe fermato, si è disturbato di avvertire gli ispanici di non aspettarsi l’amnistia il giorno dopo le elezioni; dopotutto, ha detto “non sono un re”. Il che è vero: avere 60 seggi al senato ed una enorme maggioranza alla Camera evoca il potere di un nobile minore, qualcosa come un Duca. Per essere davvero Re, avrebbe bisogno, che ne so, di almeno 70 seggi al Senato. Davvero chiede una maggioranza del genere per far passare un qualsiasi progetto di legge?

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