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Immagine trovata su forums.hannity.comGiorno dopo giorno, si avvicina il 2 novembre e le possibilità di cambiare quello che sembra un trionfo annunciato diminuiscono progressivamente. Eppure non è ancora troppo tardi. Attenti ai trappoloni, gente! Don’t get cocky!

Seguiamo il cammino di avvicinamento alle elezioni di medio termine negli Stati Uniti più o meno dall’inizio di questa “avventura” con un misto di interesse, invidia e preoccupazione. Non che sia una cosa nuova; la parte più seria dell’Apolide si è fatta le ossa seguendo varie elezioni americane, fin dal 1996, sia per alcuni giornali un tempo prestigiosi (L’Avanti!, L’Opinione) sia su vari siti internet (indimenticabile primarie-usa.com, fondato con l’amico Orlando Sacchelli e portato avanti dal 2003 al 2004).

Eppure stavolta l’emozione è diversa. Se allora c’era il gusto di seguire finalmente vicende politiche lineari e spiegabili in termini non complottisti, oggi la lettura di ogni articolo è inevitabilmente accompagnata dalla consapevolezza che il 2 novembre non si decide solo la composizione del 112° Congresso degli Stati Uniti, ma il destino della intera civiltà occidentale.

In questo caso, la retorica che tanto piace all’Apolide è giustificata. La conquista di entrambe le camere da parte del GOP “colonizzato” dal Tea Party vorrebbe dire la fine dei bailout per i furbetti di Wall Street, delle follie ambienta-naziste, del crony capitalism, dei regali ai sindacati, delle nazionalizzazioni occulte, della demenziale orgia di regolamenti, agenzie governative che rischia di affondare l’economia più forte del pianeta.

La vittoria del Tea Party vorrebbe dire l’inizio del tanto agognato “roll back” dello stato totalitario in salsa socialista che Obama ed i suoi padroni vorrebbero imporre anche negli Stati Uniti. La lotta senza quartiere che i democratici scatenerebbero per difendere i loro pazzeschi programmi illiberali come l’ObamaCare garantirebbe nuova linfa per la rivoluzione liberale e la campana a morto per Obama ed il socialismo USA.

L’articolo di oggi, postato dal corrispondente del “Daily Telegraph” a Washington Neil Gardiner (il confronto con Borrelli, Zucconi e la Botteri è particolarmente impietoso) fa notare come quasi tutti i giornali “storici” della sinistra USA siano costretti ad ammettere che le cose non vanno affatto bene. L’assenza del “New York Times”, sempre più screditato ed autoreferenziale, ormai non fa più nemmeno notizia.

Lo scopo dei giornalisti sinistri è abbastanza evidente: far paura alla base democratica e riaprire i cordoni della borsa dei finanziatori democratici, specie quei munifici ebrei americani che, di fronte al vergognoso appeasement obamiano nei confronti di Iran e Siria, hanno giurato vendetta. La sostanza non cambia: ormai la conquista della Camera è data per scontata ed il momentum, anche al Senato, è tutto dalla parte del GOP.

Tutto può ancora cambiare, niente è ancora deciso: come dice il mitico Instapundit, “don’t get cocky”. Eppure non si può fare a meno di notare come il vento sembri cambiato e spiri forte e costante dalla parte delle politiche liberali e liberiste. Sì, forse. L’Apolide continua a non essere tranquillo e teme i dirty tricks degli obamioti. Quest’anno vedremo brogli di dimensioni mai visti, a giudicare dalla marea di soldi pubblici dirottati direttamente ed indirettamente da Obama agli squadristi dei sindacati. Si moltiplicano voci che raccontano di voti per posta distrutti, schede ai soldati oltremare arrivate già annullate, liste elettorali gonfiate ad arte e molte altre schifezze particolarmente odiose.

Basterà ad evitare quel trionfo annunciato del GOP e dei candidati sostenuti dai Tea Parties? Dio solo lo sa. A noi non resta che incrociare le dita e, se siete stati benedetti col dono della Fede, pregare che l’Onnipotente continui a proteggere e difendere gli Stati Uniti d’America. Perché, non facciamoci illusioni, senza la protezione degli Stati Uniti e delle sue tanto detestate forze armate, non c’è limite a cosa potrebbero combinare quei dittatori illiberali ed omicidi che tanto piacciono alla sinistra gne-gne italiana ed europea. May God continue to bless the United States of America. Sul serio.

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Barack Obama e le elezioni mortali
Nile Gardiner
Originale (in inglese): Daily Telegraph
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Gli appassionati di cinema negli Stati Uniti dovranno aspettare il 19 novembre per vedere Harry Potter ed i Doni della Morte Parte 1. Ma le elites sinistre americane dovranno attendere solo un altro paio di settimane prima che arrivi il 2 novembre e possano quindi vedere l’ultimo terrorizzante episodio del declino appassionante della presidenza Obama e, al contrario della produzione della Warner Brothers, questa sarà davvero in 3D.

I giornali della Domenica sono una lettura penosa per la Casa Bianca, il che spiega perché il sito web del “New York Times” non ha una sola storia in evidenza sulle elezioni di medio termine nel momento nel quale sto scrivendo questo post. “Tutte le notizie che meritano di essere stampate” (il motto della Old Grey Lady, ovvero quello che una volta era visto come il giornale più rispettato del mondo ndApo) tranne quelle che non fanno comodo alla sinistra, evidentemente.

Nel frattempo, dall’altra parte della città, sul “Wall Street Journal”, il titolo principale dice “i democratici si trincerano mentre il GOP prende il largo”. Come si legge sul “Journal”:

I campi di battaglia più interessanti, a due settimane dall’election day, sono quasi tutti distretti che ora sono in mano dei democratici… Un sondaggio tra gli elettori nei distretti ancora in ballo alla Camera rilasciato venerdì scorso hanno rafforzato l’opinione che i democratici dovranno faticare parecchio di qui al 2 novembre. Il sondaggio, commissionato dalla National Public Radio, ha rivelato che in 58 distretti contesi tenuti dai democratici, il 47% dei probabili elettori ha detto di preferire il candidato repubblicano nel loro distretto, mentre il 44% ha detto di favorire il candidato democratico, un distacco di tre punti percentuali.

Nella sua sezione dedicata alle elezioni, il “Washington Post” mette in evidenza una storia intitolata “i candidati repubblicani al Congresso scattano avanti nella raccolta fondi”, nella quale si legge che “i candidati repubblicani al Congresso hanno distaccato i democratici nella corsa per raccogliere fondi per le elezioni di medio termine, fatto che dimostra quanto sia forte il vantaggio del GOP nelle due ultime settimane della campagna elettorale”.

Un’altra storia pubblicata dal “Post” cita Joe Gaylord, analista politico capo per l’ex speaker della Camera Newt Gingrich, il quale predice che i repubblicani guadagneranno dal 59 a 63 seggi alla Camera, ben più dei 39 necessari per prenderne il controllo. Come fa notare il “Post”, Gaylord predisse con precisione le dimensioni della vittoria del GOP nel 1994.

Il “Los Angeles Times” apre in maniera simile al “Washington Post”, con la storia principale intitolata “La crescita della raccolta fondi repubblicana garantisce al GOP un vantaggio cruciale”, nel quale si parla di una “sconfitta storica” per i democratici alle mid-term:

Alcuni democratici ora temono un bagno di sangue nel quale il partito perda più di 50 seggi alla Camera, con la conquista da parte dei repubblicani del Senato ancora possibile. L’ultima volta che uno shock elettorale del genere si verificò fu nel 1994, quando il GOP conquistò 54 seggi alla Camera ed 8 al Senato. Fu definita la “Rivoluzione Repubblicana”.

Su RealClear Politics – lettura assolutamente fondamentale da qui alle elezioni di novembre – stamattina il tasso di approvazione complessivo per Barack Obama era al 44 per cento, con il 65 per cento degli americani che pensa che il paese sia sulla “strada sbagliata”. L’ultima proiezione di RealClear Politics sulla Camera vede i repubblicani avanti di 29 seggi (con 40 ancora indecisi) ed un vantaggio di 26 a 14 nelle gare per i governatori. Nella battaglia per la conquista del Senato, molto più volatile, il GOP deve ancora recuperare terreno, con le ultime proiezioni di RCP che vedono i democratici avanti di tre seggi (con cinque indecisi).

Il famoso sondaggista Scott Rasmussen oggi sta prevedendo un guadagno di 55 seggi del GOP alla Camera. Il suo ultimo Daily Presidential Tracking Poll vede il presidente Obama con un indice di approvazione presidenziale di meno 17 punti, con solo il 28 per cento degli elettori che approvano convintamente il modo nel quale Barack Obama sta rivestendo il ruolo di Presidente, mentre il 45 per cento è fortemente contrario.

Mentre le gare al Senato rimangono estremamente ravvicinate, buona parte dei sondaggi puntano sulla conquista da parte dei repubblicani della Camera. Come ha fatto notare Michael Barone, lo spostamento verso il GOP potrebbe essere il più grande dal 1894, altro che 1994. Per il presidente, questo è uno scenario da incubo, che ridurrebbe la sua agenda legislativa in rovine e la possibilità di una campagna per l’abrogazione della sua costosissima e contestatissima riforma sanitaria. Il 2 novembre potrebbe essere il peggior giorno per la sinistra americana in più di un decennio, oltre a segnalare l’inizio di un’altra rivoluzione conservatrice ed il rifiuto netto dell’agenda di Barack Obama e la sua voglia di Big Government.

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