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Immagine trovata su sodahead.comJerry Brown, anziano candidato Dem a governatore della California, appoggia male il ricevitore e la segreteria telefonica registra tutto. Un suo aiutante dice “e se chiamassimo Meg Whitman una puttana?”; lui risponde “Si può fare”. Silenzio totale dalle femministe sinistre. Qualcuno si sorprende ancora?

C’è una parola inglese che ho sempre adorato: serendipity. Secondo il dizionario Merriam-Webster, sarebbe la facoltà di trovare cose di valore o piacevoli senza cercarle direttamente. Un po’ quello che è successo pochi giorni fa quando il candidato democratico alla carica di governatore della California, il vecchio arnese reduce da mille scandali e battaglie Jerry Brown, dopo aver chiamato un finanziatore per chiedergli di non abbandonare la barca e tirare fuori altri soldi per combattere la battaglia contro la ricchissima candidata repubblicana Meg Whitman, ha messo male il telefono, facendo sì che la segreteria telefonica registrasse quello che si diceva nel suo ufficio subito dopo.

Roba veramente divertentissima. Gli aiutanti del candidato, che ricopre la carica di procuratore generale della California, ovvero il capo dei pubblici ministeri ma eletto dal popolo, si sono rivelati una miniera di frasi imbarazzanti. Ce n’è uno che dice di corteggiare i capi della polizia, facendo circolare la balla che la Whitman gli avrebbe tagliato le pensioni. Al che Brown risponde che l’ha già fatto, ma che quelli sono troppo stupidi per rendersene conto, visto che non leggono mai. Che classe infinita.

Poi la frase dello scandalo. Pensando ad un prossimo spot, il gruppo di lavoro cerca nuove idee per attaccare la Whitman, che conduce in tutti i sondaggi ed ha le casse sempre piene, visto che, invece di fregare soldi ai contribuenti, li ha fatti per conto proprio lavorando per aziende come la Disney, la Procter & Gamble e diventando prima amministratore delegato, poi presidente di una ditta da nulla come eBay, leader mondiale delle aste online.

Qual è l’idea più geniale partorita dai super-pagati e super-esperti consulenti del candidato democratico? “E se dicessimo che è una puttana?” Caspita, che perla di saggezza infinita, roba che ti insegnano solo ad Harvard! Cosa risponde l’altrettanto intelligentissimo candidato? “Perché no. Si può fare”. Francamente incommentabile. Altro che le dichiarazioni di Stracquadanio.

Dite che cose del genere succedono ovunque, che se tutte le conversazioni personali fossero registrate uscirebbe di molto peggio? Può darsi. Certo però non è un caso che, specialmente in questi ultimi mesi, a scagliarsi violentemente contro le candidate donne sia la sinistra, terrorizzata dalla prospettiva di perdere il controllo dell’elettorato femminile, intortato ad arte da decenni di propaganda femminista falsa come Giuda.

Mi risparmio i commenti, invitandovi a leggere l’ottimo editoriale di Kirsten Powers, giornalista, editorialista, blogger e commentatrice democratica che, oltre a scrivere per molte testate importanti, lavora spesso anche sui programmi della Fox News, quella rete malefica che, secondo i sinistri USA, farebbe parlare solo gente di destra.

Nota finale: ricordatevi di questo articolo la prossima volta che un sinistro italiano prova a farvi credere che la degenerazione della politica, le discriminazioni contro le donne, il cosiddetto “velinismo”, siano un fenomeno solo italiano. Purtroppo, quando si tratta di gettare fango sulle donne che non la pensano come te, tutto il mondo è paese. Non che il “mal comune mezzo gaudio” sia tanto consolatorio, ma almeno rimette le cose in prospettiva.

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Perché i Democratici ce l’hanno con le donne?
Kirsten Powers
Originale (in inglese): The Daily Beast
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

“Perché non diciamo che è una puttana?”

No, non stavo origliando quello che si dice in una fraternità universitaria. Questo è il suggerimento fornito da un aiutante al democratico Jerry Brown su come trattare il suo rivale del GOP alla carica di governatore della California, Meg Whitman.

La risposta di Brown? “Beh, lo farò di sicuro”.

Non più.

Appena il nastro con la registrazione dello scambio di battute è stato reso di dominio pubblico, la campagna di Brown si è affrettata a scusarsi.

Mentre noi donne, purtroppo, sappiamo bene che commenti misogini come questo sono fin troppo frequenti, quello che sorprende è che negli ultimi tempi questi insulti vengano da roccaforti progressiste come la squadra di Brown o da donne di sinistra.

Il mese scorso, la conduttrice di talk show di sinistra Stephanie Miller si è fatta una risata sguaiata quando una sua ospite nel suo programma le ha chiesto se avesse mai incontrato Michelle Malkin (famosa giornalista conservatrice ndT). Poi ha aggiunto “le tirerei un bel calcio nelle palle”, consigliandole di “portare un sospensorio, femminuccia”.

Incantevole.

Che ne dite di questa: “dovete per forza sollevarle le gonne per vedere se sono donne o no. Certo non lo puoi capire da come votano”. Questa è la dichiarazione rilasciata qualche mese fa dalla deputata democratica Janis Baird Sontany di Nashville, riferendosi alle sue colleghe repubblicane .

Oppure questa: “Sarah Palin potrà essere una femminuccia, ma non è certo una donna”, come scrisse Cinta Wilson nel 2008, durante lo tsunami dell’isteria mediatica contro la Palin. Nel suo articolo pubblicato su “Salon”, la Wilson chiamò l’allora governatore dell’Alaska “una Barbie cristiana vestita in un costume da ‘bibliotecaria sexy'”, oltre a definirla “il paginone centrale pornografico dei repubblicani”.

Chi ha bisogno di uomini misogini quando le donne di sinistra sono disposte a fare il lavoro sporco per loro, spesso ricorrendo allo stra-abusato tormentone, che le candidate donna del GOP non sono delle “vere donne”?

La Palin, naturalmente, è stata oggetto di molti attacchi del genere. Sul blog di sinistra Huffington Post la prendevano in giro, chiamandola “Bush in gonnella”, mentre sul blog del “Washington Post“, Wendy Doniger scrisse dell’allora candidata alla vice-presidenza che “la sua più grande ipocrisia è il cercare di far credere a tutti che sia una donna”.

Oddio, non è che gli uomini di sinistra si comportino meglio.

Sui blog politici, per cercare di toglierle femminilità, la commentatrice di destra Ann Coulter è spesso chiamata “Mann-coulter” (Man – uomo invece di Ann ndT). Il presentatore della televisione via cavo MSNBC Keith Olberman una volta definì la Malkin un “sacco di carne alla rinfusa con il rossetto”.

Un editoriale di Salon del mese scorso apriva le danze con una battuta memorabile “Dimenticatevi del tea party – che ne dite delle belle gnocche?”. Gene Lyons scrisse che “l’aspetto più divertente della stagione elettorale del 2010 è l’ascesa delle bambole di destra – celebrità politiche la cui principale qualificazione per stare dove sono è il fatto di essere molto telegeniche. Da dove mi trovo, seduto in una comoda poltrona davanti al televisore, il Fattore Gnocca del GOP ha ravvivato una stagione elettorale altrimenti molto deludente”.

Lei, signore, è un maiale.

Le “gnocche” in questione sono un ex governatore (Palin), una deputata in carica (Michelle Bachmann) ed una candidata al Senato (Christine O’Donnell). Sulla O’Donnell, Lyons dice che “ognuno di noi conosce qualche povero sfigato che ha sposato una megera del genere”.

A tutti quelli che credono che un uomo con le stesse posizioni religiose oltranziste della O’Donnell avrebbe ricevuto lo stesso trattamento vergognoso, vi faccio solo un nome: Mike Huckabee.

Purtroppo sembra che questi attacchi sessisti funzionino. Secondo uno studio sponsorizzato dal Women’s Media Center, dalla WCF Foundation e dal gruppo non profit Political Parity e condotto dalla sondaggista democratica Celinda Lake, se gli uomini usano un linguaggio sessista per attaccare la propria avversaria, il supporto per la donna probabilmente calerà in maniera significativa. Siobhan Bennett, presidente del Women’s Campaign Forum ed ex candidata al Congresso per i democratici, “la discriminazione sessuale è un fattore importante, è un prisma che influenza in maniera enorme come vediamo queste candidate”.

Sì, il sessismo conta ancora – come l’essere uomo o donna. Ma mentre non senti mai nessuno dire che gli uomini dovrebbero votare in una certa maniera perché sono maschi, le femministe non hanno alcun problema a trattare le donne come bambine dell’asilo che devono essere guidate per mano nel campo “giusto”, un campo che è evidentemente stabilito fin dalla nascita. In un’intervista con Katie Couric (anchor del telegiornale della CBS ndT), la famosa femminista Gloria Steinem ebbe a dire che le donne conservatrici sostengono politiche che “vanno direttamente contro a quello che gran parte delle donne desidera e di cui avrebbe bisogno. Se le donne continuassero a votarle, voterebbero contro sé stesse, il che mi sembra veramente tragico”.

Questo tipo di comportamento dovrebbe essere antitetico ad una posizione veramente femminista, perché considera le donne come delle bambine.

Dal punto di vista politico non sono d’accordo con quasi tutte le posizioni sostenute dalle donne conservatrici citate in questo editoriale. Ma hanno lo stesso diritto di ogni altra donna di essere trattate con rispetto e dignità. Ogni qual volta chiunque – di sinistra, di destra, uomo o donna – si lancia in campagne diffamatorie e sessiste, perdiamo tutte noi donne.

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