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Immagine trovata su sciencenotes.wordpress.comL’estate della ripresa ha lasciato il posto all’autunno delle menzogne. La stampa continua a far finta che i dati forniti dall’amministrazione Obama sulla disoccupazione siano veri. Il fatto che, dopo chissà quali correzioni, siano ancora orribili, vuol dire che siamo veramente messi malissimo.

Osservare come certi sinistri, nonostante siano dotati di un’intelligenza e di un acume non indifferente, continuino a negare ostinatamente la realtà delle cose anche quando sono evidenti pure ai bambini è uno dei pochi piaceri rimasti nella vita semi-monacale dell’Apolide.

Oggi vi propongo le ardite contorsioni mentali della brava e capace Megan McArdle, giornalista economica con i controfiocchi del magazine sinistro “The Atlantic”, impegnata in un compito impossibile: dimostrare che la colpa del prolungarsi della depressione e della disoccupazione in stile Sud Italia che ha colpito gli Stati Uniti non siano colpa dell’ineffabile Obambi.

Già il titolo è l’apoteosi dell’eufemismo: “problema disoccupazione”? Per l’amor di Dio, siamo seri. I dati ufficiali ormai sono talmente taroccati che non ci crede più nemmeno il portavoce della Casa Bianca. Se l’America usasse i criteri di EuroStat, la disoccupazione sarebbe almeno al 15-16 per cento; roba che negli Stati Uniti non si vede dai tempi della Grande Depressione.

La McArdle parla poi delle presidenziali del 2012 dando per scontata una cosa niente affatto certa: il fatto che Obama riesca a vincere le primarie. Il Dinamico Duo (Hill & Bill) sta già meditando vendetta e muovendo silenziosamente le proprie pedine. Per non parlare della fuga disordinata di buona parte dei candidati democratici da un presidente che da mito è diventato nel giro di diciotto mesi un vero e proprio albatross.

Nessuno, nemmeno la McArdle, parla dell’elefante nella stanza: la disoccupazione è alta perché le imprese hanno paura di nuove tasse, nuovi regolamenti, nuove montagne di autorizzazioni, nulla osta, licenze che le decine di agenzie federali create da The One imporranno ai ceti produttivi americani. Come negli anni ’30, gli imprenditori hanno deciso di votare con il portafoglio, chiudendo i cordoni della borsa e riempiendo i forzieri in vista di tempi molto, molto duri. Giratevi attorno quanto vi pare, ma i dati, quelli veri, dipingono questo scenario.

Nessuna morale né commento, tranne una semplice constatazione: la politica si nutrirà di menzogne, spin, propaganda e controllo dell’informazione, ma quando si prova ad applicare questi metodi all’economia, alla fine vincono sempre i numeri. Obama se ne è accorto, Tremonti lo farà presto. In campana, gente. Il peggio deve ancora arrivare.

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Dopo due anni, Obama ha ancora un problema disoccupazione
Megan McArdle
Originale (in inglese): The Atlantic
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Sono quasi passati due anni da quando Obama è stato eletto ed i posti di lavoro stanno ancora diminuendo. L’economia ha perso 95.000 posti di lavoro solo nel mese di settembre ed il tasso di disoccupazione è rimasto al 9,6% solo perché stiamo perdendo lavoratori dalla forza lavoro: chi pensa che non potrà più trovare un posto di lavoro, smette di cercare. Anche se pensavo che l’atterraggio sarebbe stato duro, trovo ancora difficile credere che, a metà del primo mandato (l’ottimismo è il sale della vita! ndApo) di Obama stiamo ancora perdendo posti di lavoro.

Lo dico non per insinuare l’idea che Obama sia la ragione per la quale l’occupazione sta ancora cadendo (non sia mai! ndApo): non penso che il presidente abbia tutto questo potere sull’economia. Più che altro vuol dire rendersi conto della magnitudine della sfida che si poneva di fronte alla nostra economia quando è stato eletto.  La disoccupazione peggiorò sempre di più per ben tre anni durante la Grande Depressione e, sebbene le cose non siano ancora così gravi, questo lungo declino serve a ricordarci che le recessioni causate da crisi finanziarie sono particolarmente gravi.

Mi domando cosa succederà alla presidenza Obama se la situazione non migliorerà per un altro anno. Se il tasso di disoccupazione inizierà finalmente a migliorare negli ultimi mesi del 2011, gli elettori lo perdoneranno? In fondo, perdonarono Reagan. Ma, come vedete dal grafico qui sotto, se il picco della disoccupazione dell’era Reagan fu alto, si ridusse molto rapidamente quando Volcker rilasciò la sua presa mortale sulla massa monetaria.  Anche se i posti di lavoro iniziassero a tornare, molto difficilmente succederà in fretta. Questo vuol dire che Obama potrebbe benissimo dover affrontare la rielezione con la disoccupazione sopra all’8 per cento – forse anche sopra al 9 per cento. Anche se le cose iniziassero a migliorare, dopo tre anni di stagnazione, gli elettori si fideranno sul serio della ripresa economica?

Ben prima che la crisi colpisse, ho detto che non potevo capire come qualcuno volesse essere presidente in questo ciclo elettorale: le probabilità di una recessione erano troppo alte, le condizioni della Social Security e del Medicare si stavano deteriorando parecchio e chiunque fosse stato eletto, con ogni probabilità, sarebbe stato ingiustamente accusato anche di questi problemi. Ora posso dire che, visti i numeri dei sondaggi sulla popolarità di Obama, questa ipotesi non può che rivelarsi corretta.

Grafico trovato su assets.theatlantic.com—————

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