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Immagine trovata su americanshorts.wordpress.comA cosa è servito eleggere un presidente di colore? A riportare indietro di almeno 50 anni le relazioni tra le razze in America. Obama non ha perso occasione per mettere bianchi contro neri, neri contro ispanici, per guadagnare voti e promuovere lo statalismo. Chi semina vento…

Ancora una volta, la realtà dei fatti non solo stride clamorosamente con la retorica imposta dal pensiero unico dominante, ma dimostra come spesso i grandi discorsi non servano ad altro che a confondere le acque, nascondendo il fatto che si sta perseguendo fini opposti a quelli dichiarati pubblicamente.

Il caso delle relazioni tra le varie razze che compongono l’ex melting pot statunitense è quantomai indicato ad illustrare tale modus operandi. Per mesi, anni, gli osservatori ancora dotati di un minimo di raziocinio hanno assistito allibiti alle convulsioni estatiche della stampa mainstream americana ed europea, impegnata a lodare la “fine del razzismo” e l’inizio di una nuova era “daltonica”, dove il colore della pelle sarebbe diventato un fattore irrilevante nelle relazioni sociali tra gli uomini.

Inutile dire che tutti i discorsi servivano a nascondere come il partito democratico, come ogni sinistro che si rispetti, stesse in realtà fomentando l’odio tra le razze per continuare a stringere il collare al collo della loro “vacca da voti” preferita: la sempre più dilapidata comunità nera. Alla fine se ne sono accorti anche i comici, che hanno iniziato a scherzare sul fatto che Obama ed i democratici avessero usato così tante volte la carta razziale da aver del tutto esaurito ogni credito disponibile. I media italiani, ovviamente, hanno continuato a far finta di niente.

La cronaca da oltreoceano ha iniziato a riportare notizie sempre più preoccupanti, che inevitabilmente coinvolgevano giovani neri impegnati in atti di violenza contro bianchi o altri neri considerati “non abbastanza neri” perché bravi a scuola o perché si tenevano lontani da droghe e gangs. Spesso e volentieri ci scappava il morto, ma la reazione dei media era sempre la stessa vista nella copertura del recentissimo caso che ha coinvolto varie sezioni della Sigma Gamma Rho, una sorellanza aperta solo a studenti neri. La ineffabile Giovanna Botteri, inviata sommamente faziosa del TG3, dopo un verboso e noiosissimo panegirico con chi se la prende? Con il razzismo dei bianchi negli anni ’60. Una ragazza nera ammazza di botte un’altra ragazza nera e la colpa sarebbe del Ku Klux Klan? Incommentabile.

Insomma, la solita vecchia storia. Repubblicani? Razzisti. Democratici? Buoni e progressisti. Sì, certo, come no. La comunità nera è uscita devastata dalle riforme della Great Society di Johnson, i dati sono sotto gli occhi di tutti, l’incredibile numero di madri single, l’astronomica percentuale di bambini cresciuti senza padre, l’esorbitante numero di giovani uccisi da altri neri o distrutti dal crack.

Il Partito Repubblicano, il partito di Lincoln e di Martin Luther King, il partito che ha combattuto una sanguinosa guerra per cancellare la schiavitù è razzista perché vorrebbe smantellare quei programmi “sociali” che hanno ridotto in rovina la comunità nera, trasformandola in niente più che una “vacca da voti” da mungere ogni due anni che vota compatta come nessun’altra comunità per i propri carnefici.

Ogni volta che un nero ce la fa ad uscire dal ghetto, impegnandosi in prima persona, lavorando come un matto e, una volta uscito, non si trasforma nello stereotipo del “bravo negro” che piace tanto ai democratici, sempre con la mano aperta a chiedere elargizioni, sussidi, aiuti, viene inevitabilmente accusato di essere uno “zio Tom”, un “negro di casa”, un “servo dei bianchi”.

Se poi dimostra di essere fedele agli ideali della Costituzione e, Dio non voglia, pensa che il miglior modo di aiutare i neri sia quello di demolire il welfare state e stimolare la crescita economica, rinforzando i legami familiari e smettendola di premiare comportamenti idioti come fare un figlio fuori dal matrimonio e condannarlo ad una vita di food stamps e sussidi governativi, apriti cielo. Un nero repubblicano deve essere per forza stupido o corrotto.

Il discorso ci porterebbe troppo lontano, quindi preferisco finirla qui. Non prima di aver lanciato il solito, forse noioso, caveat ai frequentatori dell’antro: don’t believe the hype e soprattutto preparatevi al peggio ogni volta che sentite un politico che parla del “bene comune”. La comunità nera in America dovrebbe essere un case study da insegnare in ogni università del pianeta. L’intervento statale non è la soluzione, è il problema.

Ogni volta che politici e burocrati dicono di voler “risolvere un problema” state pur certi che tale questione diventerà talmente intrattabile e complicata da richiedere sempre più fondi pubblici (i soldi che lo stato ha prelevato dalle vostre tasche o rubandoli con le tasse o chiedendoveli in prestito coi BOT), agenzie su agenzie, tavole rotonde, conferenze, seminari eccetera eccetera.

La prossima volta che sentite un politico fare questi discorsi, provate a ridergli in faccia. Non vi preoccupate, non sarete i soli a ridere. Siamo tanti, tantissimi, un esercito di individui che non ne può più da un bel pezzo. Basta farsi avanti e vedrete che altri vi seguiranno. Volete una rivoluzione? Iniziate da voi stessi, senza paura. Siate i leader della vostra comunità. Rompete il circolo vizioso prima che sia troppo tardi.

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Gli elettori sono meno ottimisti sulle relazioni tra bianchi e neri
Redazionale
Originale (in inglese): Rasmussen Reports
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Dall’estate del 2009, le percezioni del pubblico sullo stato delle relazioni tra bianchi e neri in America sono peggiorate drammaticamente. Ma gli elettori pensano che tali relazioni siano migliori di quelle tra bianchi ed ispanici e tra neri ed ispanici.

Un nuovo sondaggio telefonico nazionale di Rasmussen Reports ha rilevato che solo il 36% degli elettori afferma che le relazioni tra bianchi e neri stiano migliorando. Questo dato è in netto calo dal 62% misurato nel Luglio dell’anno scorso, al culmine della polemica riguardante l’arresto di un professore nero di Harvard da parte di un poliziotto bianco. Il numero era calato solo leggermente al 55% fino all’Aprile di quest’anno.

Il ventisette per cento (27%) degli intervistati ora pensa che le relazioni tra bianchi e neri stiano peggiorando, 10 punti in più di quanto rilevato nel luglio 2009, mentre il 33% pensa che siano più o meno stabili. (Cliccate qui per leggere il testo delle domande del sondaggio.)

Gli afro-americani sono molto più pessimisti dei bianchi. Il trentanove per cento (39%) dei bianchi pensano che le relazioni tra bianchi e neri stiano migliorando, mentre solo il 13% dei neri concorda con questa opinione.

La fiducia nel cammino intrapreso dal paese era alle stelle dopo l’elezione di Barack Obama. Ma poi molti importanti democratici, forse più di tutti l’ex presidente Jimmy Carter, hanno iniziato a dire che l’opposizione alla riforma sanitaria del presidente era motivata in parte dal razzismo dei bianchi. Solo il 12% degli elettori contattati si è detto d’accordo con queste affermazioni in un sondaggio condotto il Settembre dell’anno scorso, ma tra i neri il 27% la pensa così, mentre il 48% si dice ancora indeciso.

Il sondaggio di 1.000 probabili elettori americani è stato condotto tra il 4 ed il 5 ottobre del 2010 dalla Rasmussen Reports. Il margine d’errore statistico è di più o meno 3 punti percentuali con un livello di affidabilità dei risultati stimato al 95%. Il lavoro sul campo per ogni sondaggio condotto dalla Rasmussen Reports è condotto dalla Pulse Opinion Research, LLC. Cliccare qui per maggiori informazioni sulla metodologia seguita.

Solo il 21% di tutti gli elettori contattati oggi pensano che le relazioni tra bianchi ed ispanici stiano migliorando, sette punti in meno di quanto rilevato in Aprile e ben 19 punti in meno dello scorso Dicembre.  Il cinquanta per cento (50%) crede che stiano peggiorando, mentre il 24% pensa che siano più o meno stabili.

Allo stesso modo, solo il 16% pensa che le relazioni tra neri ed ispanici stiano migliorando. Il trentaquattro per cento (34%) pensa che stiano peggiorando ed il 24% pensa che siano stabili. Comunque bisogna notare come il 26% degli elettori si dicano indecisi. Questi risultati sono più o meno gli stessi rilevati lo scorso Dicembre.

I democratici e gli elettori non affiliati a nessuno dei partiti politici principali sono più positivi rispetto alle relazioni tra neri e bianchi di quanto non lo siano i repubblicani. Gli uomini sono più ottimisti delle donne.

Un dato interessante rivela che il 59% degli elettori afro-americani continuino a credere che il paese stia procedendo nella direzione giusta, un punto di vista condiviso solo dal 27% dei bianchi.

La fiducia nelle relazioni con gli ispanici si è deteriorata col crescere della preoccupazione in tutto il paese sull’immigrazione illegale, che molti vedono principalmente come un problema proveniente dal Messico. A livello nazionale il supporto per la nuova legge approvata dall’Arizona per dare un giro di vite all’immigrazione illegale continua a rimanere molto elevato, nonostante questa legge abbia attirato forti proteste da parte del governo messicano.

Gran parte degli americani non crede che il Messico voglia davvero fermare il flusso illegale dei suoi cittadini in questo paese e pensa che il vicino meridionale degli Stati Uniti dovrebbe compensare i contribuenti americani per i costi sostenuti nel combattere l’immigrazione illegale.

Eppure ancora il 69% di tutti gli elettori intervistati crede che la società americana sia giusta ed equa, mentre solo il 20% la ritengono ingiusta e discriminatoria.

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