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Immagine trovata su myspace.comUn gruppo di cittadini si mette ad indagare in proprio sulle irregolarità nelle liste elettorali a Houston e scopre una macchina di voti falsa finanziata dalla SEIU, il famigerato sindacato dalle magliette viola. Le accuse vengono rese pubbliche e il giorno dopo vanno in fumo tutte le macchine per votare. Il sistema andrà rifatto da zero. Un caso? Sì, certo, come no…

Ancora una volta, qualsiasi commento che possa fare sembra superfluo, ma mi costringo a farlo cercando di essere quanto più sintetico possibile. La vicenda che racconta l’articolo di Ed Barnes, giornalista online della Fox News, ha veramente dell’incredibile. In super-sintesi, è stato scoperto uno dei tanti, tantissimi gruppi fasulli usati dai sindacati per truccare le elezioni, aumentando a dismisura i voti che ricevono dai distretti a maggioranza nera per compensare l’emorragia di voti nelle altre fasce elettorali. Non si tratta di cose da poco, decine di migliaia di voti falsi, elettori inventati, gente che votava cinque, dieci, venti volte in seggi diversi senza che nessuno fiatasse.

Fin qui, una storia grave ma non del tutto sorprendente: chi ha un minimo di memoria storica, si ricorda come i democratici siano maestri nello sfruttare le minoranze etniche, specialmente quando sono concentrate in pochi distretti, per creare immense associazioni a delinquere che hanno come unica ragione di esistere il truccare a proprio favore i risultati delle elezioni. La novità c’è, e non è da poco. A smascherare i padroni di Obama, gli infami criminali vestiti di viola (ricorda qualcosa?) che nei mesi scorsi ne hanno fatte di tutti i colori pur di appoggiare il loro burattino, non sono stati politici o magistrati, ma un gruppo di semplici cittadini incavolati.

L’articolo è ben scritto ed interessante, quindi non mi dilungherò ulteriormente sulla faccenda. Mi rimane un unico appunto, come al solito rivolto alla nostra amabile penisola dei caciocavalli. Non c’è bisogno che ce lo dicano gli impiegati del super gne-gne Montezemolo per renderci conto di quanto gli italiani ne abbiano le tasche piene del teatrino infinito della politica, delle risse, dei dossieraggi e del governo del far ridere. Eppure tutto tace. Nessuno si muove, nessuno decide di prendere il destino nelle proprie mani e darsi da fare.

Tutti fermi, ad aspettare che l’ennesimo uomo della Provvidenza prenda il potere in mano e sistemi miracolosamente le cose al posto nostro. Tutto un fiorire di fondazioni, think tanks, iniziative sempre all’insegna della continuità, della ricerca di posizioni di vantaggio per partecipare meglio al saccheggio delle tasche dei cittadini, sempre assenti ingiustificati nello stantio scenario politico italiota.

Insomma, se anche un movimento come quello dei Tea Parties, in Italia, si riduce spesso e volentieri all’organizzare conferenze dotte, noiose e tanto simili a quelle del passato, invece di raccogliere la spinta rivoluzionaria nata dalla rabbia organizzata di migliaia di cittadini furibondi, qualcosa non va in questo strano paese. Possibile che tutta la rabbia del mondo venga sempre incanalata contro il “nemico” e si creda ancora che basti fare una croce sulla scheda per garantirsi un futuro migliore?

Signori, sveglia! Se la classe politica vi sembra inconcludente, auto-referenziale ed interessata solo al potere, rottamatela pure, ma fatelo da soli, senza bisogno di seguire questo o quel pifferaio magico! Siamo o non siamo il paese delle micro-imprese, del localismo sfrenato, delle liste civiche? Quando si tratta di riempirsi il portafoglio va bene, ma quando si tratta di impedire ad una manica di delinquenti di rapinarci giorno dopo giorno si diventa tutti pavidi? Cavolo, gente, datevi una mossa! Questa benedetta Rete non usatela solo per il gossip o per i siti porno! C’è tutto un mondo intorno di gente che non ne può più proprio come voi e sta aspettando l’occasione giusta per scendere in campo e ricominciare a fare politica sul serio. Basta aspettare, ci vuole coraggio ed iniziativa. Senza il popolo, anche le migliori iniziative sono destinate al fallimento. C’è bisogno di tutti. Piantiamola di piangerci addosso e rimbocchiamoci le maniche. Niente scuse.

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Gruppo di cittadini aiuta a scoprire una enorme frode elettorale a Houston
Ed Barnes
Originale (in inglese): Fox News
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Quando Catherine Engelbrecht ed i suoi amici si sono seduti ed hanno iniziato a parlare di politica, qualche anno fa, sono stati subito d’accordo nell’affermare che parlarne non poteva bastare. Volevano fare di più. Quindi, arrivate le elezioni del 2008, “circa 50” dei suoi amici si offrirono come volontari per lavorare ai seggi della città di Houston.

“Quello che abbiamo visto ci ha scioccato. Nessuno controllava i documenti, i presidenti dei seggi votavano al posto delle persone che chiedevano un aiuto. Si trattava di brogli colossali, che non potevamo che osservare attoniti”.

Questa esperienza comune, secondo la Engelbrecht, è la ragione per la quale hanno creato “True the Vote”, un’organizzazione grassroots basata sull’impegno dei cittadini che ha iniziato subito a raccogliere i dati sulle elezioni disponibili al pubblico per dimostrare che quello a cui avevano assistito di persona quel giorno ai seggi stava succedendo davvero – e che stava succedendo ovunque.

La donna ricorda che “si trattò di un vero momento Tea Party”.

Come gran parte dei gruppi che si occupano di sorvegliare le elezioni, il suo gruppo iniziò da piccole cose. Decisero di investigare i brogli elettorali in generale, non solo quelli ai seggi, ma all’inizio non sapevano bene cosa cercare o dove fosse possibile cercarlo.

La Engelbrecht dice che “per prima cosa iniziammo a cercare abitazioni con più di sei votanti”, visto che quelle erano le abitazioni che con maggiore probabilità erano oggetto di registrazioni false. “Gran parte dei distretti elettorali avevano 1.800 di queste case se a maggioranza repubblicana, 2.400 se a maggioranza democratica, ma ne trovammo uno con ben 24.000. Iniziammo subito a cercare lì”.

Si trattava del distretto più povero di Houston, a stragrande maggioranza di neri, cosa che ha portato alcuni ad accusare il gruppo di prendersela solo con le aree povere ed abitate da neri. La Engelbrecht rifiuta queste accuse, dicendo che “la politica non c’entra per niente. Abbiamo seguito i numeri”.

Il compito era enorme. Con 1,9 milioni di elettori ed 886 distretti elettorali, la contea di Harris (dove si trova buona parte di Houston ndApo) è la seconda più grande del paese – e la chiave per le elezioni nel Texas.

Il gruppo chiese aiuto pubblicamente e nel giro di pochi mesi ricevette 30 computer e “decine di migliaia di ore” di lavoro dai volontari. A questo punto iniziarono a venire fuori le magagne.

La Engelbrecht dice che “lotti di terreno senza case avevano diversi elettori registrati a quell’indirizzo. Una casa-famiglia con otto posti letto aveva più di 40 elettori registrati. A questo punto decidemmo di vedere chi era che stava registrando tutti questi elettori”.

Il paziente lavoro investigativo ha dato risultati concreti. Due settimane fa, il responsabile elettorale della contea di Harris ha ricevuto il rapporto fornito dal gruppo, vi ha aggiunto i risultati di un’inchiesta interna e ha consegnato entrambi i dossier all’ufficio del segretario di stato del Texas e al procuratore distrettuale della contea di Harris.

Gran parte delle segnalazioni si concentravano su un gruppo chiamato “Houston Votes”, un organizzazione che si occupa di convincere gli elettori a registrarsi guidata da Steve Caddle, impiegato della Service Employees International Union (il più grande sindacato dei dipendenti pubblici e dei servizi, più volte accusato di truffe, brogli ed intimidazioni ndApo). Scorrendo i risultati delle indagini si è scoperto che solo 1.793 delle oltre 25.000 registrazioni consegnate dal gruppo sembravano valide. Le altre contenevano quella di una donna che era stata registrata per il voto sei volte nello stesso giorno, registrazioni di persone non in possesso della cittadinanza, un numero di richieste arrivate da un solo impiegato di “Houston Votes” tale da superare le capacità fisiche di un uomo, per non parlare di 1.597 registrazioni che contenevano lo stesso nome più e più volte, spesso con firme del tutto differenti.

Caddle ha dichiarato alla stampa locale che “sono stati commessi errori” e che ha licenziato trenta impiegati della sua organizzazione per aver archiviato richieste di registrazione al voto palesemente incorrette. Non è stato possibile raggiungere il sig. Caddle per avere un suo parere sulla vicenda.

Il responsabile elettorale della contea di Harris, Leo Vasquez, nel trasferire gli atti al procuratore distrettuale, ha lanciato accuse precise: “l’integrità delle liste elettorali nella Contea di Harris, Texas, sembra essere sotto un attacco sistematico ed organizzato compiuto dal gruppo che opera sotto il nome Houston Votes”. Un portavoce per Vasquez ha dichiarato che il procuratore distrettuale ha chiesto a loro di evitare di rilasciare commenti ufficiali sulla vicenda (visto che ora si tratta di un’investigazione penale ndApo).

Il risultato degli sforzi dei cittadini è diventato ancora più cruciale il giorno dopo che Vasquez aveva rese pubbliche le sue accuse. La mattina del 27 agosto, un incendio di gravi proporzioni (in inglese è definito “three-alarm fire”, ovvero che ha bisogno dell’intervento di tre o più squadre di pompieri ndApo) ha distrutto quasi tutte le macchine usate dalla contea di Harris per le elezioni, gettando nel caos il processo di preparazione alle prossime elezioni del 2 novembre. Anche se la causa non è stata determinata, l’incendio che ha causato danni per oltre 40 milioni di dollari, secondo i resoconti della stampa, costringerà i responsabili delle elezioni a creare un nuovo sistema di voto in sole sei settimane (togliendo tempo e risorse alle inchieste sui brogli del passato ndApo). Il che vuol dire che, se il lavoro non sarà condotto a regola d’arte, il processo elettorale potrebbe diventare ancora più vulnerabile a brogli e truffe organizzate.

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