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Immagine trovata su face2face.si.eduSi riapre l’infinito scontro tra le anime del GOP: chi vuole il ritorno alla purezza di Goldwater, chi predica che senza il lato “sociale” la sconfitta sarà certa. Snatching defeat from the jaws of victory? Speriamo di no…

Non c’è niente da fare, è più forte di loro. Ogni qual volta si avvicini una vittoria elettorale di quelle importanti, in grado di cambiare il corso della storia, spuntano sempre i soliti guastafeste pronti a rovinare tutto. Di chi sto parlando? Ah, giusto, scusate la dimenticanza. L’argomento di oggi è lo scontro tra le varie anime all’interno del Grand Ole Party (per chi ancora si chiedesse cosa voleva dire l’acronimo GOP) e del perenne scontro tra libertari, conservatori sociali e l’establishment del partito. O, detto altrimenti, come il Partito Repubblicano non abbia ancora superato quel “cupio dissolvi” che ne minaccia perennemente la sopravvivenza come forza politica credibile.

Ricapitoliamo brevissimamente gli eventi degli ultimi 18 mesi. Un leader carismatico del quale nessuno sapeva bene in cosa credesse, dopo essersi presentato come un “santino” tutto pace, amore e comprensione, alla faccia della “riconciliazione nazionale”, ha imposto al paese una politica che può piacere solo alla sinistra estrema. Il paese non l’ha presa benissimo e gli si è rivoltato contro in maniera tanto rumorosa quanto efficace. Una serie di scandali infinita sta travolgendo i “pork meister” democratici e sembra in atto un ricambio generazionale nella classe dirigente, tutto a svantaggio del partito al governo, maestro dei trucchi e della politica delle lobbyies.

Una delle regole fondamentali della politica dice che, quando il tuo avversario si sta suicidando, non devi fare assolutamente niente, a parte guardare e ridertela sotto i baffi. Ora che i sondaggi indicano un trionfo su quasi tutta la linea e che il momentum è tutto dalla parte dei repubblicani, cosa fa il GOP? Si mette a litigare e se la prende con il Tea Party, che ha osato mettere in dubbio la saggezza (ed il potere) del gruppo dirigente del partito. Roba da chiodi. I media sinistri, ovviamente, colgono al volo l’occasione ed iniziano a seminare zizzania, felicissimi di distrarre l’attenzione del pubblico dall’economia che sta andando in pezzi, dalla disoccupazione e dall’implosione del mercato immobiliare.

Invece di gettare acqua sul fuoco, cosa fa buona parte della blogosfera destra a stelle e strisce? Prende in mano la mazza ferrata e si mette a menar fendenti a destra e a destra. L’articolo che traduco oggi, pur non condividendo quasi nessuna delle affermazioni della bella e solitamente capace Ann Coulter, star mediatica maestra della polemica e nella difficile arte di demolire con il sarcasmo il nemico politico, è solo un esempio del materiale che sta circolando in molti siti non allineati al mainstream sinistro. Quando ho letto di come la Coulter iniziasse a dire “uno dei nostri”, riferendosi al faro ispiratore della politica di non-sinistra americana (nonché “papà” di tutti i giovani liberali del pianeta) Ronald Reagan, mi sono cascate le braccia.

“Ci vogliono i temi sociali, solo questi ci faranno vincere”, dice la Coulter e tanti altri conservatori religiosi. Esattamente quello che NON si dovrebbe fare in questo ciclo elettorale (e pure nel prossimo, a quanto è dato prevedere). Il pubblico è preoccupato solo di una cosa: l’economia, il lavoro, il debito pubblico, gli sprechi dell’amministrazione federale. Esattamente come nel 1992, qualunque tentativo di distrarlo fallirà miseramente. Hai voglia di ripetere ad un disoccupato che mettere a segno un punto nell’eterna lotta per un tema sociale (aborto, matrimonio gay, curriculum scolastici, difesa della famiglia, pornografia, chi più ne ha più ne metta) è più importante di resuscitare l’economia e garantirgli un posto di lavoro in tempi ragionevoli. Come ricorda ancora Bush padre, la frase dominante oggi dovrebbe essere “it’s the economy, stupid”.

Niente da fare, il richiamo della giungla, di quella culture war che infuria da decenni oltreoceano è troppo forte. Noi contro loro, ora e per sempre. Se non sei esattamente d’accordo con i miei valori e la mia visione del mondo, sei un nemico, a maggior ragione se militi nel mio partito. Invece di prendersela con i sinistri che scialacquano miliardi su miliardi di soldi presi in prestito dall’Asia, che forse nessuno sarà mai in grado di ripagare, il nemico è il libertario, il liberale, chi pensa che non sia il caso di attirare l’attenzione del pubblico sui temi che ci dividono, invece che riaffermare quello che ci unisce.

Anche la frastagliata galassia liberale italiana è ben lungi dall’essere immune da questo virus malefico. Invece di decidere che oggi il tema più importante è quello della lotta alla burocrazia, del rogo sacrificale di tonnellate di regolamenti, della liberazione dell’individuo dall’invadenza statale, si rifiuta il dialogo, trincerandosi dietro le proprie posizioni e dichiarando che “solo la mia via è quella giusta”. Un approccio dottrinario e miope che non porterà a nessun risultato, secondo il mio modesto parere.

Invece di ricostruire una casa comune per i liberali italiani, quale che sia la parrocchia presso la quale si sono rifugiati, si chiedono censure ogni cinque minuti, esclusioni dal dibattito e richiami all’ortodossia. In inglese si dice “snatching defeat from the jaws of victory”, in italiano “tafazzismo congenito”. La sostanza è la stessa: noi litighiamo, i sinistri rubano. Contenti voi…

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Scusa, ma quante volte Goldwater ha corso per la presidenza?
Ann Coulter
Originale (in inglese): Human Events
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Le teste delle elites di Washington sono esplose fragorosamente quando, la settimana scorsa, Christine O’Donnell ha vinto le primarie repubblicane per il Senato nel Delaware. Fortunatamente stavano tutti leggendo la pagina degli editoriali del “New York Times”, quindi la confusione causata dalla deflagrazione è stata semplice da ripulire.

Le lamentele dell’establishment lasciano perplessi. Dicono che la O’Donnell ha un problema perché non ha mai lavorato nel settore privato (come il nostro attuale presidente), non ha pagato tutte le tasse (come il nostro attuale segretario del tesoro) ed ha avuto problemi a pagare il mutuo (come più o meno la metà dell’elettorato).

La accusano anche di dire cose da pazzi – ma sta correndo per aggiudicarsi il seggio di Joe Biden, quindi questo potrebbe essere un vantaggio (se hanno eletto uno come Biden, famoso per le gaffes e le dichiarazioni assurde, vuol dire che hanno una tolleranza molto elevata per gli eccentrici ndApo).

La settimana scorsa, abbiamo sentito tutti parlare di come la O’Donnell una volta abbia detto di essere uscita con un tipo, ai tempi delle superiori, che diceva di essere uno stregone (embé? Bill Clinton ha sposato una strega vera!). Bill Clinton è stato accusato in maniera credibile di almeno uno stupro. Le due cose vi sembrano altrettanto gravi?

Non ho mai visto un’ipocrisia così sfacciata da — ah, giusto, dalla settimana scorsa, quando Bob Schieffer della CBS ha attaccato John Boehner perché fuma, dopo che, per ben due anni i media hanno ossessivamente evitato il fatto che anche Obama ha qualche problema con le sigarette.

Vengono lanciati avvertimenti al Partito Repubblicano, dicendo che i candidati appoggiati dai tea parties come la O’Donnell non potranno che portare a sconfitte epiche come quella di Barry Goldwater nel 1964.

Naturalmente i candidati appoggiati dai tea parties vanno dal libertario Rand Paul in Kentucky, al veterano della guerra in Iraq laureato alla scuola di legge di Yale Joe Miller in Alaska, fino all’attivista cristiana O’Donnell. Eppure ogni volta che un repubblicano sembra avere qualche valore morale viene inevitabilmente trattato dalle elites come un’eccentricità imbarazzante da tenere nascosta quanto più possibile.

Parlando dei “candidati estremi” che vengono dai tea parties, Morton Kondracke ha scritto nella sua rubrica “Roll Call” che i repubblicani si stanno “allontanando dal mainstream”, citando Goldwater come precedente “disastroso”.

David Gergen, alla CNN, ha detto che i candidati dei tea parties potrebbero produrre “qualcosa di simile a quello che vedemmo negli anni ’60, quando Barry Goldwater prese il potere nel partito, togliendolo all’establishment, ma poi venne fatto a pezzi nelle elezioni del 1964”.

Anche Gloria Borger della CNN ha paragonato la domanda di “purezza ideologica” del movimento dei tea parties alla sfortunata nomination dei conservatori di Barry Goldwater.

Essendo un caso isolato vecchio di 46 anni, Goldwater è il Timothy McVeigh dei candidati conservatori alla presidenza (McVeigh è il terrorista, veterano della guerra del Golfo, che, in gran parte da solo, confezionò il camion-bomba che, il 19 aprile 1995, nell’anniversario della strage di Waco, causò 168 morti ed 800 feriti in un edificio usato dal governo federale ad Oklahoma City – caso più unico che raro di terrorista “di destra” in America ndApo). Ma se si vuol continuare ad usare Goldwater come l’uomo nero in grado di spaventare i conservatori, si abbia almeno la decenza di dire come andarono le cose.

Ironicamente, le stesse elites paragonarono Reagan a Goldwater, prevedendo una sconfitta disastrosa nel 1980. Ma Reagan non perse. Non solo non ha mai perso un’elezione,  ma non ne ha mai vinta una senza schiantare l’avversario. (Si potrebbe dire che furono i suoi avversari a subire batoste “alla Goldwater”).

Quindi qual’era la differenza tra Goldwater e Reagan? Forse che il paese era cambiato così tanto in soli 16 anni?

I temi sociali erano la differenza. Reagan condivideva gran parte delle idee di Goldwater sulla politica fiscale e della difesa, ma nel 1980 i temi sociali erano molto importanti per il paese e Reagan rese chiarissimo a tutti come fosse da una parte ben definita del dibattito – una che sosteneva tesi opposte a quelle di Goldwater.

Al contrario dell’abortista Goldwater, Reagan disse “non possiamo sopravvivere come una nazione libera quando alcuni uomini decidono che altri non sono degni di vivere e dovrebbero essere quindi eliminati tramite l’aborto o l’infanticidio”.

Al contrario del sistenitore dei matrimoni gay Goldwater, Reagan disse che “la società ha sempre considerato l’amore coniugale come l’espressione sacra del legame tra un uomo ed una donna. Questo è il mezzo attraverso il quale nascono le famiglie e la società si garantisce la proiezione nel futuro … Resisteremo ad ogni costo alle pressioni da parte di alcuni di ottenere che il governo approvi ufficialmente l’omosessualità” (il termine esatto è “endorse”, ma è abbastanza complicato da tradurre in italiano ndT).

Goldwater poteva essere un uomo di destra con tutti i requisiti quando si parlava di difesa ma, a meno che non avesse L. Brent Bozell Jr. (famoso scrittore ed attivista conservatore cattolico degli anni ’50 e ’60 ndApo) a scrivergli i discorsi, non avrebbe mai detto a proposito dei sovietici, come fece il presidente Reagan “c’è il peccato ed il Male nel mondo. Le Sacre Scritture e Nostro Signore Gesù Cristo ci comandano di combatterle con tutte le nostre forze”.

Borger della CNN ha messo a confronto Goldwater con Ronald Reagan invertendo esattamente le loro differenze, quando ha detto che Reagan “probabilmente è stato il presidente più laico che abbiamo mai conosciuto nella nostra vita”.

Sì, certo, l’uomo che definì l’Unione Sovietica “l’Impero del Male”, che scrisse un libro contro l’aborto come presidente in carica e che disse che i documenti fondatori del nostro governo “parlano di come l’uomo sia stato creato, di un Creatore, del fatto che siamo una nazione soggetta a Dio” – ecco l’uomo che Borger definisce “il presidente più laico che abbiamo mai conosciuto nella nostra vita”.

Evidentemente quando dice “il più laico”, intende dire “il più profondamente religioso”.

I repubblicani dell’establishment non fanno altro che ripetere ai conservatori cristiani di lasciar perdere i temi a noi cari perché non sono popolari – poi i repubblicani moderati finiscono col perdere le elezioni, mentre quelli conservatori vincono a valanga. (Sembra quasi che gli elettori se ne freghino altissimamente di chi David Brooks pensa che dovrebbero votare!).

Fino a quando i sinistri continueranno a citare allegramente come Goldwater amasse il matrimonio gay e l’aborto, quanto disprezzasse i conservatori cristiani e la sua famosa frase “ogni buon Cristiano dovrebbe mettersi in fila e tirare un calcione nel sedere a Jerry Falwell (celebre televangelista battista, feroce anti-abortista e fondatore della Moral Majority, il gruppo che fu alla base del successo di Reagan nel 1980 e 1984 ndApo)”, magari potrebbero piantarla di dare ai conservatori la colpa della sconfitta storica di Goldwater.

Goldwater non era uno dei nostri; Reagan sì.

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