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Foto trovata su world-most.blogspot.comCharles e David Koch sono due fratelli, a capo di un importante gruppo industriale americano. Miliardari, invece di battere cassa al governo ogni cinque minuti, finanziano associazioni libertarie. Obama, sempre magnanimo e democratico, gli ha scatenato dietro l’agenzia delle entrate. Circolare, gente.

Devo ammettere che, ogni tanto, a seguire le notizie che arrivano da oltreoceano, sono costretto a rileggerle due o più volte, tanto sembrano incredibili. Seguo la politica americana, in maniera più o meno ufficiale, da quasi quindici anni, esattamente dalle presidenziali del 1996, quando ad affrontarsi erano Bob Dole e Bill Clinton. A leggere l’articolo che troverete tradotto qui sotto, sembra di parlare di un paese del tutto diverso.

La vicenda, riassunta in estrema sintesi, è andata più o meno così. Obama ed i democratici hanno visto i sondaggi, sia quelli pubblici sia quelli interni e si sono accorti che, a meno di un improbabile miracolo economico, la batosta sarà di quelle da libro dei record. Il nemico numero uno? Il Tea Party. Ma come colpire un’organizzazione senza leader, struttura, composta da migliaia di gruppi indipendenti? Follow the money. Quindi è partita la caccia ai misteriosi finanziatori dietro a questo fenomeno politico.

Il pensiero che il successo derivi davvero dall’impegno e dalla fede di milioni di individui non ha nemmeno sfiorato il cervello degli espertoni di politica, cresciuti nell’università del malaffare, quella Chicago universalmente riconosciuta come la fogna più putrida dell’emisfero settentrionale. Visto che, nonostante le palle della stampa, finanziatori occulti non ce ne sono, se la sono presa con chi finanzia quei think tanks che agiscono da coscienza critica e supporto ideologico al movimento. I nomi di Charles e David Koch sono balzati subito in cima alla lista.

Miliardari, proprietari del conglomerato Koch Industries, i due sono da sempre noti per le loro idee libertarie e per la generosità con la quale finanziano istituzioni come il Cato Institute ed altri gruppi, come il combattivo Americans for Prosperity, difensore strenuo del libero mercato fondato da David Koch nel 2004. Come fare a fermarli? Con la solita politica alla Chicago, ovvio. Mazzate mediatiche ogni cinque minuti, tanto per far capire ad amici ed investitori che i Koch pagheranno la loro impudenza.

Dietro le quinte, ecco arrivare i veri segnali mafiosi. Durante un briefing diretto alla stampa per informarli della situazione sulle imposte per le società, un non meglio specificato “esponente anziano” dell’amministrazione lancia un messaggio degno di Totò Riina o Bernardo Provenzano. Guardate che, se continuate a rompere le scatole, facciamo una riforma delle esenzioni fiscali e vi mandiamo in rovina. Hope and change, Chicago-style.

Peccato che i giornalisti non siano la classe più discreta del pianeta. Qualcuno ha sussurrato alle orecchie dei Koch che quell’esponente della Casa Bianca aveva rivelato informazioni sul loro status fiscale, informazioni che secondo il ponderoso codice fiscale americano, sono riservatissime e possono essere ottenute solo in circostanze eccezionali.

Al che arriva la risposta dell’avvocato, che fa sapere al Weekly Standard della vicenda e, con un linguaggio legale obliquo ma chiarissimo, che se gli obamioti vogliono giocare, sappiano che dall’altra parte non hanno degli sprovveduti e che potrebbero farsi molto male.

Pensavo che roba del genere potesse succedere solo nella Russia di Putin. Evidentemente mi sbagliavo. A forza di scivolare a sinistra, anche gli Stati Uniti sono diventati un posto dove esprimere pubblicamente le proprie opinioni oppure opporsi al regime di questo o quel potentato politico può costare molto caro.

Mi raccomando, stampate questo articolo e sventolatelo davanti al naso del solito sinistro che se ne esce con la vaccata più colossale della storia (“ci vorrebbe un Obama italiano”). Altro che The One, il Caro Leader Abbronzato è solo un mafioso da strapazzo, un gangster di Chicago cresciuto a tangenti e malaffare. Un personaggio tanto pericoloso da augurarsi che venga cacciato a calci dalla Casa Bianca molto, molto prima del gennaio del 2013.

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Avvocato delle Koch Industries alla Casa Bianca: come avete ottenuto le nostre dichiarazioni dei redditi?
John McCormack
Originale (in inglese): Weekly Standard
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Ultimamente, la Casa Bianca ed i suoi alleati hanno cercato di attirare l’attenzione dei media sulle attività politiche dei miliardari libertari Charles e David Koch. In un discorso del 9 agosto, il presidente Obama se l’è presa con Americans for Prosperity, un gruppo politico a favore del libero mercato fondato nel 2004 da David Koch. Subito dopo la decisione della Corte Suprema sul caso “Citizens United”, Obama ebbe a dire:

Proprio ora, ovunque nel paese, ci sono gruppi con nomi apparentemente innocui come Americans for Prosperity, che stanno pagando milioni di dollari per spot televisivi contro i candidati democratici in ogni stato. E non devono dire chi siano veramente questi “Americani a favore della Prosperità”. Non sapete se è una corporation controllata dall’estero. Non sapete se è una grossa ditta petrolifera o una grossa banca. Non sapete se è una compagnia assicurativa che vuol veder cancellate alcune delle regole della riforma sanitaria per guadagnare più soldi, anche se andrebbe contro gli interessi del popolo.

Usando una approfondita ricerca” fatta dal Center for American Progress (think tank sinistro finanziato da George Soros ndApo), la giornalista del “New Yorker” Jane Mayer ha scritto, in un articolo pubblicato nel numero del 30 agosto, che i Koch “stanno facendo la guerra ad Obama”. Il giornalista del magazine libertario “Reason”, Nick Gillespie dice che il pezzo della Mayer non ammonta a granché oltre a “supposizioni speciose e grandi rivelazioni tanto vacue quanto più spacciate per esplosive” ma questo non ha fermato i vertici del partito democratico dall’attaccare i Koch per aver finanziato i loro avversari politici.

Il segretario del Democratic Congressional Campaign Committee Chris Van Hollen ha dichiarato in un’intervista televisiva del 10 settembre che “Americans for Prosperity sono le Koch Industries … che se la sono passata bene con le politiche economiche dell’amministrazione Bush”, il che spiegherebbe perché la AFP sia contro i democratici. In un discorso del 16 settembre, il presidente Obama se l’è presa ancora una volta con Americans for Prosperity. Anche Jimmy Carter la settimana scorsa ha assestato una legnata mediatica ai Koch.

Se i Koch farebbero volentieri a meno di tutta quest’attenzione (anche se dovevano aspettarsi un trattamento del genere), un avvocato delle Koch Industries ha rivelato al Weekly Standard che l’amministrazione Obama potrebbe aver superato il limite quando ha rese pubbliche alcune informazioni riservate contenute nella dichiarazione dei redditi delle Koch Industries. Secondo Mark Holden, senior vice president e consigliere generale delle Koch Industries, un esponente anziano dell’amministrazione Obama, durante un briefing non confidenziale sui retroscena delle tasse sulle imprese tenuto il 27 agosto, avrebbe detto;

Quindi in questo paese abbiamo le partnerships, le corporazioni S, le S.R.L., tutta una serie di entità legali che non pagano imposte sul reddito per le imprese. Alcune di loro sono gigantesche, conoscerete sicuramente le Koch Industries, una ditta da molti miliardi di dollari di fatturato. Quindi questo crea una base imponibile più ristretta, visto che abbiamo letteralmente qualcosa come il 50 per cento delle entrate delle imprese americane che viene raccolto da entità che non pagano un centesimo di imposte sul reddito. Nel rapporto, si fa notare come rivedere il confine tra la tassazione per le imprese e quella per gli individui sarebbe un modo di allargare la base dei contribuenti.

Holden dichiara al Weekly Standard che questa citazione, pronunciata da un esponente anziano dell’amministrazione “ci è stata fatta notare da diverse fonti. Siamo molto preoccupati dal perché si sia scelto di parlare proprio di noi, specialmente in un contesto del genere. Siamo preoccupati dalle modalità tramite le quali l’amministrazione possa aver avuto accesso a tali informazioni. Siamo anche preoccupati visto che, negli ultimi tempi, siamo stati oggetto di una campagna deliberata da parte del governo e di suoi alleati diretta a punirci per le nostre convinzioni politiche”.

Il Weekly Standard ha chiesto ai responsabili delle relazioni con la stampa della Casa Bianca, in un’e-mail spedita venerdì, di verificare l’esattezza della dichiarazione riportata qui sopra, ma dopo 72 ore non ci è ancora giunta nessuna risposta. Un assistente alle relazioni con la stampa della Casa Bianca, contattata telefonicamente questa mattina, ci ha promesso di cercare una trascrizione ufficiale della teleconferenza in questione. Non ci è ancora giunta una risposta neanche da lei.

Ma una fonte indipendente che ha partecipato al briefing ha confermato al Weekly Standard che la citazione corrisponde alle annotazioni molto precise che la fonte ha preso durante la teleconferenza.

Holden afferma che rivelare informazioni sullo status fiscale della compagnia potrebbe essere stata una violazione della legge, a secondo di come tale informazione sia stata ottenuta dalla Casa Bianca:

“Non sto accusando nessuno di aver violato la legge, ma, per quanto sappia, la legge federale considera tali informazioni come riservate e vieta la loro divulgazione o anche il semplice fatto di venirne in possesso tranne alcune limitate eccezioni. Non so a cosa si riferisse l’esponente anziano dell’amministrazione, non sono sicuro di cosa stesse davvero dicendo, non so di quali informazioni sia effettivamente in possesso. Ma se ha ottenuto queste informazioni che il codice delle entrate considera riservate, se le ha ottenute in un modo inappropriato, questo sarebbe contro la legge. Ma non sono sicuro se sia proprio questo quello che è successo”.

Holden dice che, per quanto ne sa, lo status fiscale delle Koch Industries non era mai stato riportato dalla stampa.

Quindi rimangono diverse questioni aperte: perché i membri dello staff della Casa Bianca non confermano l’esattezza della citazione sulle Koch Industries e non ci dicono se esista o no una trascrizione ufficiale del briefing?

E, se tale citazione dovesse essere corretta, perché non ci dicono come ha fatto la Casa Bianca ad ottenere la dichiarazione dei redditi delle Koch Industries?

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