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Foto trovata su tammybruce.comSeconda “lezioncina” gratuita dell’Apolide ai colleghi della stampa mainstream che continuano a dire monumentali vaccate sui Tea Parties. Volete sapere il segreto del loro successo? Fare rete tra la gente “normale” invece di fare networking tra lobby e cricche di potere. Ci voleva così tanto?

L’Apolide continua la sua personale opera di “rieducazione” o, se preferite, di “aggiornamento continuo” rivolta ai colleghi più fortunati che operano dalle proprie ampie scrivanie illuminate dal permanente rettangolo di sole di fantozziana memoria invece che su un tavolinetto piazzato sul proprio lettuccio come il sottoscritto. Argomento del giorno, come al solito, la politica a stelle e strisce, materia pressoché sconosciuta alla maggioranza di chi, chissà per quale intervento “divino”, pretende di spiegarla ai propri lettori senza averne mai capito nemmeno l’ABC.

Molti, moltissimi, stanno già iniziando a fare la solita dietrologia all’italiana, cercando “grandi vecchi” o chissà quali gruppi di potere alle spalle del movimento grassroots che sta sconvolgendo la politica americana. Tanti, ad esempio, si stupiscono del fatto che una “pazza scatenata” come Christine O’Donnell, candidata repubblicana al Senato nel Delaware, abbia potuto raccogliere più di un milione di dollari nei pochi giorni che sono passati dalla sua vittoria a sorpresa contro il “vecchio che avanza”, incarnato dal ben ammanicato Mike Castle. Quando anche persone solitamente bene informate come Christian Rocca, oggi ospite nel programma radio del Maestro Oscar Giannino su Radio24, dicono che FreedomWorks, il think tank di Dick Armey e Matt Kibbe, autori del “manifesto del Tea Party”, “Give us liberty“, serve da “collettore di fondi” per finanziare i candidati del Tea Party, significa che la confusione ha superato i livelli di guardia.

Urge un intervento ed il vostro Apolide corre in soccorso della categoria della quale, nonostante il trattamento certo non urbano subito in passato, ancora si pregia di far parte (dettagli come stipendio, previdenza, benefit e cose del genere, di questi tempi sono irrilevanti, no?). Quella che avete visto nel Delaware negli scorsi giorni è una cosiddetta “money bomb”, arma potente nell’arsenale del Tea Party americano. Di cosa si tratta? Niente di particolarmente complicato: la gioia per la vittoria di un candidato considerato in linea con i propri valori spinge migliaia, quando non centinaia di migliaia di attivisti a correre al computer, collegarsi al sito della campagna elettorale del candidato in questione e donare dei soldi. Non cifre a chissà quanti zeri, intendiamoci. Roba da poco, 25, 50, 100 dollari – i quali, messi insieme, fanno notizia, scatenando l’effetto trascinamento desiderato da chi ha sganciato questa bomba della libertà.

Il Tea Party non avrà leader carismatici o strutture di partito, ma non è privo di intelligenza o di prospettiva politica. Solo che, invece di scendere dall’alto, imposta dall’autorità di chissà quale autorità, deriva dalla stima e dal rispetto che tanti, tantissimi semplici cittadini americani nutrono per questo o quel blogger, commentatore, esperto di politica o studioso di un think tank. Le azioni di questa elite incredibilmente democratica, perché scelta volontariamente dai singoli attivisti, spesso sono coordinate, ma sempre in maniera informale, tramite conversazioni private o, al massimo, riunioni periodiche come quelle organizzate da Tea Party Patriots, organizzazione ombrello che, fornendo supporto ai tanti gruppi locali, riesce ad agire da moltiplicatore dei loro singoli sforzi.

Il pezzo che traduco oggi non è particolarmente significativo in sé, ma serve da esempio di come non sia necessario un comitato centrale, un ufficio di segreteria, impiegati (stra)pagati, auto blu, telefoni criptati e fringe benefits di ogni genere per fare politica in maniera efficace. Hugh Hewitt, star della galassia conservatrice ed evangelica che, oltre a tenere un talk show radiofonico di grande successo, è anche autore di libri importanti e professore di legge alla Chapman University School of Law, ha pensato fosse opportuno pubblicare sul suo sito una lista di quelle che ritiene le gare che potrebbero beneficiare di più di un’iniezione di fondi da parte dei suoi ascoltatori ed estimatori sparsi in tutto il paese. Leggendo il pezzo, vi renderete conto che non si limita a dire “fate come vi dico io”, ma argomenta con estrema cautela ogni scelta, spiegandola per filo e per segno ai suoi lettori. Questo rispetto non è una cosa straordinaria, ma dovuta, specialmente quando si chiede alla gente, in un momento difficile per l’economia come questo, di togliere soldi dal proprio budget familiare e destinarli ad una causa ideale di non immediata rilevanza per le proprie vite.

Il segreto del Tea Party è tutto qui. Niente formule magiche, niente super-esperti di comunicazione, niente professoroni che salmodiano dall’alto della loro torre d’avorio. Solo gente normale che parla attraverso i media, Internet, da un palco o al bar ad altra gente normale e che, dopo essere riuscita a convincerli dei propri valori e del proprio ragionamento strategico, va a casa e, invece di andare al cinema con la famiglia, decide di inviare 50 dollari alla campagna di un candidato dall’altra parte del paese. L’America, sia sempre ringraziato Iddio, è anche questo e proprio qui è la base della sua straordinaria forza economica, politica e culturale. Chi, in passato, ha fatto di tutto per trasformarla nell’ennesimo stato matrigna dove si pretende di regolare tutto, di decidere chi ha successo e chi no, dove sono sempre burocrati non eletti ma tanto intelligenti a fare il bello e il cattivo tempo, dovrebbe essere semplicemente passato per le armi.

Ora smetto, perché, nonostante non abbia riletto (come mio solito) quello che ho scritto, mi sto rendendo conto di essere vicino al punto di rottura, quello che trasforma un discorso ragionato in una filippica appassionata, cosa che, vista la mia infinita generosità ed il rispetto per la vostra pazienza, preferisco risparmiarvi. Nonostante le minacce dell’ultima volta, abbuono anche questa ripetizione ai colleghi più fortunati, ripromettendomi però di andare a cercarli e prenderli a sonori schiaffoni se continueranno ancora a lungo a scrivere idiozie sesquipedali sul movimento più originale e politicamente rilevanti della politica dell’ultimo secolo. Giornalista avvisato, mezzo salvato…

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La Lista: le 20 campagne elettorali nelle quali investire tempo e denaro da qui a Novembre
Hugh Hewitt
Originale (in inglese): HughHewitt.com
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

A solo 40 giorni dalle elezioni – sarebbero meno, dato che in molti stati si inizierà presto a votare per i non residenti – diventa cruciale il concentrare tempo e risorse nelle gare importanti. Questa è la lista che suggerisco dei candidati che, secondo me, vale la pena appoggiare. Potete donare fino a 2.400 dollari per ogni candidato nelle gare federali, mentre il limite è più alto in gran parte delle campagne statali, ma, visto che molti preferiscono donare a più campagne elettorali, sto facendo questa lista pensando che alcuni sceglieranno di donare 25, 50, 100 o più dollari a molti candidati diversi.

Notate, per favore, che non sto elencando alcune campagne molto valide di proposito. John Thune, per esempio, ha un vantaggio ampissimo nel South Dakota e, sebbene sia il candidato conservatore migliore in questo ciclo elettorale, in questo momento non ha bisogno dei vostri soldi. Lo stesso si può dire per il governatore John Hoeven nel North Dakota, dove corre per il Senato ed è in vantaggio di più o meno 100 punti percentuali (haha ndApo).

Invece, John Kasich e Pat Toomey sono entrambi elencati, anche nei primi posti, nonostante abbiano dei vantaggi solidi negli ultimi sondaggi nelle gare per governatore dell’Ohio e senatore della Pennsylvania. Vi raccomando caldamente di sostenerli perché stanno costruendo delle forti organizzazioni per sollecitare il voto di tanti indecisi che saranno importanti per molte gare meno mediatiche, specialmente nei parlamenti degli stati. Vi prego di notare che ho elencato solo una gara per ogni stato, quindi vi sto suggerendo di preferire queste campagne elettorali a quelle dei loro altrettanto validi colleghi nel “ticket” – Rob Portman per il Senato nell’Ohio e Tom Corbett per governatore nella Pennsylvania – solo perché Kasich e Toomey sono in maggiore difficoltà, in questo momento, di Portman e Corbett. Quando ci sono gare altrettanto ravvicinate sia per il Senato sia per il posto da governatore, vi suggerisco di mandare i vostri soldi (in America, incredibile a dirsi, molta gente spedisce denaro contante o assegni personali per posta. Bella cosa la fiducia, vero? ndApo) alla campagna che vede il distacco minore in quello stato.

Infine, ho elencato gare come quella di Carly Fiorina e Sharron Angle più in alto nella lista perché il messaggio politico di una sconfitta della Boxer o di Reid sarebbe importantissimo e perché ci si aspetta che, nelle prossime sei settimane, la sinistra farà affluire risorse imponenti per sconfiggerle.

Cercate di essere più generosi possibile. Se non riusciamo a battere l’agenda di Obama/Pelosi/Reid oggi, sarà quasi impossibile sradicarla del tutto a partire dal 2012 (quando l’ObamaCare avrà demolito il mercato della sanità e le tantissime nuove agenzie federali saranno già state istituite, cancellare la riforma diventerebbe politicamente proibitivo ndApo).

Prima di inviare anche un solo dollaro, vi invito a firmare l’impegno contenuto nella pagina Winning in November attraverso il banner che trovate qui sopra, nell’angolo destro della pagina (ovviamente, in quella originale di Hugh Hewitt ndApo). Abbiamo bisogno di persone disponibili a telefonare e scrivere e-mail personali da ora fino al giorno delle elezioni ed il software Winning in November è il migliore a disposizione di chi voglia indirizzare il suo impegno per favorire candidati che siano veramente a favore del libero mercato.

1.  John Kasich – Governatore – Ohio.  Potete donare online qui.

2.  Pat Toomey – Senato – Pennsylvania.  Potete donare online qui.

3.  Marco Rubio – Senato – Florida.  Potete donare online qui.

4.  Sharron Angle – Senato – Nevada.  Potete donare online qui.

5. Carly Fiorina – Senato – California.  Potete donare online qui.

6.  Ken Buck – Senato – Colorado.  Potete donare online qui.

7.  Scott Walker – Governatore – Wisconsin.  Potete donare online qui.

8.  Dino Rossi – Senato – Washington. Potete donare online qui.

9.  Mark Kirk – Senato – Illinois.  Potete donare online qui.

10.  Tom Emmer – Governatore – Minnesota.  Potete donare online qui.

11.  Rick Perry – Governatore – Texas.  Potete donare online qui.

12.  Roy Blunt – Senato – Missouri.  Potete donare online qui.

13.  Kelly Ayotte – Senato – New Hampshire.  Potete donare online qui.

14.  Nathan Deal – Governatore – Georgia.  Potete donare online qui.

15.  Chris Dudley – Governatore – Oregon.  Potete donare online qui.

16.  Joe Miller – Senato – Alaska.  Potete donare online qui.

17.  Charlie Baker – Governatore – Massachusetts. Potete donare online qui.

18.  Rand Paul – Senato – Kentucky.  Potete donare online qui.

19. Christine O’Donnell – Senato – Delaware.  Potete donare online qui.

20.  Charles Djou – Camera – Hawaii.  Potete donare online qui.

Djou è una scelta sentimentale, un laureato alla USC (University of Southern California ndT) che, se ripetesse il trionfo nelle suppletive, causerebbe un vero e proprio terremoto nella politica dell’Island State (il soprannome delle Hawaii ndT). Avanti Trojans (la squadra di football della USC, famosa e molto forte, si chiama proprio così. Gli sport universitari, in America, sono molto importanti e finanziati generosamente dagli ex-alunni. Una differenza insignificante con i residuati fascisti che ancora oggi vivacchiano negli esamifici italioti, vero? ndApo).  Aprite il portafoglio per questo ex-alunno.

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