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Foto trovata su ci.green-bay.wi.usEditoriale fulminante del “Washington Examiner” sullo stato dell’economia USA ed alcune statistiche preoccupanti pubblicate dalla Heritage Foundation: gli Stati Uniti dipendono molto di più di prima dal governo e sono molto meno competitivi in economia. Il collegamento sfugge a politici e commentatori sinistri. E pensare che il grande Alexis de Tocqueville l’aveva scritto 180 anni fa…

Gli editoriali del “Washington Examiner” sono da tempo i preferiti dell’Apolide, forse perché invidia la disciplina e la sinteticità dell’autore. In poche centinaia di parole, riescono dove le lenzuolate che anche l’Apolide spesso infligge ai suoi lettori falliscono, riuscendo a comunicare concetti complicati in maniera chiara ed inequivocabile. Articolo chiaro impone un commento chiaro. Cercherò di fare del mio meglio per non divagare come mio solito.

Partendo da alcune statistiche preoccupanti, l’editorialista, che in quanto anonimo parla a nome di tutta la redazione, traccia un trend venefico per l’economia statunitense, che assomiglia fin troppo al cammino compiuto dal caudillo Chavez in Venezuela. Aumentare il controllo dell’economia, drenare sempre più risorse da chi è in grado di produrre ricchezza, distribuirle a pioggia ad almeno la metà più uno della popolazione, così da creare una classe di percettori permanenti di dazioni pubbliche che finisce con l’appoggiare sempre e comunque l’ulteriore aumento del controllo e la distruzione dell’economia libera. Ovvero, come creare il comunismo senza bisogno di fare rivoluzioni.

La stessa strada l’abbiamo percorsa anche in Europa, con una significativa differenza. Invece di condurre al comunismo e ad un leader carismatico, gli unici ad aver approfittato della crescita geometrica dello stato sono stati i furbi, i raccomandati, le corporazioni ed i burocrati. Per non parlare del fatto che, da noi, nessuno pensa nemmeno lontanamente ad esentare la metà più uno della popolazione dalle imposte sul reddito. Anzi, il costo dell’elefantiaca macchina statale è sostenuto in grandissima parte dai lavoratori dipendenti, gli unici che non possono salvarsi dall’inquisizione fiscale evadendo le tasse.

In America a reagire è la parte più sana della popolazione, quelli che sono abituati a fare per conto proprio, a risparmiare, a vivere secondo i propri mezzi e non hanno mai voluto l’aiuto di nessuna autorità superiore. Da noi, a protestare sono solo i raccomandati, le corporazioni, i sindacati ed i burocrati, che richiedono a gran voce non solo il mantenimento dello status quo, ma addirittura la continuazione del meccanismo infernale che sta mandando in rovina l’Europa.

Oltreoceano rimane qualche possibilità che la corsa verso l’abisso sia rallentata o addirittura fermata dalla paura dei politici di essere mandati a casa dal popolo infuriato. Da noi, manco a dirlo, il popolo bue non può che osservare l’aristocrazia cialtrona che continua a banchettare coi soldi estorti ai cittadini. La morale? Non c’è. Risposte? Nemmeno. Solo una gran voglia di spaccare tutto. Proviamo a parlarne insieme. Magari riusciremo a trovare il modo di cambiare rotta ed evitare quel tracollo che sembra sempre più inevitabile.

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Corrompere il pubblico con i soldi del pubblico
Redazionale
Originale (in inglese): Washington Examiner
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Un nuovo rapporto pubblicato dalla Federal Reserve indica che ci sono “diffusi segni di rallentamento” nell’economia americana. Ma dai, sul serio?! Questi “segni” seguono quello che la Fed definisce uno “scatto” della crescita nell’ultimo trimestre del 2009 e nel primo del 2010, causati in gran parte dal pacchetto di stimolo dell’economia da 862 miliardi di dollari approvato dal presidente Obama. Sfortunatamente, questo “scatto” non è servito ad aiutare che i gruppi meglio ammanicati, come i sindacati ed i dipendenti pubblici. Notare la scelta di parole evasiva della Fed: “rallentamento” si sarebbe potuto anche, più correttamente, chiamare “contrazione”. Quello che succede in un economia debilitata dalla disoccupazione, dai troppi lacci e lacciuoli governativi, dal debito pubblico e dai previsti enormi aumenti di tasse che stanno per colpire le persone e le aziende più produttive.Il rapporto della Fed avverte che i consumatori non stanno spendendo come facevano un tempo. In altre parole, i consumatori stanno prudentemente facendo quello che i politici a Washington sembrano incapaci di fare – ridurre il debito invece di caricarsene dell’altro sulle spalle. I consumatori stanno in questo modo dimostrando coi fatti il loro personale voto di sfiducia nell’abilità di Washington di rimettere la nazione sulla strada per la prosperità nella nuova era di Obama. Quando a questo quadretto aggiungi i bailout finanziati dai contribuenti di aziende incapaci o disoneste ed un aumento enorme delle prestazioni sanitarie promesse per il futuro, diventa chiaro come l’America si trovi ad un bivio storico. Ci stiamo rapidamente avvicinando ad un punto di non ritorno, nel quale chi è dipendente in tutto e per tutto dalla “generosità” del governo è più numeroso di chi è chiamato a pagare le tasse per finanziare tale “generosità”.

Secondo l’indice del 2010 sulla dipendenza dal governo, pubblicato dalla Heritage Foundation, il numero di americani che riceve a vario titolo un assegno dal governo è aumentato di circa il 14 per cento solo nel 2009 – il più grande aumento in un solo anno dal 1970, che porta ad un salto del 49 per cento dal 2001. Lo scorso maggio, il Bureau of Economic Analysis ha dichiarato che la porzione delle entrate personali che gli americani ricevono da buste paga del settore privato è calato ad un minimo storico, il 41,9 per cento, mentre la parte che deriva da programmi governativi è aumentato fino al 17,9 per cento. E con circa metà dei salariati americani che non pagano neanche un dollaro in imposte sul reddito federali, il peso di sostenere le spese sempre crescenti del governo sulle case, sulla sanità, il welfare, l’educazione ed altri diritti acquisiti è sostenuto da un numero sempre minore di contribuenti.

Parallelamente all’aumento del controllo governativo sull’economia e della dipendenza dal governo, la competitività delle aziende americane sul mercato interno e all’estero diminuisce. Gli Stati Uniti, nel 2008, erano al primo posto nella classifica pubblicata dal World Economic Forum di Ginevra, ma l’anno scorso sono scivolati al secondo posto, per finire quest’anno al quarto – dietro a Svizzera, Svezia e Singapore. Nel suo classico del 1835, “Democrazia in America”, Alexis de Tocqueville lanciò un avvertimento profetico quando scrisse che “la Repubblica Americana continuerà a funzionare fino al giorno nel quale il Congresso scoprirà che può corrompere il pubblico usando i soldi del pubblico”. Ora che i politici hanno fatto questa scoperta, resta da decidere cosa ne penserà il pubblico il prossimo 2 novembre.

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