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Immagine trovata su thebartonbulletin.comKathleen Sebelius, ineffabile segretario dell’HHS obamiota, dice che il governo “non tollererà critiche alla riforma sanitaria” e che i trasgressori potrebbero trovarsi “tagliati fuori dal sistema”. Leggi chiudere bottega e licenziare tutti. Però, bella uscita in un paese dove il lavoro è un miraggio…

Per la serie “la strada per l’Inferno è lastricata di buone intenzioni”, oggi proponiamo l’ennesima favoletta istruttiva sui mali dell’intervento statale nell’economia. Gli Stati Uniti, come tutti i paesi del mondo (esclusa la Germania di Bismarck), fino alla fatale elezione di Franklin Delano Roosevelt alla presidenza, non si sarebbero mai sognati di impicciarsi della salute dei propri cittadini. La gente, in quei tempi oscuri, non moriva per strada per un raffreddore. Certo, una malattia grave riusciva a mettere a rischio il benessere della famiglia ed è stata causa di più di una discesa precipitosa della scala sociale. Eppure si riusciva comunque a farvi fronte, nella maggiorparte dei casi. Magari perché il governo pretendeva non più del venti per cento di quello che guadagnavi (ecco perché bastava che fosse un solo genitore a lavorare).

Poi, spinti dalla crisi, i sempre pronti benefattori sinistri furono pronti ad introdurre programmi e servizi statali per rispondere alle situazioni più lacrimevoli. Sapete come sono nate le pensioni statali negli Stati Uniti? Roosevelt si preoccupava di quei “poveri disgraziati” che, campando più della media nazionale, si trovavano al verde perché avevano sbagliato i conti. Poveri deficienti. Ecco che arriva lo Stato buono che pensa a salvarvi il didietro. Stesso discorso per la sanità pubblica che, nonostante i latrati dei sinistri europei, in America esiste dagli anni ’30. Campi troppo a lungo? Ecco il Medicare. Sei un miserabile morto di fame? Ecco il Medicaid.

Poi, dite voi, cosa succede? Succede che arrivano le conseguenze della tattica del “piede nella porta”, conosciuta da ogni piazzista e ricordata da Harry Reid, capogruppo democratico al Senato, durante l’interminabile discussione dell’ObamaCare. Non vi preoccupate se questo programma statale è così limitato e non soddisfa i vostri bassi istinti predatori sinistri, si tratta solo di un trucco. Una volta passato, vedrete come lo faremo gonfiare a dismisura. Quei “moderati” che si fanno convincere dalla retorica rassicurante e dalle argomentazioni ragionevoli dei sinistri si accorgono di essere stati gabbati quando ormai è troppo tardi e milioni di cittadini considerano ormai il programma in questione come un “diritto acquisito”.

Lascio da parte le argomentazioni economiche e sociali, delle quali ho già parlato in passato, concentrandomi stavolta su un piccolo, insignificante problema che ogni intervento pubblico lascia aperto. Chi fa cosa. L’ObamaCare, a piccoli passettini, si propone di nazionalizzare un’industria, quella della sanità, che costituisce circa un quarto dell’economia americana. Questa industria è costituita da migliaia e migliaia di aziende, piccole, medie e grandi, con dipendenti, amministratori, azionisti, debitori e creditori. Se prima dell’intervento a gamba tesa del governo, a decidere chi aveva successo e chi era destinato al fallimento era il mercato, ovvero i milioni di consumatori più o meno informati che si rivolgevano a questa invece che a quella impresa, dopo l’intervento statale a decidere il destino delle aziende sarà un personaggio come Kathleen Sebelius.

Chi è questo personaggio? Niente di particolare, una tipica abitante della Beltway: figlia di un senatore, sposata con un giudice federale – a sua volta figlio di un deputato – che ha lavorato solo qualche anno come lobbyista prima di passare il resto della vita in politica, prima alla Camera del Kansas per otto anni, poi come responsabile delle assicurazioni mediche (ma pensa te) per altri otto anni, prima di diventare governatore del Kansas per altri sei anni. Poi la chiamata di Obama all’HHS, una specie di ministero della sanità diventato enormemente potente con l’approvazione dell’ObamaCare. Un personaggio del genere può decidere arbitrariamente chi accede ai mercati statali delle assicurazioni e chi no.

Questi mercati, se quello che è successo con il RomneyCare in Massachussets si dovesse ripetere, finiranno col distruggere il mercato privato ed inglobare tutto. Bene, la signora Sebelius, già da ora, può decidere quali assicurazioni sopravviveranno e quali saranno costrette a chiudere bottega da subito. Cosa succederà? Facile prevederlo. Le assicurazioni, invece di impegnarsi a fornire servizi migliori, assolderanno orde di lobbyisti ed avvocati per ingraziarsi il governo e garantire qualche anno di profitti prima della nazionalizzazione definitiva. In America si chiama “crony capitalism”, da noi “la cricca dei furbetti che vogliono fare soldi alle spalle dei contribuenti”. La sostanza non cambia.

Ecco perché, per come la vede l’Apolide, ogni intervento statale in economia è una disgrazia e dovrebbe essere limitato in ogni modo, eliminando servizi obbligatori che nessuno ha richiesto e facendo un bel falò delle montagne di regolamenti che servono solo ai politici per estrarre tangenti dalle imprese. Ora che siete finalmente arrivati alla fine di questo sermoncino, potete anche leggere l’ottimo pezzo di Ed Morrissey, che su Hot Air, il sito lanciato e guidato dalla bravissima Michelle Malkin, prova a rendere tollerabile una storia di quelle capaci di far perdere il sonno ad ogni amante della libertà. Enjoy.

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Sebelius: le assicurazioni che criticano l’ObamaCare potrebbero essere tagliate fuori dal sistema
Ed Morrissey
Originale (in inglese): Hot Air
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

L’ObamaCare vale forse di più del Primo Emendamento (quello che garantisce la totale libertà di espressione ndApo)?  Il segretario dell’HHS Kathleen Sebelius deve pensarlo sul serio. Ieri, stufa delle critiche alla nuova riforma da parte di quelle compagnie che, alla fine, costringerà alla bancarotta, la Sebelius si è offerta di accelerare il processo per quelli che non coglieranno l’invito a tapparsi la bocca:

Il responsabile capo per la sanità del presidente Barack Obama, giovedì scorso ha ammonito le assicurazioni, dicendo che l’amministrazione non tollererà chi proverà a giustificare aumenti dei premi citando come scusa la riforma sanitaria.

In una lettera indirizzata alla lobby assicurativa, il segretario dell’Health and Human Services Department Kathleen Sebelius ha ricordato che “ci sarà la tolleranza zero per questo tipo di disinformazione e per aumenti ingiustificati dei premi assicurativi. Semplicemente, non staremo fermi a guardare mentre gli assicuratori danno la colpa dei nuovi aumenti e dell’aumento dei loro profitti alla semplice richiesta che provvedano a fornire ai consumatori una serie di protezioni basiche”.

La Sebelius ha poi ammonito le imprese assicuratrici, dicendo che chi si comporterà male potrebbe essere escluso dai nuovi mercati per le assicurazioni sanitarie che, secondo la riforma della sanità di Obama, dovrebbero aprire nel 2014. Se questo succedesse, le aziende punite perderebbero l’accesso ad una grossa fetta di consumatori potenziali, almeno 30 milioni di persone in tutto il paese.

Se applicasse costantemente gli stessi standard di giudizio, la Sebelius dovrebbe anche escludere il Medicare. Quattro mesi fa, il Medicare – che ricade tra le responsabilità della Sebelius – ha pubblicato una brochure pesantemente inesatta sull’impatto che l’ObamaCare avrebbe avuto sui propri affiliati. Si dice che i pazienti che hanno accesso al programma Medicare Advantage “continueranno a ricevere i benefici del Medicare”, cosa che non era mai stata messa in discussione da nessuno, ma facendola suonare come se i 500 miliardi di dollari in tagli al programma previsti dalla riforma non costringeranno ad alcuna riduzione nei servizi offerti o nella copertura sanitaria. Inoltre, nella brochure ci si vanta di cambiamenti introdotti dall’ObamaCare che non hanno niente a che vedere col Medicare, incluso l’obbligo per gli assicuratori di mantenere i “bambini” sotto la copertura delle polizze dei genitori fino alla tenera età di 26 anni – un cambiamento che non include il Medicare per ragioni abbastanza ovvie (visto che il programma si rivolge a persone con più di 65 anni d’età… ndApo).

Forse è la prima volta che sentiamo un membro del governo federale dire agli americani di non partecipare ad un dibattito politico se non vogliono perdere le proprie attività. Non può altro che ricordarci il pericolo di avere industrie guidate dal governo, nelle quali i politici possono permettersi di mandare in rovina questa o quella azienda solo perché gli va di farlo. Dimostra inoltre quanto l’attuale amministrazione abbia la coda di paglia e come Speranza e Cambiamento volesse in effetti dire “tieni la boccaccia chiusa e fai finta che tutti siano contentissimi mentre le imprese del paese scivolano lentamente nello scarico”.

Naturalmente può darsi che la Sebelius non arrivi fino ad escludere gli assicuratori riottosi dai mercati statali delle assicurazioni solo per aver messo in dubbio l’azione della Squadra di Azione per l’Implementazione della Politica Ufficiale della Faccina Sorridente dell’HHS. Forse si limiterà a mandarli in un bel campo di rieducazione.

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