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Foto trovata su olbermannwatch.comPur di approvare la sua “meravigliosa” riforma della sanità, Obama ha tagliato pesantemente i “vecchi” programmi come Medicare e Medicaid. Ora, gli stati, che dovranno pagare di tasca loro la differenza, si accorgono che i soldi del governo non bastano e rischiano la bancarotta. Gioia e letizia!

Osservare le evoluzioni dei numeri dei bilanci statali, specie in questo periodo, è un esercizio da patiti di film dell’orrore o masochisti. Nonostante l’Apolide non rientri in nessuna delle appena citate categorie, continua a seguire le notizie che trattano di quello che, con tutta probabilità, sarà il tassello bacato che farà crollare la struttura marcia della finanza mondiale, trascinandosi dietro l’incubo social-paternalista che sta stritolando quello che, un tempo, era il continente più ricco e potente del pianeta.

Oggi si parla del contributo dello splendido quarantenne, eroe mondiale della sinistra, alla demolizione dello stato sociale e alla distruzione di tutto quello che la sinistra mondiale ha di più sacro e caro. L’ironia sfugge, ovviamente, ai suddetti sinistri, ma il risultato non cambia. Una volta che il sistema che ha derubato ed illuso centinaia di milioni di persone sarà crollato, ucciso dall’appetito insaziabile dei burocrati e delle cosiddette elites, nessuno vorrà più sentir parlare di stato per chissà quanto tempo. Recentemente, su un paio di magazine internazionali, ho letto articoli che inneggiavano al ritorno della città-stato, stavolta incarnata dalle sgangherate megalopoli del pianeta. Può darsi, ma se anche fosse, tornerebbero ad essere come i comuni del Duecento, liberi mercati dove lo spirito imprenditoriale era tutt’uno con il senso civico e l’amor di patria.

La storia di oggi? Facile facile. Obama, pur di far passare la assurda e costosissima riforma della sanità, ha falsificato i conti in ogni modo possibile ed immaginabile, ma neanche i suoi spin doctors sono riusciti a far scomparire del tutto un buco da qualche migliaio di miliardi. Quindi, se non voleva un default istantaneo, è stato costretto a tagliare fondi a destra e a manca. Per evitare reazioni inferocite, ha provato il gioco delle tre carte, togliendo centinaia di miliardi dai budget per l’assistenza sanitaria alle famiglie indigenti (il programma Medicare); poi ha tamponato il buco con un centinaio di miliardi tolti dal calderone del pacchetto di stimolo. Problema risolto, no?

Neanche per sbaglio. Il programma scadeva il 31 dicembre 2010, proprio quando il nuovo Congresso, che tutti prevedevano ancora più a sinistra, sarebbe entrato in carica. Quando si è reso conto che la ripresa economica non sarebbe arrivata e che le mid-term sarebbero state un massacro, Obama è corso ai ripari, facendo approvare l’estensione del programma fino a giugno 2011, spendendo altri 11 milioni di dollari. Eppure gli stati continuano ad essere schiacciati dai costi per il Medicare, che ormai crescono a ritmi insostenibili, alimentati da frodi di ogni genere, cause legali frivole, gente che fa la cresta dovunque eccetera eccetera. I risparmi promessi prima dell’approvazione della riforma, ovviamente, non si verificheranno mai e gli stati saranno quindi costretti a tagli draconiani pur di salvare la vacca sacra degli entitlement programs. Non c’è che dire, un gran risultato per tutti, specialmente per quei sindacati dei dipendenti pubblici che si sono battuti come leoni per l’Obamacare. Da una parte l’ideologia ed il benessere degli amici munifici, dall’altra il buonsenso ed il bene del popolo. La scelta per un sinistro nemmeno si pone.

Lo scopo dell’articolista dell’Atlantic è fin troppo chiaro: preparare il terreno all’ennesimo bailout, all’ennesimo aumento sconsiderato della massa monetaria, al crescere ulteriore del debito pubblico, già arrivato a livelli difficilmente tollerabili. Più che passa il tempo, più che credo avessero ragione quei “pazzi sconsiderati” che, qualche mese fa, denunciavano le mosse di Obama e dei suoi quaranta ladroni come applicazioni pedisseque della strategia Cloward-Piven, che abbiamo già descritto qualche tempo fa. Che fosse un pallone gonfiato lo sospettavamo da anni, ma non crediamo che sia davvero così stupido. Dietro deve esserci un trappolone. Per forza.

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Aumentano le crisi di bilancio degli stati con l’impennata dei buchi del Medicaid
Andrew L. Yarrow
Originale (in inglese): The Fiscal Times
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Anche se il boom della popolazione della Florida si è stabilizzato, i suoi elenchi di assistiti dal Medicaid sono saliti di circa il 50 per cento negli ultimi tre anni, esacerbando la già grave situazione del bilancio.

Al cuore del problema della Florida c’è la recessione ed un tasso di disoccupazione dell’11,5 per cento, dopo che centinaia di migliaia di donne e bambini a basso reddito si sono rivolti al programma governativo per l’assistenza sanitaria.

Il numero di residenti del “Sunshine State” (il soprannome della Florida ndT) che hanno richiesto la copertura del Medicaid è salito da 2 milioni a 2,8 milioni dal 2007, con il relativo aumento delle spese per la Florida, che hanno toccato il 25% all’anno negli ultimi due anni, toccando la cifra record di 20 miliardi di dollari. In entrambi i casi, questi tassi di crescita sono circa il doppio della media nazionale, secondo la National Governors’ Association (NGA) e la National Association of State Budget Officers (NASBO).

Ancora prima della crisi economica, l’allora governatore della Florida, il repubblicano Jeb Bush, aveva provato a ridurre il programma Medicaid dello stato espandendo le residenze assistite e la scelta per i pazienti in alcune contee. Phil Williams, vice sottosegretario addetto al finanziamento del programma Medicaid, ha dichiarato al “Fiscal Times” che la combinazione di una economia che si ostina a non voler migliorare (sic – l’ignoranza sinistra in economia dilaga ndApo) e la prevista fine dei fondi per l’assistenza d’emergenza forniti dal governo federale con il pacchetto di stimolo all’economia hanno creato una sfida molto seria per la Florida.

Un problema a livello nazionale

Se la Florida è stata colpita con particolare durezza, la situazione dello stato non è certo unica.  A livello nazionale, il numero di persone che hanno richiesto l’assistenza del Medicaid è cresciuto dell’8 per cento all’anno fin dal 2008; secondo un rapporto della Kaiser Commission on Medicaid and the Uninsured, 44 stati hanno dichiarato che quest’anno supereranno sicuramente le previsioni di spesa e nel numero di assistiti. Una dozzina di altri stati, tra i quali Arizona, Utah, Wisconsin e Maryland, hanno subito una crescita del numero di assistiti a due cifre anno dopo anno, mentre la crescita delle spese per il Medicaid di California e New York, rispettivamente 24 e 16 per cento, ha superato quella della Florida.

Tutto questo avviene quando gran parte degli stati, che sono obbligati dalle rispettive costituzioni ad avere bilanci in pareggio, stanno già affrontando  deficit di bilancio molto gravi. Si stima che il deficit cumulativo degli stati nel 2010 e 2011 toccherà la cifra record di 350 miliardi di dollari, fatto che ha spinto gli stati ad operare tagli alle spese senza precedenti, che in media sono stati del 12 per cento del bilancio del 2008.

Secondo Stacey Mazer, una rappresentante del NASBO, “si è tagliato tutto – dall’educazione secondaria, ai fondi per l’amministrazione centrale, dai parchi statali a qualsiasi funzione non legata all’educazione obbligatoria o alla sanità”.

La crisi prossima ventura

Il Medicaid, il programma misto federale-statale da 360 miliardi di dollari all’anno che garantisce assistenza sanitaria a più di 60 milioni di americani a basso reddito, è emerso come un fattore principale delle crisi fiscali e finanziarie degli stati. Ma la situazione non potrà che peggiorare, visto che i costi della sanità continuano a crescere costantemente, insieme all’aumento delle richieste di copertura sanitaria derivanti dalla recessione, per non parlare della fine dei 103 miliardi di dollari in aiuti federali garantiti dal pacchetto di stimolo all’economia federale, che termineranno a metà del 2011.

Senza riforme radicali o una ripresa economica robusta, le conseguenze potenziali della crisi dei Medicaid statali sono importanti, secondo gran parte degli esperti. Gli stati potrebbero indebitarsi sempre di più, con le prevedibili conseguenze sui ratings delle obbligazioni, il che renderebbe sempre più difficile reperire nuovi finanziamenti. Profondi tagli dagli asili alla scuola dell’obbligo, fino alle università potrebbero far sembrare la recente ondata di licenziamenti di insegnanti roba da ridere. Potrebbero essere inevitabili netti aumenti nelle tasse statali e nei contributi richiesti agli utenti dei servizi da essi forniti. Anche alcuni governatori da sempre ostili al big government potrebbero essere costretti a cercare altri aiuti dal governo federale. Per non parlare del fatto che l’assistenza sanitaria per i poveri – la funzione basica del Medicaid – potrebbe soffrirne.

Al contrario degli altri due principali diritti acquisiti, la Social Security (pensioni) ed il Medicare (la sanità per gli anziani), i quali sono interamente finanziati dal governo federale, il Medicaid fu fondato nel 1965 come un programma misto federale-statale, amministrato autonomamente da ogni stato. Fino alla recessione, il governo federale copriva circa il 57 per cento delle spese del Medicaid, percentuale che saliva ulteriormente per gli stati più bisognosi (ancora una volta il “bisogno”. Ma è una fissazione! ndApo).

Un maggior ruolo del governo federale

Comunque, dopo l’approvazione da parte del Congresso del pacchetto di stimolo all’economia del 2009, il governo federale ha destinato 87 miliardi di dollari agli stati, per finanziare il Medicaid fino alla fine del 2010, portando la parte coperta dal governo a circa il 66 per cento. In Florida la percentuale federale è salita dal 55 al 68 per cento. Il 10 agosto scorso, il Presidente Obama ha fismato l’Education, Jobs and Medicaid Assistance Act, pacchetto da 26 miliardi di dollari che ha esteso la copertura del Medicaid fino al giugno 2011, con una spesa aggiuntiva di 16 miliardi di dollari. Se non fosse stato per l’aiuto del governo federale – destinato principalmente al Medicaid e all’istruzione – molti stati sarebbero stati costretti ad eliminare un numero ancora più elevato di servizi e posti di lavoro.

Già prima della recessione, il Medicaid stava mettendo una pressione crescente sui bilanci degli stati, costringendone molti ad indebitarsi sempre di più o a distrarre quote di finanziamenti ad altri servizi. Alla fine del 2010, il Medicaid assorbirà il 21 per cento delle spese statali – percentuale uguale a quella destinata alla scuola dell’obbligo. In Florida, la spesa per il Medicaid, che nel 1999 costituiva il 18 per cento del bilancio statale, nel 2011 assorbirà il 26 per cento dei 70,4 miliardi di dollari del bilancio statale.

Secondo Donna Folkemer, direttrice della National Conference of State Legislators, “prevediamo che i deficit di bilancio saranno alti ma che la loro entità sarà in gran parte determinata dall’economia e dalla presenza o meno di un rimbalzo delle entrate fiscali”. Gli aumenti delle tasse rimangono un argomento “tossico” per i politici ma la Florida, che non ha tasse sul reddito per le persone fisiche, ha già aumentato le rette per le università di stato, i contributi richiesti agli utenti di ogni servizio, fino alle tasse sul tabacco. Oltre ad essere stata costretta ad accedere ai “fondi di emergenza”, nel solo 2010, la Florida è stata costretta a licenziare migliaia di dipendenti pubblici e tagliare un totale di 4,4 miliardi di dollari dalle spese per i trasporti ed altri programmi di spesa.

Linkografia:

Aumenta il numero di assistiti del Medicaid (USA Today)

Gli stati che hanno ricevuto più fondi federali (The New York Times)

La crisi di bilancio del Nevada: lo stato considera il razionamento dei pannolini forniti dal Medicaid, niente guanti per chi assiste gli ammalati (The Huffington Post)

La bomba ad orologeria del Medicaid potrebbe devastare i bilanci statali (The Fiscal Times)

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