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Cartoon trovato su blog.getliberty.orgChi la sa lunga ed ha accesso ad informazioni privilegiate, di solito si comporta in maniera più intelligente del pubblico. Dove va lo “smart money”? Al GOP, in massa. Se anche Tony Podesta, fratello del ministro clintoniano amico di Obama, dona bei soldi ai repubblicani, non è un bel segno per la sinistra…

Una delle massime che dovrebbero guidare l’azione dei giornalisti di scuola anglosassone è quella riportata nel titolo di questo post: “segui sempre i soldi, ti porteranno alla verità”. Dopo aver verificato personalmente diverse volte quanto sia efficace questo metodo d’indagine per comprendere le complessità della politica italiana e straniera, provo ad applicarlo anche stavolta. I dati, riportati da un articolo dello “Houston Chronicle” e ripresi da John Byrne su “The Raw Story”, sono abbastanza chiari. Grossi, importanti e famosi donatori del Partito Democratico hanno deciso di aumentare di molto le donazioni al Partito Repubblicano. Così, a prima vista, non è un bel segno per Obama ed i suoi.

Quando poi si scorre l’articolo e si leggono i nomi di due donatori fulminati sulla via del GOP, le sopracciglia non possono che inarcarsi. Goldman Sachs e Tony Podesta, ovvero due dei nomi sempre presenti nelle macchinazioni arraffa-soldi dei sinistri, dal Chicago Climate Exchange al “sacco di Roma” prodiano deciso nel mitologico incontro sul “Britannia” del 2 giugno 1992. Allora la situazione è seria, direte voi. Può darsi, ma non ne sarei sicuro.

Il distribuire donazioni ad entrambi i partiti è una pratica antica e comune tra tutte le grandi imprese e le ditte che si occupano di relazioni pubbliche e lobbying a Washington. Insomma, il detto “Franza o Spagna, purché se magna” va di moda anche oltreoceano. Certo che raddoppiare i contributi al GOP non è una mossa che si prenda alla leggera. A questo punto, visto che l’economia evidentemente non si riprenderà ma volgerà verso il brutto in autunno, la vittoria repubblicana il 2 novembre è data quasi per scontata. Meglio coprirsi le spalle e garantirsi la sopravvivenza, mettendosi al riparo dalla prevedibile vendetta del GOP.

Chiaramente una mossa del genere funzionerà (chissà quanto) solo con l’establishment repubblicano, navigato, cinico e sempre ammalato di “spendite” cronica. I Tea Parties non potranno che vederla come l’ennesima furbata del “big business”, intenzionato a neutralizzare ancora una volta la restaurazione costituzionale che chiedono a gran voce. E qui sorge il sospetto del doppio gioco sinistro. Ormai è chiaro che il GOP ha la vittoria in tasca ma non sarebbe la prima volta che riesce a “scippare la sconfitta dalle mani della vittoria”. Glenn Reynolds, il famoso Instapundit, del quale l’Apolide è lettore assiduo quanto fedelissimo, ripete continuamente “don’t get cocky, kid”, rivolto ai repubblicani. Non posso che fare mio questo invito: non fate gli spacconi, la superbia parte a cavallo e torna sempre a piedi. Novembre è lontano, occhi sulla palla e attenti alle furbate di Obama.

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Importanti donatori democratici decidono di finanziare la destra
John Byrne
Originale (in inglese): The Raw Story
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Se, a Washington, la temperatura viene decisa davvero dal profumo dei soldi, questa estate è stata davvero molto calda.

I ricchi non sono affatto contenti.

Importanti comitati di azione politica (i famosi-famigerati PAC ndApo) e dipendenti degli imperi commerciali più grandi del paese hanno deciso di spostare le proprie donazioni in massa verso la destra. Una analisi dettagliata dei contributi alle campagne elettorali del ciclo del 2010, pubblicata dallo “Houston Chronicle”, dimostra come i repubblicani stiano rapidamente colmando il distacco che li separava dal gruppo parlamentare democratico al Senato in termini di fundraising. Le donazioni al Senate Democratic Campaign Committee (DSCC), guidato dal senatore Chuck Schumer (Dem.-New York) sono calate del 25 per cento solo nell’ultimo anno.

Secondo Stewart Powell e Yang Wang, autori dell’articolo del giornale texano “dipendenti di 126 imprese che avevano donato soldi alle campagne dei senatori democratici nel 2008 hanno deciso di spostare tutte o gran parte di queste donazioni ai repubblicani, secondo un analisi dei rapporti della Federal Election Commission (FEC) effettuata dallo ‘Houston Chronicle'”.

In cima alla lista di quelli che hanno deciso di cambiare l’oggetto della propria generosità, secondo il duo di giornalisti, si troverebbero “importanti ditte di Wall Street … compagnie energetiche, costruttori, studi di lobbyisti ed altri gruppi che hanno molto da perdere dalle possibili decisioni prese a Capitol Hill (sede del Congresso USA ndT)”.

Non è una sorpresa assoluta. Il partito di maggioranza spesso è costretto ad affrontare la rabbia della popolazione (e delle imprese) durante il ciclo delle elezioni di medio termine di una nuova presidenza. I democratici persero parecchi seggi durante il primo mandato del presidente Bill Clinton (understatement del secolo, visto che si tratta della “rivoluzione” di Newt Gingrich del 1994, che riconsegnò il controllo di entrambe le camere del Congresso ai repubblicani dopo oltre 40 anni ndApo).

Ma anche la ditta controllata dal fratello dell’ex capo di gabinetto di Clinton sta spostando le proprie donazioni verso i conservatori.

I giornalisti del ‘Chronicle’ fanno notare come “Tony Podesta (sia) uno dei ‘rainmaker’ (termine fantasioso con il quale, a Washington, si indica un consulente tanto bravo da riuscire nell’impossibile, come, appunto, far piovere ndApo) meglio ammanicati della capitale, con una rete di contatti personali vecchia di 42 anni e che include ben sei candidati alla presidenza democratici. Suo fratello John era il capo di gabinetto della Casa Bianca di Bill Clinton e un consigliere del team di transizione del presidente Barack Obama. Ma, in un sorprendente cambiamento avvenuto quest’anno, i dipendenti della potentissima ditta di lobbying di Tony Podesta hanno scelto di donare ben 32.000 dollari al National Republican Senatorial Committee per aiutare il suo segretario, il senatore del Texas John Cornyn a togliere il controllo del Senato ai democratici”.

Cornyn ed i suoi alleati sono riusciti a convincere un quarto dei 478 comitati d’azione politica ancora attivi che hanno donato denaro al DSCC nel 2008 a tagliare od eliminare del tutto le donazioni verso il Partito Democratico quest’anno.

La squadra del texano è riuscita a convincere circa il 26 per cento dei PAC. La popolarità dei democratici nel settore finanziario si è ridotto di molto, parzialmente a causa delle sfuriate riservate alle ditte che si occupano di servizi finanziari dai legislatori democratici.

La Goldman Sachs, ad esempio, ha aumentato le donazioni alle campagne dei senatori repubblicani di quasi il 200 per cento. Una portavoce della banca ha dichiarato ai giornalisti del ‘Chronicle’ che loro “non commentano le donazioni fatte ai comitati di azione politica”.

Cornyn è riuscito a ridurre il vantaggio nella raccolta fondi dei senatori democratici dai 68 milioni di dollari nel 2008 a soli 6 milioni nel 2010. Questo è il margine più ristretto che si sia osservato in sei tornate elettorali, secondo Powell e Yang.

Da dove arrivano più soldi per il GOP? Dal Texas.

Il giornale texano nota come “i donatori dal Texas sono una grossa parte della lista a disposizione di Cornyn, con ben 349 abitandi di Houston che hanno fatto donazioni individuali al NRSC”.

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