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Foto trovata su freerepublic.comAlla fine doveva succedere: in Michigan un sedicente Tea Party, che ha presentato una lista di candidati alle elezioni locali, viene smascherato dal “Detroit Free Press” come una macchinazione democratica. Brutta cosa la stampa, specialmente quando è libera e non sta al gioco.

Obama fa finta di niente, i democratici fanno spallucce ma in realtà hanno una paura folle della marea montante della protesta popolare incarnata dai Tea Parties americani. Tanta paura che, in Michigan, stato caro ai democratici e in piena de-industrializzazione dai tempi di Carter, avevano incaricato alcuni giovani rampanti di organizzare una lista che si presentasse alle elezioni con il simbolo e il nome del Michigan Tea Party. Il fatto che non esista un’organizzazione del genere o che i Tea Parties veri non si sognerebbero mai di presentare una lista alle elezioni poco conta. Quello che importa è convincere i meno accorti a non votare per i perfidi repubblicani e garantire la rielezione ai terrorizzati rappresentanti locali democratici.

Peccato che in Michigan esista ancora almeno un organo di informazione non totalmente asservito alla “macchina” politica di Obama e dei sindacati. Il “Detroit Free Press”, libero di nome e di fatto, ha incaricato tre redattori di seguire la storia ed è uscito ieri con un reportage sulla questione, che contiene più di una prova contro la dirigenza democratica del Michigan. Forse la Corte Suprema dello stato, politicizzata come gran parte delle corti americane, manterrà il simbolo farlocco sulla scheda elettorale, ma ormai il giochino è saltato, con le prevedibili spiacevoli conseguenze per i candidati democratici, che non ci escono particolarmente bene.

Niente di strano, dite? Liste civetta, candidature false, firme contraffatte per presentare le liste fanno parte da sempre della geografia politica italiana. Sì, certo, ma quando mai avete visto smascherare tentativi del genere dalla stampa PRIMA delle elezioni, quando sarebbe veramente utile? Forse sarebbe il caso di ricordarlo ai troppi colleghi “impiegati”, ai tanti Don Abbondio che occupano le redazioni italiane ma questo sarebbe il nostro mestiere. Un mestiere che, casomai ve lo foste dimenticato, non è fatto per i piacioni, per gli “amici di tutti”, per i frequentatori di salotti, ma per segugi, rompiscatole, gente tignosa dalla penna avvelenata che, un tempo, si gloriava della sua assoluta onestà e che si beava solo dell’affetto dei lettori, più che di questa o quella prebenda dei potenti. Altri tempi? Sì, certo, ma chi ha detto che non possano tornare? Si può ancora sognare o l’hanno già vietato?

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Un Tea Party del Michigan ha collegamenti al Partito Democratico
John Wisely, Dawson Bell, Kathleen Gray
Originale (in inglese): Detroit Free Press
Traduzione in italiano: Luca A. Bocci

Nonostante le smentite su tutta la linea provenienti dai vertici del Partito Democratico del Michigan, lo sfuggente gruppo che vuole accedere alle elezioni di novembre come Tea Party, fin dalla sua fondazione è stato più volte collegato ad esponenti democratici, come dimostra un’inchiesta del “Detroit Free Press”.

Dal gruppo incaricato di raccogliere le firme necessarie per la presentazione della lista, agli attivisti del partito che hanno trovato i candidati, fino agli stessi candidati, il cosiddetto Michigan Tea Party è collegato in molti modi al Partito Democratico.

• APPROFONDIMENTO: La storia del Tea Party

Gli attivisti dei tea parties (minuscolo nell’originale, ancora una volta. Qui gatta ci cova ndApo) del Michigan, che si sono uniti nell’opposizione alle iniziative dei democratici, lo chiamano da tempo il Fake Tea Party — il cui unico scopo è quello di confondere gli elettori ed erodere il supporto dei conservatori ai repubblicani impegnati in gare all’ultimo voto.

Il “Detroit Free Press” ha verificato che:

• Mike McGuinness, il segretario del Partito Democratico della contea di Oakland, che si è dimesso recentemente negando qualsiasi coinvolgimento nella faccenda del Tea Party, ha convinto la sua ex-suocera a presentarsi alle elezioni per il Congresso dello stato.

• Jason Bauer, 30 anni, della cittadina di Waterford, ex direttore operativo dei democratici di Oakland e coinquilino di McGuinness, ha certificato presso un notaio le petizioni per almeno quattro affidavit per presentarsi alle elezioni da parte di persone che oggi – direttamente o tramite un loro congiunto – affermano di non aver mai firmato quei documenti. In tutto, ha registrato gli affidavit di 12 dei 23 candidati del Tea Party.

• Il candidato al Senato del Michigan Frantt Whitehill, della cittadina di Midland, che continua ad affermare di essere un vero affiliato ai tea parties, ha donato in passato al Partito Democratico e, durante il mese di agosto, ha partecipato alle elezioni di delegato del distretto come democratico.

• Tre candidati del Michigan Tea Party hanno donato denaro recentemente al Partito Democratico.

Bauer e McGuinness, quando questa settimana siamo andati a trovarli, non si sono fatti trovare a casa e non hanno risposto alle nostre telefonate.

Il segretario del Partito Democratico del Michigan ha ripetuto giovedì scorso che la dirigenza del partito statale non è stata coinvolta. Ha dichiarato che “dovreste parlare con Jason Bauer e Mike McGuinness. Entrambi si sono dimessi ed il partito della contea di Oakland si è già lasciato questa storia alle spalle”.

Il Michigan Tea Party è stato solo una macchinazione politica?

Il misterioso Michigan Tea Party sembra essere o una brillante operazione politica in incognito oppure una macchinazione caotica e mal progettata.

• APPROFONDIMENTO: I trucchetti non sono una novità nel Michigan

Susan Qashat di Royal Oak qualche giorno fa ha dichiarato al “Free Press” che McGuinness “sapeva del mio amore per la politica e mi ha chiesto se volevo presentarmi come rappresentante al Congresso dello stato. Ho risposto che ne sarei stata felice”. Subito dopo si è presentata come candidata del Tea Party per la Camera dello stato. Si tratta della prima prova di un coinvolgimento diretto di McGuinness nell’intera vicenda.

Bauer è sotto inchiesta per il suo ruolo nella vicenda. Il sotto-sceriffo della contea di Oakland Michael McCabe ha dichiarato di non poter discutere i dettagli dell’inchiesta e si è limitato a dire che si sarebbe trattato di un’investigazione lunga. Il dirigente della contea di Oakland L. Brooks Patterson ha richiesto che sia un grand jury composto da una sola persona a condurre le indagini preliminari.

I repubblicani e gli attivisti dei tea parties (ancora una volta minuscolo nell’originale ndApo) che dicono di non aver alcun rapporto con il cosiddetto Michigan Tea Party credono che l’intero sforzo fosse diretto a confondere gli elettori ed aiutare i candidati democratici a vincere gare ravvicinate togliendo elettori potenziali ai repubblicani.

Stephanie McLean, una consulente politica per i democratici di Lansing, ha dichiarato che trova “inconcepibile” che Brewer, il capo dei democratici nel Michigan, abbia avuto un ruolo in questo pastrocchio. Eppure, secondo lei, è ovvio che chiunque sia stato responsabile di questa iniziativa lo ha fatto “pensando di stare facendo qualcosa di molto intelligente” per aiutare i democratici. Col senno di poi, secondo la McLean, si trattava di una pessima idea, che quasi sicuramente si sarebbe ritorta contro i democratici.

Due dei 23 candidati del Michigan Tea Party sono ineleggibili perché troppo giovani: un altro, candidato al Congresso statale, sembra che non si sia mai nemmeno registrato per votare (negli Stati Uniti il diritto al voto è concesso a tutti i cittadini ma questi ultimi devono registrarsi presso gli uffici elettorali per poter presentarsi alle urne ndApo).

Per il momento non è chiaro il destino del Michigan Tea Party, anche se la Corte Suprema dello stato sta considerando se sia opportuno annullare la decisione di una corte d’appello che impedirebbe l’inserimento dei candidati nella scheda elettorale.

La decisione della corte non si baserà su considerazioni politiche, se il Tea Party sia vero o falso oppure se i documenti dei candidati siano stati falsificati. Invece, la questione legale è basata più sui requisiti tecnici della legge elettorale del Michigan, come le dimensioni dei caratteri sulle petizioni.

Se il Michigan Tea Party fosse soppresso dai tribunali, sarebbe stata un’operazione molto costosa per chiunque l’abbia finanziata. Stime preliminari di quanto sia costato raccogliere le 60.000 firme necessarie per la presentazione della lista e le spese legali collegate ad essa sono superiori ai 250.000 dollari.

La ditta che si occupa di raccogliere le firme, la Progressive Campaigns della California, è la stessa che ha ricevuto 1.500.000 dollari dalla dirigenza statale dei democratici nel 2008 per una raccolta di firme poi fallita per un emendamento della Costituzione del Michigan.

Mark Steffek, un pensionato della Delphi ed ex dirigente della UAW (il sindacato dell’industria automobilistica ndT) che ora è il segretario del Michigan Tea Party, ha preferito non dichiarare da dove abbia ricevuto i fondi necessari per l’organizzazione della lista.

Steffek si è anche rifiutato di commentare qualsiasi argomento legato alla lista, preferendo non discutere come il partito abbia condotto la convention per scegliere i candidati — un’altra causa di problemi legali che la Corte Suprema potrebbe affrontare.

Durante un’intervista con il “Free Press” lo scorso luglio, subito dopo che le firme per la lista erano state consegnate, ha negato di agire per conto o a favore del Partito Democratico.

Da allora, non ha risposto a numerose domande, l’ultima delle quali è avvenuta giovedì, quando sua moglie si è presentata alla porta della loro abitazione vicino a Saginaw solo per ordinare ad un giornalista del “Free Press” di uscire dalla loro proprietà.

Non il primo problema

Dopo aver iniziato la carriera politica come stagista nel Partito Democratico, il trentenne Bauer, di Waterford, era indicato come il direttore delle operazioni del Partito Democratico di Oakland, fino a quando non fu costretto a dimettersi dai leader del partito dopo che divenne di pubblico dominio il suo ruolo nel registrare le candidature di 12 dei 23 candidati del Tea Party, inclusa quella di un candidato che affermava di non aver firmato alcun documento (il numero poi è aumentato ndApo).

Fu sospeso dal proprio impiego per il partito un anno fa, quando stagisti sotto la sua responsabilità inviarono lettere false ai membri repubblicani della commissione della contea di Oakland, dove si invitavano ad appoggiare una proposta democratica di aumentare la copertura medica dei residenti più poveri della contea.

Apparentemente le lettere dovevano provenire da una madre di West Bloomfeld ed un pensionato della General Motors privo di assicurazione medica.

Secondo diversi iscritti al partito contattati dal “Free Press”, Bauer avrebbe dovuto essere licenziato, invece di essere solo sospeso.

Secondo Bruce Fealk, un abitante di Rochester membro del consiglio della contea per i democratici, “sentivo che ci fossero abbastanza storie vere in giro. Non avevamo bisogno di inventarcele”.

Bauer non ha risposto ad un messaggio lasciato dai nostri giornalisti nell’appartamento di Waterford che divide con McGuinness.

Entrambi hanno frequentato la Oakland University, dove altri quattro candidati del Michigan Tea Party hanno seguito dei corsi universitari nello stesso periodo.

Il ventiseienne McGuinness è stato segretario del Partito Democratico della contea di Oakland fin dal dicembre 2008, quando ha preso il posto del commissario della contea David Woodward.

Nell’ambito del partito era visto come un giovane promettente, uno stratega che era passato da presidente del senato studentesco della OU e presidente dei giovani democratici della OU a lavorare per il gruppo consiliare democratico nella Camera dello stato fino a dirigere campagne elettorali locali e statali. Era stato il successo della campagna di Andy Meisner per il posto di tesoriere della contea di Oakland, guidata da McGuinness, a portarlo alla direzione del partito locale.

Secondo Meisner, “è un giovane incredibilmente capace che ha condotto una campagna molto tranquilla”.

McGuinness aveva rilasciato alcune brevi dichiarazioni al “Free Press” in due occasioni sulla faccenda del Michigan Tea Party, dicendo che Bauer aveva agito di propria iniziativa e da solo.

In quanto al suo ruolo, McGuinness era stato chiaro: “non ho alcun interesse nel fare eleggere alcun candidato del Michigan Tea Party”.

Eppure, almeno uno dei candidati ha dichiarato che era stato proprio McGuinness a reclutarla personalmente per il Michigan Tea Party.

McGuinness ha presentato le proprie dimissioni due giorni dopo Bauer, dicendo al direttivo della contea che stava accettando una proposta di lavoro da parte di una non meglio specificata associazione non-profit e che quindi continuare il proprio impiego part-time come segretario del partito della contea avrebbe presentato un conflitto di interessi.

Secondo Fealk, “a parte questo caso, McGuinness è stato molto bravo. Ha raccolto un mucchio di soldi e si è preoccupato che avessimo dei candidati veramente democratici con i quali riempire la lista elettorale”.

McGuinness, nei primi mesi dell’anno, ha lavorato per la campagna della candidata al posto di segretario di stato Jocelyn Benson, fino a quando la convention del partito ha deciso che sarebbe stata proprio la Benson a rappresentare il partito nelle elezioni di novembre.

Per aiutare la Benson a raccogliere il consenso e l’appoggio dei gruppi e delle associazioni importanti per ottenere la nomination, ha ricevuto quasi 10.000 dollari per meno di tre mesi di lavoro.

Secondo Mark Totten, direttore della campagna della Benson, “Jocelyn non sapeva niente di tutto questo fino a quando la storia non è stata pubblicata il mese scorso”.

In una dichiarazione pubblicata la settimana scorsa, la Benson si è detta “rattristata” nel venire a conoscenza delle accuse a McGuinness.

Bauer aveva registrato la candidatura a segretario di stato del candidato del Michigan Tea Party Kyle Franklin, un amico di Bauer su Facebook. Bauer e McGuinness avevano anche contribuito alla campagna della Benson.

Altri candidati sembrano avere legami diretti con Bauer e McGuinness.

Il commissario della contea di Oakland Tim Burns (Dem.-Clawson), dovrà affrontare un candidato del Michigan Tea Party registrato da Bauer nella sua campagna per la rielezione. Burns ha ricevuto donazioni sia da McGuinness sia da Bauer, oltre a ricevere 4.800 dollari da parte del Partito Democratico della contea di Oakland.

Il suo avversario repubblicano – il membro del comitato scolastico di Clawson Mike Bosnic – sta usando queste accuse per dimostrare come sia lui la migliore scelta per il posto da commissario.

Il legame con i sindacati

Alla Sezione 85 degli Idraulici & Posatori di Tubi (negli Stati Uniti non esistono sezioni locali delle organizzazioni sindacali, ma solo sezioni di questo o quel sindacato di categoria. Infatti non esistono sindacati nazionali che uniscano categorie diverse sul modello europeo ndApo) a Saginaw, due direttori del comitato di azione politica sono candidati del Michigan Tea Party, ed un terzo iscritto al sindacato vive insieme ad un altro candidato al Congresso dello stato.

Giovedì scorso, il direttore Robert Anderson ha dichiarato ad un giornalista di non essere a conoscenza di alcun loro legame con il Michigan Tea Party, dicendo che “si sarebbe informato sulla questione”.

Secondo Anderson, il sindacato locale appoggia quasi esclusivamente candidati democratici.

Un iscritto al sindacato, Frantt Whitehill di Midland, che si è candidato per rappresentare il Michigan Tea Party nel Senato dello stato, certo non corrisponde alla descrizione tipica di un attivista del tea party.

Qualche mese fa, aveva scritto una lettera al direttore del giornale locale nella quale si tessevano le lodi della riforma federale della sanità — vista come il fumo negli occhi dagli aderenti ai tea parties. Inoltre ha fatto cospicue donazioni di denaro al Partito Democratico, oltre ad aver vinto le elezioni come delegato di distretto democratico appena il mese scorso.

Potete contattare Dawson Bell allo 001-517-372-8661 o all’indirizzo e-mail dbell@freepress.com

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